AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. Trentatré in rivolta

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Venerdì 2 settembre 2016 – Seduta bruscamente interrotta alla notizia che i parlamentari Svp (più i trentini) hanno presentato in Parlamento un progetto di riforma della prima parte dello Statuto che nella commissione speciale del Consiglio provinciale ha avuto via libera coi soli voti Svp. “E allora noi che ci stiamo a fare?”. Convenzione al bivio tra rinascita e declino.

Ma procediamo con ordine. La seduta di ieri sera aveva come tema le competenze di Stato, Regione e Provincia, in pratica i primi articoli dello Statuto. Il Presidente Tschurtschenthaler ha dato subito la parola all’avvocato e dirigente Svp Christoph Perathoner “poiché lui ha fatto parte di un gruppo di lavoro che ha approfondito la materia”. Il buon Perathoner ha cominciato dicendo che il gruppo di esperti era stato insediato due anni fa dai due presidenti delle giunte Rossi e Kompatscher, aveva affrontato il tema cercando di spostare più poteri possibile in capo alle Province (e alla Regione, ma questo non l’ha detto perché avrebbe fatto infuriare l’agguerrita pattuglia degli Schützen) e che era venuto fuori una specie di promemoria che aveva il consenso – miracolo – di sudtirolesi e trentini. Sono seguiti diversi interventi in una specie di gara a chi aggiungeva competenze in un’autonomia sempre più piena, la “Vollautonomie” tirata in alcuni interventi fino alla semi indipendenza, e in totale controtendenza rispetto alla riforma Boschi Renzi della Costituzione che come noto taglia le gambe alle regioni (e da cui la Svp cerca di salvarsi con l’argomento che, però, il Sudtirolo è diverso). Tutto prevedibile e anche interessante.

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AUTONOMIA, Diario dalla “Convenzione”: Minoranza, tutele e libertà

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Venerdì 8 luglio 2016. Dunque oggi siamo arrivati al dunque: la “tutela delle minoranze”. Che sarebbe come dire: “convivenza”. Invece si parte dal “Minderheitenschutz” e questo la dice già lunga.

Quindi mi iscrivo al volo, scavalcando Durnwalder, che per una volta arriva secondo. Attacco con la domanda: “Che significa tutela delle minoranze nell’anno 2016, rispetto al 1972 dello Statuto?”. Semplice: è cambiato il mondo.

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AUTONOMIA. Diario dalla “Convenzione”: Regione no, Regione sì, Regione come?

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Sabato 2 luglio 2016. Oggi per la prima volta nella Convenzione per l’autonomia (quella con 33 componenti, per capirci) siamo entrati nel merito. Così comincio a redigere questo piccolo e soggettivo diario, per tenervi al corrente di quel che succede là dentro. Il tema era: che fare della Regione?

Il primo a intervenire è stato Luis Durnwalder. Per lui la Regione non ha senso, non l’ha mai avuto, e dunque va abolita. Al suo posto vanno istituite due regioni autonome: la Regione Trentino e la Regione Sudtirolo. Che poi potranno scegliere di collaborare, se lo vogliono, come con qualsiasi altra regione d’Europa.

Il secondo a intervenire sono stato io, annunciando un “controcanto” rispetto alla posizione di Durnwalder. Che la Regione così com’è non vada, siamo tutti d’accordo. Ma bisogna per questo rompere definitivamente il quadro regionale? Ho sostenuto che ci sono buoni motivi per non farlo e quel che ho proposto è una riforma radicale della Regione, una “Regione leggera”, una piattaforma di cooperazione istituzionale e rafforzata tra le due province basata sulla volontarietà, su meccanismi di intesa nella definizione dei temi da affrontare (che si stabiliscono volta per volta, senza definirli a priori) e delle “linee guida” da approvare con maggioranze qualificate (2/3?) di ciascun Consiglio provinciale.

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Autonomia copernicana

Intervistando Silvius Magnago, a casa sua
Intervistando Silvius Magnago, a casa sua

L’autonomia ha un futuro? Il mio intervento nel dibattito aperto dal quotidiano Alto Adige (pubblicato il 14 febbraio 2015)

Arno Kompatscher non perde occasione per ammonirci: “Quella dell’Alto Adige non potrà mai essere un’autonomia territoriale”. L’ultima volta in Consiglio provinciale, mentre parlavamo del comune ladino di Voltago Agordino. “Autonomia territoriale? Errore gravissimo!” insisteva Kompatscher. Se qualcuno non lo convince a cambiare idea, una vera riforma dell’autonomia non si farà mai.

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A MALLES, LA SERA PRIMA DEL REFERENDUM ANTI-PESTICIDI

 

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Un trattore si muove lentamente tra i filari di mele. Si alzano nuvole bianche alte tre volte gli alberi, si allargano, si inclinano spinte dal vento, oltrepassano la strada, volano verso l’abitato. Il trattore passa e ripassa filare per filare. Le tracce dei pesticidi verranno ritrovate poi nei pachi pubblici, nei giardini privati, nei cortili delle scuole, nei torrenti, sulle coltivazioni biologiche che così rischieranno di perdere il loro marchio di qualità.
E’ la sera di martedì 19 agosto, sono a Malles, alla vigilia di un referendum che somiglia a una rivoluzione. E’ l’assemblea conclusiva della campagna e la Casa della Cultura è strapiena.

