AUTONOMIA, Diario dal Konvent. L’asse Svp-Schützen seppellisce la Convenzione

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Documento conclusivo spostato ancora più a destra nello sprint finale. La bomba dell’autodeterminazione piazzata nel preambolo. Rigettata qualsiasi apertura per la convivenza. Via la Regione e, con essa, i Trentini. Ma non finisce qui: io e la vicepresidente Polonioli presenteremo insieme un documento di minoranza.

Venerdì 16 giugno – “Mi pare che la maggioranza di voi voglia che il termine autodeterminazione compaia esplicitamente nel documento finale. Noi giuristi avevano preferito indicarlo senza citarlo. Però, se volete l’autodeterminazione, allora avrete l’autodeterminazione”: sono passate le nove di sera quando il professor Roberto Toniatti rende esplicita la deriva a cui il Konvent è arrivato.

Nella volata finale l’asse Svp-Schützen si ricompone e sposta ancora più a destra il risultato, nonostante il tentativo del team giuridico (Toniatti, Happacher, Von Guggenberg) di moderare i toni. Il risultato è un documento approvato solo dalla parte tedesca con il dissenso di quasi tutta la parte italiana. Perfino Toniatti, alla fine, dichiarerà di non essere più d’accordo. Peggio di così, la Convenzione non poteva andare.

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AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT”. Ascoltare i sindacati? Njet!

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Si litiga su un documento di CGIL CISL e UIL: respinta la proposta di un’audizione. Commissioni dei 6 e dei 12: trasparenza e democrazia sono lussi che non possiamo permetterci?

Venerdì 17 febbraio. La seduta è appena cominciata e Florian von Ach, Bundesgeschäftsführer degli Schützen chiede subito la parola. Si vede che ha un diavolo per capello. Ha in mano un documento e ne è scandalizzato. Per lui si tratta di affermazioni inaccettabili, un attentato all’autonomia perpetrato da “filiali locali di organizzazioni nazionali”, come dire estranee alla realtà del Sudtirolo. Gli dà man forte Wolfgang Niederhofer: “Questo testo è pieno di spirito nazionalista!”. E che sarà mai?

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AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” Democratizzare l’autonomia: Provincia, Comuni, cittadinanza. E Bolzano capoluogo

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VENERDI’ 4 NOVEMBRE – In una Convenzione decimata dalla settimana di vacanza autunnale (presenti una ventina su 33, al lumicino la componente italiana) si arriva al punto decisivo: quanto è democratica l’autonomia? Si discute finalmente dei rapporti interni al territorio: quale ruolo devono avere i comuni, quale potere le cittadine e i cittadini. Molto passa di qui: le relazioni tra i gruppi linguistici, tra centro e periferia, tra vecchi e nuovi cittadini.

Ho preparato un testo di due pagine e, visto che non comincia nessuno, parto io. Parto da una considerazione: finora l’autonomia è stata costruita sul conflitto Provincia-Stato e sul trasferimento di poteri dallo Stato alla Provincia. Poteri che si sono fermati e concentrati sulla Provincia intesa sia come ente, sia come organi al vertice: Giunta provinciale e Landeshauptmann. E’ stata l’era Durnwalder, l’era dei Comuni meno autonomi d’Italia, l’era dei cittadini che fanno la fila alle cinque del mattino. L’era del centralismo provinciale (contestato a Roma e riprodotto bonsai a Bolzano) e del deficit di democrazia. L’era in cui, se parlavi di “federalismo interno”, ti rispondevano “federalismo che?”. Quel System Südtirol è ancora qui.

Un nuovo sistema va fissato in un nuovo Statuto e la Convenzione è l’occasione per farlo. Bisogna passare dalla logica verticale della “lotta contro Roma” a quella orizzontale di un “sistema delle autonomie” (al plurale!), in cui la conquista di più potere per la Provincia si accompagna il trasferimento di maggiori poteri verso il basso. E’ l’idea di un’autonomia partecipata, una autonomia dei cittadini e delle cittadine, che proprio la Convenzione doveva inaugurare, ma che ancora non si vede. Non va inventato nulla: bisogna solo introdurre anche da noi i principi delle costituzioni europee più avanzate:

  • la sussidiarietà, cioè il trasferimento dei poteri agli organi più vicini alla popolazione;
  • la differenziazione, che vuol dire che la Provincia deve fare le leggi, ma l’amministrazione va trasferita ai Comuni;
  • e l’ adeguatezza, che vuol dire che ogni problema va affrontato nella dimensione ottimale.

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AUTONOMIA, Diario dalla “Convenzione”: Minoranza, tutele e libertà

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Venerdì 8 luglio 2016. Dunque oggi siamo arrivati al dunque: la “tutela delle minoranze”. Che sarebbe come dire: “convivenza”. Invece si parte dal “Minderheitenschutz” e questo la dice già lunga.

Quindi mi iscrivo al volo, scavalcando Durnwalder, che per una volta arriva secondo. Attacco con la domanda: “Che significa tutela delle minoranze nell’anno 2016, rispetto al 1972 dello Statuto?”. Semplice: è cambiato il mondo.

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AUTONOMIA. Diario dalla “Convenzione”: Regione no, Regione sì, Regione come?

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Sabato 2 luglio 2016. Oggi per la prima volta nella Convenzione per l’autonomia (quella con 33 componenti, per capirci) siamo entrati nel merito. Così comincio a redigere questo piccolo e soggettivo diario, per tenervi al corrente di quel che succede là dentro. Il tema era: che fare della Regione?

Il primo a intervenire è stato Luis Durnwalder. Per lui la Regione non ha senso, non l’ha mai avuto, e dunque va abolita. Al suo posto vanno istituite due regioni autonome: la Regione Trentino e la Regione Sudtirolo. Che poi potranno scegliere di collaborare, se lo vogliono, come con qualsiasi altra regione d’Europa.

Il secondo a intervenire sono stato io, annunciando un “controcanto” rispetto alla posizione di Durnwalder. Che la Regione così com’è non vada, siamo tutti d’accordo. Ma bisogna per questo rompere definitivamente il quadro regionale? Ho sostenuto che ci sono buoni motivi per non farlo e quel che ho proposto è una riforma radicale della Regione, una “Regione leggera”, una piattaforma di cooperazione istituzionale e rafforzata tra le due province basata sulla volontarietà, su meccanismi di intesa nella definizione dei temi da affrontare (che si stabiliscono volta per volta, senza definirli a priori) e delle “linee guida” da approvare con maggioranze qualificate (2/3?) di ciascun Consiglio provinciale.

