AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. Trentatré in rivolta

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Venerdì 2 settembre 2016 – Seduta bruscamente interrotta alla notizia che i parlamentari Svp (più i trentini) hanno presentato in Parlamento un progetto di riforma della prima parte dello Statuto che nella commissione speciale del Consiglio provinciale ha avuto via libera coi soli voti Svp. “E allora noi che ci stiamo a fare?”. Convenzione al bivio tra rinascita e declino.

Ma procediamo con ordine. La seduta di ieri sera aveva come tema le competenze di Stato, Regione e Provincia, in pratica i primi articoli dello Statuto. Il Presidente Tschurtschenthaler ha dato subito la parola all’avvocato e dirigente Svp Christoph Perathoner “poiché lui ha fatto parte di un gruppo di lavoro che ha approfondito la materia”. Il buon Perathoner ha cominciato dicendo che il gruppo di esperti era stato insediato due anni fa dai due presidenti delle giunte Rossi e Kompatscher, aveva affrontato il tema cercando di spostare più poteri possibile in capo alle Province (e alla Regione, ma questo non l’ha detto perché avrebbe fatto infuriare l’agguerrita pattuglia degli Schützen) e che era venuto fuori una specie di promemoria che aveva il consenso – miracolo – di sudtirolesi e trentini. Sono seguiti diversi interventi in una specie di gara a chi aggiungeva competenze in un’autonomia sempre più piena, la “Vollautonomie” tirata in alcuni interventi fino alla semi indipendenza, e in totale controtendenza rispetto alla riforma Boschi Renzi della Costituzione che come noto taglia le gambe alle regioni (e da cui la Svp cerca di salvarsi con l’argomento che, però, il Sudtirolo è diverso). Tutto prevedibile e anche interessante.

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AUTONOMIA, Diario dalla “Convenzione”: Minoranza, tutele e libertà

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Venerdì 8 luglio 2016. Dunque oggi siamo arrivati al dunque: la “tutela delle minoranze”. Che sarebbe come dire: “convivenza”. Invece si parte dal “Minderheitenschutz” e questo la dice già lunga.

Quindi mi iscrivo al volo, scavalcando Durnwalder, che per una volta arriva secondo. Attacco con la domanda: “Che significa tutela delle minoranze nell’anno 2016, rispetto al 1972 dello Statuto?”. Semplice: è cambiato il mondo.

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AUTONOMIA. Diario dalla “Convenzione”: Regione no, Regione sì, Regione come?

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Sabato 2 luglio 2016. Oggi per la prima volta nella Convenzione per l’autonomia (quella con 33 componenti, per capirci) siamo entrati nel merito. Così comincio a redigere questo piccolo e soggettivo diario, per tenervi al corrente di quel che succede là dentro. Il tema era: che fare della Regione?

Il primo a intervenire è stato Luis Durnwalder. Per lui la Regione non ha senso, non l’ha mai avuto, e dunque va abolita. Al suo posto vanno istituite due regioni autonome: la Regione Trentino e la Regione Sudtirolo. Che poi potranno scegliere di collaborare, se lo vogliono, come con qualsiasi altra regione d’Europa.

Il secondo a intervenire sono stato io, annunciando un “controcanto” rispetto alla posizione di Durnwalder. Che la Regione così com’è non vada, siamo tutti d’accordo. Ma bisogna per questo rompere definitivamente il quadro regionale? Ho sostenuto che ci sono buoni motivi per non farlo e quel che ho proposto è una riforma radicale della Regione, una “Regione leggera”, una piattaforma di cooperazione istituzionale e rafforzata tra le due province basata sulla volontarietà, su meccanismi di intesa nella definizione dei temi da affrontare (che si stabiliscono volta per volta, senza definirli a priori) e delle “linee guida” da approvare con maggioranze qualificate (2/3?) di ciascun Consiglio provinciale.

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Autonomia copernicana

Intervistando Silvius Magnago, a casa sua
Intervistando Silvius Magnago, a casa sua

L’autonomia ha un futuro? Il mio intervento nel dibattito aperto dal quotidiano Alto Adige (pubblicato il 14 febbraio 2015)

Arno Kompatscher non perde occasione per ammonirci: “Quella dell’Alto Adige non potrà mai essere un’autonomia territoriale”. L’ultima volta in Consiglio provinciale, mentre parlavamo del comune ladino di Voltago Agordino. “Autonomia territoriale? Errore gravissimo!” insisteva Kompatscher. Se qualcuno non lo convince a cambiare idea, una vera riforma dell’autonomia non si farà mai.

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Kompatscher alla prova dei fatti

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IL MIO INTERVENTO NEL DIBATTITO SUL PROGRAMMA DELLA NUOVA GIUNTA PROVINCIALE

Care colleghe e colleghi, egregio Presidente Kompatscher,

nel giorno della sua elezione abbiamo detto che alla sua offerta di dialogo avremmo risposto con un nuovo stile di fare opposizione: una opposizione costruttiva. Meglio detto: una opposizione cooperativa.  Un’opposizione che veda innanzitutto il buono e il condivisibile, ho annunciato una settimana fa. Comincio subito dicendo che del Suo programma, Presidente Kompatscher, noi Verdi potremo sottoscrivere il 90%. Dunque, nel commentarlo, vorrei indicare su alcuni punti il modo di andare avanti, di concretizzare, di realizzare davvero le tante affermazioni di principio che vi sono contenute. E’ sulla realizzazione del programma e sulla coerenza tra gli annunci e le cose fatte che giudicheremo il Suo governo.

