AUTONOMIA, Diario dal Konvent. L’asse Svp-Schützen seppellisce la Convenzione

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Documento conclusivo spostato ancora più a destra nello sprint finale. La bomba dell’autodeterminazione piazzata nel preambolo. Rigettata qualsiasi apertura per la convivenza. Via la Regione e, con essa, i Trentini. Ma non finisce qui: io e la vicepresidente Polonioli presenteremo insieme un documento di minoranza.

Venerdì 16 giugno – “Mi pare che la maggioranza di voi voglia che il termine autodeterminazione compaia esplicitamente nel documento finale. Noi giuristi avevano preferito indicarlo senza citarlo. Però, se volete l’autodeterminazione, allora avrete l’autodeterminazione”: sono passate le nove di sera quando il professor Roberto Toniatti rende esplicita la deriva a cui il Konvent è arrivato.

Nella volata finale l’asse Svp-Schützen si ricompone e sposta ancora più a destra il risultato, nonostante il tentativo del team giuridico (Toniatti, Happacher, Von Guggenberg) di moderare i toni. Il risultato è un documento approvato solo dalla parte tedesca con il dissenso di quasi tutta la parte italiana. Perfino Toniatti, alla fine, dichiarerà di non essere più d’accordo. Peggio di così, la Convenzione non poteva andare.

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A MALLES, LA SERA PRIMA DEL REFERENDUM ANTI-PESTICIDI

 

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Un trattore si muove lentamente tra i filari di mele. Si alzano nuvole bianche alte tre volte gli alberi, si allargano, si inclinano spinte dal vento, oltrepassano la strada, volano verso l’abitato. Il trattore passa e ripassa filare per filare. Le tracce dei pesticidi verranno ritrovate poi nei pachi pubblici, nei giardini privati, nei cortili delle scuole, nei torrenti, sulle coltivazioni biologiche che così rischieranno di perdere il loro marchio di qualità.
E’ la sera di martedì 19 agosto, sono a Malles, alla vigilia di un referendum che somiglia a una rivoluzione. E’ l’assemblea conclusiva della campagna e la Casa della Cultura è strapiena.

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BBT ohne Nachhaltigkeit und CO2 Reduktion

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Die Studie wurde bereits 2010 abgeschlossen, aber bis jetzt mit Bedacht zurück gehalten. Die Grüne Landtagsfraktion veröffentlicht die Untersuchung zur CO2-Bilanz des Brennerbasistunnels. Die Resultatte sind alarmierend: Nach der Untersuchung werden mindestens 20 Jahre Tunnelbetrieb notwendig sein, um die Treibhausgase zu kompensieren, die bei seinem Bau produziert wurden. Aber bei genauer Lektüre tritt die Wahrheit klar hervor: 20 Jahre reichen bei weitem nicht aus!

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BBT: UN TUNNEL INSOSTENIBILE

BAUSTELLE BRENNER BASISTUNNEL

Ultimato nel 2010 ma finora tenuto ben chiuso nel cassetto. Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale rende  ora pubblico lo studio “Bilancio della CO2” sul Tunnel del Brennero. I risultati sono allarmanti: lo studio afferma che ci vorranno almeno 20 anni di esercizio del Tunnel per compensare i gas serra prodotti per costruirlo. Ma se si legge bene, la verità è chiara: neppure vent’anni basteranno!

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Ambientalisti: no a Benko, sì all’Areale

Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse
Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse

Si allarga il fronte del no al progetto Benko e del sì al progetto Areale. Dopo la protesta di ieri delle categorie economiche e dei sindacati, dopo l’opposizione di architetti/e e urbanisti/e, oggi prendono la parola i movimenti ambientalisti. Intanto è stato presentato il progetto esecutivo, lo studio di fattibilità e il modello economico della riqualificazione delle aree ferroviarie dismesse, una vera e propria “nuova Bolzano” progettata e voluta da anni. L’alternativa pubblica alla cementificazione privata.

In una conferenza stampa convocata simbolicamente presso l’Hotel Alpi (destinato alla demolizione) le associazioni ambientaliste dio Bolzano e provincia hanno presentato questo documento:

Le associazioni AMBIENTE e SALUTE, DACHVERBAND, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE e WWF intendono dichiarare la propria assoluta contrarietà al “Progetto Benko” attualmente in corso di discussione all’interno dell’Amministrazione Comunale di Bolzano.

Contrarietà alle procedure della Legge Urbanistica che consentono questo tipo di proposte ma anche al merito del progetto stesso.

Tale progetto viene spacciato per una semplice riqualificazione di un’area degradata e la fantasmagorica creazione di uno stupendo centro commerciale, il tutto senza spese per la collettività che anzi ne dovrebbe ricevere solo vantaggi.

In realtà si tratta di un’opera epocale che trasformerà in maniera drastica quella che è l’attuale porta di accesso al centro storico per chi proviene da fuori città favorendo interessi privati con l’ente pubblico supino e la cittadinanza lasciata in un angolo.

L’art 55 quinquies della Legge Urbanistica Provinciale ha dunque iniziato ha partorire i suoi primi mostri.

Stravolgendo completamente una prassi che vede assegnato il ruolo di guida delle trasformazioni urbane all’ente pubblico e quindi alla comunità tutta, ora, (lasciando tempi ridottissimi alle decisioni) qualunque privato dotato di ingenti risorse finanziarie potrà proporre e, vista la crisi finanziaria dell’ente pubblico, costruire in barba a tutta la normativa e programmazione esistente pagando  il prezzo da lui stesso determinato.

Il primo esempio di quello che può succedere in nome di una deregolarizzazione troppo spinta è proprio il “Progetto Benko”:

  • volumetrie spropositate (si andrebbero addirittura a raddoppiare le superfici di vendita attualmente esistenti in tutta la zona),
  • disinteresse per la città consolidata e storicamente determinatasi,
  • spregio del verde di qualità presente nell’area (una delle poche aree del centro storico),
  • nessun coordinamento con il progetto del vicinissimo areale ferroviario,
  • nessuna analisi di impatto sulla struttura socioeconomica della città intera,
  • interesse pubblico dell’intervento tutto da dimostrare.

Bisognerebbe chiedersi se Bolzano ha bisogno di questa enorme volumetria (si pensi solo all’immenso sfitto o non occupato esistente per non parlare dei cantieri infiniti sparsi per la città, anche in aree di pregio) e soprattutto se non si rischia di creare squilibri socioeconomici di portata non attualmente misurabili: centro sempre più attrattore di funzioni pregiate (e prezzi conseguenti) e gli altri quartieri residenziali che si svuotano delle funzioni qualificanti.

Ma anche entrando nel dettaglio del progetto si  trovano evidenti e gravi negatività: sparisce una bella fetta del secolare parco di Piazza Stazione per essere rimpiazzato da giardini pensili la cui qualità e possibilità di fruizione rimane assai dubbia.

Tutte le ingenti volumetrie sembrano concepite come occupazione ottimizzata delle aree disponibili senza un vero disegno urbano.

Si portano ulteriori auto in centro seppur collegando i vari parcheggi esistenti interrati con una viabilità ipogea che certo non risolve i problemi generali della viabilità. Anzi, vista la squilibrata forma urbis di Bolzano, nelle vie di accesso i problemi si aggraveranno.

Si propone una funivia del Virgolo che porta verso…aree private che probabilmente avranno bisogno anch’esse di ristrutturazione urbanistica…

Per quanto si è visto finora non si è ancora visto un bilancio energetico dell’operazione ne tantomeno una tempistica degli interventi.

Non si è poi tenuto conto degli aspetti sociali di tutta la città: le persone che attualmente occupano l’area si sposteranno in zone più periferiche dove le attività commerciali già asfittiche soffocheranno irrimediabilmente.

E il bilancio occupazionale non considera che Bolzano non è una metropoli e se si creano posti di lavoro di un certo tipo da una parte se ne perdono altrettanti negli altri quartieri danneggiando il tessuto sociale connettivo fatto di rapporti di vicinato e frammistione delle attività.

