La Convenzione senza i Trentini

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Come fu che Bolzano progettò una riforma dello statuto di autonomia infischiandosene di quel che succedeva a Trento. Il direttore del quotidiano l’Adige mi ha chiesto un racconto sui risultati della Convenzione, dal punto di vista dei rapporti col Trentino. L’editoriale è stato pubblicato ieri in prima pagina.

Con un documento approvato da una parte sola, che ha messo in minoranza la delegazione di lingua italiana quasi al completo, la Convenzione per l’autonomia di Bolzano ha negato nei fatti quello che era il suo compito: disegnare una nuova autonomia come patto costituzionale tra cittadine e cittadini di ogni gruppo linguistico, seguendo il metodo dell’intesa e del reciproco rispetto. La Convenzione di metodi ne ha seguito un’altro: quello della maggioranza, che in Sudtirolo diventa facilmente, se non ci si sta attenti, maggioranza etnica. E così è stato.

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Seelenarbeit für die Schublade

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DIARIO DALLA CONVENZIONE – L’intervista al settimanale ff sulla riforma dello Statuto, le promesse non mantenute e che fare, a questo punto, del “Konvent”

ff: Sind Sie eigentlich ein sehr geduldiger Mensch, Herr Dello Sbarba?

Riccardo Dello Sbarba: Ja doch, das bin ich. Warum fragen Sie?

Man muss schon einen sehr langen Atem oder ein gutes Sitzleder haben, Stunden um Stunden in diesem Autonomiekonvent zu sitzen.

Oder aber man muss sehr motiviert sein. Und das bin ich. Ich gebe aber auch zu, dass der Konvent meine Geduld oft strapaziert. Wir Grüne haben immer schon gesagt, dass es eine gute Idee ist, das Autonomiestatut mittels eines Konvents zu reformieren. Wir waren auch die Ersten, die zu Beginn dieser Legislatur einen entsprechenden Gesetzesentwurf eingebracht haben. Im Grunde sagen wir bereits seit 1992, seit der Streitbeilegung, dass es eine dritte Phase der Autonomie braucht. Wir dachten, dass dieser Konvent die Gelegenheit dazu wäre.

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AUTONOMIA, Diario dal Konvent. L’asse Svp-Schützen seppellisce la Convenzione

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Documento conclusivo spostato ancora più a destra nello sprint finale. La bomba dell’autodeterminazione piazzata nel preambolo. Rigettata qualsiasi apertura per la convivenza. Via la Regione e, con essa, i Trentini. Ma non finisce qui: io e la vicepresidente Polonioli presenteremo insieme un documento di minoranza.

Venerdì 16 giugno – “Mi pare che la maggioranza di voi voglia che il termine autodeterminazione compaia esplicitamente nel documento finale. Noi giuristi avevano preferito indicarlo senza citarlo. Però, se volete l’autodeterminazione, allora avrete l’autodeterminazione”: sono passate le nove di sera quando il professor Roberto Toniatti rende esplicita la deriva a cui il Konvent è arrivato.

Nella volata finale l’asse Svp-Schützen si ricompone e sposta ancora più a destra il risultato, nonostante il tentativo del team giuridico (Toniatti, Happacher, Von Guggenberg) di moderare i toni. Il risultato è un documento approvato solo dalla parte tedesca con il dissenso di quasi tutta la parte italiana. Perfino Toniatti, alla fine, dichiarerà di non essere più d’accordo. Peggio di così, la Convenzione non poteva andare.

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AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT”. “Pech gehabt!”

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Scuola bilingue? non se ne parla. Proporzionale, residenza? Nemmeno per sogno. Migranti? Per carità. Dichiarazione etnica? Giù le mani. Quando la Convenzione parla di convivenza, si schiera l’esercito dei “Signornò”.

Venerdì 24 febbraio. La seduta è dedicata alla “Tutela delle minoranze”, che per me significa: quale convivenza? Davanti a ogni partecipante alla Convenzione la segreteria ha messo due documenti: uno presentato da me (che ha anche un titolo: “Per un’autonomia più moderna ed europea”) e l’altro da Laura Polonioli, vicepresidente, giurista e rappresentante del comune di Bolzano. I documenti sono simili, anche se scritti con diverso stile. Altri non ce ne sono. Dunque si discute di questi.