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GRAZIE

riccardo il giorno delle elezioni 2013

Questa foto mi è stata scattata da Alexander Alber il bel giorno delle elezioni. La pubblica la ff di questa settimana. Mi piace molto. Grazie Alex, mi hai fotografato l’anima. Grazie alle 25.000 persone che hanno votato i Verdi del Sudtirolo e alle 8.431 persone che hanno scritto il mio nome sulla scheda.

Farò di tutto per meritarmi la vostra fiducia. Stateci vicino, il difficile comincia adesso.

Democrazia, giustizia, convivenza

i voli che sosteniamo

Le ragioni del voto verde. Il quotidiano Alto Adige mi ha chiesto di spiegare perché votare i Verdi Grüne Vërc il 27 ottobre. Io ho risposto così.

C’è aria di cambiamento, c’è voglia di cambiamento. Una più forte presenza dei Verdi in Consiglio provinciale è la garanzia che il cambiamento promesso non sia di facciata, ma di sostanza.

Chi come me si candida in una lista interetnica come quella dei Verdi-Grüne-Verc ha la rara fortuna di parlare con persone di ogni lingua e cultura in ogni angolo della nostra bella provincia. Tutti e tutte ci chiedono tre cose: più giustizia, più democrazia, più convivenza.

PRIMO, PIÙ GIUSTIZIA: nel corso degli anni alcune persone – spesso grazie a potenti “santi in paradiso“ – sono diventate enormemente più ricche, mentre la maggioranza sta diventando più povera. C’è bisogno di maggiore equità. Equità tra le persone, tra i gruppi linguistici, tra città e territorio, tra uomini e donne. La nostra autonomia deve garantire a ogni persone una vita dignitosa. Per questo noi proponiamo una “sicurezza di base” garantita per legge: un reddito minimo garantito, il lavoro, la casa, la salute, l’istruzione sono diritti fondamentali per una buona vita. La città di Bolzano deve essere compensata per i carichi che sopporta e i servizi che offre a tutta la provincia. I soldi per far questo vanno trovati eliminando le troppe spese inutili, come l’aeroporto mangiasoldi usato da pochi e pagato da tutti.

Anche il nostro rapporto con la natura è una questione di giustizia. L’ambiente non è l’opposto dell’economia. E’ economia! Basti pensare al turismo. Noi siamo per un turismo della natura e della cultura, alla portata di tutti. La bellezza del territorio in cui viviamo è fondamentale per la salute del nostro corpo e la rigenerazione del nostro spirito. Difendiamo la natura da chi vuole speculare, cementificare e distruggere. Dobbiamo ridurre lo spreco, rallentare, ritrovare ritmi più umani, riconquistare una vita più semplice ed autentica.

SECONDO, PIÙ DEMOCRAZIA. Che vuol dire più trasparenza. Basta vedere che cosa è successo con lo scandalo dell’energia: questa importante risorsa è stata gestita da un gruppo chiuso di persone che si sentiva onnipotente. Noi consiglieri provinciali Verdi abbiamo scoperchiato lo scandalo SEL. Siamo riusciti a dire la verità ai cittadini e a rimettere in gioco i Comuni, che erano stati espropriati delle loro centrali: a Bolzano e Merano era stata sottratta persino la centrale di Tel, che i due comuni costruirono 120 anni fa! Ora l’energia deve passare ai Comuni, perché l’acqua è un bene di tutti. In ogni settore della vita pubblica serve più trasparenza, più democrazia, più partecipazione, la fine delle cordate, dei privilegi e delle clientele. Va fatto valere il diritto, il merito, la qualità. Sulle scelte più importanti va data la voce ai cittadini e alle cittadine.

TERZO, PIÙ CONVIVENZA. L’autonomia ha compiuto 60 anni, ma noi viviamo ancora in mondi divisi. Eppure in questa terra si incontrano due grandi culture europee, arricchite dalla perla preziosa del ladino. Le persone plurilingui devono essere considerate le piante pioniere della convivenza! Noi vogliamo una scuola indivisa, come esiste già nelle valli ladine, dove bambini di diverse lingue siedano accanto e crescano in amicizia imparando in italiano, tedesco e anche in inglese. L’autonomia va liberata dalle catene etniche che la mortificano. Va ridotto a un solo anno il periodo di residenza per votare, la proporzionale va sospesa, vanno eliminate le penalità che trasformano la dichiarazione linguistica in una spada di damocle, il merito deve contare di più, il bisogno non va sottoposto all’etnia, dobbiamo aprire questa nostra terra all’Europa e farne un modello di pace e di convivenza.

Dai tempi di Alexander Langer noi Verdi abbiamo fatto una politica pulita, al servizio delle persone e dell’ambiente. C’è aria di cambiamento, finalmente. Noi faremo di tutto perché il cambiamento sia vero e non di facciata.

2008-2013: cinque anni per la trasparenza e il bene comune

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La 14a Legislatura è ormai alla fine. Ogni eletto dovrebbe rendere conto a chi l’ha votato di quel che ha fatto in Consiglio provinciale. Oggi abbiamo presentato il rendiconto del nostro lavoro come Gruppo dei Verdi Grüne Verc.

