AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT”. Ascoltare i sindacati? Njet!

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Si litiga su un documento di CGIL CISL e UIL: respinta la proposta di un’audizione. Commissioni dei 6 e dei 12: trasparenza e democrazia sono lussi che non possiamo permetterci?

Venerdì 17 febbraio. La seduta è appena cominciata e Florian von Ach, Bundesgeschäftsführer degli Schützen chiede subito la parola. Si vede che ha un diavolo per capello. Ha in mano un documento e ne è scandalizzato. Per lui si tratta di affermazioni inaccettabili, un attentato all’autonomia perpetrato da “filiali locali di organizzazioni nazionali”, come dire estranee alla realtà del Sudtirolo. Gli dà man forte Wolfgang Niederhofer: “Questo testo è pieno di spirito nazionalista!”. E che sarà mai?

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AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” Democratizzare l’autonomia: Provincia, Comuni, cittadinanza. E Bolzano capoluogo

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VENERDI’ 4 NOVEMBRE – In una Convenzione decimata dalla settimana di vacanza autunnale (presenti una ventina su 33, al lumicino la componente italiana) si arriva al punto decisivo: quanto è democratica l’autonomia? Si discute finalmente dei rapporti interni al territorio: quale ruolo devono avere i comuni, quale potere le cittadine e i cittadini. Molto passa di qui: le relazioni tra i gruppi linguistici, tra centro e periferia, tra vecchi e nuovi cittadini.

Ho preparato un testo di due pagine e, visto che non comincia nessuno, parto io. Parto da una considerazione: finora l’autonomia è stata costruita sul conflitto Provincia-Stato e sul trasferimento di poteri dallo Stato alla Provincia. Poteri che si sono fermati e concentrati sulla Provincia intesa sia come ente, sia come organi al vertice: Giunta provinciale e Landeshauptmann. E’ stata l’era Durnwalder, l’era dei Comuni meno autonomi d’Italia, l’era dei cittadini che fanno la fila alle cinque del mattino. L’era del centralismo provinciale (contestato a Roma e riprodotto bonsai a Bolzano) e del deficit di democrazia. L’era in cui, se parlavi di “federalismo interno”, ti rispondevano “federalismo che?”. Quel System Südtirol è ancora qui.

Un nuovo sistema va fissato in un nuovo Statuto e la Convenzione è l’occasione per farlo. Bisogna passare dalla logica verticale della “lotta contro Roma” a quella orizzontale di un “sistema delle autonomie” (al plurale!), in cui la conquista di più potere per la Provincia si accompagna il trasferimento di maggiori poteri verso il basso. E’ l’idea di un’autonomia partecipata, una autonomia dei cittadini e delle cittadine, che proprio la Convenzione doveva inaugurare, ma che ancora non si vede. Non va inventato nulla: bisogna solo introdurre anche da noi i principi delle costituzioni europee più avanzate:

  • la sussidiarietà, cioè il trasferimento dei poteri agli organi più vicini alla popolazione;
  • la differenziazione, che vuol dire che la Provincia deve fare le leggi, ma l’amministrazione va trasferita ai Comuni;
  • e l’ adeguatezza, che vuol dire che ogni problema va affrontato nella dimensione ottimale.

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AUTONOMIA, Diario dalla “Convenzione”: Minoranza, tutele e libertà

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Venerdì 8 luglio 2016. Dunque oggi siamo arrivati al dunque: la “tutela delle minoranze”. Che sarebbe come dire: “convivenza”. Invece si parte dal “Minderheitenschutz” e questo la dice già lunga.

Quindi mi iscrivo al volo, scavalcando Durnwalder, che per una volta arriva secondo. Attacco con la domanda: “Che significa tutela delle minoranze nell’anno 2016, rispetto al 1972 dello Statuto?”. Semplice: è cambiato il mondo.

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AUTONOMIA. Diario dalla “Convenzione”: Regione no, Regione sì, Regione come?

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Sabato 2 luglio 2016. Oggi per la prima volta nella Convenzione per l’autonomia (quella con 33 componenti, per capirci) siamo entrati nel merito. Così comincio a redigere questo piccolo e soggettivo diario, per tenervi al corrente di quel che succede là dentro. Il tema era: che fare della Regione?

Il primo a intervenire è stato Luis Durnwalder. Per lui la Regione non ha senso, non l’ha mai avuto, e dunque va abolita. Al suo posto vanno istituite due regioni autonome: la Regione Trentino e la Regione Sudtirolo. Che poi potranno scegliere di collaborare, se lo vogliono, come con qualsiasi altra regione d’Europa.