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AUTONOMIA, Diario dalla “Convenzione”: Minoranza, tutele e libertà

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Venerdì 8 luglio 2016. Dunque oggi siamo arrivati al dunque: la “tutela delle minoranze”. Che sarebbe come dire: “convivenza”. Invece si parte dal “Minderheitenschutz” e questo la dice già lunga.

Quindi mi iscrivo al volo, scavalcando Durnwalder, che per una volta arriva secondo. Attacco con la domanda: “Che significa tutela delle minoranze nell’anno 2016, rispetto al 1972 dello Statuto?”. Semplice: è cambiato il mondo.

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Autonomia copernicana

Intervistando Silvius Magnago, a casa sua
Intervistando Silvius Magnago, a casa sua

L’autonomia ha un futuro? Il mio intervento nel dibattito aperto dal quotidiano Alto Adige (pubblicato il 14 febbraio 2015)

Arno Kompatscher non perde occasione per ammonirci: “Quella dell’Alto Adige non potrà mai essere un’autonomia territoriale”. L’ultima volta in Consiglio provinciale, mentre parlavamo del comune ladino di Voltago Agordino. “Autonomia territoriale? Errore gravissimo!” insisteva Kompatscher. Se qualcuno non lo convince a cambiare idea, una vera riforma dell’autonomia non si farà mai.

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Democrazia, giustizia, convivenza

i voli che sosteniamo

Le ragioni del voto verde. Il quotidiano Alto Adige mi ha chiesto di spiegare perché votare i Verdi Grüne Vërc il 27 ottobre. Io ho risposto così.

C’è aria di cambiamento, c’è voglia di cambiamento. Una più forte presenza dei Verdi in Consiglio provinciale è la garanzia che il cambiamento promesso non sia di facciata, ma di sostanza.

Chi come me si candida in una lista interetnica come quella dei Verdi-Grüne-Verc ha la rara fortuna di parlare con persone di ogni lingua e cultura in ogni angolo della nostra bella provincia. Tutti e tutte ci chiedono tre cose: più giustizia, più democrazia, più convivenza.

PRIMO, PIÙ GIUSTIZIA: nel corso degli anni alcune persone – spesso grazie a potenti “santi in paradiso“ – sono diventate enormemente più ricche, mentre la maggioranza sta diventando più povera. C’è bisogno di maggiore equità. Equità tra le persone, tra i gruppi linguistici, tra città e territorio, tra uomini e donne. La nostra autonomia deve garantire a ogni persone una vita dignitosa. Per questo noi proponiamo una “sicurezza di base” garantita per legge: un reddito minimo garantito, il lavoro, la casa, la salute, l’istruzione sono diritti fondamentali per una buona vita. La città di Bolzano deve essere compensata per i carichi che sopporta e i servizi che offre a tutta la provincia. I soldi per far questo vanno trovati eliminando le troppe spese inutili, come l’aeroporto mangiasoldi usato da pochi e pagato da tutti.

Anche il nostro rapporto con la natura è una questione di giustizia. L’ambiente non è l’opposto dell’economia. E’ economia! Basti pensare al turismo. Noi siamo per un turismo della natura e della cultura, alla portata di tutti. La bellezza del territorio in cui viviamo è fondamentale per la salute del nostro corpo e la rigenerazione del nostro spirito. Difendiamo la natura da chi vuole speculare, cementificare e distruggere. Dobbiamo ridurre lo spreco, rallentare, ritrovare ritmi più umani, riconquistare una vita più semplice ed autentica.

SECONDO, PIÙ DEMOCRAZIA. Che vuol dire più trasparenza. Basta vedere che cosa è successo con lo scandalo dell’energia: questa importante risorsa è stata gestita da un gruppo chiuso di persone che si sentiva onnipotente. Noi consiglieri provinciali Verdi abbiamo scoperchiato lo scandalo SEL. Siamo riusciti a dire la verità ai cittadini e a rimettere in gioco i Comuni, che erano stati espropriati delle loro centrali: a Bolzano e Merano era stata sottratta persino la centrale di Tel, che i due comuni costruirono 120 anni fa! Ora l’energia deve passare ai Comuni, perché l’acqua è un bene di tutti. In ogni settore della vita pubblica serve più trasparenza, più democrazia, più partecipazione, la fine delle cordate, dei privilegi e delle clientele. Va fatto valere il diritto, il merito, la qualità. Sulle scelte più importanti va data la voce ai cittadini e alle cittadine.