Questi cinque anni sono stati uno dei periodi più sventurati nella storia del Consiglio provinciale, turbati da avvicendamenti di consiglieri/e, polemiche, scandali e una pratica legislativa non di rado disastrosa in questo tramonto dell’”Era Durnwalder”. Ma sono anche stati cinque anni di lavoro straordinariamente serio, anche e a volte non abbastanza valorizzato, di alcuni gruppi consiliari. Il gruppo dei Verdi ha dato un consistente contributo alla valorizzazione del lavoro del Consiglio.

Di più: nell’impegno per la trasparenza ed il bene comune siamo stati spesso in prima linea.

I numeri parlano da soli

Questa la dimensione e la focalizzazione del lavoro del gruppo Verde :

944 interrogazioni ( 491 a risposta orale e 453 a risposta scritta ) alla Giunta provinciale.

13 proposte di legge, una delle quali è stata approvata: è stata la prima volta nella storia del Consiglio che la maggioranza ha accettato una proposta di legge della minoranza .

90 tra mozioni e ordini del giorno, di cui 26 accolti.

Nel complesso, un numero notevole per un gruppo di soli due componenti e una piccola segretaria. Meritano particolare riconoscimento la competenza e l’impegno del Dr. Martin Unterholzner (2007-2013) che, avendo lasciato per subentrare nella gestione del maso paterno, è stato sostituito con grande efficacia dall’aprile 2013 dalla Dr.ssa Serena Rauzi.

Primo compito: controllo e critica

Un compito fondamentale dell’opposizione è il controllo della maggioranza politica: verifica i risultati positivi e negativi della Giunta e ne critica gli errori, gli abusi, le partigianerie. In una democrazia questa funzione, costituzionalmente tutelata, è di fondamentale importanza.

Controllo dei costi

Il controllo dei costi della Giunta è una sfida quotidiana e terribilmente difficile per l’opposizione, quando si tratta di mettere un limite alle troppe spese discutibili. A proposito di sprechi, un paio di esempi per tutti: la costruzione della nuova Funivia del Renon e dei connessi uffici affittati per anni “a vuoto” dalla Provincia, oppure il progetto del nuovo palazzo per uffici provinciali della ripartizione personale, sempre in via Renon a Bolzano, che hanno comportato – come il consigliere Dello Sbarba ha con cura documentato – vantaggi per i privati e oneri per l’ente pubblico.

La catastrofe dell’energia

Un centro della nostra attività di controllo è stato la politica energetica , dove Riccardo Dello Sbarba ha continuato il grande lavoro iniziato da Cristina Kury. L’evento principale sono state le gare delle grandi concessioni ex ENEL alla fine del 2009 , il cui dubbio risultato ci ha spinto a una maggiore vigilanza e controllo. Per raggiungere quest’obiettivo, nonostante la feroce opposizione di SEL sostenuta dall’intera Giunta provinciale, abbiamo dovuto combattere per vie legali fino al Consiglio di Stato per poter avere accesso ai contratti di SEL con ENEL ed EDISON, fino ad allora tenuti segreti, con un successo finale grazie anche all’indispensabile assistenza legale della nostra avvocata Renate Holzeisen. La consegna nelle nostre mani dei contratti SEL nell’aprile 2011 è stato un trionfo della lotta per la trasparenza.

La consegna dei contratti SEL
La consegna dei contratti SEL

La documentazione così “conquistata” ha offerto a Riccardo Dello Sbarba la possibilità di analizzare con precisione gli accordi tra SEL, ENEL e EDISON. Il risultato è stata la diagnosi di un disastro: i concessionari uscenti, nonostante fossero in minoranza nelle nuove società elettriche, sono stati pesantemente favoriti dai contratti – a spese della Provincia, dei contribuenti e soprattutto dei Comuni.

Quando questi risultati sono stati presentati all’opinione pubblica nel novembre 2011 in diverse conferenze stampa, SEL e assessore all’energia Laimer contestarono violentemente le tesi dei Verdi. Ma invano: I bilanci SEL nel 2011 e nel 2012 hanno dimostrato come quei contratti energetici fossero dannosi per la Provincia e per gli stessi Comuni.

La clausola con cui la SEL si era impegnata a vincere tutte le concessioni in gara – ancor prima che la gara fosse conclusa – pena il pagamento di penali onerose per sé e per la Provincia, che era al contempo proprietaria e giudice di gara, ha dato alle inchieste della magistratura sulle concessioni falsificate un contesto e una valenza politica che andava ben oltre il singolo atto illegale di qualche “mela marcia”.

Il lavoro nella Commissione di Inchiesta istituita nell’ottobre 2012 ha offerto a Riccardo Dello Sbarba l’opportunità di far confluire le sue scoperte in una dettagliata relazione di minoranza che ora esiste anche in forma stampata e disponibile per l’opinione pubblica.

Oltre al caso SEL, che è stato approfondito in molte discussioni pubbliche e comunicati stampa, il consigliere Riccardo Dello Sbarba è stato richiesto come “consulente politico per l’energia” in diversi casi, come la discussione sulla centrale sul rio Ram, o le centrali Hydros prorogate – per colpa della Provincia – a Brunico, Marlengo e val di Vizze. Se questi comuni riceveranno giustio indennizzi per gli investimenti ambientali ingiustamente perduti si deve anche a una mozione dei Verdi, la nr. 616 del 2013, approvata dal Consiglio.

