AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT” – Autodeterminazione, torna l’asse Svp- Schützen

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Il duo Durnwalder-Perathoner resuscita la Selbstbestimmung e la piazza addirittura nel preambolo dello Statuto, guadagnandosi l’appoggio della destra. E facendo l’ennesimo sgambetto a Kompatscher.
Venerdì 20 maggio. Il colpo di teatro arriva alla fine. In coda a una sessione dedicata in gran parte ai ladini, va in discussione l’ipotesi di aggiungere allo Statuto un preambolo. La pattuglia degli Schützen ha presentato la sua proposta puntando al massimo: si parla di “impegno alla riunificazione del Tirolo storico” e di “diritto all’autodeterminazione con cui poter definire liberamente lo status politico del Sudtirolo”. Ma è chiaro che è un modo per saggiare il terreno. Sul tavolo c’è un’altra proposta: quella di Christoph Perathoner. Anche qui si parla di “diritto all’autodeterminazione” citando la Carta delle Nazioni Unite. Ma è chiaro che non è un riferimento tecnico e che qui non siamo a un convegno di studiosi. Citare l’autodeterminazione nello Statuto e inviarlo come proposta al Parlamento italiano è l’equivalente di una netta dichiarazione politica. Verso Roma, ma anche verso Bolzano: contraddice infatti i ripetuti inviti fatti da Arno Kompatscher nelle ultime settimane, affinché la Convenzione approvi un documento “realistico, che può essere trattato con Roma, che può coinvolgere i Trentini, che non divida i 33 tra tedeschi e italiani”. E invece è proprio quello che accade.
Perché un attimo dopo che l’avvocato, e Obmann della Svp di Bolzano, ha finito di illustrare il suo preambolo, Florian von Ach, segretario organizzativo dei cappelli piumati e candidato ai vertici del partito dei Freiheitlichen, interviene per dire che la proposta Perathoner gli sta bene e che dunque il documento degli Schützen è ritirato. Per imbellettare un po’ l’operazione, che evidentemente è stata concordata prima, Perathoner dà a von Ach la soddisfazione di inserire le “radici cristiane” nei principi dello Statuto (e solo quelle, quindi non come riferimento storico-culturale – magari accanto all’umanesimo o all’illuminismo, come perfino gli Schützen avevano formulato – ma proprio come professione di fede, come “Leitkultur” del Sudtirolo). E von Ach finge (o almeno a me così sembra) che sia questa “importante aggiunta” a farlo convergere su Perathoner.
Così, sulla piattaforma offerta da Perathoner, che per la prima volta in un documento ufficiale che dovrebbe diventare Statuto cita l’autodeterminazione, si ricrea l’asse tra la Svp e la destra secessionista. Che l’operazione sia stata preparata lo dimostra il sorriso d’intesa tra Perathoner e Durnwalder alla dichiarazione di von Ach: missione compiuta. Il ponte verso gli Schützen era da sempre la linea dell’ex Landeshauptmann, opposta a quella del Landeshauptmann in carica, e il vecchio l’ha spuntata di nuovo.
La coppia Perathoner- Durnwalder è evidentemente affiatata, anche perché è rinsaldata da interessi comuni. Entrambi infatti li ritroviamo uniti nella SAD, la più grossa società privata appaltatrice di trasporti pubblici, che appartiene al pusterese (di Falzes come il Luis, e del Luis buon amico) Ingomar Gatterer. Nella SAD l’uno (il Christoph) è presidente e l’altro (il Luis) è consulente e da oltre un anno sono in lotta contro Kompatscher per il piano per gli appalti dei trasporti pubblici approvato dalla Giunta provinciale, che, spezzettando le gare in almeno 5 bacini (e assegnando in house alla SASA il bacino Bolzano-Merano-Laives) non dà alla SAD tutto lo spazio di espansione che la società vorrebbe. Non è detto che la mossa pro-Schützen di stasera della “SAD-Fraktion” (dai, mi concedo l’ironia) non voglia essere anche una stoccata a Kompatscher per partite molto più grosse del Konvent. Ma torniamo alla Convenzione.
Dunque, c’è l’autodeterminazione con le radici cristiane, e su questo si è saldato l’asse Svp-Schützen. Che tutto ciò rompa di nuovo con i rappresentati italiani del Konvent è automatico: uno dopo l’altra, Roberto Bizzo (Pd), Laura Senesi (sindacati), Claudio Corrarati (economia) e Laura Polonioli (vicepresidente) si dichiarano contrari al passo secessionista. In particolare, Polonioli fa notare che il riferimento alla Selbstbestimmung è incompatibile con uno Statuto che valga per tutta la Regione. Al solo sentire la Regione si leva un mormorio di disapprovazione.