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BBT ohne Nachhaltigkeit und CO2 Reduktion

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Die Studie wurde bereits 2010 abgeschlossen, aber bis jetzt mit Bedacht zurück gehalten. Die Grüne Landtagsfraktion veröffentlicht die Untersuchung zur CO2-Bilanz des Brennerbasistunnels. Die Resultatte sind alarmierend: Nach der Untersuchung werden mindestens 20 Jahre Tunnelbetrieb notwendig sein, um die Treibhausgase zu kompensieren, die bei seinem Bau produziert wurden. Aber bei genauer Lektüre tritt die Wahrheit klar hervor: 20 Jahre reichen bei weitem nicht aus!

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Ambientalisti: no a Benko, sì all’Areale

Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse
Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse

Si allarga il fronte del no al progetto Benko e del sì al progetto Areale. Dopo la protesta di ieri delle categorie economiche e dei sindacati, dopo l’opposizione di architetti/e e urbanisti/e, oggi prendono la parola i movimenti ambientalisti. Intanto è stato presentato il progetto esecutivo, lo studio di fattibilità e il modello economico della riqualificazione delle aree ferroviarie dismesse, una vera e propria “nuova Bolzano” progettata e voluta da anni. L’alternativa pubblica alla cementificazione privata.

In una conferenza stampa convocata simbolicamente presso l’Hotel Alpi (destinato alla demolizione) le associazioni ambientaliste dio Bolzano e provincia hanno presentato questo documento:

Le associazioni AMBIENTE e SALUTE, DACHVERBAND, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE e WWF intendono dichiarare la propria assoluta contrarietà al “Progetto Benko” attualmente in corso di discussione all’interno dell’Amministrazione Comunale di Bolzano.

Contrarietà alle procedure della Legge Urbanistica che consentono questo tipo di proposte ma anche al merito del progetto stesso.

Tale progetto viene spacciato per una semplice riqualificazione di un’area degradata e la fantasmagorica creazione di uno stupendo centro commerciale, il tutto senza spese per la collettività che anzi ne dovrebbe ricevere solo vantaggi.

In realtà si tratta di un’opera epocale che trasformerà in maniera drastica quella che è l’attuale porta di accesso al centro storico per chi proviene da fuori città favorendo interessi privati con l’ente pubblico supino e la cittadinanza lasciata in un angolo.

L’art 55 quinquies della Legge Urbanistica Provinciale ha dunque iniziato ha partorire i suoi primi mostri.

Stravolgendo completamente una prassi che vede assegnato il ruolo di guida delle trasformazioni urbane all’ente pubblico e quindi alla comunità tutta, ora, (lasciando tempi ridottissimi alle decisioni) qualunque privato dotato di ingenti risorse finanziarie potrà proporre e, vista la crisi finanziaria dell’ente pubblico, costruire in barba a tutta la normativa e programmazione esistente pagando  il prezzo da lui stesso determinato.

Il primo esempio di quello che può succedere in nome di una deregolarizzazione troppo spinta è proprio il “Progetto Benko”:

  • volumetrie spropositate (si andrebbero addirittura a raddoppiare le superfici di vendita attualmente esistenti in tutta la zona),
  • disinteresse per la città consolidata e storicamente determinatasi,
  • spregio del verde di qualità presente nell’area (una delle poche aree del centro storico),
  • nessun coordinamento con il progetto del vicinissimo areale ferroviario,
  • nessuna analisi di impatto sulla struttura socioeconomica della città intera,
  • interesse pubblico dell’intervento tutto da dimostrare.

Bisognerebbe chiedersi se Bolzano ha bisogno di questa enorme volumetria (si pensi solo all’immenso sfitto o non occupato esistente per non parlare dei cantieri infiniti sparsi per la città, anche in aree di pregio) e soprattutto se non si rischia di creare squilibri socioeconomici di portata non attualmente misurabili: centro sempre più attrattore di funzioni pregiate (e prezzi conseguenti) e gli altri quartieri residenziali che si svuotano delle funzioni qualificanti.

Ma anche entrando nel dettaglio del progetto si  trovano evidenti e gravi negatività: sparisce una bella fetta del secolare parco di Piazza Stazione per essere rimpiazzato da giardini pensili la cui qualità e possibilità di fruizione rimane assai dubbia.

Tutte le ingenti volumetrie sembrano concepite come occupazione ottimizzata delle aree disponibili senza un vero disegno urbano.

Si portano ulteriori auto in centro seppur collegando i vari parcheggi esistenti interrati con una viabilità ipogea che certo non risolve i problemi generali della viabilità. Anzi, vista la squilibrata forma urbis di Bolzano, nelle vie di accesso i problemi si aggraveranno.

Si propone una funivia del Virgolo che porta verso…aree private che probabilmente avranno bisogno anch’esse di ristrutturazione urbanistica…

Per quanto si è visto finora non si è ancora visto un bilancio energetico dell’operazione ne tantomeno una tempistica degli interventi.

Non si è poi tenuto conto degli aspetti sociali di tutta la città: le persone che attualmente occupano l’area si sposteranno in zone più periferiche dove le attività commerciali già asfittiche soffocheranno irrimediabilmente.

E il bilancio occupazionale non considera che Bolzano non è una metropoli e se si creano posti di lavoro di un certo tipo da una parte se ne perdono altrettanti negli altri quartieri danneggiando il tessuto sociale connettivo fatto di rapporti di vicinato e frammistione delle attività.

Non ultimo ci pare assai carente il coinvolgimento della cittadinanza che si ferma ad una piccola indagine sui media e ad una bacheca con un plastico. Riconosciamo il diritto di quanti vivono e lavorano in Bolzano ad essere coinvolti in decisioni di questa portata che possano soppesare i pro e i contro e decidere poi di conseguenza.

Dal momento che il Comune non si è dotato di strumenti di Democrazia Diretta che lascino ai cittadini il potere decisionale di fronte a progetti di grande impatto economico o urbanistico ci si aspetta che sia l’amministrazione stessa a chiederne il parere di fronte a proposte che stravolgono un’area di queste dimensioni con ricadute su tutto il tessuto urbano e sociale.