Anche il caso delle centrali a pompaggio a Renon ( 2009) Nuova Ponente-Laives (2011) o Aldino/ Bronzolo ( 2013) ha richiesto l’intervento del Gruppo Verde, così come la battaglia contro il parco eolico previsto sul Brennero ( dal 2010 ), dove abbiamo fortemente sostenuto le locali iniziative civiche.

Natura e paesaggio, urbanistica

La pressione sulla natura e il paesaggio e le pecche della pianificazione territoriale sono tradizionalmente al centro del lavoro del Gruppo verde.

Abbiamo criticato l’indebolimento degli organi tecnici, quali l’eliminazione della ripartizione “natura e paesaggio” e l’abolizione della Seconda Commissione tutela del paesaggio. In particolare ci siamo dovuti opporre – fin dalla Commissione legislativa in cui sedeva Riccardo Dello Sbarba – alla cosiddetta “piccola riforma urbanistica” ( LP 167/13 ) del giugno 2013, che eliminava il potere pianificatorio dei consigli comunali e delle commissioni edilizie, accelerava pericolosamente le procedure di autorizzazione, dava via libera ai privati sia nelle aree produttive che nelle “zone di recupero” (Lex Benko) . Le nostre numerose proposte, fondate e puntuali, hanno trovato ascolto anche in ambiti SVP e soprattutto tra i difensori della natura e del paesaggio, ma per lo più sono rimaste inascoltate.

Nell’impegno contro le ennesime strade in montagna, come il caso di fama nazionale di Antersasc, ma anche nei casi più piccoli come l’Eisbruggalm a Fundres o il Lagauntal a Senales, i consiglieri provinciali Verdi sono stati dalla parte degli ambientalisti e delle loro organizzazioni .

La battaglia contro la cementificazione dell'Alpe di Siusi
La battaglia contro la cementificazione dell’Alpe di Siusi

Ambiente

Il caso dei costi esorbitanti del termovalorizzatore di Bolzano è stato sempre al centro della critica verde: l’esplosione dei costi da circa 90 a circa 120 milioni di € è stato chiaramente dimostrato grazie alle nostre interrogazioni e fatto conoscere all’opinione pubblica (e alla Corte dei Conti).

Turismo

Nel campo dello sviluppo turistico, il consigliere Hans Heiss, forte della sua appartenenza ad una storica famiglia di albergatori, si è costantemente battuto per un turismo sostenibile e non distruttivo della natura e del paesaggio . Abbiamo criticato duramente la moltiplicazione dei letti e l’eccesso di capacità provocati dai “concetti di sviluppo turistico” adottati da oltre 40 comuni – criticata anche dall’HGV – e abbiamo sostenuto le numerose iniziative civiche che si opponevano ai casi più eclatanti di nuove zone turistiche o grandi campeggi, come Avelengo o Nuova Ponente.

La norma sul “Finanziamento del turismo ” introdotta dalla maggioranza ha trovato il sostegno dei consiglieri Verdi in nome della verità dei costi: la pubblicità turistica e le relative organizzazioni devono essere finanziate dal settore stesso,m come accade in tutti i paesi d’Europa.

Nuovi collegamenti come la pista Ried al Plan de Corones ha visto il gruppo dei Verdi a fianco delle iniziative civiche contro la distruzione della natura, l’assurdità e il prevedibile basso utilizzo delle strutture, chei fatti hanno pienamente confermato. Anche nel caso del collegamento sciistico Elmo-Croda Rossa a Sesto il gruppo verde si è schierato a fianco degli ambientalisti pusteresi.

Trasporti e mobilità

Innanzitutto la lotta contro lo spreco di denaro pubblico gettato nell’aeroporto di Bolzano.

In innumerevoli interrogazioni è stata dimostrato il danno ambientale di questo aeroporto e la catastrofe finanziaria che ha comportato, dimostrando in dettaglio l’esplosione dei costi dovuta all’esercizio e ai progetti di allungamento della pista. La mozione proposta del gruppo verde per uscire da Air Alps è stata approvata nel giugno 2013, ma è rimasta lettera morta, tanto da obbligarci a presentare un esposto alla Corte dei Conti.

Abbiamo anche costantemente posto sotto controllo il Safety Park dimostrando il suo deficit continuo nonostante tutti gli annunci, la violazione degli impegni ambientali che erano stati presi con la popolazione e la sua scarsa efficacia nel ridurre gli incidenti.

Le conseguenze di una mobilità privata incontrollata sono stati criticati ripetutamente portando per esempio i passi di montagna congestionati. In accordo con le organizzazioni ambientaliste abbiamo chiesto la chiusura temporanea dei passi invece che gli inutili pedaggi, linea che ora pare convinca anche la Giunta provinciale. La peste delle moto sulle strade di montagna e il terribile rumore a danno dei residenti sono stati evidenziati in interrogazioni continue e conferenze stampa nei luoghi più colpiti.

Invariato , nonostante i progressi della costruzione, rimane l’atteggiamento critico dei Verdi verso il BBT , il suo senso rispetto all’obbiettivo di ridurre il traffico su strada, la sua fattibilità e la sua finanzi abilità, la mancanza di progetti e investimenti nelle vere priorità che sono le tratte di accesso e le circonvallazioni delle città, a partire da Bolzano. Il consigliere Hans Heiss si è fatto più volte rappresentante in consiglio della protesta e delle proposte della popolazione della val d’Isarco e dell’intero asse del Brennero, soffocata dal traffico autostradale.

