AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT”. “Pech gehabt!”

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Scuola bilingue? non se ne parla. Proporzionale, residenza? Nemmeno per sogno. Migranti? Per carità. Dichiarazione etnica? Giù le mani. Quando la Convenzione parla di convivenza, si schiera l’esercito dei “Signornò”.

Venerdì 24 febbraio. La seduta è dedicata alla “Tutela delle minoranze”, che per me significa: quale convivenza? Davanti a ogni partecipante alla Convenzione la segreteria ha messo due documenti: uno presentato da me (che ha anche un titolo: “Per un’autonomia più moderna ed europea”) e l’altro da Laura Polonioli, vicepresidente, giurista e rappresentante del comune di Bolzano. I documenti sono simili, anche se scritti con diverso stile. Altri non ce ne sono. Dunque si discute di questi.

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AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT”. Ascoltare i sindacati? Njet!

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Si litiga su un documento di CGIL CISL e UIL: respinta la proposta di un’audizione. Commissioni dei 6 e dei 12: trasparenza e democrazia sono lussi che non possiamo permetterci?

Venerdì 17 febbraio. La seduta è appena cominciata e Florian von Ach, Bundesgeschäftsführer degli Schützen chiede subito la parola. Si vede che ha un diavolo per capello. Ha in mano un documento e ne è scandalizzato. Per lui si tratta di affermazioni inaccettabili, un attentato all’autonomia perpetrato da “filiali locali di organizzazioni nazionali”, come dire estranee alla realtà del Sudtirolo. Gli dà man forte Wolfgang Niederhofer: “Questo testo è pieno di spirito nazionalista!”. E che sarà mai?

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Tagebuch aus dem Konvent

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DIARIO DALLA CONVENZIONE – L’intervista al settimanale ff su riforma dello Statuto, le promesse non mantenute e che fare, a questo punto, del “Konvent”.
ff: Sind Sie eigentlich ein sehr geduldiger Mensch, Herr Dello Sbarba?
Riccardo Dello Sbarba: Ja doch, das bin ich. Warum fragen Sie?
Man muss schon einen sehr langen Atem oder ein gutes Sitzleder haben, Stunden um Stunden in diesem Autonomiekonvent zu sitzen.
Oder aber man muss sehr motiviert sein. Und das bin ich. Ich gebe aber auch zu, dass der Konvent meine Geduld oft strapaziert. Wir Grüne haben immer schon gesagt, dass es eine gute Idee ist, das Autonomiestatut mittels eines Konvents zu reformieren. Wir waren auch die Ersten, die zu Beginn dieser Legislatur einen entsprechenden Gesetzesentwurf eingebracht haben. Im Grunde sagen wir bereits seit 1992, seit der Streitbeilegung, dass es eine dritte Phase der Autonomie braucht. Wir dachten, dass dieser Konvent die Gelegenheit dazu wäre.

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AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” – Il Sudtirolo lo fa meglio?

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Continua la maratona sugli elenchi di competenze. La Svp tenta di assorbire la destra nella “Vollautonomie”. I punti caldi: toponomastica, sicurezza sul lavoro, radio-tv provinciale, autonomia statutaria.

Gli elenchi di competenze da “strappare” allo Stato sono lo sport preferito della maggioranza dei conventuali, l’esercizio sessantennale di una Svp che non concepisce sviluppo dell’autonomia se non “im Kampf gegen Rom”. Quindi il nuovo patto di convivenza tra sudtirolesi di ogni lingua sull’asse orizzontale della società civile, che doveva essere il cuore della riforma partecipata dell’autonomia, va a farsi benedire. Che poi la Convenzione sia un semplice organo consultivo del Consiglio provinciale non suggerisce purtroppo alcuna moderazione. Anzi, lì nella solitudine del Konvent, in assenza di interlocutori in carne ed ossa – la Giunta se ne sbatte, Roma è il nemico evocato ma assente, l’Europa un muto conglomerato – è facile far correre la fantasia, colla Svp intenzionata ad inglobare l’ala che fa più o meno capo agli Schützen (se gli dici “destra” si offendono) nell’”autonomia integrale” come surrogato del “Freistaat”.

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AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” – Statuto sì, Costituzione ni

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Venerdì 2 dicembre 2016 – La Convenzione comincia a prendere le sue prime decisioni. Dal metodo del consenso si passa al principio di maggioranza, mentre il Consiglio provinciale sta per modificare la legge istitutiva.