E infine si viene a costituire un precedente pericoloso: cosa potrà opporre l’Amministrazione Comunale quando le verranno proposti nuovi progetti?

 AMBIENTE e SALUTE – DACHVERBAND – ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – WWF

KAUFHAUS O AREALE?

L'areas che verrà cementificata per realizzare il Kaufhaus
L’area che verrà cementificata per realizzare il Kaufhaus

Il mega centro commerciale di Benko sarà la morte del ventennale progetto dell’Areale Ferroviario? E quali conseguenze sul traffico, sul verde, sul commercio, sull’assesso urbano – in una parola, sul futuro di Bolzano? Un’analisi puntuale dell’architetto Luigi Scolari (sintesi di due articoli apparsi sul “Corriere dell’Alto Adige”)

IL PROGETTO IN MOSTRA

L’esposizione del progetto Kaufhaus-Bozen è una mostra d’architettura degna dell’architetto di cui si espone l’opera, l’inglese David Chipperfield.

Un plastico illustra in tre dimensioni il tessuto edificato che circonda l’area di progetto. Consente di comprendere la grandezza dell’intervento. Il nuovo edificio occupa da solo e per intero tutta la superficie dell’isolato più grande.

Dentro a questo edificio/isola sarà ospitato un albergo, il centro commerciale, uffici, residenza e temporaneamente la nuova stazione delle autocorriere. Le volumetrie sono nascoste da alberi con generose chiome verdi.

Segue la sezione più tecnica della mostra. Qui sono appesi i pannelli con la rappresentazione delle piante e di tutti i diagrammi che svelano il complesso funzionamento di questo enorme edificio. Il suo corpo/contenitore racchiude tutte le funzioni e destinazioni d’uso che caratterizzano la vivacità dell’organismo urbano. Ma qui sono stipate in un unico edificio/piastra, uno shopping mall, città nella città.

Abbiamo letto che il Kaufhaus occuperà un’area di 35.000 m².

Il Kaufhaus occupa tutta l’area compresa tra via Perathoner, via Alto Adige, via Garibaldi e via Stazione. Verranno abbattuti l’albergo Alpi appena acquistato da Sigma la società del signor Benko, verrà abbattuto l’edificio della ex camera di commercio appena completamente ristrutturato dalla Provincia ed ancora da inaugurare, abbattuta la stazione delle autocorriere con le sue pensiline. La parte del parco a sud del viale stazione viene cementificata. Il faggio secolare ed il palazzo curvo dell’architetto Ronca, entrambi sotto tutela, saranno integrati nel progetto. La palazzina residenziale su via Garibaldi viene letteralmente accerchiata dal nuovo complesso.

Nei tre piani sotto terra troveranno spazio i 900 parcheggi e la stazione delle autocorriere che avrà ingresso dalla stessa posizione esistente di via Garibaldi. Una strada interrata collegherà la strada arginale di via Mayr Nusser con il parcheggio di piazza Walther, sotto via Alto Adige. Il progetto intende portare il traffico giornaliero calcolato in 4.900 più 8.700 mezzi di trasporto, tra autovetture e bus, tutto in sotterraneo. Sarà un successo riuscire a gestire con impianti adatti l’emissione dei gas di scarico di questa portata e garantire la fluidità del traffico che viene intubato in due punti e deve riemergere in superficie.

Dalla pianta del tetto si evince che qui il volume edificato si riduce ad una fascia perimetrale. E’ un bordo continuo destinato alla residenza che affaccerà su un giardino pensile forato da grandi lucernari. Questi illuminano il gigantesco atrio del centro commerciale sottostante.

Le diverse fuinzioni al di sopra del 3° piano: albergo, appartamenti di lusso e tetto verde
Le diverse fuinzioni al di sopra del 3° piano: albergo e appartamenti di lusso. Sotto, tre piani di centro commerciale

Ai piedi dell’albergo, che supera di due piani i sei piani del restante complesso, Chipperfield ricava una piccola piazzetta affacciata sull’angolo tra via Alto Adige e via Perathoner.

Gli spazi pubblici all’aperto destinati alla città sono sottodimensionati e il tetto verde non ha la fruibilità di quello esistente, perché posto sul tetto di un edificio privato. La efficacia della proposta viabilistica di superficie e soprattutto la soluzione di tutte le problematiche accennate per quella interrata danno adito a perplessità e saranno da verificare sul campo. Se non funzioneranno una volta realizzate non consentono alternative. E’ prevedibile la forte penalizzazione dell’offerta commerciale del resto della città ed in primis dei portici e di Corso Libertà che sarà accompagnata da un processo a catena di perdita del valore immobiliare. Si carica ancora il centro di servizi lasciandone privi gli altri quartieri in una visione indifferente ad un equilibrato sviluppo della città. La chicca della stazione funicolare per il Virgolo è l’ultima ciliegina per il pubblico. Rilancia la proposta di edificazione delle pendici cittadine?

Se il progetto viene approvato in questa forma sembrerebbe che l’interesse del Comune e della Provincia sia quello di fare cassa. Sarebbe auspicabile un coinvolgimento democratico e partecipativo della popolazione, perché si aliena un patrimonio pubblico.

Offrire ai cittadini un’informazione precisa sulle misure di compensazioni garantite dal contratto di convenzione urbanistica, sugli accordi di programma e sui valori di perequazione, insieme all’apertura di un dibattito pubblico sarebbe il modo migliore per dimostrare che nel progetto deve prevalere l’interesse pubblico su quello privato. Sarebbe da aspettarsi che prima di avviare una procedura autorizzativa l’amministrazione ci dimostri i vantaggi di una riqualificazione urbana che deve offrire una miglior fruizione della città, non per forza ed esclusivamente quella del consumo.

 PROGETTO DELL’AREALE FERROVIARIO (ARBO)

Nel contingente si tratta di scegliere tra una certezza immediata, la disponibilità di un grande investitore di realizzare un grande intervento puntuale nella città consolidata; o aspettare che si realizzi oltre i binari la più grande espansione della città di questo secolo; o verificare se le due operazioni siano integrabili.

Qui si giocano il fattore tempo e le relazioni tra le parti della città.

Urbanisti e responsabili di ARBO hanno convenuto che il perimetro dell’areale ferroviario deve essere esteso per relazionarsi al contesto.

Che la zona più prossima da coinvolgere è quella che interessa a Benko.