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BBT ohne Nachhaltigkeit und CO2 Reduktion

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Die Studie wurde bereits 2010 abgeschlossen, aber bis jetzt mit Bedacht zurück gehalten. Die Grüne Landtagsfraktion veröffentlicht die Untersuchung zur CO2-Bilanz des Brennerbasistunnels. Die Resultatte sind alarmierend: Nach der Untersuchung werden mindestens 20 Jahre Tunnelbetrieb notwendig sein, um die Treibhausgase zu kompensieren, die bei seinem Bau produziert wurden. Aber bei genauer Lektüre tritt die Wahrheit klar hervor: 20 Jahre reichen bei weitem nicht aus!

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BBT: UN TUNNEL INSOSTENIBILE

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Ultimato nel 2010 ma finora tenuto ben chiuso nel cassetto. Il Gruppo Verde in Consiglio provinciale rende  ora pubblico lo studio “Bilancio della CO2” sul Tunnel del Brennero. I risultati sono allarmanti: lo studio afferma che ci vorranno almeno 20 anni di esercizio del Tunnel per compensare i gas serra prodotti per costruirlo. Ma se si legge bene, la verità è chiara: neppure vent’anni basteranno!

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Kompatscher alla prova dei fatti

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IL MIO INTERVENTO NEL DIBATTITO SUL PROGRAMMA DELLA NUOVA GIUNTA PROVINCIALE

Care colleghe e colleghi, egregio Presidente Kompatscher,

nel giorno della sua elezione abbiamo detto che alla sua offerta di dialogo avremmo risposto con un nuovo stile di fare opposizione: una opposizione costruttiva. Meglio detto: una opposizione cooperativa.  Un’opposizione che veda innanzitutto il buono e il condivisibile, ho annunciato una settimana fa. Comincio subito dicendo che del Suo programma, Presidente Kompatscher, noi Verdi potremo sottoscrivere il 90%. Dunque, nel commentarlo, vorrei indicare su alcuni punti il modo di andare avanti, di concretizzare, di realizzare davvero le tante affermazioni di principio che vi sono contenute. E’ sulla realizzazione del programma e sulla coerenza tra gli annunci e le cose fatte che giudicheremo il Suo governo.

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Svp+Pd, la piccolissima coalizione

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Arno Kompatscher è stato eletto oggi nuovo presidente della Provincia di Bolzano. Chiusa l’era Durnwalder, alla Svp e al Pd manca il coraggio per imboccare una nuova strada. Questo è il mio discorso di capogruppo dei Verdi del Sudtirolo durante il dibattito sulla fiducia.

Egregio candidato Presidente Arno Kompatscher,

se i Verdi oggi voteranno contro la Sua candidatura, questo non dipenderà dalla nostra volontà, ma dalla vostra.

Siete stati infatti voi a respingere la nostra disponibilità a partecipare a pieno titolo e in pari dignità a una nuova maggioranza formata dalla Svp, dal Pd e dai Verdi del Sudtirolo. In questa nuova maggioranza noi avremmo portato le nostre idee e l’esperienza di 30 anni di opposizione rigorosa e competente in Consiglio provinciale. Chi come noi si è opposto così a lungo al vecchio sistema sa come esso ha funzionato, sa dove sono gli ostacoli al rinnovamento, sa di che cosa dobbiamo liberarci e cosa può essere riformato.

Questa nuova e più larga maggioranza Svp-Verdi-Pd sarebbe stata la prima vera innovazione di un’epoca nuova e avrebbe garantito la svolta politica che molte cittadine e cittadini della nostra provincia si attendono. Sarebbe stata davvero una “grande coalizione” con numeri solidi e un indirizzo politico chiaro.

Voi invece avete detto no, avete fatto i “Nein-Sager”, avete preferito la continuità. Avete preferito chiudervi nel bunker di una piccolissima coalizione dai numeri risicati, la vecchia coalizione che ha perso le elezioni – la Svp avendo perso la maggioranza e il Pd essendo rimasto al palo, dopo aver indicato l’obbiettivo del raddoppio dei seggi grazie a 5 anni di assessorati, si contributi, di cumulo di poltrone e di incarichi. Non avete tratto insegnamenti da questi risultati. Avete preferito ripiegare sull’usato sicuro. Non avete avuto il coraggio del nuovo, ma ripetete il vecchio e logoro schema sperando che stavolta vada meglio.

Noi Verdi abbiamo fatto tutto ciò che potevamo per rendere possibile un’alternativa di governo.

Abbiamo dato credito alla Sua dichiarata volontà, collega Kompatscher, di una svolta nello stile e nei contenuti della politica.

Lei, collega Kompatscher, ha avuto la fortuna e la capacità di diventare in pochi mesi lo schermo su cui tante elettrici e tanti elettori hanno proiettato la propria voglia di un cambiamento profondo nella politica come l’abbiamo conosciuta in questi 25 anni. Noi abbiamo apprezzato e valorizzato queste aspettative. Ci pareva energia positiva che sarebbe stato un delitto sprecare.

Meno arroganza e più ascolto, meno centralismo e più partecipazione, meno affarismo e più bene comune, meno ingiustizie e più pari opportunità, solidarietà invece che legge del più forte, verità invece che bugie, giustizia invece che lobbismo.