Il secondo a intervenire sono stato io, annunciando un “controcanto” rispetto alla posizione di Durnwalder. Che la Regione così com’è non vada, siamo tutti d’accordo. Ma bisogna per questo rompere definitivamente il quadro regionale? Ho sostenuto che ci sono buoni motivi per non farlo e quel che ho proposto è una riforma radicale della Regione, una “Regione leggera”, una piattaforma di cooperazione istituzionale e rafforzata tra le due province basata sulla volontarietà, su meccanismi di intesa nella definizione dei temi da affrontare (che si stabiliscono volta per volta, senza definirli a priori) e delle “linee guida” da approvare con maggioranze qualificate (2/3?) di ciascun Consiglio provinciale.

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BBT ohne Nachhaltigkeit und CO2 Reduktion

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Die Studie wurde bereits 2010 abgeschlossen, aber bis jetzt mit Bedacht zurück gehalten. Die Grüne Landtagsfraktion veröffentlicht die Untersuchung zur CO2-Bilanz des Brennerbasistunnels. Die Resultatte sind alarmierend: Nach der Untersuchung werden mindestens 20 Jahre Tunnelbetrieb notwendig sein, um die Treibhausgase zu kompensieren, die bei seinem Bau produziert wurden. Aber bei genauer Lektüre tritt die Wahrheit klar hervor: 20 Jahre reichen bei weitem nicht aus!

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Ambientalisti: no a Benko, sì all’Areale

Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse
Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse

Si allarga il fronte del no al progetto Benko e del sì al progetto Areale. Dopo la protesta di ieri delle categorie economiche e dei sindacati, dopo l’opposizione di architetti/e e urbanisti/e, oggi prendono la parola i movimenti ambientalisti. Intanto è stato presentato il progetto esecutivo, lo studio di fattibilità e il modello economico della riqualificazione delle aree ferroviarie dismesse, una vera e propria “nuova Bolzano” progettata e voluta da anni. L’alternativa pubblica alla cementificazione privata.

In una conferenza stampa convocata simbolicamente presso l’Hotel Alpi (destinato alla demolizione) le associazioni ambientaliste dio Bolzano e provincia hanno presentato questo documento:

Le associazioni AMBIENTE e SALUTE, DACHVERBAND, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE e WWF intendono dichiarare la propria assoluta contrarietà al “Progetto Benko” attualmente in corso di discussione all’interno dell’Amministrazione Comunale di Bolzano.

Contrarietà alle procedure della Legge Urbanistica che consentono questo tipo di proposte ma anche al merito del progetto stesso.

Tale progetto viene spacciato per una semplice riqualificazione di un’area degradata e la fantasmagorica creazione di uno stupendo centro commerciale, il tutto senza spese per la collettività che anzi ne dovrebbe ricevere solo vantaggi.

In realtà si tratta di un’opera epocale che trasformerà in maniera drastica quella che è l’attuale porta di accesso al centro storico per chi proviene da fuori città favorendo interessi privati con l’ente pubblico supino e la cittadinanza lasciata in un angolo.

L’art 55 quinquies della Legge Urbanistica Provinciale ha dunque iniziato ha partorire i suoi primi mostri.

Stravolgendo completamente una prassi che vede assegnato il ruolo di guida delle trasformazioni urbane all’ente pubblico e quindi alla comunità tutta, ora, (lasciando tempi ridottissimi alle decisioni) qualunque privato dotato di ingenti risorse finanziarie potrà proporre e, vista la crisi finanziaria dell’ente pubblico, costruire in barba a tutta la normativa e programmazione esistente pagando  il prezzo da lui stesso determinato.

Il primo esempio di quello che può succedere in nome di una deregolarizzazione troppo spinta è proprio il “Progetto Benko”:

  • volumetrie spropositate (si andrebbero addirittura a raddoppiare le superfici di vendita attualmente esistenti in tutta la zona),
  • disinteresse per la città consolidata e storicamente determinatasi,
  • spregio del verde di qualità presente nell’area (una delle poche aree del centro storico),
  • nessun coordinamento con il progetto del vicinissimo areale ferroviario,
  • nessuna analisi di impatto sulla struttura socioeconomica della città intera,
  • interesse pubblico dell’intervento tutto da dimostrare.

Bisognerebbe chiedersi se Bolzano ha bisogno di questa enorme volumetria (si pensi solo all’immenso sfitto o non occupato esistente per non parlare dei cantieri infiniti sparsi per la città, anche in aree di pregio) e soprattutto se non si rischia di creare squilibri socioeconomici di portata non attualmente misurabili: centro sempre più attrattore di funzioni pregiate (e prezzi conseguenti) e gli altri quartieri residenziali che si svuotano delle funzioni qualificanti.