Non ultimo ci pare assai carente il coinvolgimento della cittadinanza che si ferma ad una piccola indagine sui media e ad una bacheca con un plastico. Riconosciamo il diritto di quanti vivono e lavorano in Bolzano ad essere coinvolti in decisioni di questa portata che possano soppesare i pro e i contro e decidere poi di conseguenza.

Dal momento che il Comune non si è dotato di strumenti di Democrazia Diretta che lascino ai cittadini il potere decisionale di fronte a progetti di grande impatto economico o urbanistico ci si aspetta che sia l’amministrazione stessa a chiederne il parere di fronte a proposte che stravolgono un’area di queste dimensioni con ricadute su tutto il tessuto urbano e sociale.

E infine si viene a costituire un precedente pericoloso: cosa potrà opporre l’Amministrazione Comunale quando le verranno proposti nuovi progetti?

 AMBIENTE e SALUTE – DACHVERBAND – ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – WWF

KAUFHAUS O AREALE?

L'areas che verrà cementificata per realizzare il Kaufhaus
L’area che verrà cementificata per realizzare il Kaufhaus

Il mega centro commerciale di Benko sarà la morte del ventennale progetto dell’Areale Ferroviario? E quali conseguenze sul traffico, sul verde, sul commercio, sull’assesso urbano – in una parola, sul futuro di Bolzano? Un’analisi puntuale dell’architetto Luigi Scolari (sintesi di due articoli apparsi sul “Corriere dell’Alto Adige”)

IL PROGETTO IN MOSTRA

L’esposizione del progetto Kaufhaus-Bozen è una mostra d’architettura degna dell’architetto di cui si espone l’opera, l’inglese David Chipperfield.

Un plastico illustra in tre dimensioni il tessuto edificato che circonda l’area di progetto. Consente di comprendere la grandezza dell’intervento. Il nuovo edificio occupa da solo e per intero tutta la superficie dell’isolato più grande.

Dentro a questo edificio/isola sarà ospitato un albergo, il centro commerciale, uffici, residenza e temporaneamente la nuova stazione delle autocorriere. Le volumetrie sono nascoste da alberi con generose chiome verdi.

Segue la sezione più tecnica della mostra. Qui sono appesi i pannelli con la rappresentazione delle piante e di tutti i diagrammi che svelano il complesso funzionamento di questo enorme edificio. Il suo corpo/contenitore racchiude tutte le funzioni e destinazioni d’uso che caratterizzano la vivacità dell’organismo urbano. Ma qui sono stipate in un unico edificio/piastra, uno shopping mall, città nella città.

Abbiamo letto che il Kaufhaus occuperà un’area di 35.000 m².

Il Kaufhaus occupa tutta l’area compresa tra via Perathoner, via Alto Adige, via Garibaldi e via Stazione. Verranno abbattuti l’albergo Alpi appena acquistato da Sigma la società del signor Benko, verrà abbattuto l’edificio della ex camera di commercio appena completamente ristrutturato dalla Provincia ed ancora da inaugurare, abbattuta la stazione delle autocorriere con le sue pensiline. La parte del parco a sud del viale stazione viene cementificata. Il faggio secolare ed il palazzo curvo dell’architetto Ronca, entrambi sotto tutela, saranno integrati nel progetto. La palazzina residenziale su via Garibaldi viene letteralmente accerchiata dal nuovo complesso.

Nei tre piani sotto terra troveranno spazio i 900 parcheggi e la stazione delle autocorriere che avrà ingresso dalla stessa posizione esistente di via Garibaldi. Una strada interrata collegherà la strada arginale di via Mayr Nusser con il parcheggio di piazza Walther, sotto via Alto Adige. Il progetto intende portare il traffico giornaliero calcolato in 4.900 più 8.700 mezzi di trasporto, tra autovetture e bus, tutto in sotterraneo. Sarà un successo riuscire a gestire con impianti adatti l’emissione dei gas di scarico di questa portata e garantire la fluidità del traffico che viene intubato in due punti e deve riemergere in superficie.

Dalla pianta del tetto si evince che qui il volume edificato si riduce ad una fascia perimetrale. E’ un bordo continuo destinato alla residenza che affaccerà su un giardino pensile forato da grandi lucernari. Questi illuminano il gigantesco atrio del centro commerciale sottostante.

Le diverse fuinzioni al di sopra del 3° piano: albergo, appartamenti di lusso e tetto verde
Le diverse fuinzioni al di sopra del 3° piano: albergo e appartamenti di lusso. Sotto, tre piani di centro commerciale

Ai piedi dell’albergo, che supera di due piani i sei piani del restante complesso, Chipperfield ricava una piccola piazzetta affacciata sull’angolo tra via Alto Adige e via Perathoner.

Gli spazi pubblici all’aperto destinati alla città sono sottodimensionati e il tetto verde non ha la fruibilità di quello esistente, perché posto sul tetto di un edificio privato. La efficacia della proposta viabilistica di superficie e soprattutto la soluzione di tutte le problematiche accennate per quella interrata danno adito a perplessità e saranno da verificare sul campo. Se non funzioneranno una volta realizzate non consentono alternative. E’ prevedibile la forte penalizzazione dell’offerta commerciale del resto della città ed in primis dei portici e di Corso Libertà che sarà accompagnata da un processo a catena di perdita del valore immobiliare. Si carica ancora il centro di servizi lasciandone privi gli altri quartieri in una visione indifferente ad un equilibrato sviluppo della città. La chicca della stazione funicolare per il Virgolo è l’ultima ciliegina per il pubblico. Rilancia la proposta di edificazione delle pendici cittadine?

Se il progetto viene approvato in questa forma sembrerebbe che l’interesse del Comune e della Provincia sia quello di fare cassa. Sarebbe auspicabile un coinvolgimento democratico e partecipativo della popolazione, perché si aliena un patrimonio pubblico.

Offrire ai cittadini un’informazione precisa sulle misure di compensazioni garantite dal contratto di convenzione urbanistica, sugli accordi di programma e sui valori di perequazione, insieme all’apertura di un dibattito pubblico sarebbe il modo migliore per dimostrare che nel progetto deve prevalere l’interesse pubblico su quello privato. Sarebbe da aspettarsi che prima di avviare una procedura autorizzativa l’amministrazione ci dimostri i vantaggi di una riqualificazione urbana che deve offrire una miglior fruizione della città, non per forza ed esclusivamente quella del consumo.

 PROGETTO DELL’AREALE FERROVIARIO (ARBO)

Nel contingente si tratta di scegliere tra una certezza immediata, la disponibilità di un grande investitore di realizzare un grande intervento puntuale nella città consolidata; o aspettare che si realizzi oltre i binari la più grande espansione della città di questo secolo; o verificare se le due operazioni siano integrabili.

Qui si giocano il fattore tempo e le relazioni tra le parti della città.

Urbanisti e responsabili di ARBO hanno convenuto che il perimetro dell’areale ferroviario deve essere esteso per relazionarsi al contesto.

Che la zona più prossima da coinvolgere è quella che interessa a Benko.

Le destinazioni d’uso commerciale e alberghiera (?) previste dal suo progetto sono previste a poche centinaia di metri di distanza nell’Areale.

I due progetti sono in competizione: il recente progetto Benko indebolisce il progetto Arbo.

Per renderli compatibili sarebbe necessario integrare una maggiore quota di spazi e destinazioni d’uso pubblici nel centro commerciale di via Alto Adige. Fino a quali percentuali di ripartizione è disposto a cedere l’imprenditore Benko?

Il Masterplan adottato a Bolzano definisce principi e linee di indirizzo per lo sviluppo della città: riequilibrare il peso di tutte le sue parti, rendendole interdipendenti grazie all’offerte di servizi che siano specifiche di ognuna, rafforzando quelle più deboli, quindi non necessariamente il centro storico.