Il risultato elettorale ha registrato questo bisogno di svolta: non solo col suo successo in voti, collega Kompatscher, ma soprattutto con la punizione di tutti gli esponenti del vecchio sistema e il drastico ridimensionamento delle categoria e delle lobby, che avevano trasformato il Consiglio provinciale in una giungla di interessi corporativi.

Lei ha davanti a sé un Consiglio provinciale in parte bonificato e rinnovato, con una più forte rappresentanza dei Verdi Grüne Verc, premiati per le nostre battaglie per la trasparenza, la legalità, l’ambiente e la giustizia sociale.

A questo punto una “grande e nuova coalizione” Svp-Verdi-Pd ci è sembrata non solo possibile nei numeri, ma anche lo sbocco naturale della spinta arrivata dai cittadini e delle cittadine. La chance c’era e tutti lo sapevamo. Non avete avuto coraggio.

Lei, collega Kompatscher, voi colleghi e colleghe della Svp e del Pd, questa chance l’avete lasciata cadere.

E una cosa vorrei che fosse chiara: se avete deciso per la “piccola coalizione”, non è dipeso dal programma.

Anzi. Nell’incontro “di sondaggio” che abbiamo avuto, abbiamo registrato numerose convergenze. La prima e più importante: l’autonomia come la scelta giusta, non la seconda ma la prima e unica scelta giusta per la nostra terra e la sua gente, per il nostro passato e il nostro futuro comune in un’Europa dei diritti e della convivenza.

Ma anche su molti altri punti eravamo vicini: trasparenza, partecipazione, nuovo stile, politica sociale, riforma urbanistica, riscrittura del bilancio provinciale e altro ancora. Perfino sull’energia, un argomento a cui tengo molto e su cui ho – diciamo così – idee piuttosto precise, le posizioni tra noi non sembravano lontanissime.

Certo, noi poniamo accenti differenti. Ma, siamo sinceri: su nessun tema eravamo tra noi Verdi e Lei, collega Kompatscher, più distanti di quanto Lei non sia distante da altri e altre esponenti del suo stesso partito.

No, non è sul programma che ci avete detto no. La chiusura è dipesa da puri calcoli di potere sia della Svp che del Pd.

Comincio dalla Svp. La nostra presenza avrebbe segnato un orientamento della giunta che squilibrava gli assetti di potere e i compromessi tra le correnti interne alla Svp. Dava fastidio alle tante persone che dal vecchio regime vogliono traslocare indenni nel nuovo, mantenendo posizioni e potere. Disturbava chi vuol far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. E soprattutto: vi costringeva uscire dall’autosufficienza. Avreste dovuto riconoscere che la Svp non può più pretendere il monopolio della rappresentanza – cosa che le ultime elezioni hanno definitivamente sancito, ma che voi non volete ammettere. Anche Lei, collega Kompatscher, ha detto che per governare vi serviva solo un partner di lingua italiana, perché così vi obbliga lo statuto. Questo è il vecchio ritornello, maa non è più vero. Care colleghe e colleghi della Svp: voi avete perso la maggioranza, non potete più fare da soli, per governare dovete cercare alleati!

Invece insistete nella cocciuta pretesa di mantenere il monopolio del potere e della rappresentanza. Cambiano le facce, ma questa vecchia abitudine vi è rimasta.

E arrivo al Pd. Se sono chiare le ragioni per cui la Svp ha respinto i Verdi, non si capisce perché il Pd non abbia cercato di coinvolgerci rafforzando così l’ala di centro sinistra della coalizione. Appena in febbraio noi Verdi del Sudtirolo abbiamo sostenuto la candidatura Bersani al governo dell’Italia, anche a costo di rompere con i Verdi italiani e trentini, che sostenevano la candidatura alternativa di Ingroia. Potevate quindi considerarci i vostri naturali interlocutori ed alleati. Invece niente: in questi due mesi non ci avete cercato neppure una volta! Dalle elezioni in poi vi siete concentrati esclusivamente sulla difesa dei vostri assessorati, vedendo in noi Verdi solo un possibile concorrente da tenere fuori dalla porta. Anche la vostra battaglia sul secondo assessore italiano in realtà è apparsa come la pretesa di un secondo assessore al Pd e non ha scaldato i cuori di nessuno.

Mi preme ricordare che noi, al contrario, abbiamo sempre considerato il Pd parte essenziale e insostituibile di una nuova coalizione e mai abbiamo parlato di un’alleanza esclusiva Svp-Verdi. Eppure di governi nero-verdi in Europa, e specialmente nell’area tedesca ce ne sono, eccome! C’è nel Tirolo di Günther Platter e Ingrid Felipe, c’è a Salisburgo, c’è a Graz. C’è nel Land dell’Assia in Germania, c’è a Bonn, c’é a Darmstadt, c’è a Oldenburg, c’è a Francoforte!

A Bolzano non abbiamo mai avanzato questa ipotesi: vi abbiamo sempre considerato, cari colleghi del Pd, nostri partner privilegiati. Voi avete fatto il contrario e vi sietepreoccupati solo della vostra poltrona. Avete pensato: meno siamo, più contiamo. Invece vedrete: accadrà e sta già accadendo il contrario!

Stesso discorso, sia chiaro, anche per gli Arbeitnehmer nella Svp: avete visto nei Verdi solo una possibile concorrenza e nella vostra debolezza vi siete impegnati per escluderci. Una politica che non vi porterà da nessuna parte e su cui vi chiediamo di ripensare.