Le destinazioni d’uso commerciale e alberghiera (?) previste dal suo progetto sono previste a poche centinaia di metri di distanza nell’Areale.

I due progetti sono in competizione: il recente progetto Benko indebolisce il progetto Arbo.

Per renderli compatibili sarebbe necessario integrare una maggiore quota di spazi e destinazioni d’uso pubblici nel centro commerciale di via Alto Adige. Fino a quali percentuali di ripartizione è disposto a cedere l’imprenditore Benko?

Il Masterplan adottato a Bolzano definisce principi e linee di indirizzo per lo sviluppo della città: riequilibrare il peso di tutte le sue parti, rendendole interdipendenti grazie all’offerte di servizi che siano specifiche di ognuna, rafforzando quelle più deboli, quindi non necessariamente il centro storico.

Il masterplan prevede di garantire qualità alla città puntando sui suoi spazi pubblici e verdi, senza ridurli, di riutilizzare e riqualificare l’esistente in un’ottica di risparmio energetico e di risorse, di agire sugli spazi interstiziali senza ulteriore consumo di suolo.

Il progetto di un centro commerciale in quel luogo non persegue i principi del Masterplan, a meno che il progetto venga sostanzialmente modificato. E’ disposto a questo compromesso l’imprenditore Benko?

La montiana liberalizzazione del commercio ha demolito il tabù provinciale per la proliferazione di centri commerciali. La nuova frontiera del mercato è rientrare in città, con centri commerciali che richiamino le grandi firme e riqualifichino anche le frange del centro.

E’ preferibile/sostenibile privilegiare la concentrazione in un solo edificio, (4 piani per 10.000 m² ciascuno), piuttosto che promuovere l’uso della città come luogo appetibile al turismo ed agli abitanti con la sua offerta culturale e commerciale?

Il nuovo museo della memoria, il polo bibliotecario, il parcheggio di Piazza Vittoria riqualificheranno a breve la città “moderna” ormai storicizzata. Dopo decenni (questi sono i tempi dell’urbanistica) diventa concreta la creazione di un asse commerciale continuo da piazza Walther a Piazza Gries.

Più semplice e veloce è realizzare un unico edificio. Ma sarebbe un’operazione nell’interesse comune della città?

L’architetto Fabio Rossa, rappresentante la società Sigma di Benko, rassicura che il progetto è stato modificato, è flessibile ed in via di definizione, che il verde pubblico non sarà sacrificato, che l’architettura dell’edificio è perfettibile. Evidenzia che i sotterranei del nuovo edificio ospiterebbe in via temporanea la stazione delle autocorriere. Ricorda che Benko offrirebbe alla città il collegamento interrato dei parcheggi di piazza Walther e Bolzano Centro, pedonalizzando alcune aree.

Il verde residuo e le direttrici di traffico
Il verde residuo e le direttrici di traffico

A questo si limita l’operazione di riqualificazione urbana.

E’ evidente che se il progetto viene letto in relazione allo sviluppo della città intera, la sua importanza è ridimensionata, perché non nasce in relazione con essa e perché l’interesse privato non è proporzionato a quello pubblico.

Il centro commerciale porterebbe ricchezza e lavoro in città; i proventi tornerebbero all’estero, ma questo è ritenuto anche per altre imprese commerciali un aspetto irrilevante.

Benko è presentato come un uomo disponibile al dialogo, se svolto in tempi rapidi. La sua preoccupazione è il tempo. Non certo quello necessario a valutare le ricadute del suo intervento sugli assetti presenti e futuri della città, ma quello che l’amministrazione vorrà prendersi per dare il suo consenso e quello della conseguente catena di pratiche autorizzative che consentirebbero l’inizio lavori fra tre o quattro anni.

Questa preoccupazione si trasforma in pressione, che si riduce ad una sorta di ricatto: o adesso o mai più.

Se il Comune vorrà stare a questo gioco, come la vecchia dama contratterà per la figlia il miglior partito, così contratterà nell’interesse della città, focalizzando quali sono i fabbisogni pubblici e le potenzialità dell’area.

Il progetto di Benko rappresenterebbe un punto nella maglia nel tessuto urbano, che seppur singolo ha un peso per nulla irrilevante rispetto all’equilibrio della tessitura complessiva.

L’Areale sarà il nuovo centro della mobilità di Bolzano, un’occasione di sviluppo per l’intera città. Le sue fasi di realizzazione renderanno disponibili solo per ultime le area residenziali e per il terziario destinate agli investitori privati, che dovrebbero sostenere tutta l’operazione. L’Areale per partire avrà bisogno di ingenti finanziamenti pubblici e di una forte volontà politica e condivisione pubblica. Le ricadute sulla città saranno valutabili tra venti o trenta anni.

D’altra parte la posta in gioco per la città non consente errori.

Luigi Scolari

Info e immagini al sito ufficiale del Kaufhaus Bozen

Funivia del Renon: dal carosello degli uffici, scandaloso “caro affitti” per la Provincia

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UN DOSSIER DEL GRUPPO VERDE – L’obbiettivo proclamato dalla Provincia è quello di ridurre le spese di affitto per i propri uffici. Il caso del “carosello degli uffici” che ruota attorno al “Ribo Center” presso la stazione a valle della funivia del Renon dimostra però il contrario: alla fine dei vari trasferimenti la Provincia spenderà dal doppio al triplo di quanto spende oggi di affitti per i propri uffici.

E’ un ulteriore capitolo di questa storia scandalosa, già oggetto di un’indagine della Corte dei Conti per il fatto che la Provincia ha pagato per l’edificio presso la funivia due anni di “affitti a vuoto”, senza trasferirvi i suoi uffici.

I conti del “carosello degli uffici” li ha fatti il Gruppo Verde in Consiglio provinciale in due interrogazioni che costituiscono un vero e proprio “dossier sugli affitti provinciali”.

In sistesi: al “Ribo Center la Provincia sposta la Mobilità (assessorato Widmann), finora ospitata nel palazzo provinciale nr. 3. Qui si trasferiranno l’assessorato al Bilancio (Bizzo) e le sedi dei sindacati provinciali.

Alla fine la Provincia risparmierà nelle spese di affitto? Niente affatto: il dossier del Gruppo Verde dimostra al contrario che la Provincia pagherà molto di più: da due a tre volte tanto. Gli aumenti oscillano tra i 75.000 euro, ai 127.000 euro in più all’anno, a seconda dei criteri di calcolo.