Secondo compito: proposte costruttive

Il gruppo verde ha partecipato con proprie proposte al dibattito sulle leggi proposte dalla maggioranza, e ha proposto numerose proprie iniziative istituzionali.

Regolamento interno, riduzione dei costi della politica, eleggibilità

Sulla riforma del regolamento interno i Verdi si sono impegnati alla valorizzazione del lavoro del Consiglio e hanno dato il loro contributo facendo tesoro dell’esperienza di Riccardo Dello Sbarba come Presidente del Consiglio nella 13. Legislatura (2006-2008).

Nonostante molte proposte dei Verdi siano state accettate, abbiamo trovato inaccettabile l’eliminazione radicale di molti strumenti a disposizione dell’opposizione e ciò ci ha costretto a un duro confronto con l’ufficio di Presidenza.

Costi della politica: molto è stato fatto grazie all’approvazione di proposte del Gruppo Verde, che ha sostenuto a sua volta le riforme approvate in Consiglio Regionale e che hanno portato a risparmi di oltre il 10% (il nostro obbiettivo era, e rimane, il 20%). L’ adeguamento degli stipendi all’inflazione è stato congelato, i cosiddetti “benefits” (spese di viaggio , autostrada) sono stati ridotti o eliminati del tutto, il vecchio sistema dei vitalizi è stato eliminato.

Storica è stata lì’approvazione del nostro disegno di legge sul “Divieto di cumulo di introiti da cariche politiche” ( LP 4/2008 ): è stato il primo disegno di legge di un partito di opposizione approvato a maggioranza nella storia del Consiglio provinciale.

Come membro della Commissione elettorale, Riccardo Dello Sbarba ha istruito la pratica sulla posizione del consigliere Svp Christian Egartner, che è risultato ineleggibile in quanto presidente del consorzio Conbau che riceveva direttamente appalti dalla stessa Provincia, cosa vietata dalla legge elettorale vigente. La sua ineleggibilità, disconosciuta dalla maggioranza, è stata poi confermata in diversi gradi di giudizio (ancora grazie all’avvocata Holzeisen) e ha portato alle sue inevitabili dimissioni nel 2010.

con il comitato Pro Catenaccio
con il comitato Pro Catinaccio

Bilancio e finanze

Nella 3. Commissione legislativa ( Bilancio e Finanze) il consigliere Hans Heiss ha per l’intera legislatura messo a sertaccio i diversi bilanci della Provincia, evidenziando i numerosi sprechi, impegnandosi per il sostegno delle persone più deboli e dei lavoratori e lavoratrici dipendenti (eliminazione addizionale Irpef almeno fino ai 35.000 €) e proponendo a più riprese, con veri e propri elenchi di misure concrete, la ristrutturazione del bilancio provinciale in termini di solidarietà e sostenibilità sociale. In molti casi le sue proposte hanno contribuito a migliorare, almeno un po’ i bilanci annuali.

Politiche sociali e migrazione

Il gruppo Verde ha dedicato particolare attenzione a due importanti leggi di questa legislatura, la legge per “Il sostegno della famiglia” e la Legge “Sull’Integrazione”. Come membro della 4. Commissione legislativa, Riccardo Dello Sbarba ha partecipato intensamente al lavoro preparatorio e nelle audizioni delle parti sociali.

Per la famiglia, con circa 80 emendamenti abbiamo spinto principalmente sul miglioramento della cura della prima infanzia e abbiamo contrastato con successo il tentativo di innalzare l’età minima per l’ammissione agli asili nido, che avrebbe ristretto questo servizio a discapito proprio delle famiglie più fragili e mono-genitoriali. Abbiamo aspramente criticato la scarsa dotazione finanziaria della legge sulla famiglia, purtroppo inascoltati.

Nel dibattito sulla legge sull’immigrazione, il Gruppo Verde è stato l’unico partito a dare un contributo costruttivo, coinvolgendo le persona direttamente interessate: i e le migranti.

L’adozione di questa legge-quadro nell’ottobre 2011, è stata accompagnata da violente polemiche dei partiti di destra tedeschi e italiani che l’hanno utilizzata come una specie di resa dei conti generale contro il fenomeno migratorio e la politica provinciale in questo settore.

Il Gruppo Verde (Riccardo Dello Sbarba come membro della competente Commissione) ha cercato di dare maggiore contenuto a un testo di maggioranza piuttosto vuoto e con numerosi emendamenti abbiamo cercato di fare della legge un efficace strumento di inclusione con poteri certi e responsabilità chiare, prendendo come esempio le migliori leggi per l’integrazione di altre province europee. La maggioranza, che ha partecipato pochissimo all’acceso dibattito che si è svolto sulla legge, ha preferito accontentarsi di una legge debole e poche competenze. Infatti anche oggi la cosiddetta “legge per l’integrazione” rimane sostanzialmente inefficace e riesce a determinare solo marginalmente la politica sulla migrazione.

Istruzione e cultura

L’istruzione (insieme alla sanità) è stato un punto debole del lavoro del Gruppo Verde, che si è coinvolto troppo poco nel confronto sulla riforma dei diversi ordini di scuola e nel difficile dibattito sulla settimana di cinque giorni. Questo è un importante campo di lavoro da recuperare nella prossima legislatura.