Torno a Lei, collega Kompatscher. Un allargamento ai Verdi della coalizione di governo non è fallita né per la persona del Presidente, né per il programma. E’ fallita perché se alcune facce sono cambiate, il sistema, il partito nelle sue ramificazioni territoriali, il groviglio di interessi e di gruppi di potere che in esso agisce, il blocco sociale costruito in 25 anni di era Durnwalder è cambiato poco o nulla. Per il cambiamento ci vuole più che una tornata elettorale. Il cambiamento non sta alle nostre spalle, ma ancora davanti a noi.

Io non so valutare oggi, collega Kompatscher, se con questa vecchia formula di governo di qui a 5 anni sarà riuscito Lei a cambiare il sistema, o sarà il sistema a cambiare Lei, o addirittura a farle fare un imprevisto capitombolo. Ho l’impressione che ci sia, anche nel suo partito, chi punta a questo: che il suo sia un esperimento dalla vita breve e che tra 5 anni si debba cercare un nuovo Presidente.

Noi ci auguriamo di no. Ci auguriamo che questa sia la legislatura che costruisce le condizioni per una svolta. Faremo di tutto perché tra 5 anni l’Alto Adige Südtirol sia diventato una provincia dove i cittadini e le cittadine siano più partecipi, dove la povertà sia efficacemente combattuta, dove l’ambiente sia più rispettato, dove l’energia sia dei cittadini, dove le persone migranti godano di pieni diritti, dove si viva una migliore convivenza, dove l’autonomia torni ad essere un progetto comune, aperto, europeo.

Noi faremo un’opposizione forte e rigorosa, ma positiva e propositiva e sosterremo tutte le proposte che vanno nella giusta direzione.

Lei ha annunciato un nuovo stile nel fare governo in questa provincia. Ebbene, noi Verdi annunciamo oggi un nuovo stile nel fare opposizione. Che consiste di due impegni:

IL PRIMO: ci impegniamo a valutare, in ogni proposta che verrà dalla maggioranza, innanzitutto i punti d’accordo e solo dopo i punti di disaccordo. Naturalmente cercheremo gestiremo il disaccordo in modo rigoroso, fino in fondo, perché noi l’opposizione la sappiamo fare e l’abbiamo dimostrato. Ma prima cercheremo gli aspetti positivi.

IL SECONDO IMPEGNO: accetteremo ogni possibile occasione di confronto e di collaborazione che ci verrà offerta, a patto naturalmente che le nuove forme di collaborazione siano trasparenti e democratiche, non creino zone grigie, non esautorino il Consiglio provinciale ma lo valorizzino.

Questi sono i nostri impegni, che sono anche l’apertura di una linea di credito nei suoi confronti, egregio candidato Presidente Kompatscher.

Con questo spirito oggi le votiamo contro. Il nostro obbiettivo è preparare la svolta del 2018.

Ambientalisti: no a Benko, sì all’Areale

Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse
Alternativa a Benko: il progetto di recupero delle aree ferroviarie dismesse

Si allarga il fronte del no al progetto Benko e del sì al progetto Areale. Dopo la protesta di ieri delle categorie economiche e dei sindacati, dopo l’opposizione di architetti/e e urbanisti/e, oggi prendono la parola i movimenti ambientalisti. Intanto è stato presentato il progetto esecutivo, lo studio di fattibilità e il modello economico della riqualificazione delle aree ferroviarie dismesse, una vera e propria “nuova Bolzano” progettata e voluta da anni. L’alternativa pubblica alla cementificazione privata.

In una conferenza stampa convocata simbolicamente presso l’Hotel Alpi (destinato alla demolizione) le associazioni ambientaliste dio Bolzano e provincia hanno presentato questo documento:

Le associazioni AMBIENTE e SALUTE, DACHVERBAND, ITALIA NOSTRA, LEGAMBIENTE e WWF intendono dichiarare la propria assoluta contrarietà al “Progetto Benko” attualmente in corso di discussione all’interno dell’Amministrazione Comunale di Bolzano.

Contrarietà alle procedure della Legge Urbanistica che consentono questo tipo di proposte ma anche al merito del progetto stesso.

Tale progetto viene spacciato per una semplice riqualificazione di un’area degradata e la fantasmagorica creazione di uno stupendo centro commerciale, il tutto senza spese per la collettività che anzi ne dovrebbe ricevere solo vantaggi.

In realtà si tratta di un’opera epocale che trasformerà in maniera drastica quella che è l’attuale porta di accesso al centro storico per chi proviene da fuori città favorendo interessi privati con l’ente pubblico supino e la cittadinanza lasciata in un angolo.

L’art 55 quinquies della Legge Urbanistica Provinciale ha dunque iniziato ha partorire i suoi primi mostri.

Stravolgendo completamente una prassi che vede assegnato il ruolo di guida delle trasformazioni urbane all’ente pubblico e quindi alla comunità tutta, ora, (lasciando tempi ridottissimi alle decisioni) qualunque privato dotato di ingenti risorse finanziarie potrà proporre e, vista la crisi finanziaria dell’ente pubblico, costruire in barba a tutta la normativa e programmazione esistente pagando  il prezzo da lui stesso determinato.