Il masterplan prevede di garantire qualità alla città puntando sui suoi spazi pubblici e verdi, senza ridurli, di riutilizzare e riqualificare l’esistente in un’ottica di risparmio energetico e di risorse, di agire sugli spazi interstiziali senza ulteriore consumo di suolo.

Il progetto di un centro commerciale in quel luogo non persegue i principi del Masterplan, a meno che il progetto venga sostanzialmente modificato. E’ disposto a questo compromesso l’imprenditore Benko?

La montiana liberalizzazione del commercio ha demolito il tabù provinciale per la proliferazione di centri commerciali. La nuova frontiera del mercato è rientrare in città, con centri commerciali che richiamino le grandi firme e riqualifichino anche le frange del centro.

E’ preferibile/sostenibile privilegiare la concentrazione in un solo edificio, (4 piani per 10.000 m² ciascuno), piuttosto che promuovere l’uso della città come luogo appetibile al turismo ed agli abitanti con la sua offerta culturale e commerciale?

Il nuovo museo della memoria, il polo bibliotecario, il parcheggio di Piazza Vittoria riqualificheranno a breve la città “moderna” ormai storicizzata. Dopo decenni (questi sono i tempi dell’urbanistica) diventa concreta la creazione di un asse commerciale continuo da piazza Walther a Piazza Gries.

Più semplice e veloce è realizzare un unico edificio. Ma sarebbe un’operazione nell’interesse comune della città?

L’architetto Fabio Rossa, rappresentante la società Sigma di Benko, rassicura che il progetto è stato modificato, è flessibile ed in via di definizione, che il verde pubblico non sarà sacrificato, che l’architettura dell’edificio è perfettibile. Evidenzia che i sotterranei del nuovo edificio ospiterebbe in via temporanea la stazione delle autocorriere. Ricorda che Benko offrirebbe alla città il collegamento interrato dei parcheggi di piazza Walther e Bolzano Centro, pedonalizzando alcune aree.

Il verde residuo e le direttrici di traffico
Il verde residuo e le direttrici di traffico

A questo si limita l’operazione di riqualificazione urbana.

E’ evidente che se il progetto viene letto in relazione allo sviluppo della città intera, la sua importanza è ridimensionata, perché non nasce in relazione con essa e perché l’interesse privato non è proporzionato a quello pubblico.

Il centro commerciale porterebbe ricchezza e lavoro in città; i proventi tornerebbero all’estero, ma questo è ritenuto anche per altre imprese commerciali un aspetto irrilevante.

Benko è presentato come un uomo disponibile al dialogo, se svolto in tempi rapidi. La sua preoccupazione è il tempo. Non certo quello necessario a valutare le ricadute del suo intervento sugli assetti presenti e futuri della città, ma quello che l’amministrazione vorrà prendersi per dare il suo consenso e quello della conseguente catena di pratiche autorizzative che consentirebbero l’inizio lavori fra tre o quattro anni.

Questa preoccupazione si trasforma in pressione, che si riduce ad una sorta di ricatto: o adesso o mai più.

Se il Comune vorrà stare a questo gioco, come la vecchia dama contratterà per la figlia il miglior partito, così contratterà nell’interesse della città, focalizzando quali sono i fabbisogni pubblici e le potenzialità dell’area.

Il progetto di Benko rappresenterebbe un punto nella maglia nel tessuto urbano, che seppur singolo ha un peso per nulla irrilevante rispetto all’equilibrio della tessitura complessiva.

L’Areale sarà il nuovo centro della mobilità di Bolzano, un’occasione di sviluppo per l’intera città. Le sue fasi di realizzazione renderanno disponibili solo per ultime le area residenziali e per il terziario destinate agli investitori privati, che dovrebbero sostenere tutta l’operazione. L’Areale per partire avrà bisogno di ingenti finanziamenti pubblici e di una forte volontà politica e condivisione pubblica. Le ricadute sulla città saranno valutabili tra venti o trenta anni.

D’altra parte la posta in gioco per la città non consente errori.

Luigi Scolari

Info e immagini al sito ufficiale del Kaufhaus Bozen

Energia: 10 proposte per uscire dalla palude

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Questo “decalogo” è stato presentato al convegno della CGIL-AGB di Bolzano su “Energia dall’acqua: Gestione trasparente per il bene comune”. Sono intervenuti, nell’ordine: Antonio Filippi, responsabile del settore energia della Cgil nazionale, Riccardo Dello Sbarba, consigliere provinciale, Massimiliano Sturaro, presidente Ae, Wolfram Sparber, presidente Sel, Arno Kompatscher, presidente del Consorzio dei Comuni dell’Alto Adige, Rudi Rienzner, amministratore delegato dell’Unione Energia Alto Adige.

Acqua, bene comune tra sfruttamento e tutela

di Riccardo Dello Sbarba

Consigliere Provinciale dei Verdi Grüne Verc

CINQUE CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

 1. L’acqua è un bene comune. La sua tutela e le forme del suo utilizzo devono essere competenza di istituzioni democratiche dotate di potere legislativo e più vicine possibile alla popolazione. Nel 1999 il D.Lgs. n. 79/1999 (“decreto Bersani”) ha trasferito le competenze alle Regioni e alle Province autonome, attuando la Direttiva 96/1992/CE.

2. Un Piano di Tutela delle Acque rispettoso dei criteri europei. Nel Piano provinciale in vigore la valutazione dello stato dei corpi idrici è stata effettuata in base ad una normativa non corrispondente alla “Direttiva quadro sulle acque” dell’Unione Europea (UE 60/2000, recepita dall’Italia solo nel 2011, cioè dopo la formulazione del Piano provinciale) che impone di raggiungere gli obbiettivi di qualità “buona” nel 2015. Senza un adeguato Piano di Tutela non si può valutare quanto e dove ancora le nostre acque possano sopportare un’ulteriore sfruttamento a scopo idroelettrico.

3. L’acqua è ambiente, cultura, paesaggio: non solo macchina per far soldi. Premiamo chi tutela i fiumi. Produciamo 6.000 GWh e consumiamo 3.000 GWh. Abbiamo oltre 900 concessioni idroelettriche. Solo il 7% dei nostri fiumi e torrenti scorre in condizioni naturali. L’uso idroelettrico peggiora la qualità dei fiumi. Ma la corsa all’oro bianco continua. Come frenarla? La Svizzera garantisce una compensazione per quei comuni e cantoni che decidono di mettere per 40 anni sotto tutela le proprie acque. Il finanziamento viene preso da un fondo alimentato dalle imposte derivanti dalla produzione idroelettrica.

4. Il potere alla Provincia sull’acqua e sulle concessioni non basta di per sé a garantire che tale potere sia esercitato a favore del bene pubblico. Lo scandalo SEL, il più grave della storia dell’autonomia, sta lì a dimostrarlo:

a) le gare non furono falsificate per far vincere il pubblico contro il privato (presente in una sola gara), ma per far vincere la società della Provincia contro le società dei Comuni (presenti in tutte le gare).

b) Furono modificati – rispetto ai progetti vincitori – i relativi disciplinari “in termini ampiamente migliorativi per il concessionario, – scrivono gli inquirenti – anche dal punto di vista del risparmio di spesa, e peggiorativi per l’ente pubblico e la collettività, sia sotto il profilo delle misure di sicurezza, sia sotto il profilo delle prescrizioni da rispettare”.

 5. Va operata una netta distinzione di ruoli: alla Provincia la legislazione, ai Comuni la produzione e la distribuzione, quest’ultima ovunque sia possibile in forma cooperativa. L’errore politico fondamentale è stato di aver voluto fare della SEL – che doveva essere solo una piattaforma per coordinare il passaggio delle competenze – un monopolio provinciale dell’energia, in conflitto con le cooperative e le aziende comunali che in Alto Adige avevano una storia centenaria. Meglio sarebbe stato costruire il nuovo soggetto energetico pubblico a partire da questa storia e dalle professionalità esistenti sul territorio.

