AUTONOMIA, Diario dal Konvent. Convenzione fallita?

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Ultimi fuochi prima della chiusura. I grandi della Svp si arrabbiano coi giornali che parlano di “asse secessionista”. Ma dovrebbero prendersela con se stessi.
Lunedì 29 maggio – La lettura dei giornali del giorno dopo deve aver rovinato la giornata a parecchi esponenti Svp dentro la Convenzione. Quelli cercano in extremis di rimediare ai pasticci combinati in un anno di corteggiamenti con Schützen e destra secessionista, e quei birichini dei giornalisti si mettono di traverso. “Questa Convenzione è fallita” (Dieser Konvent ist geschietert) titola la Tageszeitung pubblicando una intervista a due pagine al senatore Francesco Palermo, scontento di come i due partiti istitutori della Convenzione, Svp e Pd, hanno lasciato andare il Konvent alla deriva. Alla Tageszeitung si aggiunge la stampa italiana: “Convenzione, torna l’asse della secessione”, spara in prima pagina l’Alto Adige, mettendo in grane serie il partito di Kompatscher perché quell’asse, scrive il giornale, vedrebbe uniti tutti i grandi della Svp (Durnwalder, Widmann, Perathoner) e la pattuglia degli Schützen che presidia il Convento.

La trasmissione in streaming dei lavori ha impietosamente messo davanti alle redazioni la triste realtà di un dibattito che la maggioranza ha lasciato in mano alla destra. E a poco serve protestare e dire con l’indice alzato come i giornali dovrebbero scrivere. L’ha fatto ieri il presidente Tschurtschenthaler attaccando “le esagerazioni dei giornali” (senza ancora sapere quel che avrebbero scritto oggi!). Perché già due settimane fa il Dolomiten aveva titolato “Die Selbstbestimmung spaltet den Konvent”, e l’Alto Adige identico: “L’autodeterminazione spacca la Convenzione”. Tschurtschenthaler ha preferito criticare il solo titolo in italiano, ma la sua intenzione era chiara: buttare acqua sul fuoco e far finire la Convenzione in qualche modo, a questo punto, insabbiando il più possibile un processo ormai deragliato.
Questa deve anche essere l”indicazione del Landeshauptmann: un finale del Konvent che non lo metta in difficoltà. Lui il 13 giugno riceve in pompa magna Mattarella e Van Der Bellen a Merano per festeggiare i 25 anni della chiusura della vertenza sudtirolese davanti all’Onu, con la “quietanza liberatoria” inviata nel 1992 dall’Austria – e qui a Bolzano i suoi corteggiano l’idea dell’autodeterminazione, che della autonomia e della pacificazione è l’esatto opposto? E in un’Europa che diventa sempre più instabile e piena di incognite?
Ad Arno K. la cosa deve essere sembrata una follia (se ne poteva pre-occupare prima, però!) e dunque negli ultimi giorni ha richiamato all’ordine i suoi del Konvent. Il fatto è che quelli si sono spinti un po’ troppo avanti e ora fare inversione a U risulta un po’ difficile. Così all’elefante Svp, che si è fatto trascinare per mesi dal topolino della destra, non resta che agitare nevroticamente la proboscide e rendere l’acqua il più torbida possibile, per impedire che si veda quel che sta sul fondo.
Dunque ieri si è discusso per due ore della metodologia delle relazioni finali, allo scopo di depotenziare il più possibile il Konvent e le eventuali posizioni alternative. Per cui qualcuno ha tentato di far diventare il documento finale un semplice verbale che riportasse sia le opinioni di maggioranza che quelle di minoranza (e poi magari votarlo all’unanimità), qualcun altro ha tentato di ostacolare le relazioni di minoranza, dicendo che non devono essere firmate (figurati, un segreto di Pulcinella) e che devono seguire la scaletta del documento principale (e questo può andare anche bene), seguendone perfino il numero di righe per capitolo – e questo va meno bene, perché il disaccordo sta anche nelle priorità e nell’ampiezza con cui si trattano i singoli argomenti. Per dire: c’è chi, come la Svp, vorrebbe parlare solo di competenze da strappare a Roma e chi, come me o Laura Polonioli, nei documenti presentati ha dato molto più spazio a convivenza e scuole bilingui. Si tratta comunque di inutili e penosi tentativi di confondere le carte, dettati più che altro dalla paura. La legge istitutiva della Convenzione parla chiaro: documento finale con proposte e eventuali relazioni di minoranza. Stop. Per il resto, bisogna aver fiducia che ciascuna dei 33 è persona responsabile. Senza formalismi da azzeccagarbugli che, al dunque, si scioglieranno come neve al sole.