Molto più forte è stato l’intervento dei consiglieri in materia d’istruzione universitaria. Hans Heiss ha tenuto sempre sotto controllo lo sviluppo dei corsi di laurea e i costi della Libera Università di Bolzano. E’ preoccupante che dalla fine del 2010 manchi totalmente l’accordo quadro con la provincia di Bolzano. Anche il tentativo di creazione di una Medical School è stato giudicato criticamente.

Dello sviluppo culturale della nostra provincia ci siamo occupati anche dal punto di vista dei Musei. Abbiamo dato un forte contributo all’intenso dibattito sulla memoria in Alto Adige che si è sviluppato negli anni 2009-2011 (monumenti di epoca fascista e loro storicizzazione ) presentando il progetto di legge ” Memoria e Futuro” che è stato approvato in commissione – fatto miracoloso, dato il tema – sia da maggioranza che da opposizione, ma che poi la maggioranza ha preferito lasciare “insabbiato” in Consiglio.

In conclusione, riteniamo di aver lavorato per 5 anni con serietà e rigore, difendendo con tutte le nostre forze la fama di Gruppo consiliare competente e professionale, coerente nell’opposizione come nella proposta.

Speriamo che questo nostro lavoro abbia almeno un po’ contribuito a difendere l’immagine della politica e della democrazia agli occhi delle cittadine e dei cittadini.

Toponomastica: lettera aperta al Ministro Del Rio

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Oggi nella mia posta elettronica ho trovato la replica del Ministro – spedita da una sua segretaria, la dott.ssa Luisa Gabbi –  a una mail di un cittadino infuriato dopo aver letto Repubblica (pagine 17: “Alto Adige, la montagna parla solo tedesco”). Ne ho approfittato per dire la mia al Ministro.

Buon giorno dott.ssa Gabbi, e per Suo tramite buon giorno signor ministro Del Rio,

ho ricevuto la vostra replica all’articolo di Repubblica.

Sono Consigliere Regionale del Trentino Alto Adige Südtirol del partito dei Verdi-Grüne-Verc e come può immaginare tengo molto alla convivenza sul nostro territorio. La questione della toponomastica è alimentata artificialmente come conflitto etnico da politici che non hanno migliori argomenti per raccogliere voti. Credo vada applicato il buonsenso e la comprensione reciproca.

Sono stato eletto in una lista interetnica e il mio gruppo consiliare è composto da me, italiano, e il collega Hans Heiss, storico di lingua tedesca. Questo per dirLe che il mio punto di vista non perde mai di vista il punto di vista dell’altro gruppo.

Tuttavia Le posso assicurare che non fa una bella impressione prima sentirsi dire che l’intesa di luglio sul punto toponomastica è “coperta da segreto” e poi dopo un mese dover leggere sui giornali l’elenco di nomi italiani che dovranno essere cancellati.

A parte le reazioni fascistoidi che ci arrivano da persone che non conoscono la situazione, e a parte le esagerazioni dell’articolo di Repubblica (la montagna continuerà a parlare anche italiano) l’elenco delle cancellazioni crea frustrazione e depressione nella popolazione locale di lingua italiana e non crea euforia nel mondo di lingua tedesca, dove per i più la toponomastica non è più un tema e per chi invece ci si è fissato e non molla questa cancellazione è troppo poco.

L’intesa raggiunta non mi pare molto solida. E la questione, ci scommetto, resterà aperta.

Le faccio inoltre anche presente – e tramite Lei al Ministro – una contraddizione che è contenuta nel vostro comunicato e nell’intesa. Scrivete: “…laddove siano riportate in forma monolingue tedesca denominazioni riferite a sentieri, masi, malghe e monti, le medesime denominazioni non si estendono alle località e ai Comuni”.

Dov’è la contraddizione? Le spiego con un esempio. Uno dei comuni dell’alta Val Venosta si chiama Graun, in italiano Curon. E’ molto famoso perché è il comune che fu “spostato” a monte negli anni ’50 quando Edison costruì la enorme diga di Resia, che fece andare sott’acqua il vecchio paese, di cui ora spunta solo il vecchio campanile in mezzo al lago.

Ora, sopra Curon-Graun c’è la “Malga di Curon” che in tedesco si dice “Grauner-Alm”, dove Alm vuol dire malga e quel “er” aggiunto a Graun è il genitivo. “Malga di Curon”, appunto. Stessa cosa per il “Monte di Curon”, più sopra, che in tedesco si chiama “Grauner Berg”.

Ora, secondo l’intesa i toponimi “Malga di Curon” e “Monte di Curon” dovrebbero essere cancellati, restando solo il termine tedesco.

Il primo problema è come la mettiamo col genitivo: si dirà “Monte Grauner” o “Monte Graun”? Ma questa è materia per i grammatici.

Il secondo problema è di coerenza. Poiché il nome “Curon” continuerà a indicare anche in italiano il paese, perché mai questa denominazione non deve essere usata anche negli altri casi in cui ricorre?

Di questo passo in futuro la faccenda potrebbe complicarsi alquanto: abbiamo anche “Seiser Alm”, che in italiano è “Alpe di Siusi”: luogo notissimo in Europa. A qualcuno verrà in mente di proporre un “Alpe di Seis”?

Lo dico per paradosso, ma voglio farLe capire che certe intese sono una cosa a Roma e un’altra se poi calate sul territorio.