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CINQUE PASSI PER IL FUTURO DEL SETTORE ELETTRICO

6. Le leggi alla Provincia. La Provincia promulga una legislazione rigorosa che preveda regole obbiettive e trasparenti per le gare pubbliche, con criteri fissati a priori (portate d’acqua, investimenti ambientali, offerte economiche…) concepite in modo tale che – chiunque vinca – comportino il massimo di beneficio per la popolazione, l’ambiente e le pubbliche istituzioni. La Provincia, in base al Piano di Tutela delle acque, bandisce le gare per le concessioni, le assegna e incassa i canoni.

 7. La produzione e la distribuzione ai Comuni. Tornando allo spirito delle “Norme di attuazione in materia di energia” (Dpr 235/1977 come modificato dal DLgs 463/1999), viene stabilito che “sul territorio della provincia di Bolzano sono i Comuni i soggetti pubblici titolari delle attività elettriche come la produzione, l’importazione e l’esportazione, il trasporto, la trasformazione, la distribuzione e la vendita dell’energia elettrica da qualsiasi fonte prodotta”.

 8. I Comuni danno vita a una nuova forma societaria unica su scala provinciale, che coinvolga tutti i Comuni e trovi forme equilibrate e sensate per distribuire tra i Comuni le quote di partecipazione e i benefici. Il Consorzio dei Comuni ha già studiato possibili modelli.

 9. D’intesa con il Consiglio dei Comuni, la Provincia – con un’apposita norma di legge finanziaria – cede gratuitamente le proprie quote in SEL Spa ai Comuni, nelle forme societarie che essi avranno scelto per questo scopo. Tale operazione avviene ovviamente dopo la ri-assegnazione delle 12 concessioni contestate e al netto degli eventuali danni derivanti dalle illegalità passate.

 10. Distribuzione in forma cooperativa. La Provincia avvia una seria verifica su questo modello, insieme al Consiglio dei Comuni e ai soggetti pubblici operanti nel settore energetico. Il modello cooperativo:

a. essendo partecipativo, facilita la promozione di iniziative di riduzione dei consumi;

b. saltando il mercato, consente di fornire agli utenti energia a prezzi inferiore del 30-40%.

Questo piano di riassetto deve essere ben studiato e attuato cui tempi che servono.

Si tratta di un piano per le prossime due legislature.

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Centrale a pompaggio: UN FLOP CLAMOROSO

FLOP CENTRALE

Gran pubblicità, grandi promesse, poi il flop. Il progetto della centrale privata tra Bronzolo e Aldino è fortunatamente archiviato. Ciò che ha messo la parola fine al progetto è stato soprattutto fa il voto contrario dell’intero consiglio comunale di Aldino/Aldein, una settimana fa.

Il progetto aveva perso ogni credibilità agli occhi dello stesso sindaco, che all’inizio era cautamente favorevole. I promotori non sono riusciti a convincere la popolazione, nonostante avessero fatto di tutto per esaltare i vantaggi e minimizzare i rischi. Ora preferiscono battere in ritirata, cercando di dare la colpa a qualcun altro in una conferenza stampa durante la quale hanno addirittura citato i post comparsi su questo blog.

In merito a quanto affermato dai rappresentati della società Iters Srl, che hanno annunciato di voler per propria volontà rinunciare al progetto di centrale a pompaggio a Bronzolo e Aldino, mi preme chiarire quanto segue:

  1. I promotori del progetto hanno avuto ampie possibilità di illustrarlo all’opinione pubblica e alla popolazione dei due comuni interessati. Al progetto sono state dedicate intere (a volte doppie) pagine sui quotidiani locali, assemblee popolari molto partecipate con sindaci e amministratori locali, moltissimi incontri con categorie economiche ed operatori del settore.
  1. In questo confronto pubblico noi Verdi abbiamo esposto in forma democratica e documentata, e con uno spazio di gran lunga inferiore a quello dei promotori, alcune considerazioni critiche sui punti che ci apparivano più discutibili: da un lato l’impatto ambientale (il prelievo di milioni di litri d’acqua dalla falda), dall’altro la convenienza economica dell’opera.
  1. Al contempo, come Gruppo Verde in consiglio provinciale abbiamo presentato un’interrogazione all’assessore all’energia per conoscere il suo parere. A tale interrogazione l’assessore ha risposto che:
    1. “le previsioni relative alla redditività di tali centrali a pompaggio sono caratterizzate in questo momento da grandi incertezze”,
    2. “non esistono stimoli di investimento particolari che possano incentivare la costruzione di simili impianti”
    3. “la Sel Spa è sempre arrivata alla conclusione di non partecipare in questo momento a progetti come quelli in discussione al Renon, a Laives/Bronzolo o ad Aldino”.

Se oggi i promotori annunciano di rinunciare di propria volontà al progetto, prima ancora che esso sia stato presentato agli uffici tecnici provinciali, vuol dire che le criticità dell’opera sono risultate talmente chiare anche ai promotori da convincerli a non insistere oltre.

rinunciando al loro progetto, i promotori dimostrano di essere i primi a non crederci più.

Buon gusto vorrebbe che non cercassero di dare la colpa a qualcun altro.

ENERGIA: mediatori segreti? Aus dem Skandal nichts gelernt!

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Brandstätter e Hager mediatori in segreto? Dallo scandalo SEL la Giunta non ha imparato niente

La Giunta provinciale avrebbe incaricato in estate l’avvocato Gerhard Brandstätter e il commercialista Heinz Peter Hager di condurre in gran segreto una trattativa per uscire dallo scandalo SEL. Se ciò fosse vero, sarebbe uno scandalo nello scandalo e dimostrerebbe che la Giunta provinciale dalla catastrofe SEL non ha imparato nulla.

Si continuerebbe infatti con la pessima prassi che ha portato al disastro della politica energetica provinciale:

1. CONFLITTO DI INTERESSI – L’avvocato Brandstätter è il legale di fiducia della SEL e dello stesso ex assessore Laimer, condannato a 2 anni e otto mesi per truffa e turbativa d’asta nelle gare per le concessioni idroelettriche, a danno proprio delle società comunali e in particolare di AE. Non solo, Brandstätter è stato anche uno degli architetti dei contratti segreti che SEL ha firmato con ENEL, nei quali SEL – a gare ancora in corso – si impegnava a ottenere dalla Provincia tutte le concessioni idroelettriche pena il pagamento di gravosi conguagli.

2. MANCANZA ASSOLUTA DI TRASPARENZA. Mentre tutta la popolazione della nostra provincia seguiva attonita gli sviluppi sempre più gravi dello scandalo SEL, la Giunta incaricava segretamente due professionisti di condurre trattative altrettanto segrete, al di fuori di ogni mandato e ogni controllo pubblico. E’ la negazione delle promesse solenni di trasparenza fatte all’indomani dello scandalo come condizione indispensabile per una svolta democratica nel campo dell’energia. E’ la continuazione di una gestione privata e proprietaria del bene energia, classica dello stile Durnwalder e da cui non può uscire nulla di buono.

3. L’ILLEGALITA’ VIENE SANATA. Se il tentativo è quello di salvare per SEL il grosso delle concessioni ottenute con l’inganno, si tratterebbe della pratica cancellazione dello Stato di diritto in Alto Adige. Ribadiamo che la premessa di ogni accordo è invece quella di riportare legalità nel campo energetico: le concessioni ottenute con l’imbroglio vanno revocate e assegnate nuovamente ai progetti migliori, escludendo chi ha barato. Non si può legittimare l’illegalità premiando chi l’ha commessa. Ricordiamo quanto detto dal presidente di AE Sturaro: “Trattare su concessioni frutto di azioni illegali sarebbe un reato che si chiama ricettazione”.

4. LA POLITICA DEGLI ANNUNCI A SCOPO ELETTORALE. L’incarico segreto a Brandstätter e Hager è soprattutto un bluff politico: AE dice di non saperne nulla, i due professionisti affermano che è per ora un “nostro concetto”. Dunque: un nulla. Serve solo per passare le elezioni. Come è servito per prendere tempo il famoso incarico all’esperto Giuseppe Caia, pagato profumatamente dalla Giunta provinciale e il cui parere è evidentemente finito, come era prevedibile, nel cestino della carta straccia. Gettato via un consulente, ora ne vengono chiamati altri due con lo stesso scopo di gettare fumo negli occhi della popolazione alla vigilia delle elezioni.