Il primo esempio di quello che può succedere in nome di una deregolarizzazione troppo spinta è proprio il “Progetto Benko”:

  • volumetrie spropositate (si andrebbero addirittura a raddoppiare le superfici di vendita attualmente esistenti in tutta la zona),
  • disinteresse per la città consolidata e storicamente determinatasi,
  • spregio del verde di qualità presente nell’area (una delle poche aree del centro storico),
  • nessun coordinamento con il progetto del vicinissimo areale ferroviario,
  • nessuna analisi di impatto sulla struttura socioeconomica della città intera,
  • interesse pubblico dell’intervento tutto da dimostrare.

Bisognerebbe chiedersi se Bolzano ha bisogno di questa enorme volumetria (si pensi solo all’immenso sfitto o non occupato esistente per non parlare dei cantieri infiniti sparsi per la città, anche in aree di pregio) e soprattutto se non si rischia di creare squilibri socioeconomici di portata non attualmente misurabili: centro sempre più attrattore di funzioni pregiate (e prezzi conseguenti) e gli altri quartieri residenziali che si svuotano delle funzioni qualificanti.

Ma anche entrando nel dettaglio del progetto si  trovano evidenti e gravi negatività: sparisce una bella fetta del secolare parco di Piazza Stazione per essere rimpiazzato da giardini pensili la cui qualità e possibilità di fruizione rimane assai dubbia.

Tutte le ingenti volumetrie sembrano concepite come occupazione ottimizzata delle aree disponibili senza un vero disegno urbano.

Si portano ulteriori auto in centro seppur collegando i vari parcheggi esistenti interrati con una viabilità ipogea che certo non risolve i problemi generali della viabilità. Anzi, vista la squilibrata forma urbis di Bolzano, nelle vie di accesso i problemi si aggraveranno.

Si propone una funivia del Virgolo che porta verso…aree private che probabilmente avranno bisogno anch’esse di ristrutturazione urbanistica…

Per quanto si è visto finora non si è ancora visto un bilancio energetico dell’operazione ne tantomeno una tempistica degli interventi.

Non si è poi tenuto conto degli aspetti sociali di tutta la città: le persone che attualmente occupano l’area si sposteranno in zone più periferiche dove le attività commerciali già asfittiche soffocheranno irrimediabilmente.

E il bilancio occupazionale non considera che Bolzano non è una metropoli e se si creano posti di lavoro di un certo tipo da una parte se ne perdono altrettanti negli altri quartieri danneggiando il tessuto sociale connettivo fatto di rapporti di vicinato e frammistione delle attività.

Non ultimo ci pare assai carente il coinvolgimento della cittadinanza che si ferma ad una piccola indagine sui media e ad una bacheca con un plastico. Riconosciamo il diritto di quanti vivono e lavorano in Bolzano ad essere coinvolti in decisioni di questa portata che possano soppesare i pro e i contro e decidere poi di conseguenza.

Dal momento che il Comune non si è dotato di strumenti di Democrazia Diretta che lascino ai cittadini il potere decisionale di fronte a progetti di grande impatto economico o urbanistico ci si aspetta che sia l’amministrazione stessa a chiederne il parere di fronte a proposte che stravolgono un’area di queste dimensioni con ricadute su tutto il tessuto urbano e sociale.

E infine si viene a costituire un precedente pericoloso: cosa potrà opporre l’Amministrazione Comunale quando le verranno proposti nuovi progetti?

 AMBIENTE e SALUTE – DACHVERBAND – ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – WWF

KAUFHAUS O AREALE?

L'areas che verrà cementificata per realizzare il Kaufhaus
L’area che verrà cementificata per realizzare il Kaufhaus

Il mega centro commerciale di Benko sarà la morte del ventennale progetto dell’Areale Ferroviario? E quali conseguenze sul traffico, sul verde, sul commercio, sull’assesso urbano – in una parola, sul futuro di Bolzano? Un’analisi puntuale dell’architetto Luigi Scolari (sintesi di due articoli apparsi sul “Corriere dell’Alto Adige”)

IL PROGETTO IN MOSTRA

L’esposizione del progetto Kaufhaus-Bozen è una mostra d’architettura degna dell’architetto di cui si espone l’opera, l’inglese David Chipperfield.

Un plastico illustra in tre dimensioni il tessuto edificato che circonda l’area di progetto. Consente di comprendere la grandezza dell’intervento. Il nuovo edificio occupa da solo e per intero tutta la superficie dell’isolato più grande.

Dentro a questo edificio/isola sarà ospitato un albergo, il centro commerciale, uffici, residenza e temporaneamente la nuova stazione delle autocorriere. Le volumetrie sono nascoste da alberi con generose chiome verdi.

Segue la sezione più tecnica della mostra. Qui sono appesi i pannelli con la rappresentazione delle piante e di tutti i diagrammi che svelano il complesso funzionamento di questo enorme edificio. Il suo corpo/contenitore racchiude tutte le funzioni e destinazioni d’uso che caratterizzano la vivacità dell’organismo urbano. Ma qui sono stipate in un unico edificio/piastra, uno shopping mall, città nella città.

Abbiamo letto che il Kaufhaus occuperà un’area di 35.000 m².

Il Kaufhaus occupa tutta l’area compresa tra via Perathoner, via Alto Adige, via Garibaldi e via Stazione. Verranno abbattuti l’albergo Alpi appena acquistato da Sigma la società del signor Benko, verrà abbattuto l’edificio della ex camera di commercio appena completamente ristrutturato dalla Provincia ed ancora da inaugurare, abbattuta la stazione delle autocorriere con le sue pensiline. La parte del parco a sud del viale stazione viene cementificata. Il faggio secolare ed il palazzo curvo dell’architetto Ronca, entrambi sotto tutela, saranno integrati nel progetto. La palazzina residenziale su via Garibaldi viene letteralmente accerchiata dal nuovo complesso.