Dopo due sessioni dedicate ai lavori di gruppo, i e le “conventuali” si ritrovano in plenaria a riferire sul tema “Ampliamento dell’autonomia e competenze”. E’ quello che più sta a cuore a chi concepisce la riforma dell’autonomia ancora come “Kampf gegen Rom”, l’ennesimo episodio della lotta contro Roma. Non che sia cosa da poco, lo riconosco, ma è ancora un ragionamento tutto orientato in verticale, cioè sul tiro alla fune tra Provincia e Stato, molto lontano da quel piano orizzontale dell’autonomia partecipata, del nuovo patto di convivenza tra cittadine e cittadini, che doveva essere la cifra della “terza fase dell’autonomia”. Ma i tempi si sono fatti più duri e spingono a serrare le fila. Così anche il processo partecipativo che doveva animare la Convenzione sbiadisce nel ricordo e piano piano si scivola verso la logica delle maggioranze, mentre in Consiglio provinciale una modifica portata dalla Svp alla legge istitutiva annacqua il prodotto finale del Konvent. Dunque siamo a un momento cruciale. Ma andiamo con ordine.

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AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” Democratizzare l’autonomia: Provincia, Comuni, cittadinanza. E Bolzano capoluogo

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VENERDI’ 4 NOVEMBRE – In una Convenzione decimata dalla settimana di vacanza autunnale (presenti una ventina su 33, al lumicino la componente italiana) si arriva al punto decisivo: quanto è democratica l’autonomia? Si discute finalmente dei rapporti interni al territorio: quale ruolo devono avere i comuni, quale potere le cittadine e i cittadini. Molto passa di qui: le relazioni tra i gruppi linguistici, tra centro e periferia, tra vecchi e nuovi cittadini.

Ho preparato un testo di due pagine e, visto che non comincia nessuno, parto io. Parto da una considerazione: finora l’autonomia è stata costruita sul conflitto Provincia-Stato e sul trasferimento di poteri dallo Stato alla Provincia. Poteri che si sono fermati e concentrati sulla Provincia intesa sia come ente, sia come organi al vertice: Giunta provinciale e Landeshauptmann. E’ stata l’era Durnwalder, l’era dei Comuni meno autonomi d’Italia, l’era dei cittadini che fanno la fila alle cinque del mattino. L’era del centralismo provinciale (contestato a Roma e riprodotto bonsai a Bolzano) e del deficit di democrazia. L’era in cui, se parlavi di “federalismo interno”, ti rispondevano “federalismo che?”. Quel System Südtirol è ancora qui.

Un nuovo sistema va fissato in un nuovo Statuto e la Convenzione è l’occasione per farlo. Bisogna passare dalla logica verticale della “lotta contro Roma” a quella orizzontale di un “sistema delle autonomie” (al plurale!), in cui la conquista di più potere per la Provincia si accompagna il trasferimento di maggiori poteri verso il basso. E’ l’idea di un’autonomia partecipata, una autonomia dei cittadini e delle cittadine, che proprio la Convenzione doveva inaugurare, ma che ancora non si vede. Non va inventato nulla: bisogna solo introdurre anche da noi i principi delle costituzioni europee più avanzate:

  • la sussidiarietà, cioè il trasferimento dei poteri agli organi più vicini alla popolazione;
  • la differenziazione, che vuol dire che la Provincia deve fare le leggi, ma l’amministrazione va trasferita ai Comuni;
  • e l’ adeguatezza, che vuol dire che ogni problema va affrontato nella dimensione ottimale.

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AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. La via per l’Europa passa dal referendum

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La Provincia potrà avere un maggiore “potere estero”? Dipende soprattutto da quale Costituzione avrà l’Italia.

21 0TT0BRE 2016 – Il tema stavolta era piuttosto ostico: il potere estero delle province autonome. Quindi l’hanno fatta da padrone le giuriste. Il quadro in sintesi è questo:

  • Lo Statuto non dice nulla sull’Europa, e neppure sull’Euregio. E’ stato scritto in altra epoca. La riforma del 2001 della Costituzione ha dato alle Regioni e Province autonome il potere “nelle competenze loro riconosciute” di attuare direttamente le direttive europee.
  • Ma l’Unione Europea riconosce gli Stati: è attraverso gli stati, per esempio, che anche le regioni sono rappresentate (il Comitato delle Regioni è di 350 membri, ha potere solo consultivo e capo delegazione di ogni nazione – l’Italia ha 20 membri – è il rappresentante del Governo). E’ attraverso gli Stati che una Regione può rivolgersi alla Corte europea, e sono gli Stati che subiscono le procedure di infrazione, anche se riguardano un atto di una loro Regione.

Messa così, quindi, ciccia. Però ovviamente siamo qui per elaborare “visioni” e andare oltre l’esistente è lecito.

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