Tenga anche conto che le 1.526 denominazioni su cui c’è l’accordo non sono tutti i nomi del Sudtirolo! Quelli saranno 400 mila. Questi 1.526 nomi sono quelli che i carabinieri hanno trovato sui cartelli che erano bilingui e che sono stati sostituiti con cartelli monolingui. Per cui l’accordo sui 1.526 non comporta necessariamente l’accordo sugli altri trecentonovantamila e rotti.

Qui ci vorrebbe una legge, e il Consiglio provinciale ha fatto una legge che però il governo ha impugnato.

Io non ho votato a favore di questa legge, nonostante questo posso dirLe che l’unico punto positivo che c’era nella legge era che non si facevano elenchi di nomi da cancellare o mantenere, ma si diceva: facciamo una cartografia ufficiale della Provincia e fissiamo solo i criteri. Poi la cartografia la fa una commissione tecnica.

Si può discutere (e si è discusso e la Svp si è fatta sfuggire per testardaggine l’occasione per trovare un’intesa storica, di cui c’erano tutte le condizioni, non con Roma, ma tra tutti i gruppi linguistici di questo territorio!) sui criteri, sulla composizione della commissione, sui modi in cui la commissione decide, ma la cosa positiva – lo ripeto –  era che era una legge procedurale, che indicava un metodo e non l’elenco dei nomi morti e di quelli sopravvissuti.

Adesso voi da Roma ripartite proprio di lì, dalla lista dei nomi da cancellare e di quelli da mantenere. E noi Consiglieri regionali ce la dobbiamo leggere sui giornali. Mi capirà: non è un bel passo avanti!

Ma questo è sempre il destino degli accordi presi nelle stanze chiuse e lontane, da quattro persone quattro. Non potevate chiedere, che so, magari al Consiglio provinciale, cioè al potere legislativo democraticamente eletto? Non potevate venire a Bolzano e convocarci tutti insieme, tutte le parti politiche, di tutti i gruppi linguistici?

Magari in futuro troverete il modo. Io lo spero.

Cordiali saluti,

Riccardo Dello Sbarba

Consigliere regionale/provinciale dei Verdi-Grüne-Verc del Trentino Alto Adige-Südtirol

Energia: Il diktat di Durnwalder

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La “soluzione” della Giunta provinciale: prendere tempo e intorbidire le acque

L’obbiettivo di quanto ieri il presidente Durnwalder ha fatto deliberare alla Giunta provinciale è quello di mantenere la SEL nella partita delle concessioni e così trattare con le altre società, innanzitutto coi Comuni, da posizioni di forza, sperando di costringerli ad un accordo al ribasso.

Ma la decisione della Giunta, di “rivalutare le concessioni ammettendo SEL con i progetti originari” si basa su presupposti giuridici e politici fragili e intorbida ulteriormente le acque.

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Tunisi, cartoline da una rivoluzione

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UN REPORTAGE DAL WORLD SOCIAL FORUM (Testo di Riccardo Dello Sbarba, foto di Raffaela Vanzetta).

DÉGAGE! – “Vattene!”: il grido che nel 2011 ha cacciato Ben Ali torna sull’Avenue Bourguiba, cuore della rivoluzione. Stavolta però contro la ministra per “gli affari femminili” Sihem Badi. Un enorme corteo di donne l’accusa di tollerare la violenza sessuale. Una settimana fa una bambina di 3 anni è stata violentata in una scuola privata islamica. Sihem Badi si è rifiutata di aprire un’inchiesta per non dispiacere a EnnahDa, il partito religioso al potere. Ha anche dichiarato che “le donne devono evitare di provocare gli uomini”. Le donne hanno assalito il ministero con migliaia di scarpe in mano, lanciate alla fine contro le finestre della ministra. (Sihem Badi è famosa per la foto in cui nei giorni della rivoluzione “conquista” la stanza in cui Leila Trabelsi, moglie del dittatore, conservava 500 paia di scarpe di lusso. Il popolo sospetta che, spenti i riflettori, la Badi molte paia se le sia portate a casa).

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PENNE IN POLITICA

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L’ETRUSCO ESPLORATORE E IL PUSTERESE CURIOSO
di PAOLO GHEZZI

ELEZIONI POLITICHE 2013: Paolo Ghezzi, nostro grande direttore ai tempi del “Mattino dell’Alto Adige”, ci ha dedicato questo affettuoso editoriale sull’Adige di Trento. Lo ripropongo qui, ringraziando Paolo.

Lo confesso: sono sempre stato scettico sui giornalisti che salgono (o scendono) in politica. Flaminio Piccoli partì dall’Adige per conquistare Roma e la Dc. Walter Veltroni dalle figurine dell’Unità a una breve stagione di riformatore Pd e poi a una più luminosa carriera di scrittore. Carlo Andreotti dalla Rai di via Perini alla Provincia autonoma di Trento, per cinque anni forse non memorabili.

Però confesso pure che, di fronte a un Monti che da tecnico si innamora perdutamente della politica (fino al punto di contaminarsi con i politicissimi Casini e Fini, naturalmente ex giornalista post-fascista), non mi dispiace che qualche collega arrischi l’avventura elettorale, in posizione più o meno blindata dal porcellum.

E così mi piace molto l’idea che due colleghi bolzanini che stimo, perché li ho visti lavorare e so quanto sono bravi, si ritrovino insieme a lottare in questa campagna elettorale nella compagnia per qualcuno imbarazzante del governatore delle Puglie Vendola, pericoloso rivoluzionario che manderebbe i ricchi all’inferno.