TERZO, PIÙ CONVIVENZA. L’autonomia ha compiuto 60 anni, ma noi viviamo ancora in mondi divisi. Eppure in questa terra si incontrano due grandi culture europee, arricchite dalla perla preziosa del ladino. Le persone plurilingui devono essere considerate le piante pioniere della convivenza! Noi vogliamo una scuola indivisa, come esiste già nelle valli ladine, dove bambini di diverse lingue siedano accanto e crescano in amicizia imparando in italiano, tedesco e anche in inglese. L’autonomia va liberata dalle catene etniche che la mortificano. Va ridotto a un solo anno il periodo di residenza per votare, la proporzionale va sospesa, vanno eliminate le penalità che trasformano la dichiarazione linguistica in una spada di damocle, il merito deve contare di più, il bisogno non va sottoposto all’etnia, dobbiamo aprire questa nostra terra all’Europa e farne un modello di pace e di convivenza.

Dai tempi di Alexander Langer noi Verdi abbiamo fatto una politica pulita, al servizio delle persone e dell’ambiente. C’è aria di cambiamento, finalmente. Noi faremo di tutto perché il cambiamento sia vero e non di facciata.

Toponomastica: lettera aperta al Ministro Del Rio

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Oggi nella mia posta elettronica ho trovato la replica del Ministro – spedita da una sua segretaria, la dott.ssa Luisa Gabbi –  a una mail di un cittadino infuriato dopo aver letto Repubblica (pagine 17: “Alto Adige, la montagna parla solo tedesco”). Ne ho approfittato per dire la mia al Ministro.

Buon giorno dott.ssa Gabbi, e per Suo tramite buon giorno signor ministro Del Rio,

ho ricevuto la vostra replica all’articolo di Repubblica.

Sono Consigliere Regionale del Trentino Alto Adige Südtirol del partito dei Verdi-Grüne-Verc e come può immaginare tengo molto alla convivenza sul nostro territorio. La questione della toponomastica è alimentata artificialmente come conflitto etnico da politici che non hanno migliori argomenti per raccogliere voti. Credo vada applicato il buonsenso e la comprensione reciproca.

Sono stato eletto in una lista interetnica e il mio gruppo consiliare è composto da me, italiano, e il collega Hans Heiss, storico di lingua tedesca. Questo per dirLe che il mio punto di vista non perde mai di vista il punto di vista dell’altro gruppo.

Tuttavia Le posso assicurare che non fa una bella impressione prima sentirsi dire che l’intesa di luglio sul punto toponomastica è “coperta da segreto” e poi dopo un mese dover leggere sui giornali l’elenco di nomi italiani che dovranno essere cancellati.

A parte le reazioni fascistoidi che ci arrivano da persone che non conoscono la situazione, e a parte le esagerazioni dell’articolo di Repubblica (la montagna continuerà a parlare anche italiano) l’elenco delle cancellazioni crea frustrazione e depressione nella popolazione locale di lingua italiana e non crea euforia nel mondo di lingua tedesca, dove per i più la toponomastica non è più un tema e per chi invece ci si è fissato e non molla questa cancellazione è troppo poco.

L’intesa raggiunta non mi pare molto solida. E la questione, ci scommetto, resterà aperta.

Le faccio inoltre anche presente – e tramite Lei al Ministro – una contraddizione che è contenuta nel vostro comunicato e nell’intesa. Scrivete: “…laddove siano riportate in forma monolingue tedesca denominazioni riferite a sentieri, masi, malghe e monti, le medesime denominazioni non si estendono alle località e ai Comuni”.

Dov’è la contraddizione? Le spiego con un esempio. Uno dei comuni dell’alta Val Venosta si chiama Graun, in italiano Curon. E’ molto famoso perché è il comune che fu “spostato” a monte negli anni ’50 quando Edison costruì la enorme diga di Resia, che fece andare sott’acqua il vecchio paese, di cui ora spunta solo il vecchio campanile in mezzo al lago.

Ora, sopra Curon-Graun c’è la “Malga di Curon” che in tedesco si dice “Grauner-Alm”, dove Alm vuol dire malga e quel “er” aggiunto a Graun è il genitivo. “Malga di Curon”, appunto. Stessa cosa per il “Monte di Curon”, più sopra, che in tedesco si chiama “Grauner Berg”.