Nei tre piani sotto terra troveranno spazio i 900 parcheggi e la stazione delle autocorriere che avrà ingresso dalla stessa posizione esistente di via Garibaldi. Una strada interrata collegherà la strada arginale di via Mayr Nusser con il parcheggio di piazza Walther, sotto via Alto Adige. Il progetto intende portare il traffico giornaliero calcolato in 4.900 più 8.700 mezzi di trasporto, tra autovetture e bus, tutto in sotterraneo. Sarà un successo riuscire a gestire con impianti adatti l’emissione dei gas di scarico di questa portata e garantire la fluidità del traffico che viene intubato in due punti e deve riemergere in superficie.

Dalla pianta del tetto si evince che qui il volume edificato si riduce ad una fascia perimetrale. E’ un bordo continuo destinato alla residenza che affaccerà su un giardino pensile forato da grandi lucernari. Questi illuminano il gigantesco atrio del centro commerciale sottostante.

Le diverse fuinzioni al di sopra del 3° piano: albergo, appartamenti di lusso e tetto verde
Le diverse fuinzioni al di sopra del 3° piano: albergo e appartamenti di lusso. Sotto, tre piani di centro commerciale

Ai piedi dell’albergo, che supera di due piani i sei piani del restante complesso, Chipperfield ricava una piccola piazzetta affacciata sull’angolo tra via Alto Adige e via Perathoner.

Gli spazi pubblici all’aperto destinati alla città sono sottodimensionati e il tetto verde non ha la fruibilità di quello esistente, perché posto sul tetto di un edificio privato. La efficacia della proposta viabilistica di superficie e soprattutto la soluzione di tutte le problematiche accennate per quella interrata danno adito a perplessità e saranno da verificare sul campo. Se non funzioneranno una volta realizzate non consentono alternative. E’ prevedibile la forte penalizzazione dell’offerta commerciale del resto della città ed in primis dei portici e di Corso Libertà che sarà accompagnata da un processo a catena di perdita del valore immobiliare. Si carica ancora il centro di servizi lasciandone privi gli altri quartieri in una visione indifferente ad un equilibrato sviluppo della città. La chicca della stazione funicolare per il Virgolo è l’ultima ciliegina per il pubblico. Rilancia la proposta di edificazione delle pendici cittadine?

Se il progetto viene approvato in questa forma sembrerebbe che l’interesse del Comune e della Provincia sia quello di fare cassa. Sarebbe auspicabile un coinvolgimento democratico e partecipativo della popolazione, perché si aliena un patrimonio pubblico.

Offrire ai cittadini un’informazione precisa sulle misure di compensazioni garantite dal contratto di convenzione urbanistica, sugli accordi di programma e sui valori di perequazione, insieme all’apertura di un dibattito pubblico sarebbe il modo migliore per dimostrare che nel progetto deve prevalere l’interesse pubblico su quello privato. Sarebbe da aspettarsi che prima di avviare una procedura autorizzativa l’amministrazione ci dimostri i vantaggi di una riqualificazione urbana che deve offrire una miglior fruizione della città, non per forza ed esclusivamente quella del consumo.

 PROGETTO DELL’AREALE FERROVIARIO (ARBO)

Nel contingente si tratta di scegliere tra una certezza immediata, la disponibilità di un grande investitore di realizzare un grande intervento puntuale nella città consolidata; o aspettare che si realizzi oltre i binari la più grande espansione della città di questo secolo; o verificare se le due operazioni siano integrabili.

Qui si giocano il fattore tempo e le relazioni tra le parti della città.

Urbanisti e responsabili di ARBO hanno convenuto che il perimetro dell’areale ferroviario deve essere esteso per relazionarsi al contesto.

Che la zona più prossima da coinvolgere è quella che interessa a Benko.

Le destinazioni d’uso commerciale e alberghiera (?) previste dal suo progetto sono previste a poche centinaia di metri di distanza nell’Areale.

I due progetti sono in competizione: il recente progetto Benko indebolisce il progetto Arbo.

Per renderli compatibili sarebbe necessario integrare una maggiore quota di spazi e destinazioni d’uso pubblici nel centro commerciale di via Alto Adige. Fino a quali percentuali di ripartizione è disposto a cedere l’imprenditore Benko?

Il Masterplan adottato a Bolzano definisce principi e linee di indirizzo per lo sviluppo della città: riequilibrare il peso di tutte le sue parti, rendendole interdipendenti grazie all’offerte di servizi che siano specifiche di ognuna, rafforzando quelle più deboli, quindi non necessariamente il centro storico.

Il masterplan prevede di garantire qualità alla città puntando sui suoi spazi pubblici e verdi, senza ridurli, di riutilizzare e riqualificare l’esistente in un’ottica di risparmio energetico e di risorse, di agire sugli spazi interstiziali senza ulteriore consumo di suolo.

Il progetto di un centro commerciale in quel luogo non persegue i principi del Masterplan, a meno che il progetto venga sostanzialmente modificato. E’ disposto a questo compromesso l’imprenditore Benko?