Ma anche entrando nel dettaglio del progetto si  trovano evidenti e gravi negatività: sparisce una bella fetta del secolare parco di Piazza Stazione per essere rimpiazzato da giardini pensili la cui qualità e possibilità di fruizione rimane assai dubbia.

Tutte le ingenti volumetrie sembrano concepite come occupazione ottimizzata delle aree disponibili senza un vero disegno urbano.

Si portano ulteriori auto in centro seppur collegando i vari parcheggi esistenti interrati con una viabilità ipogea che certo non risolve i problemi generali della viabilità. Anzi, vista la squilibrata forma urbis di Bolzano, nelle vie di accesso i problemi si aggraveranno.

Si propone una funivia del Virgolo che porta verso…aree private che probabilmente avranno bisogno anch’esse di ristrutturazione urbanistica…

Per quanto si è visto finora non si è ancora visto un bilancio energetico dell’operazione ne tantomeno una tempistica degli interventi.

Non si è poi tenuto conto degli aspetti sociali di tutta la città: le persone che attualmente occupano l’area si sposteranno in zone più periferiche dove le attività commerciali già asfittiche soffocheranno irrimediabilmente.

E il bilancio occupazionale non considera che Bolzano non è una metropoli e se si creano posti di lavoro di un certo tipo da una parte se ne perdono altrettanti negli altri quartieri danneggiando il tessuto sociale connettivo fatto di rapporti di vicinato e frammistione delle attività.

Non ultimo ci pare assai carente il coinvolgimento della cittadinanza che si ferma ad una piccola indagine sui media e ad una bacheca con un plastico. Riconosciamo il diritto di quanti vivono e lavorano in Bolzano ad essere coinvolti in decisioni di questa portata che possano soppesare i pro e i contro e decidere poi di conseguenza.

Dal momento che il Comune non si è dotato di strumenti di Democrazia Diretta che lascino ai cittadini il potere decisionale di fronte a progetti di grande impatto economico o urbanistico ci si aspetta che sia l’amministrazione stessa a chiederne il parere di fronte a proposte che stravolgono un’area di queste dimensioni con ricadute su tutto il tessuto urbano e sociale.

E infine si viene a costituire un precedente pericoloso: cosa potrà opporre l’Amministrazione Comunale quando le verranno proposti nuovi progetti?

 AMBIENTE e SALUTE – DACHVERBAND – ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – WWF

KAUFHAUS O AREALE?

L'areas che verrà cementificata per realizzare il Kaufhaus
L’area che verrà cementificata per realizzare il Kaufhaus

Il mega centro commerciale di Benko sarà la morte del ventennale progetto dell’Areale Ferroviario? E quali conseguenze sul traffico, sul verde, sul commercio, sull’assesso urbano – in una parola, sul futuro di Bolzano? Un’analisi puntuale dell’architetto Luigi Scolari (sintesi di due articoli apparsi sul “Corriere dell’Alto Adige”)

IL PROGETTO IN MOSTRA

L’esposizione del progetto Kaufhaus-Bozen è una mostra d’architettura degna dell’architetto di cui si espone l’opera, l’inglese David Chipperfield.

Un plastico illustra in tre dimensioni il tessuto edificato che circonda l’area di progetto. Consente di comprendere la grandezza dell’intervento. Il nuovo edificio occupa da solo e per intero tutta la superficie dell’isolato più grande.

Dentro a questo edificio/isola sarà ospitato un albergo, il centro commerciale, uffici, residenza e temporaneamente la nuova stazione delle autocorriere. Le volumetrie sono nascoste da alberi con generose chiome verdi.

Segue la sezione più tecnica della mostra. Qui sono appesi i pannelli con la rappresentazione delle piante e di tutti i diagrammi che svelano il complesso funzionamento di questo enorme edificio. Il suo corpo/contenitore racchiude tutte le funzioni e destinazioni d’uso che caratterizzano la vivacità dell’organismo urbano. Ma qui sono stipate in un unico edificio/piastra, uno shopping mall, città nella città.

Abbiamo letto che il Kaufhaus occuperà un’area di 35.000 m².