In più c’è il “giallo” dell’affitto a carico della Provincia per l’edificio di piazza Università che ospita attualmente l’assessorato Bizzo: la Regione, che ne è la proprietaria, nel novembre del 2012 l’ha aumentato di 260 volte!

Pubblico di seguito le parti descrittive delle due interrogazioni-dossier.

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Progetto Benko: risanamento o speculazione?

Planimetria ufficiale del Benko-World: via Garibaldi è esclusa
Planimetria ufficiale del Benko-World: via Garibaldi è esclusa

AL CONTRARIO DI QUANTO MOLTI PENSANO, VIA GARIBALDI NON C’ENTRA: AL FINANZIERE AUSTRIACO INTERESSA SOLO L’HOTEL ALPI, LA STAZIONE DEI BUS E IL PARCO, PER CEMENTIFICARLO. L’INTERESSE DELLA CITTA’, INVECE, IMPONE IL RISANAMENTO DI VIA GARIBALDI E LA RIQUALIFICAZIONE DEL PARCO, MANTENENDO IL VERDE. RIUSCIRA’ IL COMUNE A IMPORRE QUESTE CONDIZIONI, DOPO ESSERSI DATO LA ZAPPA SUI PIEDI CON LA LEGGE “AD PERSONAM”?

Intervento pubblicato sull’Alto Adige del 19 luglio 2013

Sbaglia chi dice che il progetto Benko prevede il risanamento di via Garibaldi. Non è così: il finanziere austriaco ha chiarito a più riprese che quei palazzi di faccia alla ferrovia non gl’interessano. Troppe grane, troppi proprietari, troppi inquilini, troppo degrado. Il Comune gliel’ha ha proposto e ha insistito, ma lui ha sempre risposto: Garibaldi? Nein danke!

Nelle planimetrie mostrate da Benko alla stampa si vede chiaramente quello che vuole: Hotel Alpi, stazione dei bus, Parco della Stazione. Il rendering del nuovo Benko-Center mostra l’edificio sinuoso di vetro e cemento sul lato di via Alto Adige. Dietro l’edificio si vede il Colle. Via Garibaldi resta alle spalle, coi suoi palazzoni cadenti, a diversi metri di distanza dallo scintillante Benko-World.

Perché insisto su questo aspetto? Per un motivo semplice. Perché incontro continuamente persone convinte che il progetto Benko consista nel “risanamento di via Garibaldi”. E aggiungono: “Altrimenti, che risanamento sarebbe?”. Appunto!

L’equivoco è più che naturale. Poiché Benko userà la “legge speciale” (speciale per lui) sui “risanamenti urbani”, tutti sanno quel che c’è da risanare in quella zona. Non certo l’hotel Alpi, che per qualche architetto è opera di pregio. Né la stazione dei bus, per qualcuno “bruttina”, ma certo non disastrata e oltre tutto in attesa d’essere spostata nel nuovo areale ferroviario, con immediata coincidenza treno-bus. Hotel Alpi e stazione dei bus non sono “risanamenti”, ma semplici operazioni immobiliari da cui un privato attende, alla fine, un profitto.

Discorso diverso quello del Parco della Stazione, su cui Benko vorrebbe realizzare un’ala del megastore, cementificandolo.

Oggi il Parco è degradato. Abbandonato a se stesso. Puzzolente. Nessuna famiglia bolzanina ci porterebbe bambini a prendere fresco. Tuttavia quel parco è il solo polmone verde di questa parte della città. Tagliare i grandi alberi che gli fanno ombra e cementificarlo sarebbe da pazzi: quel verde è un fattore di qualità straordinario per un centro urbano!

Nessuna città europea oggi elimina i pochi spazi verdi che ha nell’area urbana ed esistono casi di sorprendente riqualificazione di parchi ben più degradati del nostro. Prendiamo esempio dalle ristrutturazioni urbane d’avanguardia: l’area verde in faccia alla stazione, e anche via Garibaldi, oggi sosta per l’emarginazione sociale, possono diventare il biglietto da visita di una città accogliente, moderna, ecologica, colta e bella.

Parco e via Garibaldi, dunque: sono queste le aree che meriterebbero un vero e radicale piano di risanamento per il bene di Bolzano, con partenariato pubblico-privato. Avrà il Comune la forza di prescriverlo a René Benko o a chiunque altro voglia investire e fare profitti sull’area tra via Perathoner, via Alto Adige e la stazione ferroviaria?

Credo che questo sarà il tema del confronto dopo l’approvazione della famigerata “Lex Benko”, a cui io mi sono opposto con tutte le forze in Consiglio provinciale e su cui vorrei spendere ancora due parole.

Mi sono opposto perché le leggi “ad personam” sono l’opposto di uno Stato di diritto dove i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge. Mi sono opposto perché ritengo che la pari opportunità sia una condizione-base per un’economia sana e un mercato efficiente. E mi sono opposto perché l’operazione Benko sarebbe stata possibile anche con la normativa precedente, ma con Comune e cittadini protagonisti, mentre con la “Lex Benko” è il privato che compra, decide e mette la città di fronte al prendere o lasciare.

Con la “lex Benko” le pubbliche istituzioni si sono date la zappa sui piedi e hanno messo noi cittadini e cittadine di fronte all’umiliante spettacolo di un finanziere che arriva, mette sul tavolo 180 milioni e si compra così non solo un pezzo di città, ma anche la legge.

LEX BENKO: LA CITTA’ SVENDUTA

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Articoli ad personam per “l’uomo dei miracoli”, moltiplicazione delle cubature nel verde agricolo, consigli comunali e cittadini tagliati fuori dalle decisioni, il futuro della città in mano ai privati e ai loro profitti. La “riforma urbanistica” incentiva il consumo di suolo ed amputa la democrazia. Per orientarsi nella giungla delle norme: la mia relazione di minoranza in Consiglio provinciale.

“LEX BENKO”: I CITTADINI NON SONO PIU’ TUTTI UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE.