La montiana liberalizzazione del commercio ha demolito il tabù provinciale per la proliferazione di centri commerciali. La nuova frontiera del mercato è rientrare in città, con centri commerciali che richiamino le grandi firme e riqualifichino anche le frange del centro.

E’ preferibile/sostenibile privilegiare la concentrazione in un solo edificio, (4 piani per 10.000 m² ciascuno), piuttosto che promuovere l’uso della città come luogo appetibile al turismo ed agli abitanti con la sua offerta culturale e commerciale?

Il nuovo museo della memoria, il polo bibliotecario, il parcheggio di Piazza Vittoria riqualificheranno a breve la città “moderna” ormai storicizzata. Dopo decenni (questi sono i tempi dell’urbanistica) diventa concreta la creazione di un asse commerciale continuo da piazza Walther a Piazza Gries.

Più semplice e veloce è realizzare un unico edificio. Ma sarebbe un’operazione nell’interesse comune della città?

L’architetto Fabio Rossa, rappresentante la società Sigma di Benko, rassicura che il progetto è stato modificato, è flessibile ed in via di definizione, che il verde pubblico non sarà sacrificato, che l’architettura dell’edificio è perfettibile. Evidenzia che i sotterranei del nuovo edificio ospiterebbe in via temporanea la stazione delle autocorriere. Ricorda che Benko offrirebbe alla città il collegamento interrato dei parcheggi di piazza Walther e Bolzano Centro, pedonalizzando alcune aree.

Il verde residuo e le direttrici di traffico
Il verde residuo e le direttrici di traffico

A questo si limita l’operazione di riqualificazione urbana.

E’ evidente che se il progetto viene letto in relazione allo sviluppo della città intera, la sua importanza è ridimensionata, perché non nasce in relazione con essa e perché l’interesse privato non è proporzionato a quello pubblico.

Il centro commerciale porterebbe ricchezza e lavoro in città; i proventi tornerebbero all’estero, ma questo è ritenuto anche per altre imprese commerciali un aspetto irrilevante.

Benko è presentato come un uomo disponibile al dialogo, se svolto in tempi rapidi. La sua preoccupazione è il tempo. Non certo quello necessario a valutare le ricadute del suo intervento sugli assetti presenti e futuri della città, ma quello che l’amministrazione vorrà prendersi per dare il suo consenso e quello della conseguente catena di pratiche autorizzative che consentirebbero l’inizio lavori fra tre o quattro anni.

Questa preoccupazione si trasforma in pressione, che si riduce ad una sorta di ricatto: o adesso o mai più.

Se il Comune vorrà stare a questo gioco, come la vecchia dama contratterà per la figlia il miglior partito, così contratterà nell’interesse della città, focalizzando quali sono i fabbisogni pubblici e le potenzialità dell’area.

Il progetto di Benko rappresenterebbe un punto nella maglia nel tessuto urbano, che seppur singolo ha un peso per nulla irrilevante rispetto all’equilibrio della tessitura complessiva.

L’Areale sarà il nuovo centro della mobilità di Bolzano, un’occasione di sviluppo per l’intera città. Le sue fasi di realizzazione renderanno disponibili solo per ultime le area residenziali e per il terziario destinate agli investitori privati, che dovrebbero sostenere tutta l’operazione. L’Areale per partire avrà bisogno di ingenti finanziamenti pubblici e di una forte volontà politica e condivisione pubblica. Le ricadute sulla città saranno valutabili tra venti o trenta anni.

D’altra parte la posta in gioco per la città non consente errori.

Luigi Scolari

Info e immagini al sito ufficiale del Kaufhaus Bozen

GRAZIE

riccardo il giorno delle elezioni 2013

Questa foto mi è stata scattata da Alexander Alber il bel giorno delle elezioni. La pubblica la ff di questa settimana. Mi piace molto. Grazie Alex, mi hai fotografato l’anima. Grazie alle 25.000 persone che hanno votato i Verdi del Sudtirolo e alle 8.431 persone che hanno scritto il mio nome sulla scheda.

Farò di tutto per meritarmi la vostra fiducia. Stateci vicino, il difficile comincia adesso.

Energia: 10 proposte per uscire dalla palude

  convegno cgil 2013 (3)

Questo “decalogo” è stato presentato al convegno della CGIL-AGB di Bolzano su “Energia dall’acqua: Gestione trasparente per il bene comune”. Sono intervenuti, nell’ordine: Antonio Filippi, responsabile del settore energia della Cgil nazionale, Riccardo Dello Sbarba, consigliere provinciale, Massimiliano Sturaro, presidente Ae, Wolfram Sparber, presidente Sel, Arno Kompatscher, presidente del Consorzio dei Comuni dell’Alto Adige, Rudi Rienzner, amministratore delegato dell’Unione Energia Alto Adige.

Acqua, bene comune tra sfruttamento e tutela

di Riccardo Dello Sbarba

Consigliere Provinciale dei Verdi Grüne Verc

CINQUE CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

 1. L’acqua è un bene comune. La sua tutela e le forme del suo utilizzo devono essere competenza di istituzioni democratiche dotate di potere legislativo e più vicine possibile alla popolazione. Nel 1999 il D.Lgs. n. 79/1999 (“decreto Bersani”) ha trasferito le competenze alle Regioni e alle Province autonome, attuando la Direttiva 96/1992/CE.