Il Kaufhaus occupa tutta l’area compresa tra via Perathoner, via Alto Adige, via Garibaldi e via Stazione. Verranno abbattuti l’albergo Alpi appena acquistato da Sigma la società del signor Benko, verrà abbattuto l’edificio della ex camera di commercio appena completamente ristrutturato dalla Provincia ed ancora da inaugurare, abbattuta la stazione delle autocorriere con le sue pensiline. La parte del parco a sud del viale stazione viene cementificata. Il faggio secolare ed il palazzo curvo dell’architetto Ronca, entrambi sotto tutela, saranno integrati nel progetto. La palazzina residenziale su via Garibaldi viene letteralmente accerchiata dal nuovo complesso.

Nei tre piani sotto terra troveranno spazio i 900 parcheggi e la stazione delle autocorriere che avrà ingresso dalla stessa posizione esistente di via Garibaldi. Una strada interrata collegherà la strada arginale di via Mayr Nusser con il parcheggio di piazza Walther, sotto via Alto Adige. Il progetto intende portare il traffico giornaliero calcolato in 4.900 più 8.700 mezzi di trasporto, tra autovetture e bus, tutto in sotterraneo. Sarà un successo riuscire a gestire con impianti adatti l’emissione dei gas di scarico di questa portata e garantire la fluidità del traffico che viene intubato in due punti e deve riemergere in superficie.

Dalla pianta del tetto si evince che qui il volume edificato si riduce ad una fascia perimetrale. E’ un bordo continuo destinato alla residenza che affaccerà su un giardino pensile forato da grandi lucernari. Questi illuminano il gigantesco atrio del centro commerciale sottostante.

Le diverse fuinzioni al di sopra del 3° piano: albergo, appartamenti di lusso e tetto verde
Le diverse fuinzioni al di sopra del 3° piano: albergo e appartamenti di lusso. Sotto, tre piani di centro commerciale

Ai piedi dell’albergo, che supera di due piani i sei piani del restante complesso, Chipperfield ricava una piccola piazzetta affacciata sull’angolo tra via Alto Adige e via Perathoner.

Gli spazi pubblici all’aperto destinati alla città sono sottodimensionati e il tetto verde non ha la fruibilità di quello esistente, perché posto sul tetto di un edificio privato. La efficacia della proposta viabilistica di superficie e soprattutto la soluzione di tutte le problematiche accennate per quella interrata danno adito a perplessità e saranno da verificare sul campo. Se non funzioneranno una volta realizzate non consentono alternative. E’ prevedibile la forte penalizzazione dell’offerta commerciale del resto della città ed in primis dei portici e di Corso Libertà che sarà accompagnata da un processo a catena di perdita del valore immobiliare. Si carica ancora il centro di servizi lasciandone privi gli altri quartieri in una visione indifferente ad un equilibrato sviluppo della città. La chicca della stazione funicolare per il Virgolo è l’ultima ciliegina per il pubblico. Rilancia la proposta di edificazione delle pendici cittadine?

Se il progetto viene approvato in questa forma sembrerebbe che l’interesse del Comune e della Provincia sia quello di fare cassa. Sarebbe auspicabile un coinvolgimento democratico e partecipativo della popolazione, perché si aliena un patrimonio pubblico.

Offrire ai cittadini un’informazione precisa sulle misure di compensazioni garantite dal contratto di convenzione urbanistica, sugli accordi di programma e sui valori di perequazione, insieme all’apertura di un dibattito pubblico sarebbe il modo migliore per dimostrare che nel progetto deve prevalere l’interesse pubblico su quello privato. Sarebbe da aspettarsi che prima di avviare una procedura autorizzativa l’amministrazione ci dimostri i vantaggi di una riqualificazione urbana che deve offrire una miglior fruizione della città, non per forza ed esclusivamente quella del consumo.

 PROGETTO DELL’AREALE FERROVIARIO (ARBO)

Nel contingente si tratta di scegliere tra una certezza immediata, la disponibilità di un grande investitore di realizzare un grande intervento puntuale nella città consolidata; o aspettare che si realizzi oltre i binari la più grande espansione della città di questo secolo; o verificare se le due operazioni siano integrabili.

Qui si giocano il fattore tempo e le relazioni tra le parti della città.

Urbanisti e responsabili di ARBO hanno convenuto che il perimetro dell’areale ferroviario deve essere esteso per relazionarsi al contesto.

Che la zona più prossima da coinvolgere è quella che interessa a Benko.

Le destinazioni d’uso commerciale e alberghiera (?) previste dal suo progetto sono previste a poche centinaia di metri di distanza nell’Areale.

I due progetti sono in competizione: il recente progetto Benko indebolisce il progetto Arbo.