Ora, secondo l’intesa i toponimi “Malga di Curon” e “Monte di Curon” dovrebbero essere cancellati, restando solo il termine tedesco.

Il primo problema è come la mettiamo col genitivo: si dirà “Monte Grauner” o “Monte Graun”? Ma questa è materia per i grammatici.

Il secondo problema è di coerenza. Poiché il nome “Curon” continuerà a indicare anche in italiano il paese, perché mai questa denominazione non deve essere usata anche negli altri casi in cui ricorre?

Di questo passo in futuro la faccenda potrebbe complicarsi alquanto: abbiamo anche “Seiser Alm”, che in italiano è “Alpe di Siusi”: luogo notissimo in Europa. A qualcuno verrà in mente di proporre un “Alpe di Seis”?

Lo dico per paradosso, ma voglio farLe capire che certe intese sono una cosa a Roma e un’altra se poi calate sul territorio.

Tenga anche conto che le 1.526 denominazioni su cui c’è l’accordo non sono tutti i nomi del Sudtirolo! Quelli saranno 400 mila. Questi 1.526 nomi sono quelli che i carabinieri hanno trovato sui cartelli che erano bilingui e che sono stati sostituiti con cartelli monolingui. Per cui l’accordo sui 1.526 non comporta necessariamente l’accordo sugli altri trecentonovantamila e rotti.

Qui ci vorrebbe una legge, e il Consiglio provinciale ha fatto una legge che però il governo ha impugnato.

Io non ho votato a favore di questa legge, nonostante questo posso dirLe che l’unico punto positivo che c’era nella legge era che non si facevano elenchi di nomi da cancellare o mantenere, ma si diceva: facciamo una cartografia ufficiale della Provincia e fissiamo solo i criteri. Poi la cartografia la fa una commissione tecnica.

Si può discutere (e si è discusso e la Svp si è fatta sfuggire per testardaggine l’occasione per trovare un’intesa storica, di cui c’erano tutte le condizioni, non con Roma, ma tra tutti i gruppi linguistici di questo territorio!) sui criteri, sulla composizione della commissione, sui modi in cui la commissione decide, ma la cosa positiva – lo ripeto –  era che era una legge procedurale, che indicava un metodo e non l’elenco dei nomi morti e di quelli sopravvissuti.

Adesso voi da Roma ripartite proprio di lì, dalla lista dei nomi da cancellare e di quelli da mantenere. E noi Consiglieri regionali ce la dobbiamo leggere sui giornali. Mi capirà: non è un bel passo avanti!

Ma questo è sempre il destino degli accordi presi nelle stanze chiuse e lontane, da quattro persone quattro. Non potevate chiedere, che so, magari al Consiglio provinciale, cioè al potere legislativo democraticamente eletto? Non potevate venire a Bolzano e convocarci tutti insieme, tutte le parti politiche, di tutti i gruppi linguistici?

Magari in futuro troverete il modo. Io lo spero.

Cordiali saluti,

Riccardo Dello Sbarba

Consigliere regionale/provinciale dei Verdi-Grüne-Verc del Trentino Alto Adige-Südtirol

Tolomei addio (era l’ora)

TOPONOMASTICA: IL COMPROMESSO DURWALDER – FITTO E’ UNA BUONA BASE DI PARTENZA. ORA VA ATTUATO NELLO SPIRITO DELLO STATUTO DI AUTONOMIA.

“Im Geiste der Billigkeit und Weitherzigkeit”.

“In spirito di equità e generosità”

(Accordo di Parigi, punto 3-a).

L’accordo è stato presentato come „vittoria della ragionevolezza“ in cui ciascuno ha concesso qualcosa. Il ministro ha dovuto rimangiarsi i suoi “ultimatum”, la Provincia ha dovuto riconoscere implicitamente l’errore commesso dall’AVS nell’aver istallato migliaia di cartelli monolingui.

Ciò che resta della “lite sui cartelli” sono ora 1500 nomi attualmente espressi in una sola lingua che dovranno essere rivisti:

  • per quanto riguarda i nomi di luogo, su 700 c’è già l’accordo che siano bilingui-trilingui;
  • il resto sarà affidato a una commissione paritetica Stato-Provincia;
  • per quanto riguarda invece i sostantivi che accompagnano i nomi (lago, malga ecc…) c’è l’accordo che debbano essere tutti espressi nelle due-tre lingue.