Non è con queste diplomazie segrete, né con le stesse persone che hanno causato il disastro, che si risolve lo scandalo energia. Invitiamo l’uscente presidente Durnwalder, massimo responsabile politico dello scandalo SEL, a farsi da parte e a lasciare al prossimo nuovo Consiglio provinciale il compito di porre rimedio ai guai che il vecchio Presidente ha combinato.
Consiglieri provinciali

Riccardo Dello Sbarba

Hans Heiss

Brandstätter und Hager als Geheimvermittler? Die Landesregierung hat aus dem SEL-Skandal nichts gelernt.

Nach Medienberichten hat die Südtiroler Landesregierung im Sommer RA Gerhard Brandstätter und den Wirtschaftsberater Heinz-Peter Hager damit beauftragt, in aller Geheimhaltung Verhandlungen aufzunehmen, um aus dem SEL-Skandal heraus zu kommen. Falls dies zuträfe, wäre dies ein Skandal im Skandal und der Beweis dafür, dass die Landesregierung aus der SEL-Katastrophe nichts gelernt hat.

Damit würde nämlich die üble Praxis fortgesetzt, die die Energiepolitik des Landes ins Desaster gestürzt hat.

1. Interessenkonflikt – RA Brandstätter ist der Vertrauensanwalt der SEL und des früheren Landesrats Laimer, der wegen Betrugs und Wettbewerbsverzerrung im Falle der Großwasserkonzessionen zu 2 Jahren und 8 Monaten verurteilt ist, wobei der Schaden vorab zu Lasten der kommunalen Energiebetriebe, zumal der Etschwerke ging. Nicht genug damit: Brandstätter war auch ein Architekt der Geheimverträge, die SEL mit ENEL unterzeichnet hat. Darin verpflichtete sich SEL – bei noch laufendem Verfahren – vom Land alle Wasserkonzessionen zu erhalten, bei Strafe sündteurer Ausgleichzahlungen.

2. Absoluter Mangel an Transparenz. Während die Bürger unseres Landes die immer gravierenderen Entwicklungen des SEL-Skandals wie erstarrt verfolgten, beauftragte die Landesregierung in aller Heimlichkeit zwei Experten geheime Verhandlungen zu führen, außerhalb jeden Mandats und öffentlicher Kontrolle. Dies ist das Gegenteil der feierlichen Beteuerungen künftiger Transparenz nach dem Skandal, als Grundbedingung einer demokratischen Wende im Energiebereich. Dies bedeutet die Fortführung des üblen Stils der Privatverhandlungen um das öffentliche Gut Energie – im klassischer Durnwalder-Manier, aus der nichts Gutes erwachsen kann.

3. Die Illegalität wird saniert. Sollte dieser Versuch darauf abzielen, der SEL die Mehrheit der mit Betrug errungenen Konzessionen zu sichern, wäre dies die faktische Auslöschung des Rechtsstaates in Südtirol. Denn grundsätzlich ist die Voraussetzung eines jeden Abkommens die Wiederherstellung von Legalität im Energiebereich: Die mit Betrug erlangten Konzessionen werden zurückgenommen und neuerdings den besten Projekten zugeteilt, die Verfälscher ausgeschlossen. Wir erinnern an den Satz von Etschwerke-Präsident Sturaro: „Über Konzessionen zu verhandeln, die das Ergebnis illegaler Aktionen sind, wäre ein Verbrechen, das Hehlerei heißt“.

4. Ankündigungspolitik zu Wahlzwecken. Der Geheimauftrag an Brandstätter und Hager ist vor allem ein politsicher Bluff: Etschwerke erklären, nichts davon zu wissen, die beiden Freiberufler, dass es sich nur um „unseren Entwurf“ handle. Also: um ein Nichts! Das Manöver hält nur bis zu den Wahlen. Ebenso diente der famose und hoch bezahlte Auftrag an den Energieexperten Caia nur dem Zeitgewinn, sein Ergebnis ist, wie vorhersehbar, im Papierkorb gelandet. Ein Berater geht, zwei weitere werden nun berufen, jeweils mit derselben Absicht, die Sicht der Öffentlichkeit vor den Wahlen zu vernebeln.

Der Energie-Skandal ist weder mit solcher Geheimdiplomatie, noch mit den Personen, die das Desaster verursacht haben, wirklich zu lösen. Wir laden den scheidenden Landeshauptmann Durnwalder, den politischen Hauptverantwortlichen des SEL-Skandals dazu ein, das Feld zu räumen und dem künftigen Landtag die Aufgabe zu überlassen, die Schäden zu beheben, die er und seine Landesregierung hinterlassen haben.

Riccardo Dello Sbarba

Hans Heiss

Pumpspeicherwerk Branzoll-Aldein. Land und SEL AG: “Weder sinnvoll noch rentabel”.

centrale bronzolo

Die Sel Ag – vom Land unterstützt –  hat es nie versäumt, in ein rentables Projekt einzusteigen. Wenn heute Sel Ag und Land erklären, das Projekt Pumpspeicherwerk Branzoll-Aldein sei weder sinnvoll noch rentabel, und sie deshalb nichts damit zu tun haben wollen, so spricht das Bände.

Dies hat heute Landesrat Mussner der Grünen Fraktion  in einer schriftlichen Antwort zu einer Anfrage mitgeteilt, die wie im Juli eingebracht haben. Die Antwort haben Abteilungsdirektor Flavio Ruffini und Paul Gänsbacher, Direktor des Amtes für die Umweltverträglichkeitsprüfung, verfasst:

Durch die aktuelle wirtschaftliche Situation sind die Prognosen in Bezug auf die Rentabilität von Pumpspeicherkraftwerken zu diesem Zeitpunkt von großer Unsicherheit geprägt – nicht nur national, sondern auch im ganzen Alpenraum. Besondere Investitionsförderungen oder Anreize für den Bau solcher Anlagen sind weder auf EU-Ebene noch auf nationaler Ebene vorhanden. Seit Jahren verfolgt die SEL AG die Entwicklungen auf dem nationalen und internationalen Energiemarkt mit großer Aufmerksamkeit und hat die Angemessenheit und Machbarkeit von ähnlichen Projekten in Südtirol analysiert. Als Ergebnis dieser Analysen und wegen der oben zitierten Sachlage hat sich die SEL immer entschieden, sich in diesem Moment nicht an derzeit diskutierten Projekten wie jenem auf dem Ritten, jenen in Branzoll oder Aldein zu beteiligen“.

Fazit: Sel Ag und Land bestätigen unsere Zweifel an der Rentabilität des Projekts für ein privates Pumpspeicherkraftwerk, welches bereits in Leifers und auf dem Ritten abgelehnt wurde und eine Investition von 500 Millionen Euro erfordert. Diese Zweifel haben wir in unserer Anfrage im Detail erläutert.

Dazu muss hinzugefügt werden, dass dieses Projekt eine erhebliche Umweltbelastung für das betroffene Gebiet darstellt: Das Versorgungswasser wird nicht aus dem Fluss, sondern aus der Grundwasserquelle, die auch für Wasserleitungen und Brunnen benutzt wird, geholt. Dabei wird eine enorme Menge von 830.000 m³ Wasser entnommen, was für eine Region, die bereits unter großen Wasserversorgungsproblemen leidet, eine ernste Gefahr für das hydrogeologische Gleichgewicht darstellt.

Der einzige Vorteil, den das Unternehmen Iters Gmbh den betroffenen Gemeinden versprochen hat, ist ein kleiner Teil der Einnahmen. Wenn aber, wie das Land sagt, die Rentabilität dieses Werkes durch große Unsicherheiten geprägt ist, werden all diese Versprechungen in Rauch aufgehen.