Per renderli compatibili sarebbe necessario integrare una maggiore quota di spazi e destinazioni d’uso pubblici nel centro commerciale di via Alto Adige. Fino a quali percentuali di ripartizione è disposto a cedere l’imprenditore Benko?

Il Masterplan adottato a Bolzano definisce principi e linee di indirizzo per lo sviluppo della città: riequilibrare il peso di tutte le sue parti, rendendole interdipendenti grazie all’offerte di servizi che siano specifiche di ognuna, rafforzando quelle più deboli, quindi non necessariamente il centro storico.

Il masterplan prevede di garantire qualità alla città puntando sui suoi spazi pubblici e verdi, senza ridurli, di riutilizzare e riqualificare l’esistente in un’ottica di risparmio energetico e di risorse, di agire sugli spazi interstiziali senza ulteriore consumo di suolo.

Il progetto di un centro commerciale in quel luogo non persegue i principi del Masterplan, a meno che il progetto venga sostanzialmente modificato. E’ disposto a questo compromesso l’imprenditore Benko?

La montiana liberalizzazione del commercio ha demolito il tabù provinciale per la proliferazione di centri commerciali. La nuova frontiera del mercato è rientrare in città, con centri commerciali che richiamino le grandi firme e riqualifichino anche le frange del centro.

E’ preferibile/sostenibile privilegiare la concentrazione in un solo edificio, (4 piani per 10.000 m² ciascuno), piuttosto che promuovere l’uso della città come luogo appetibile al turismo ed agli abitanti con la sua offerta culturale e commerciale?

Il nuovo museo della memoria, il polo bibliotecario, il parcheggio di Piazza Vittoria riqualificheranno a breve la città “moderna” ormai storicizzata. Dopo decenni (questi sono i tempi dell’urbanistica) diventa concreta la creazione di un asse commerciale continuo da piazza Walther a Piazza Gries.

Più semplice e veloce è realizzare un unico edificio. Ma sarebbe un’operazione nell’interesse comune della città?

L’architetto Fabio Rossa, rappresentante la società Sigma di Benko, rassicura che il progetto è stato modificato, è flessibile ed in via di definizione, che il verde pubblico non sarà sacrificato, che l’architettura dell’edificio è perfettibile. Evidenzia che i sotterranei del nuovo edificio ospiterebbe in via temporanea la stazione delle autocorriere. Ricorda che Benko offrirebbe alla città il collegamento interrato dei parcheggi di piazza Walther e Bolzano Centro, pedonalizzando alcune aree.

Il verde residuo e le direttrici di traffico
Il verde residuo e le direttrici di traffico

A questo si limita l’operazione di riqualificazione urbana.

E’ evidente che se il progetto viene letto in relazione allo sviluppo della città intera, la sua importanza è ridimensionata, perché non nasce in relazione con essa e perché l’interesse privato non è proporzionato a quello pubblico.

Il centro commerciale porterebbe ricchezza e lavoro in città; i proventi tornerebbero all’estero, ma questo è ritenuto anche per altre imprese commerciali un aspetto irrilevante.

Benko è presentato come un uomo disponibile al dialogo, se svolto in tempi rapidi. La sua preoccupazione è il tempo. Non certo quello necessario a valutare le ricadute del suo intervento sugli assetti presenti e futuri della città, ma quello che l’amministrazione vorrà prendersi per dare il suo consenso e quello della conseguente catena di pratiche autorizzative che consentirebbero l’inizio lavori fra tre o quattro anni.

Questa preoccupazione si trasforma in pressione, che si riduce ad una sorta di ricatto: o adesso o mai più.

Se il Comune vorrà stare a questo gioco, come la vecchia dama contratterà per la figlia il miglior partito, così contratterà nell’interesse della città, focalizzando quali sono i fabbisogni pubblici e le potenzialità dell’area.

Il progetto di Benko rappresenterebbe un punto nella maglia nel tessuto urbano, che seppur singolo ha un peso per nulla irrilevante rispetto all’equilibrio della tessitura complessiva.

L’Areale sarà il nuovo centro della mobilità di Bolzano, un’occasione di sviluppo per l’intera città. Le sue fasi di realizzazione renderanno disponibili solo per ultime le area residenziali e per il terziario destinate agli investitori privati, che dovrebbero sostenere tutta l’operazione. L’Areale per partire avrà bisogno di ingenti finanziamenti pubblici e di una forte volontà politica e condivisione pubblica. Le ricadute sulla città saranno valutabili tra venti o trenta anni.

D’altra parte la posta in gioco per la città non consente errori.

Luigi Scolari

Info e immagini al sito ufficiale del Kaufhaus Bozen