Che cosa significherà l’applicazione del principio del “nome storico” – su cui dovrà giudicare la commissione – è questione tutta aperta. E’ prevedibile che nel caso di micro-toponimi per cui non c’è stata mai traduzione, o le cui artificiose traduzioni sono cadute nel dimenticatoio, prevarrà la dizione “storica”. Per i nomi in cui invece esiste un uso plurilingue, è auspicabile che esso sia rispettato.

Noi Verdi auspichiamo che con l’accordo appena siglato si sia aperta una nuova fase in cui la questione toponomastica venga gradualmente risolta nello spirito dello Statuto di autonomia, che prevede il rispetto delle diverse lingue presenti sul territorio e il principio dell’intesa (e della pariteticità dei luoghi di confronto) quando c’è da decidere su argomenti “sensibili” per la convivenza.

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Superiori: scuola trilingue addio?

SCUOLA SUPERIORE DI LINGUA ITALIANA: LANCIATI IN POMPA MAGNA NEL 2003 (vigilia di elezioni provinciali), I CORSI DI SCUOLA TRILINGUE VANNO LENTAMENTE MORENDO.

STANNO ORA PER CHIUDERE ANCHE LE ULTIME CLASSI SUPERSTITI AL CARDUCCI? UNA SPERIMENTAZIONE CHE DOVEVA RADICALMENTE CAMBIARE LA SCUOLA ITALIANA, E NON L’HA FATTO. UN FALLIMENTO DI CUI NESSUNO VUOLE PARLARE.
Alcuni anni fa, quando cominciarono a mancare le prime classi (indizio sicuro per il tramonto di un corso di studi), rivolsi all’assessora alla scuola italiana Gnecchi un’interrogazione. Lei rispose che c’erano difficoltà nelle scuole (leggi: insegnanti) e poca domanda dalle famiglie (leggi: iscrizioni). Comunque, assicurava, la Provincia avrebbe fatto qualcosa per rilanciare l’esprimento, pensato come ponte verso l’università trilingue di Bolzano.

Adesso Teresa Fortini mi scrive: “Prova a gridare in consiglio provinciale perchè non hanno più finanziato la sperimentazione trilingue al linguistico Carducci ed escono quest’ anno gli ultimi e soli 9 studenti che parlano italiano inglese tedesco e francese molto meglio dei “normali” liceali linguistici!!!”. Un grido d’allarme da prendere davvero sul serio, nella terra del bilinguismo (oltre che della convivenza) “rimandato”.

Ho verificato. Pare in realtà che le classi superstiti siano ancora 2: una quarta e la quinta di cui parla Teresa. Che il corso sia moribondo è comunque evidente. Non so se sia una questione di tagli ai finanziamenti. So che come al solito gli assessori parlano più volentieri dei successi che dei fallimenti. Per questo ho presentato una nuova interrogazione, in cui si fa tutta la storia di una sperimentazione che doveva cambiare la scuola superiore italiana, e non l’ha fatto.

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Avs e Cai, fare pace

CARTELLI

SEGNALETICA DI MONTAGNA: Avs, Cai e associazioni turistiche sono obbligati al bilinguismo, poiché esercitano questa funzione come concessionari di servizio di pubblico interesse loro delegato dalla Provincia.

QUESTA MATTINA ABBIAMO PRESENTATO UN DOSSIER IN CUI SONO  DOCUMENTATE LE CIFRE (1,5 MILIONI IN 5 ANNI), LE  LEGGI, GLI EQUIVOCI E LE BUGIE DELLA POLITICA, CHE HA LASCIATO FARE FACENDO FINTA DI NON VEDERE E GETTANDO CENTINAIA DI VOLONTARI E AMANTI DELLA MONTAGNA DI CAI E AVS IN UN’ASSURDA GUERRA DEI CARTELLI.

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Visti da fuori

Le notizie sul bilinguismo negato, la polemica sugli asili a Bolzano e la divisione del Sudtirolo in “società parallele” fanno il giro del mondo:

In Colombia su “El Tiempo.com”: Apartheid linguístico desde la guardería. “En la provincia italiana de Trentino-Alto Adigio se ha desatado un escándalo por cuenta de la posibilidad de que los niños que acuden a las guarderías de habla alemana sean expulsados si no saben hablar este idioma. No importa que apenas estén comenzando a hablar…” (leggi tutto qui)

In Germania sulla “Stuttgarter Zeitung”: Spaghetti, Knödel, Bauchweh. “Leben und lernen in getrennten Welten: warum es in Südtirol keine zweisprachigen Schulen geben darf…” (leggi tutto qui).