Genug Gründe, um das Projekt zu archivieren und nicht mehr darüber zu reden!

Centrale a pompaggio tra Bronzolo e Aldino. Provincia e SEL Spa: “Né ragionevole, né redditizia”.

centrale bronzolo

Da quando esiste, la SEL Spa non si è mai lasciata scappare nessun progetto redditizio nel campo dell’energia e – sostenuta dalla Provincia – ha voluto in tutti i modi entrarci. Che ora Provincia e SEL dichiarino di non voler avere nulla a che fare col progetto di centrale a pompaggio tra Aldino e Bronzolo dimostra come questo progetto sia privo di senso.

L’importante notizia è stata comunicata al Gruppo Verde in Consiglio provinciale dall’assessore Mussner, in una risposta redatta dal direttore di Ripartizione Flavio Ruffini e dal direttore dell’Ufficio per la Valutazione dell’Impatto Ambientale Paul Gänsbacher, a una interrogazione da noi presentata in luglio.

Questo il testo della risposta dell’assessore:

Il quadro economico attuale e le previsioni relative alla redditività di tali centrali a pompaggio sono caratterizzate in questo momento da grandi incertezze e non solo per quanto riguarda la situazione nazionale ma anche per tutto l’arco alpino. Non esistono, né a livello comunitario, né a livello nazionale stimoli di investimento particolari che possano incentivare la costruzione di simili impianti.

Già da anni la SEL Spa segue molto attentamente gli sviluppi sul mercato energetico nazionale e internazionale e si è interessata particolarmente ad analizzare anche la ragionevolezza e la fattibilità di simili progetti in Alto Adige. In seguito a queste analisi e a causa dei motivi sopraccitati, la SEL è sempre arrivata alla conclusione di non partecipare in questo momento a progetti come quello in discussione al Renon, a Bronzolo o ad Aldino.”

Dunque SEL e Provincia confermano i nostri dubbi sulla redditività di una simile centrale che comporta un investimento di 500 milioni di euro. Questi dubbi li avevamo espressi dettagliatamente nella nostra interrogazione.

La centrale comporta inoltre un notevole impatto ambientale: dovrebbe essere totalmente in caverna, con 14 chilometri di tunnel scavati nella montagna, e dovrebbe utilizzare 830.000 m3 di acqua (equivalenti a 830 milioni di litri) che verrebbe prelevata dalla falda, mettendo seriamente a rischio l’equilibrio idrogeologico dell’area interessata.

L’unico vantaggio che la società Iters srl, titolare del progetto, ha promesso ai due comuni è una piccola quota sui ricavi dell’impianto, da divedere in due. Ma se, come dice la Provincia, la redditività di queste centrali è caratterizzata da grandi incertezze”, tutte queste promesse vanno in fumo.

Motivi più che sufficienti per archiviare il progetto e non parlarne più.

AIR ALPS: consegnato l’esposto alla Corte dei Conti

AIR ALPS - esposto alla Corte dei Conti - Dello Sbarba e Heiss 033

QUESTA MATTINA ABBIAMO CONSEGNATO ALLA CORTE DEI CONTI IL NOSTRO ESPOSTO SULLA PERDITA DA PARTE DI REGIONE E PROVINCIA DI 6 MILIONI DI EURO NELL’AVVENTURA AIR ALPS. QUESTO IL TESTO

Alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti Viale Druso 36/a 39100 Bolzano

Esposto

L’Air Alps va in liquidazione e i 6 milioni investiti da Provincia e Regione vanno in fumo. Possibile danno erariale.

 I sottoscritti Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss, consiglieri della Provincia autonoma di Bolzano, espongono quanto segue.

Il 20 agosto 2013 i responsabili di Air Alps hanno comunicato ufficialmente la messa in liquidazione della compagnia aerea. E’ un esito ampiamente prevedibile, vista la storia fallimentare di questa società.

Provincia e Regione tra il 2005 e il 2006 (quando Presidente di entrambe le giunte era Luis Durnwalder) vi hanno investito 6 milioni di euro prelevati dalle tasse dei cittadini. La Provincia, tramite STA, investì 4.470.000 € (oggi la partecipazione è del 4,58%); la Regione 1,5 milioni di euro (partecipazione dell’1,8%). A questo denaro vanno aggiunti circa 4 milioni di euro pagati dalla Provincia ad Air Alps dal 2012 al 2013 per il volo Bolzano-Roma.

L’avventura in Air Alps si è rivelata una catastrofe finanziaria per Provincia e Regione. Per scongiurarla noi Verdi per anni abbiamo chiesto con forza – già con una mozione del lontano 2009 (nr. 127: “Uscire subito da Air Alps.”) che i due enti uscissero il prima possibile da questa società, in modo da mettere al riparo il denaro pubblico dalle conseguenze di una probabile messa in liquidazione. Infine due nostre mozioni di analogo contenuto sono state approvate a grande maggioranza dal Consiglio Regionale il 14 maggio 2013 (mozione nr. 54 del 2013) e dal Consiglio Provinciale il 5 giugno 2013 (mozione nr. 643 del 2013).

Non ci risulta che le Giunte provinciale e regionale abbiano dato seguito alle mozioni approvate. Ora Provincia e Regione vedono entrambe andare in fumo il proprio investimento, come socie di una compagnia in liquidazione e rischiano anche di dover contribuire – per la propria quota – al risarcimento dei debitori.

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AIR ALPS IN LIQUIDAZIONE: in fumo 6 milioni di denaro pubblico

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UN CASO DA CORTE DEI CONTI – Nonostante il fallimento fosse annunciato, la Giunta Provinciale e la Giunta Regionale non hanno mai attuato la mozione dei Verdi – approvata a grande maggioranza dai due Consigli – per uscire immediatamente dalla fallimentare compagnia aerea. E ora Provincia e Regione vedono andare in fumo i 6 milioni investiti e rischiano anche di dover contribuire al risarcimento dei debitori. Un caso di cui deve occuparsi la Corte dei Conti!

Ieri i responsabili di Air Alps hanno comunicato ufficialmente la messa in liquidazione della compagnia aerea. E’ un esito ampiamente prevedibile, vista la storia fallimentare di questa società.

Provincia e Regione tra il 2005 e il 2006 (quando Presidente di entrambe le giunte era Luis Durnwalder) vi hanno investito 6 milioni di euro prelevati dalle tasse dei cittadini. La Provincia, tramite STA, investì 4.470.000 € (oggi la partecipazione è del 4,58%); la Regione 1,5 milioni di euro (partecipazione dell’1,8%). A questo denaro vanno aggiunti circa 4 milioni di euro pagati dalla Provincia ad Air Alps dal 2012 al 2013 per il volo Bolzano-Roma.

L’avventura in Air Alps si è rivelata una catastrofe finanziaria per Provincia e Regione. Per scongiurarla noi Verdi per anni abbiamo chiesto con forza che i due enti uscissero il prima possibile da questa società, in modo da mettere al riparo il denaro pubblico dalle conseguenze di una probabile messa in liquidazione. La nostra richiesta, tradotta in due mozioni, è stata infine approvata a grande maggioranza dal Consiglio Regionale il 14 maggio 2013 e dal Consiglio Provinciale il 5 giugno 2013.

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L’Autonomia: più diritti, o più cubature?

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SFIDA AD ARNO KOMPATSCHER. Con le norme urbanistiche “made in Südtirol” approvate in parlamento siamo alla solita musica: deroghe e regali di cubature per i costruttori, meno luce e aria per i comuni cittadini. Il tutto difeso dall’attuale Presidente del Consorzio dei Comuni e (probabile) futuro Landeshauptmann. Ma se lui è il “nuovo”, come può continuare sulla stessa strada del “vecchio”?

(Intervento pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige del 13 agosto 2013)

Arno Kompatscher si preoccupa per chi ha realizzato „centinaia di edifici negli ultimi vent’anni“ in violazione delle norme statali sulle distanze minime. Io mi preoccupo molto di più delle migliaia di persone vicine e confinanti che si sono viste spuntare davanti al naso palazzi e condomini che hanno rubato loro aria, luce e panorama e hanno diminuito il valore della loro casa.