Quando tocca a me, intervengo ricordando che dire a Roma che siamo per l’autodeterminazione è una pietra tombale sulla nostra credibilità verso il Parlamento e il Governo; che nella stessa Carta dell’Onu si parla di autodeterminazione come mezzo per la pace, quella pace che per noi è passata dall’Accordo De Gasperi-Gruber, cioè dall’autonomia come opposto dell’autodeterminazione, strada che invece avrebbe riaperto un conflitto nel cuore dell’Europa. Aggiungo, già che ci sono, che nel preambolo Perathoner quando si parla di diritti (e se ne parla a ogni riga) si parla sempre e solo di “gruppi” e mai di persone, perfino nel pomposo incipit: “Wir, die deutsche, italienische und ladinische Sprachgruppe in Südtirol”… (ha scritto proprio così, testuale). Io propongo di citare, almeno, qui, i cittadini e le cittadine come fondamento della sovranità e titolari dei diritti: Wir, Bürgerinnen und Bürger Südtirols, deutscher, italienischer und ladinischer Muttersprache…. Viene preso dal lato destro come un attentato alla tutela delle minoranze (ma la proposta viene sostenuta dalla costituzionalista Esther Happacher, che di diritto ne capisce più di tutti).
E i moderati della Svp? Andreas Widmann, che è stato incaricato da Kompatscher di riportare il Konvent su una via ragionevole, tace. Gli altri o sono distratti, o se ne sono già andati, oppure approvano, forse senza valutare il significato del passo. Chi prova a mettere qualche dubbio è Esther Happacher, la costituzionalista di Innsbruck su cui Kompatscher ripone la sua assoluta fiducia. Dice che un simile preambolo sembra scritto per il solo Sudtirolo (e nemmeno tutto): “Vogliamo uno Statuto solo per Bolzano – chiede – o anche per Trento ed i Trentini?”. Le risponde von Ach che queste non sono argomentazioni comprensibili. Nessun altro della Svp la difende. Così la seduta finisce, con il duo Durnwalder-Perathoner che è riuscito a portare a casa quel che voleva e a fare l’ennesimo sgambetto a Kompatscher. Del resto, l’ex Landeshauptmann aveva avvertito: “Che mi diano la massima onorificenza della SVP al prossimo congresso provinciale mi fa piacere, ma non mi impedirà di dire e agire come voglio”. Detto fatto: sabato 13 la medaglia, una settimana dopo la vendetta.
PS: Per la cronaca, nella prima parte della sessione si era discusso di tempistica e di ladini.
Sulla tempistica, il Konvent (e soprattutto la Svp) prende tempo. Doveva redigere i documenti entro fine giugno, adesso il presidente Tschurtschenthaler annuncia che “le conclusioni saranno consegnate al Consiglio provinciale l’ultimo venerdì di settembre”, che sarebbe il giorno 29. In mezzo c’è l’estate, e chissà che cosa potrà succedere (cioè: chissà se a Kompatscher riuscirà di cambiare di nuovo le carte in tavola).
Sui ladini è arrivato un documento ulteriore di Perathoner. Un po’ curioso, a dir la verità. Perché il bello del documento è che rivendica una serie di diritti, tutti sacrosanti, ma “solo per i ladini”. La scuola paritetica plurilingue, “ma solo per i ladini e limitata alle sole valli ladine”. Il fatto che nei concorsi pubblici non si tenga conto della proporzionale, ma del merito e dunque “vinca il migliore” – ma “solo nel caso che il candidato risultato migliore sia ladino”. Tante grazie! E gli altri, perché non potrebbero avere le stesse fortune? E’ quanto molti interventi rimproverano, bonariamente, alla “più piccola e antica minoranza”. Io chiedo che quando vengono fatte proposte, anche i ladini pensino non solo a se stessi, ma al sistema complessivo, e anche agli altri cittadini e cittadine. A me, per dire, piacerebbe estendere il modello ladino di scuola anche al resto della provincia. E anche ridiscutere un po’ la proporzionale.
La notizia che dà Perathoner mi sembra che confermi l’impossibilità di pensare solo a se stessi. L’avvocato comunica che la legge sui ladini è di nuovo bloccata in parlamento, e su cos’è che è inciampata? “Sulla la richiesta di aggiungere il giudice ladino al Tar”. Il Senato la trova “problematica”. Il deputato Svp Alfreider l’ha messa nella sua legge, ma non si è curato delle conseguenze. Questa aggiunta ladina, infatti, accanto ai 4 magistrati tedeschi e ai 4 italiani, fa saltare la composizione linguistica paritetica dei collegi giudicanti, in certi casi obbligatoria per Statuto. Una dimenticanza? Incidenti che succedono se si pensa troppo in piccolo.
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