In Italia sulla “Repubblica”: La battaglia del tedesco negli asili di Bolzano. “Per ottenere il posto è richiesta la conoscenza della lingua tedesca. Non per entrare in una facoltà universitaria a numero chiuso, ma per avere un posto in classe e un lettino per il sonnellino del dopo pranzo alla scuola materna…”. (leggi tutto qui)

I patrioti del monolinguismo

bild-zweisprBOCCIATA IN CONSIGLIO PROVINCIALE LA PROPOSTA VERDE DI SCUOLA BILINGUE.

LE DESTRE ITALIANA E TEDESCA UNITE PER LA SCUOLA MONOLINGUE, LA SVP PROMETTE ETERNA SEPARAZIONE, IL CENTROSINISTRA SI NASCONDE. DIBATTITO SERRATO, VOTI A RAFFICA E MOLTE SORPRESE.

 

Che l’avrebbero bocciato, a 4 mesi dalle elezioni, c’era da aspettarselo. Ma il dibattito in Consiglio provinciale sul nostro ordine del giorno (leggi: odg-scuola-bilingue) sulla scuola bilingue ha riservato diverse novità. La più significativa: la destra italiana (An e Unitalia) si è schierata nettamente contro la istituzione di sezioni bilingui, rivendicando solo “libertà per la scuola italiana”. Se si fa la scuola bilingue – ha detto Urzì – alla scuola italiana non ci va più nessuno. Lui e Seppi hanno insistito sul legame tra scuola di gruppo, lingua e identità “nazionale”, fattore fondamentale secondo loro soprattutto qui in Sudtirolo. La scuola bilingue farebbe perdere l’identificazione con la lingua e dunque l’identità, portando alla fine del gruppo etnico. “La scuola deve essere chiaramente o italiana, o tedesca” ha detto Seppi.

Identica l’argomentazione di Eva Klotz e dei Freiheitlichen: qualsiasi esperimento è un tradimento della minoranza linguistica. Per la Klotz, i figli di famiglie mistilingui “dimostrano notevoli incertezze linguistiche e identitarie”. Baumgartner (Svp) li ha rassicurati: primo obbiettivo della Volkspartei “è che le scuole restino nettamente divise”.

Nel mio intervento ho cercato di dimostrare che queste paure sono infondate, , che la società chiede più coraggio, che i figli di famiglie miste sprecano le loro risorse in una scuola monolingue, che i ladini hanno la scuola trilingue ma il loro numero aumenta di censimento in censimento, che questa idea del legame lingua-identità–popolo è tipica del nazionalismo ottocentesco e il fatto che sia applicata a un territorio piccolo non la fa meno nazionalistica (Eva Klotz mi ha corretto: “non è nazionalismo, è patriottismo!”). Gli assessori Saurer e Gnecchi hanno difeso l’importanza del bilinguismo, ma hanno poi votato conto l’ordine del giorno.

E a proposito del voto (assai significativo), che è avvenuto per parti separate, ecco in dettaglio com’è andata:

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Plurilinguismo, genitori in campo

mixSul bilinguismo finalmente prendono la parola i genitori. Oggi si è presentata a Bolzano una nuova associazione composta da famiglie mistilingui e da tante altre persone interessate a un Sudtirolo finalmente non diviso.

Sempre oggi, Anna Stecher Oberschmied, direttrice degli asili in lingua tedesca di Bolzano, intervistata sulla Tageszeitung, boccia senza appello la proposta Svp di test linguistici ai bambini di 3 anni.

Ecco la documentazione di una giornata da ricordare. Cominciamo con la posizione dei genitori e le loro richieste. Poi l’intervista della direttrice.

 

Associazione “Mix-ling: Genitori per una cultura plurilingue”

(hier auf Deutsch: mix-ling-vorstellung)

 

Siamo un gruppo di genitori che vogliono promuovere una formazione plurilingue per i nostri figli e figlie per farli crescere a contatto con le diverse culture di questa terra. Per fare questo abbiamo costituito un’associazione che si chiama “Mix-ling: Genitori per una cultura plurilingue.”