Ieri comunque c’è stata anche l’ultima discussione sui contenuti. C’era ancora una coda di confronto sul preambolo, e che coda! La parte del leone l’ha fatto il professor Toniatti, finora molto prudente e molto omogeneo alle posizioni della maggioranza. Ma stavolta no, per la miseria. Sull’autodeterminazione ha detto di considerare qualsiasi citazione nel preambolo dello Statuto una cosa sbagliata e inutile. Nell’assoluto silenzio della sala ha argomentato che il riferimento alla Carta dell’Onu è sbagliato, perché l’Onu prevede l’autodeterminazione solo per i popoli sottomessi a un oppressione dispotica (era il 1945), mentre tedeschi e ladini del Sudtirolo non sono un popolo ma una minoranza linguistica e alle minoranze linguistiche nessun trattato internazionale riconosce il diritto alla secessione.
Inoltre, ha aggiunto Toniatti, pretendere che il Parlamento italiano approvi una legge costituzionale dello Stato (tale è la riforma dello Statuto) con dentro la Selbstbestimmung “è un’autentica provocazione” (vivaci proteste alla mia destra). Infine, Toniatti ne ha avute anche per le “radici cristiane”: inserirle nello Statuto, ha detto, non è una neutrale considerazione storica, ma un muro ideologico contro i migranti. Semmai, nello Statuto, ci dovrebbe essere il riconoscimento della pluralità del territorio e la necessità di una cultura del dialogo e dell’accoglienza. Destra ed Svp non hanno gradito e hanno risposto irritati.
Perathoner, Obmann cittadino Svp e autore del preambolo sull’autodeterminazione soft su cui anche gli Schützen hanno fatto convergenza, ha contestato la non applicabilità della Selbstbestimmung alle minoranze linguistiche che comunque, ha detto, hanno il diritto di decidere il proprio sviluppo.
A me non restava che sostenere Toniatti. Ho detto che il Konvent non è un convegno culturale, ma un’assemblea nominata dal Consiglio provinciale per compiere delle scelte di indirizzo sul futuro del Sudtirolo. Quindi ogni parola non ha un valore puramente tecnico, ma politico, specialmente nel preambolo. La scelta è tra autodeterminazione o autonomia, tertium non datur, e questa scelta deve essere chiara, senza ambiguità, perché ci attende un’Europa sempre più instabile e tempestosa e il timone deve essere puntato su una rotta sicura. Ho aggiunto che è inutile sofisticheggiare su “autodeterminazione interna”: questa il Sudtirolo l’ha praticata democraticamente e l’ha chiamata autonomia. Per questo la cosa più importante da citare è l‘Accordo di Parigi, momento fondamentale della scelta per l’autonomia e garanzia del suo aggancio internazionale.
Anche le “radici cristiane” non sono una pura notazione storica: sono rivolte ai migranti, e questo basta per capire lo scopo per cui vengono proposte. Una terra che ha migliaia di campanili, ho detto, non ha bisogno di proclamare di essere cristiana, semmai di praticarlo cominciando da carità e accoglienza. A questo proposito, Olfa Sassi ha ricordato di aver fatto gli auguri a tutti noi per Natale, mentre nessuno ha fatto gli auguri a lei in questi giorni. A chi si chiedeva se per caso non avesse il compleanno, ha chiarito le idee Walter Eccli augurandole buon Ramadam.
Nel sudore dei 30 gradi la seduta si è conclusa con una superflua coda sul tema “Kultur”. Magdalena Amhof ha letto un generico documento proveniente dall’assessorato (un analogo proveniente da Tommasini non l’ha letto nessuno, anche perché era un comunicato stampa vecchio di un anno), mentre tutti si chiedevano che cosa c’entrasse quel minestrone con lo Statuto. La spiegazione era un’altra: il punto Kultur era stato aggiunto su richiesta di Florian von Ach, segretario organizzativo in trasferimento dagli Schützen ai Freiheitlichen e intenzionato a presentare un “Papier” sul tema. Così la Svp si era allarmata e aveva chiesto ad Achhammer un cotro-documento per “fare da tappo” a quello del Bundesgeschäftsführer. Il quale però alla fine di documenti non ne ha presentati nessuno. Così al Konvent è rimasto solo questo tappo in mano. E allora si è capito che era arrivata l’ora di andare a casa.
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PS: si sono però fissate le ultime tappe. Il documento finale “di presunta maggioranza” sarà pronto entro il 14 giugno. Il 16 sarà discusso dal Konvent e lì chi non è d’accordo dovrà annunciare la relazione di minoranza, che dovrà arrivare entro il 27 giugno. Il 30 giugno seduta e discussione finale. A fine settembre presentazione del tutto al Consiglio provinciale.
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