Partiamo dall’attualità. Con un accordo personale con il sindaco Spagnolli, l’ex vice Sindaco Pichler Rolle ha introdotto in Commissione i nuovi articoli 55 bis e 55 ter che – in stile Widmann – introducono „zone di riqualificazione urbana di iniziativa privata“. La procedura vigente viene rovesciata: non è l’ente pubblico che – in base all’interesse collettivo – individua nel piano urbanistico le aree da riqualificare, ma è il privato che – dopo aver acquistato in anticipo le parti di città che  gli interessano – mette sotto pressione il Comune affinché tali aree vengano dichiarate „da riqualificare“ e vengano sottoposte a una procedura accelerata che non prevede più la partecipazione dei cittadini e delle cittadine (neppure dei confinanti!). Il Consiglio comunale viene coinvolto alla fine, a giochi fatti.

Dopo un aspro dibattito in città, l’assessore Tommasini ha presentato ora una proposta cosiddetta „di compromesso“, che compromesso non è affatto.

Infatti, la nuova versione Tommasini introduce un doppio binario:

  • Da un lato, con i nuovi articoli55 bis, ter e quater, ripristina una normativa simile a quella oggi vigente, che parte dall’inserimento di zone di riqualificazione urbana nel Piano Urbanistico Comunale sotto la regia del Comune.
  • Accanto a questo però, col nuovo articolo 55 quinquies, mantiene anche la possibilità delle „zone di riqualificazione urbana di iniziativa privata“ che esautorano l’ente pubblico e i cittadini e trasformano la pianificazione urbana in un accordo tra un sindaco e un privato, col consiglio comunale coinvolto a cose già fatte. Ovviamente sarà proprio questo il binario che seguirà il progetto Benko, che ritiene l’Hotel Alpi da dichiarare „zona da riqualificare“ solo perché l’ha acquistato, mentre il suo piano non coinvolge affatto – ad esempio – l’edificio degradato su via Garibaldi, quello sì in condizioni di emergenza!

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La “Lex Benko”rivela lo spirito di questa “riforma urbanistica”, che consegna il territorio agli interessi privati, umilia il bene pubblico, cancella la pianificazione e affida i nostri centri urbani alla volontà del mercato e del puro profitto.

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Centrale: il Seit in rivolta

LAIVES: SULLA CENTRALE ELETTRICA A POMPAGGIO AL SEIT MOLTO FUMO E POCO ARROSTO. E QUEL POCO, DI PESSIMO GUSTO. GLI ABITANTI ABBANDONANO L’ASSEMBLEA PER PROTESTA.

La serata organizzata a Laives dalla società “South Tyrol Energy” ha confermato i dubbi dei Verdi sul mega-progetto di centrale elettrica a pompaggio che, rifiutata sul Renon (qui l’analisi e la storia), viene ripresentata identica nel comune della Bassa Atesina.

La presentazione è stata confusa, i pochi dati sono stati dichiarati “provvisori”, dunque inattendibili.

Il responsabile del progetto, dott. Christian Masten (lo stesso del fallito progetto del Renon) non ha saputo dare alcuna garanzia di quanto promette:

  • Nessuna garanzia sull’uso esclusivo di energie rinnovabili per il pompaggio: la centrale rischia di diventare un impianto di riciclaggio di energia “sporca”.
  • Nessuna garanzia sulla redditività economica del progetto: i famosi due milioni al comune di Laives sono per ora un puro specchietto per le allodole.
  • Nessuna garanzia sull’equilibrio idrico: gli enormi lavori di scavo metteranno a  grave rischio le sorgenti e l’approvvigionamento di acqua a monte e a valle.
  • Nessuna garanzia sul traffico causato dai cantieri: 130 camion al giorno intaseranno la viabilità tra Laives e Bolzano, vanificando l’effetto delle circonvallazioni appena costruite.
  • Nessuna garanzia sulla protezione del paesaggio, sul rumore e sull’inquinamento, sia in fase di cantiere che di esercizio.
  • Nessuna garanzia sui partner che finanzieranno l’investimento: parlare di “grosse imprese elettriche italiane e austriache” senza fare alcun nome è una presa in giro.

Bene hanno fatto a protestare con forza gli abitanti del Seit-la Costa, che hanno abbandonato la sala quando Masten ha spiegato che il progetto si spostava dal Renon alla loro zona perché “sul Renon vivono 8500 persone, mentre al Seit solo 300”. Un’affermazione cinica che conferma che l’impatto ambientale sarà gravoso e pieno di incognite.

In sostanza, sul progetto di centrale elettrica a pompaggio la “South Tyrol Energy” ha offerto molto fumo, ma poco arrosto.

E quel poco di arrosto che si è intravisto rischia di avere un sapore molto amaro per la popolazione e per i comuni dell’area interessata.

Inceneritore, l’esposto

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UN AUMENTO DI SPESA DEL 65% IN SOLI 6 ANNI. UNA GARA D’APPALTO ANNULLATA E RIPETUTA TRE VOLTE, FINCHE’ RESTA IN CAMPO UNA SOLA CORDATA CHE VINCE SENZA RIBASSO CON UN PROGETTO INADEGUATO. POI UNA VARIANTE DI 19,4 MILIONI PER METTERE LE COSE A POSTO. ABBASTANZA PERCHE’ INDAGHI LA CORTE DEI CONTI.
Ecco l’esposto che abbiamo presentato questa mattina alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Bolzano.

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Città divisa

altstadtfestBOLZANO – Festa del centro. Due mi mangiano vicino, sbevazzano e urlano: “odiamo i tedeschi, razza inutile e dannosa”. Vomito, mi alzo, giro.

Agli stand vedo solo associazioni di lingua tedesca, Pichler Rolle seduto nello stand più grande in piazza Walther si atteggia a sindaco di 1/3 di Bolzano. Non riconosco la mia città.

Gino di Stasio del Masetti racconta che le associazioni italiane si sono ritirate una dopo l’altra: erano ben nove quanche anno fa, ora sono rimaste solo in due.

Stessa sera: festa dei calabresi a Regina pacis e festa di via Resia in via Resia.  A ciascuno il suo ghetto.