Infischiandosene dell’accordo nazionale con i duri e puri di Ingroia, i Verdi del Südtirol/Alto Adige infatti hanno stretto un patto con Sel, e il consigliere provinciale Riccardo Dello Sbarba, toscano importato in Alto Adige come insegnante, poi giornalista e caporedattore del nostro glorioso (che fu) Mattino di Bolzano e ora politico, abbia convinto a scendere in campo il suo vecchio amico Florian Kronbichler, già al Deutsches Blatt dell’Alto Adige, poi direttore del settimanale “ff”, poi collaboratore illustre dello stesso Mattino, oggi corsivista fine del Corriere dell’Alto Adige e della Tageszeitung.

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Pioggia estiva di denaro pubblico per un aeroporto senza passeggeri

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Con 4 diverse delibere la Giunta provinciale in pochi giorni ha deciso di gettare altri 27,5 milioni di euro nell’aeroporto di Bolzano che, nel piano del ministro Passera, rientra tra i 18 aeroporti che dovranno essere chiusi, oppure interamente privatizzati, perché non hanno sufficiente traffico da giustificare sostegni pubblici.

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RIO +20, giorno dopo giorno

SIAMO POPOLI, PIANTE, ANIMALI, RESPIRO DELLE FORESTE, ONDE DEL MARE

(Rio De Janeiro, 16 Giugno 2012)

Di “Vertice della Terra” non ce n’è uno solo, ma due: quello ufficiale al “Rio Centro” e la “Cupola dei Popoli” all’Aterro do Flamengo. Il primo blindato, a 20 chilometri dal centro; il secondo sulla bellissima baia di Guanabara, all’ombra del Pan di Zucchero.

Nel primo è in corso uno scontro durissimo tra paesi “sviluppati” e resto del mondo. Si discute un documento sterminato di 80 pagine e sulla maggior parte dei punti non c’è ancora accordo. Un esempio: i paesi poveri hanno scritto che “occorre intensificare gli sforzi per debellare la povertà”. Gli Stati Uniti pretendono di specificare: “la estrema povertà”. Come se la povertà normale, invece, non fosse affare nostro.

Per questo sulla spianata del Flamengo i poveri del pianeta – primi i popoli originari delle Americhe – reclamano i propri diritti e si proclamano custodi di Madre Terra. Chiedono ai ricchi di pagare il debito ecologico che hanno contratto in 1.000 anni di sfruttamento degli altri continenti.

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Xavante, il sogno di Alex

Gli Xavante al vertice Onu di Rio de Janeiro

Nel 1992 il politico sudtirolese convinse l’ENI a restituire un enorme territorio dell’Amazzonia brasiliana agli indios che ne erano stati cacciati. Ma la promessa non è stata mai mantenuta. Al vertice Rio+20 sulle tracce di Langer.

di Riccardo Dello Sbarba

 (quotidiano Alto Adige, 27 giugno 2012)

RIO DE JANEIRO – Fu tra i sogni più belli di Alexander Langer: una grande azienda italiana (l’ENI) che, dopo averlo devastato, restituisce un enorme territorio dell’Amazzonia ai suoi proprietari originari, il mite e indifeso popolo degli Xavante, pagando così il proprio debito ecologico. Il politico sudtirolese riuscì a strappare questa solenne promessa nel 1992, al primo vertice di Rio sull’ambiente. Ma non è stata mantenuta. Così vent’anni dopo gli Xavante sono tornati a Rio a reclamare i propri diritti, anche nel nome di Alexander Langer.

Ho deciso di partecipare al “Vertice della Terra” dal 19 al 22 giugno, denominato Rio +20 (ma ribattezzato “Rio meno 20” per i suoi deludenti risultati) anche per ripercorrere con gli Xavante questi 20 anni di lotta, d’inganni e di dolore. Per capire che cosa fare ancora per realizzare il sogno di Alex.

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Scandalo SEL: fallimento di 20 anni di politica energetica della Provincia

LE INDAGINI GIUDIZIARIE, I CONTRATTI CAPESTRO FIRMATI CON ENEL ED EDISON, IL CENTRALISMO DELLA PROVINCIA E LA PREPOTENZA DELLA “CASTA ELETTRICA”. LE CONDIZIONI INDISPENSABILI PER CAMBIARE STRADA. INTERVENTO NEL DIBATTITO SUL BILANCIO PROVINCIALE 2012.

Care colleghe e cari colleghi,

Il 2011 passerà alla storia come l’anno dello “scandalo SEL” e su questa vicenda, nient’affatto conclusa, parlerò.

Con lo scandalo SEL l’autonomia ha perso la propria verginità e la politica la propria credibilità.

Si è scoperto che chi doveva lavorare per il bene pubblico faceva anche i propri affari privati, si è scoperto che la politica che doveva controllare non lo ha fatto, anzi ha difeso e coperto gli ex dirigenti SEL oltre il possibile e oltre il decente.

E si è scoperto che non basta che l’energia passi in mani provinciali perché tutto vada meglio. Senza controllo democratico, senza trasparenza, senza partecipazione dei cittadini tutto può andare molto peggio, e questa volta la colpa NON è di Roma: stavolta la responsabilità è tutta dei partiti che da decenni governano la Provincia e che oggi il cittadino guarda con sfiducia e diffidenza. Lo scandalo SEL ha chiuso un’epoca.

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