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Funivia del Renon: dal carosello degli uffici, scandaloso “caro affitti” per la Provincia

PALAZZO UFFICI FUNIVIA DEL RENON

UN DOSSIER DEL GRUPPO VERDE – L’obbiettivo proclamato dalla Provincia è quello di ridurre le spese di affitto per i propri uffici. Il caso del “carosello degli uffici” che ruota attorno al “Ribo Center” presso la stazione a valle della funivia del Renon dimostra però il contrario: alla fine dei vari trasferimenti la Provincia spenderà dal doppio al triplo di quanto spende oggi di affitti per i propri uffici.

E’ un ulteriore capitolo di questa storia scandalosa, già oggetto di un’indagine della Corte dei Conti per il fatto che la Provincia ha pagato per l’edificio presso la funivia due anni di “affitti a vuoto”, senza trasferirvi i suoi uffici.

I conti del “carosello degli uffici” li ha fatti il Gruppo Verde in Consiglio provinciale in due interrogazioni che costituiscono un vero e proprio “dossier sugli affitti provinciali”.

In sistesi: al “Ribo Center la Provincia sposta la Mobilità (assessorato Widmann), finora ospitata nel palazzo provinciale nr. 3. Qui si trasferiranno l’assessorato al Bilancio (Bizzo) e le sedi dei sindacati provinciali.

Alla fine la Provincia risparmierà nelle spese di affitto? Niente affatto: il dossier del Gruppo Verde dimostra al contrario che la Provincia pagherà molto di più: da due a tre volte tanto. Gli aumenti oscillano tra i 75.000 euro, ai 127.000 euro in più all’anno, a seconda dei criteri di calcolo.

In più c’è il “giallo” dell’affitto a carico della Provincia per l’edificio di piazza Università che ospita attualmente l’assessorato Bizzo: la Regione, che ne è la proprietaria, nel novembre del 2012 l’ha aumentato di 260 volte!

Pubblico di seguito le parti descrittive delle due interrogazioni-dossier.

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In Parlamento due articoli “made in Südtirol”

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La norma “ad Provinciam” e quella “ad Palatium”: la prima – contro i centri commerciali – accettabile con riserva. La seconda – sulle deroghe alle distanze minime tra edifici – una schifezza che tofglie ai cittadini un diritto e premia i costruttori e i palazzi della Provincia. Ma soprattutto, la musica è vecchia: diplomazia segreta, blitz in Parlamento, norme “solo per noi” Che faranno arrabbiare le altre Regioni e chi non ha “santi in paradiso”. E ci tireranno addosso nuovi ricorsi.

Il Senato ha approvato i due emendamenti “made in Südtirol” nel „Decreto del fare“, che dovrà passare ora alla Camera.

Il giudizio dei Verdi è differenziato:

  1. Sulle competenze provinciali per regolare il commercio al dettaglio nel verde agricolo e nelle zone produttive diamo un giudizio positivo sull’emendamento suggerito ai parlamentari dal Consorzio dei Comuni, ma con riserva. Positivo perché siamo contrari alla proliferazione di centri commerciali e alla politica con cui Monti ha totalmente liberalizzato il settore, che a lungo termine consegnerà le consumatrici e i consumatori nella mani di poche grandi catene. La nostra riserva riguarda il metodo del blitz in Parlamento nel grande mercato romano delle vacche. Qui ha ragione Francesco Palermo: si tratta del vecchio metodo del „prendi e fuggi“, dell’ottenimento sottobanco di norme „speciali“ per Bolzano, che non solo provoca contro di noi l’ostilità delle Regioni vicine, ma in questo caso ha prodotto una norma „ad Provinciam“ debole giuridicamente ed esposta a prevedibili (e già annunciati) ricorsi. La svolta di stile politico, in direzione del coinvolgimento e della trasparenza, è ancora una promessa non mantenuta dalla Svp e dalla Giunta provinciale.
  1. Sulla deroga concessa alla Provincia in merito alla distanza minima tra edifici siamo invece assolutamente contrari. Si tratta di una norma che premia i costruttori e anche certi progetti della Provincia, come il progettato nuovo palazzo di via Renon per l’assessorato al personale, che viola appunto le regole delle distanze e per questo ha provocato un braccio di ferro della Provincia contro tutti: contro il Comune di Bolzano e contro i tecnici dell’urbanistica. In questo senso di tratta di una norma “ad Palatium”. A farne le spese sono le cittadine e i cittadini dell’Alto Adige, che si vedono sottrarre un diritto sacrosanto riconosciuto a tutti gli altri cittadini della Repubblica: quello di non vedersi costruire un palazzo a meno di 10 metri di distanza dalle proprie finestre e dai propri balconi. La norma sulle distanze minime è una specie di “diritto fondamentale” delle norme che regolano l’edilizia nell’intero Stato italiano, sono contenute in leggi e codice civile e ribadite da numerose sentenze della Corte Costituzionale e difendono il diritto delle persone che hanno una casa a poter respirare, a non vedersi costruire palazzi addosso alla propria facciata e anche a mantenere il valore della propria casa, che si ridurrebbe se venisse soffocata dall’assedio di nuovi palazzoni.

Progetto Benko: risanamento o speculazione?

Planimetria ufficiale del Benko-World: via Garibaldi è esclusa
Planimetria ufficiale del Benko-World: via Garibaldi è esclusa

AL CONTRARIO DI QUANTO MOLTI PENSANO, VIA GARIBALDI NON C’ENTRA: AL FINANZIERE AUSTRIACO INTERESSA SOLO L’HOTEL ALPI, LA STAZIONE DEI BUS E IL PARCO, PER CEMENTIFICARLO. L’INTERESSE DELLA CITTA’, INVECE, IMPONE IL RISANAMENTO DI VIA GARIBALDI E LA RIQUALIFICAZIONE DEL PARCO, MANTENENDO IL VERDE. RIUSCIRA’ IL COMUNE A IMPORRE QUESTE CONDIZIONI, DOPO ESSERSI DATO LA ZAPPA SUI PIEDI CON LA LEGGE “AD PERSONAM”?

Intervento pubblicato sull’Alto Adige del 19 luglio 2013

Sbaglia chi dice che il progetto Benko prevede il risanamento di via Garibaldi. Non è così: il finanziere austriaco ha chiarito a più riprese che quei palazzi di faccia alla ferrovia non gl’interessano. Troppe grane, troppi proprietari, troppi inquilini, troppo degrado. Il Comune gliel’ha ha proposto e ha insistito, ma lui ha sempre risposto: Garibaldi? Nein danke!

Nelle planimetrie mostrate da Benko alla stampa si vede chiaramente quello che vuole: Hotel Alpi, stazione dei bus, Parco della Stazione. Il rendering del nuovo Benko-Center mostra l’edificio sinuoso di vetro e cemento sul lato di via Alto Adige. Dietro l’edificio si vede il Colle. Via Garibaldi resta alle spalle, coi suoi palazzoni cadenti, a diversi metri di distanza dallo scintillante Benko-World.

Perché insisto su questo aspetto? Per un motivo semplice. Perché incontro continuamente persone convinte che il progetto Benko consista nel “risanamento di via Garibaldi”. E aggiungono: “Altrimenti, che risanamento sarebbe?”. Appunto!

L’equivoco è più che naturale. Poiché Benko userà la “legge speciale” (speciale per lui) sui “risanamenti urbani”, tutti sanno quel che c’è da risanare in quella zona. Non certo l’hotel Alpi, che per qualche architetto è opera di pregio. Né la stazione dei bus, per qualcuno “bruttina”, ma certo non disastrata e oltre tutto in attesa d’essere spostata nel nuovo areale ferroviario, con immediata coincidenza treno-bus. Hotel Alpi e stazione dei bus non sono “risanamenti”, ma semplici operazioni immobiliari da cui un privato attende, alla fine, un profitto.