Il limite della decenza

Olimpia Carpi, nata a Bolzano nel 1940, arrestata all'indomani dell'8 settembre 1943 e morta ad Auschwitz nel 1944
Olimpia Carpi, bambina ebrea nata a Bolzano nel 1940, arrestata all'indomani dell'8 settembre 1943 e morta ad Auschwitz nel 1944

ELLECOSTA NON PUO’ FARE IL VICESINDACO DI BOLZANO 

CONSIDERAZIONI SU UN CASO CHE NON È CHIUSO

E TRE EDITORIALI CHE HANNO RISVEGLIATO LE COSCIENZE

Ribadisco quel che ho detto in piazza il 25 aprile: non può fare il vicesindaco di una città d’Europa, e di una giunta di centro sinistra, chi rifiuta i valori della Resistenza e della Liberazione (quella vera), chi non guida il corteo a lui affidato sui luoghi della memoria, chi non si presenta al muro dell’ex Lager di Bolzano – parte integrante della macchina di sterminio nazista – per onorarne le vittime, chi giustifica queste sue scelte dicendo che il Sudtirolo fu liberato dai nazisti l’8 settembre 1943 (cui seguì il 9 settembre 1943, giorno in cui fu firmato l’ordine di arresto di tutti gli ebrei del Sudtirolo, che per primi in Italia finirono ai campi di sterminio).

Ellecosta può dire queste cose solo perché – paradosso per lui – il Sudtirolo è in Italia, paese che non ha mai davvero fatto i conti fino in fondo col passato fascista. In Germania ed Austria, per dichiarazioni simili, Ellecosta sarebbe finito sotto processo.

Mi dispiace per il mio sindaco, ma le dichiarazioni di Spagnolli di ieri (“per me non è mai esistito un caso Ellecosta”) e la sua fretta di chiudere la vicenda sono inadeguate alla gravità della situazione e non rispondono al giusto sdegno espresso dall’opinione pubblica. E’ il colmo che la politica sia in questo caso anni luce più arretrata degli organi di informazione, che in questi giorni tengono alta la guardia e segnalano con forza che in una terra come il Sudtirolo esistono limiti che non possono essere superati se non si vuole mettere a repentaglio la convivenza e la coscienza civile.

Penso in particolare a quanto pubblica in questi giorni il quotidiano Dolomiten e il suo Direttore Toni Ebner: loro – eredi di una famiglia di Dableiber – sanno bene quali conseguenze possa avere il veleno sparso da dichiarazioni come quelle di Ellecosta e quanto di “passato che non passa” si nasconda dietro certe frasi.

Dal 25 aprile a oggi Ellecosta ha piccatamente riconfermato le sue affermazioni, salvo piccoli spostamenti di accento. Ma la tecnica del lanciare il sasso e poi nascondere la mano è tipica di queste provocazioni: intanto, chi deve capire ha capito. Intanto, certe cose sono diventate di nuovo “salonfähig”, certe cose di cui finora ci si vergognava si possono di nuovo dire nei salotti buoni. Bisogna ristabilire il limite della decenza.

Per me Ellecosta ha finito di essere vicesindaco della mia città dalla mattina del 25 aprile 2009. E come me la pensa, sono sicuro, la maggioranza delle cittadine e dei cittadini di Bolzano, cui in questi giorni la stampa sia tedesca che italiana dà autorevolmente voce. Il caso non è chiuso. Chiedo al mio sindaco e alla mia amministrazione civica di trarne le conseguenze.

Pubblico di seguito, condividendoli interamente, gli editoriali di Toni Ebner sul Dolomiten e di Mauro Fattor e dello storico Andrea di Michele sull’Alto Adige

Prima però, voglio aggiungere un ultimo punto: esiste anche un “caso Brunico”.

Bisogna infatti interrompere la spirale di provocazioni e controprovocazioni che si è innestata da oltre un anno e che rischia di farci precipitare negli anni peggiori della nostra storia. Il modo in cui il Questore ha gestito la piazza di Brunico è assolutamente inaccettabile. Lo spiegamento di forze dell’ordine (600 uomini) e altre irritanti e inutili misure hanno assunto il sapore di una prova di forza con gli Schützen. Aver lasciato al gruppo Seppi di “onorare” il monumento, isolato dalla sera prima, ricorda i tempi in cui gli apparati dello stato usavano i fascisti come quinta colonna. Uno Stato democratico garantisce il diritto a manifestare e la democrazia e non si comporta come una banda contrapposta all’altra.

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Il monumento, la testa ed il cuore

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Da una parte la testa, dall’altra il cuore – e parlano due linguaggi diversi. Quando c’è in ballo il Monumento alla Vittoria il problema è tutto qui. Che testa e cuore non s’incontrano.

Per chi, come me, parla con la testa (“bella forza – mi sento già dire – tu mica sei nato qui!”) il professor Paolo Nicoloso – studioso del “Mussolini architetto” – e il rettore Walter Lorenz hanno detto l’ultima parola nel dibattito promosso da Università e Alto Adige.

Col monumento, Mussolini volle abusivamente appropriarsi della prima guerra mondiale celebrandola come vittoria fascista e arruolando forzatamente i caduti in un fascismo ante litteram. Specialmente il socialista Cesare Battisti, che l’ex socialista Mussolini fece suo poco dopo aver fatto assassinare il socialista Matteotti e aver imposto la dittatura. La decisione, venuta subito dopo, di costruire il monumento alla Vittoria a Bolzano fu l’occasione per lanciare una mobilitazione patriottica nazionale con cui consolidare la svolta autoritaria e radicare il troppo recente regime nella bruciante memoria della “Grande guerra”, prendendo in ostaggio così la storia collettiva degli italiani, oltre che i caduti e i “martiri”.

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Cercasi Uni

uni-bzSTUDENTI CHE NON SEMBRANO STUDENTI. DOCENTI CHE NON SOMIGLIANO A DOCENTI. E PER CONTENITORE, UN BUNKER.

CHE RAZZA DI UNIVERSITA’ E’ – LA LIBERA UNIVERSITA’ DI BOLZANO?

Un mio articolo per “Skolast”, rivista della Südtiroler Hochschülerschaft, l’associazione degli studenti universitari sudtirolesi.

Giovedì 30 ottobre un corteo di studenti ed insegnanti delle scuole superiori ha attraversato Bolzano. Duemila, dice la polizia. Protestavano contro la riforma della ministra Gelmini, che taglia centinaia di milioni di finanziamenti e migliaia di posti di lavoro in tutto il settore dell’istruzione, dalle elementari all’università. Tanti altri cortei attraversavano tante altre piazze d’Italia, fino a Roma dove sfilavano un milione di persone. A Bolzano erano duemila, secondo la polizia.