 

Ognuno di noi ha conosciuto persone fuori dall’Alto Adige che si meravigliano che i nostri figli non frequentino una scuola plurilingue, perché non c’è. Altrove si da quasi per scontato che l’Alto Adige, terra plurilingue, faccia tesoro di questa immensa risorsa e promuova il plurilinguismo come caratteristica e fonte di orgoglio. Ma non è così.

I politici cercano di convincerci che un approccio separatista e conservatore è per il nostro bene, per tutelarci, per proteggere il nostro bagaglio culturale. Noi con questa politica non siamo d’accordo e soffriamo di questa imposizione, sentendoci limitati nelle nostre possibilità, limitati nella crescita e nella formazione dei nostri figli e delle nostre figlie.

 

 

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Scuola bilingue? A Trento e Innsbruck

dreier landtag

Mentre arriva l’ennesimo “no” della Giunta provinciale agli asili bilingui, come Presidente del Südtiroler Landtag ricevo la relazione delle tre giunte provinciali di Trento, Bolzano e Innsbruck sull’attuazione delle decisioni prese nel Dreier-Landtag del 18 aprile 2007.

 

La decisone nr. 9 riguardava la collaborazione tra scuole. Il Trentino e il Tirolo comunicano di aver creato “sezioni di scuola bilingue italiano tedesco presso scuole di Trento e Innsbruck. L’obiettivo è quello di coprire tutto il ciclo delle elementari e medie inferiori, implementando di anno in anno una classe.

Bolzano non partecipa al progetto.

Andando avanti così, il ponte tra culture lo fanno gli altri, col Sudtirolo abbandonato sotto il viadotto.

 

Leggi più sotto il testo integrale della relazione in italiano e tedesco. 

 

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Scuola bilingue a portata di mano

borsa bilinguismoCi siamo, manca poco ed è fatta.

Me ne sono reso conto improvvisamente martedì sera, partecipando al Pro&Contra del Sender Bozen. Dall’altra parte, Oswald Ellecosta, il duro della Svp-Bozen. Stretto nel labirinto degli argomenti, non riusciva più a uscirne.

 

Le “iscrizioni incrociate” sono ormai un fenomeno di massa  – era costretto ad ammettere – che non si argina con i test. Anche famiglie tedesche iscrivono i figli a asili italiani. Le famiglie miste crescono sempre di più. Gli stranieri affollano le aule. La società non si può fermare.

E quando gli ho sparato: per tutti questi ci vuole una scuola nuova, una scuola bilingue, lui ha tentennato. Pensavo mi azzannasse alle caviglie e invece nulla, ha balbettato incerto sul diritto di chi vuole una scuola solo tedesca ad averla. Certo che ha diritto, gli ho risposto. Ma allora facciamo la scuola bilingue per tutti gli altri.

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Catasto etnico agli asili: segnalazione al Garante della Privacy

alto adige“Egregio Garante,

invio questa “Segnalazione urgente con richiesta di intervento” su un fatto reso noto oggi dai giornali della provincia di Bolzano: il Comune ha consegnato a due gruppi politici (Svp ed An) gli elenchi nominativi dei bambini e delle bambine iscritti agli asili di Bolzano.

Tali gruppi li hanno richiesti al fine dichiarato di accertare – sulla base di criteri arbitrari come il nome e cognome – l’appartenenza etnico-linguistica degli alunni dei suddetti asili.

Gli elenchi sono stati consegnati senza alcuna informazione e/o autorizzazione da parte dei genitori interessati.

A parere del sottoscritto ciò può configurare una grave violazione delle norme poste a tutela dei dati sensibili, con l’aggravante che ci sono di mezzo minori ben individuabili nominativamente.

Chiedo dunque l’intervento urgente del Garante”.

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Giù le mani dagli asili

strage innocenti

Adesso basta. Questa danza della guerra intorno agli asili inscenata dalla Svp bolzanina non può essere più tollerata.

Con la proposta di test linguistici obbligatori sui bambini, per impedire che gli italiani si iscrivano alle scuole tedesche, non solo la Svp erge intorno agli asili mura che sono cadute da tempo; non solo viola il diritto costituzionale alla libera iscrizione; non solo umilia i bambini e li espone a persecutori test all’età di tre anni. Non solo questo, già abbastanza grave.

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