Discorso diverso quello del Parco della Stazione, su cui Benko vorrebbe realizzare un’ala del megastore, cementificandolo.

Oggi il Parco è degradato. Abbandonato a se stesso. Puzzolente. Nessuna famiglia bolzanina ci porterebbe bambini a prendere fresco. Tuttavia quel parco è il solo polmone verde di questa parte della città. Tagliare i grandi alberi che gli fanno ombra e cementificarlo sarebbe da pazzi: quel verde è un fattore di qualità straordinario per un centro urbano!

Nessuna città europea oggi elimina i pochi spazi verdi che ha nell’area urbana ed esistono casi di sorprendente riqualificazione di parchi ben più degradati del nostro. Prendiamo esempio dalle ristrutturazioni urbane d’avanguardia: l’area verde in faccia alla stazione, e anche via Garibaldi, oggi sosta per l’emarginazione sociale, possono diventare il biglietto da visita di una città accogliente, moderna, ecologica, colta e bella.

Parco e via Garibaldi, dunque: sono queste le aree che meriterebbero un vero e radicale piano di risanamento per il bene di Bolzano, con partenariato pubblico-privato. Avrà il Comune la forza di prescriverlo a René Benko o a chiunque altro voglia investire e fare profitti sull’area tra via Perathoner, via Alto Adige e la stazione ferroviaria?

Credo che questo sarà il tema del confronto dopo l’approvazione della famigerata “Lex Benko”, a cui io mi sono opposto con tutte le forze in Consiglio provinciale e su cui vorrei spendere ancora due parole.

Mi sono opposto perché le leggi “ad personam” sono l’opposto di uno Stato di diritto dove i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge. Mi sono opposto perché ritengo che la pari opportunità sia una condizione-base per un’economia sana e un mercato efficiente. E mi sono opposto perché l’operazione Benko sarebbe stata possibile anche con la normativa precedente, ma con Comune e cittadini protagonisti, mentre con la “Lex Benko” è il privato che compra, decide e mette la città di fronte al prendere o lasciare.

Con la “lex Benko” le pubbliche istituzioni si sono date la zappa sui piedi e hanno messo noi cittadini e cittadine di fronte all’umiliante spettacolo di un finanziere che arriva, mette sul tavolo 180 milioni e si compra così non solo un pezzo di città, ma anche la legge.

Bronzolo-Aldino: Una centrale di pompaggio ad alto rischio idrogeologico

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Già bocciato prima sul Renon e poi a Laives, il progetto di una centrale elettrica a pompaggio privata rispunta ora a Bronzolo ed Aldino.
Con una novità: l’acqua per alimentarla verrrà prelevata non dal fiume, ma dalla falda sotterranea che serve anche acquedotti e pozzi. Si tratta di un gigantesco prelievo di 830.000 metri cubi d’acqua, che metterà a forte rischio l’equilibrio idrogeologico di un’area che ha già problemi di approvvigionamento.
Sia a Bronzolo che ad Aldino stanno nascendo iniziative civiche sul tema.
In questa interrogazione-dossier, analizzo alcuni aspetti dell’opera e chiedo trasparenza e chiarezza sul progetto, sul suo finanziamento e sulle procedure di valutazione.

Nelle scorse settimane si sono svolte nei comuni di Bronzolo e di Aldino assemblee pubbliche in cui i promotori (riuniti nella la società Iters Srl) hanno presentato il loro progetto di centrale a pompaggio da realizzare nel territorio dei due comuni. Da quel che è uscito sulla stampa, la centrale dovrebbe essere totalmente in caverna, con diversi chilometri di tunnel scavati nella montagna sia a monte che a valle, e dovrebbe utilizzare 830.000 m3 di acqua (equivalenti a 830 milioni di litri) che verrebbe prelevata dalla falda.

I dati principali dell’impianto, almeno come sono stati presentati alla riunione di Bronzolo, sarebbero i seguenti:

  • Capacità: 850 000 m3 di acqua
  • 2 tunnel di 7,5 km e di 113 m2 di sezione. Se il profilo è circolare, il diametro è di 12 m. In confronto, una canna BBT ha diametro 8,1 m, Gottardo 7,7 m.
  • 450 MW di potenza installata
  • 5 ore funzionamento continuo alla massima potenza
  • 2250 MWh di energia equivalente accumulata
  • 80% di efficienza stimata (tipica per impianti di questo tipo)
  • investimento dichiarato: 500 milioni di €
  • periodo di ammortamento: 25 anni

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LEX BENKO: LA CITTA’ SVENDUTA

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Articoli ad personam per “l’uomo dei miracoli”, moltiplicazione delle cubature nel verde agricolo, consigli comunali e cittadini tagliati fuori dalle decisioni, il futuro della città in mano ai privati e ai loro profitti. La “riforma urbanistica” incentiva il consumo di suolo ed amputa la democrazia. Per orientarsi nella giungla delle norme: la mia relazione di minoranza in Consiglio provinciale.

“LEX BENKO”: I CITTADINI NON SONO PIU’ TUTTI UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE.

Partiamo dall’attualità. Con un accordo personale con il sindaco Spagnolli, l’ex vice Sindaco Pichler Rolle ha introdotto in Commissione i nuovi articoli 55 bis e 55 ter che – in stile Widmann – introducono „zone di riqualificazione urbana di iniziativa privata“. La procedura vigente viene rovesciata: non è l’ente pubblico che – in base all’interesse collettivo – individua nel piano urbanistico le aree da riqualificare, ma è il privato che – dopo aver acquistato in anticipo le parti di città che  gli interessano – mette sotto pressione il Comune affinché tali aree vengano dichiarate „da riqualificare“ e vengano sottoposte a una procedura accelerata che non prevede più la partecipazione dei cittadini e delle cittadine (neppure dei confinanti!). Il Consiglio comunale viene coinvolto alla fine, a giochi fatti.

Dopo un aspro dibattito in città, l’assessore Tommasini ha presentato ora una proposta cosiddetta „di compromesso“, che compromesso non è affatto.

Infatti, la nuova versione Tommasini introduce un doppio binario:

  • Da un lato, con i nuovi articoli55 bis, ter e quater, ripristina una normativa simile a quella oggi vigente, che parte dall’inserimento di zone di riqualificazione urbana nel Piano Urbanistico Comunale sotto la regia del Comune.
  • Accanto a questo però, col nuovo articolo 55 quinquies, mantiene anche la possibilità delle „zone di riqualificazione urbana di iniziativa privata“ che esautorano l’ente pubblico e i cittadini e trasformano la pianificazione urbana in un accordo tra un sindaco e un privato, col consiglio comunale coinvolto a cose già fatte. Ovviamente sarà proprio questo il binario che seguirà il progetto Benko, che ritiene l’Hotel Alpi da dichiarare „zona da riqualificare“ solo perché l’ha acquistato, mentre il suo piano non coinvolge affatto – ad esempio – l’edificio degradato su via Garibaldi, quello sì in condizioni di emergenza!

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La “Lex Benko”rivela lo spirito di questa “riforma urbanistica”, che consegna il territorio agli interessi privati, umilia il bene pubblico, cancella la pianificazione e affida i nostri centri urbani alla volontà del mercato e del puro profitto.

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CONTRATTI SEL-EDISON, IL DOSSIER

Contratto SEL-EDISON: un affare per chi?

Il Consigliodi Stato ha riconosciuto nell’aprile 2011 il diritto dei Consiglieri provinciali del gruppo Verde di prendere visione dei contratti firmati da SEL con EDISON che hanno dato vita alla società Hydros. Dopo averli analizzati accuratamente, siamo ora in grado di fare un quadro degli accordi e porre alla Giunta provinciale precise domande in merito. (Quel che segue è la parte introduttiva di due interrogazioni presentate in Consiglio provinciale. Per brevità vengono eliminate le domande alla Giunta. Chi vuole leggerle può andare sul sito web del Consiglio e scaricare le interrogazioni in forma integrale: http://www.consiglio-bz.org).

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