Quando il corteo è arrivato davanti all’università, in piazza Sernesi, la scena è stata desolante: studenti e studentesse dell’Ateneo se ne stavano seduti al bar della Lub dentro e fuori, indifferenti, mentre altri si affacciavano dalla terrazza in alto, con lo sguardo di chi vede passare per strada un circo di saltimbanchi. A quella vista, gli studenti delle scuole superiori in sciopero hanno cominciato a scandire: “Vergogna, vergogna…” rivolti ai loro colleghi più grandi che li contemplavano indifferenti tra bar e terrazza.

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Ebrei-Juden. 70 anni fa

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Eine […] Zeitzeugin aus Bozen erinnert sich schmerzlich, wie 1938 auf einmal alles anders wurde: „Freunde, die uns bisher gegrüßt hatten und öfters bei uns zuhause zu Gast waren, kannten uns plötzlich nicht mehr, sie grüßten uns nicht mehr. Wir hatten mit niemandem mehr Kontakt in der Stadt, auch nicht mit unseren Nachbarn. […] Eine ganz traurige Zeit hatte für uns begonnen: ich war ein junges Mädchen, alle meine Freundinnen….. auf einem Mal hatte ich niemanden mehr. Meine beste Freundin -alle Mädchen haben mit 15 Jahren eine beste Freundin- … ich sehe sie auf der Straße, laufe ihr mit weit geöffneten Armen entgegen und sage: „Hallo Sophie” … und sie schaut durch mich hindurch, als wäre ich von Glas, als wäre ich Luft, und geht weiter!”

BOLZANO, 17 NOVEMBRE 2008. Oggi è l’ultimo giorno in cui rivesto la carica di Presidente del Consiglio. Ed oggi, ma settant’anni fa, nel 1938, l’Italia di Mussolini emanò le leggi razziali, con cui fu dato il via libera alla persecuzione degli ebrei. In questo mio ultimo giorno ho dunque pensato fosse giusto recarmi al Monumento alle vittime dell’Olocausto al cimitero di Bolzano e rendere loro omaggio, per contribuire a fissare questa data nella memria collettiva di questo nostro Alto Adige Südtirol, in cui spesso la memoria, anche quella antifascista, è dimezzata.

Con me sono venuti il sindaco di Bolano, i rappresentanti della Comunità ebraica di Merano e tante altre persone, tra cui un nutrito drappello di storici e storiche. Non si può fare professione di antifascismo senza mettere al centro le prime vittime del nazifascismo, gli ebrei. E non si può credibilmente parlare di tutela delle minoranze se si dimentica la minoranza più perseguitata. Su questo il Sudtirolo ha ancora un po’ di strada da fare.

Troppo a lungo la storia degli ebrei sudtirolesi, in particolare meranesi, perseguitati e deportati (e poi sterminati) anche con l’aiuto di nazifascisti loali, è stata dimenticata. Nella persecuzione degli ebrei la provincia di Bolzano ha infatti un triste primato. Fu da qui che il 16 settembre 1943  partì il primo convoglio di ebrei di nazionalità italiana diretto verso i campi di sterminio nazisti.

Centro della persecuzione anti ebraica in Alto Adige fu la città di Merano. Qui viveva una folta comunità cosmopolita. Il 9 settembre del 1943 il Gauleiter Hofer firmò l’ordine di arresto immediato di tutti gli ebrei residenti nel territorio. La prima retata fece 25 vittime, che partirono una settimana dopo per i campi di sterminio in Austria e Germania. Seguirono diverse persecuzioni, arresti e deportazioni, soprattutto verso Auschwitz, fino alla fine della guerra. In totale, gli ebrei meranesi vittime dell’Olocausto sono 81 (2 sole persone tornarono vive dai campi di sterminio). I loro nomi, insieme ai 16 di ebrei italiani uccisi in via Resia, sono riportati sulla lapide del cimitero di Bolzano.

Di seguito il mio discorso davanti al Monumento all’Olocausto, in italiano e tedesco.

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Monumenti fascisti

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Ora basta. Che siano gli Schützen a sollevare il problema dei monumenti fascisti a Bolzano, rimasti intatti nella loro simbologia e nella loro carica politica, è una sconfitta di tutti i democratici a cui non bisogna più rassegnarsi. E che gli Schützen usino l’argomento strumentalmente, non rende più accettabile l’intollerabile visione del duce a cavallo, circondato dal “credere obbedire combattere”, piazzato senza commento, come fosse normale, nella cittadella della giustizia di Bolzano.

Ma la cosa più assurda, che solo in pochi sanno, è che questo bassorilievo inneggiante a Mussolini non fu messò lì dal regime fascista, ma vi fu collocato DOPO, a metà degli anni ’50, cioè un decennio dopo la Liberazione del 25 aprile 1945, un decennio dopo la Costituzione della repubblica, un decennio dopo la sconfitta del nazifascismo. L’edificio su cui sta, infatti, doveva essere originalmente la “casa del fascio”, ma fu completato solo dopo la guerra non cambiando nulla del progetto originario e attaccandoci sopra – nel 1957, come nulla fosse! – il bassorilievo ordinato all’artista Hans Piffrader (intanto morto da 7 anni) dai gerarchi fascisti. Questo dimostra quanto a Bolzano non si sia mai realizzata quella “rottura antifascista” che la lotta partigiana aveva realizzato nel resto d’Italia. Questa rottura va fatta oggi, certo con altri metodi e tempi rispetto a quella che si realizzò nel resto della penisola il 25 aprile 1945. Ma Bolzano attende ancora una “Liberazione”.

Bisogna dunque svegliarsi. Anche perché, con 8 patrioti-populisti in consiglio provinciale che parleranno un giorno si e uno anche di distacco dall’Italia e toponomastica monolingue e quattro della destra italiana di cui tre dell’ala oltranzista che sulla polemica etnica ci andranno a nozze, o togliamo gli scheletri dall’armadio, oppure quegli scheletri ci infetteranno. Dunque, la discussione va aperta.

E va detto a chiare lettere che a Bolzano la storia del ‘900 e delle dittature non è stata mai elaborata, se non da minoranze intellettuali. Ci sono troppi antifascisti dimezzati: fascisti che fanno gli antinazisti (in realtà gli antitedeschi) e nazistelli che giocano all’antifascismo (in realtà all’anti-italianismo). E’ l’ora che ciascuno faccia pulizia a casa propria. E non mi importa della disputa su chi comincia per primo: cominci chi ha più coraggio.

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