2. Un Piano di Tutela delle Acque rispettoso dei criteri europei. Nel Piano provinciale in vigore la valutazione dello stato dei corpi idrici è stata effettuata in base ad una normativa non corrispondente alla “Direttiva quadro sulle acque” dell’Unione Europea (UE 60/2000, recepita dall’Italia solo nel 2011, cioè dopo la formulazione del Piano provinciale) che impone di raggiungere gli obbiettivi di qualità “buona” nel 2015. Senza un adeguato Piano di Tutela non si può valutare quanto e dove ancora le nostre acque possano sopportare un’ulteriore sfruttamento a scopo idroelettrico.

3. L’acqua è ambiente, cultura, paesaggio: non solo macchina per far soldi. Premiamo chi tutela i fiumi. Produciamo 6.000 GWh e consumiamo 3.000 GWh. Abbiamo oltre 900 concessioni idroelettriche. Solo il 7% dei nostri fiumi e torrenti scorre in condizioni naturali. L’uso idroelettrico peggiora la qualità dei fiumi. Ma la corsa all’oro bianco continua. Come frenarla? La Svizzera garantisce una compensazione per quei comuni e cantoni che decidono di mettere per 40 anni sotto tutela le proprie acque. Il finanziamento viene preso da un fondo alimentato dalle imposte derivanti dalla produzione idroelettrica.

4. Il potere alla Provincia sull’acqua e sulle concessioni non basta di per sé a garantire che tale potere sia esercitato a favore del bene pubblico. Lo scandalo SEL, il più grave della storia dell’autonomia, sta lì a dimostrarlo:

a) le gare non furono falsificate per far vincere il pubblico contro il privato (presente in una sola gara), ma per far vincere la società della Provincia contro le società dei Comuni (presenti in tutte le gare).

b) Furono modificati – rispetto ai progetti vincitori – i relativi disciplinari “in termini ampiamente migliorativi per il concessionario, – scrivono gli inquirenti – anche dal punto di vista del risparmio di spesa, e peggiorativi per l’ente pubblico e la collettività, sia sotto il profilo delle misure di sicurezza, sia sotto il profilo delle prescrizioni da rispettare”.

 5. Va operata una netta distinzione di ruoli: alla Provincia la legislazione, ai Comuni la produzione e la distribuzione, quest’ultima ovunque sia possibile in forma cooperativa. L’errore politico fondamentale è stato di aver voluto fare della SEL – che doveva essere solo una piattaforma per coordinare il passaggio delle competenze – un monopolio provinciale dell’energia, in conflitto con le cooperative e le aziende comunali che in Alto Adige avevano una storia centenaria. Meglio sarebbe stato costruire il nuovo soggetto energetico pubblico a partire da questa storia e dalle professionalità esistenti sul territorio.

convegno cgil 2013 (1)

CINQUE PASSI PER IL FUTURO DEL SETTORE ELETTRICO

6. Le leggi alla Provincia. La Provincia promulga una legislazione rigorosa che preveda regole obbiettive e trasparenti per le gare pubbliche, con criteri fissati a priori (portate d’acqua, investimenti ambientali, offerte economiche…) concepite in modo tale che – chiunque vinca – comportino il massimo di beneficio per la popolazione, l’ambiente e le pubbliche istituzioni. La Provincia, in base al Piano di Tutela delle acque, bandisce le gare per le concessioni, le assegna e incassa i canoni.

 7. La produzione e la distribuzione ai Comuni. Tornando allo spirito delle “Norme di attuazione in materia di energia” (Dpr 235/1977 come modificato dal DLgs 463/1999), viene stabilito che “sul territorio della provincia di Bolzano sono i Comuni i soggetti pubblici titolari delle attività elettriche come la produzione, l’importazione e l’esportazione, il trasporto, la trasformazione, la distribuzione e la vendita dell’energia elettrica da qualsiasi fonte prodotta”.

 8. I Comuni danno vita a una nuova forma societaria unica su scala provinciale, che coinvolga tutti i Comuni e trovi forme equilibrate e sensate per distribuire tra i Comuni le quote di partecipazione e i benefici. Il Consorzio dei Comuni ha già studiato possibili modelli.

 9. D’intesa con il Consiglio dei Comuni, la Provincia – con un’apposita norma di legge finanziaria – cede gratuitamente le proprie quote in SEL Spa ai Comuni, nelle forme societarie che essi avranno scelto per questo scopo. Tale operazione avviene ovviamente dopo la ri-assegnazione delle 12 concessioni contestate e al netto degli eventuali danni derivanti dalle illegalità passate.

 10. Distribuzione in forma cooperativa. La Provincia avvia una seria verifica su questo modello, insieme al Consiglio dei Comuni e ai soggetti pubblici operanti nel settore energetico. Il modello cooperativo:

a. essendo partecipativo, facilita la promozione di iniziative di riduzione dei consumi;

b. saltando il mercato, consente di fornire agli utenti energia a prezzi inferiore del 30-40%.

Questo piano di riassetto deve essere ben studiato e attuato cui tempi che servono.

Si tratta di un piano per le prossime due legislature.

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Für ein Leben in Würde – Per una vita dignitosa

tragust conf stampa 22-10-13

Otto proposte per una politica sociale verde. Con Karl Tragust abbiamo sintetizzato e concretizzato il nostro programma sociale e l’abbiamo presentato oggi in una confenenza stampa. 8 Vorschläge für eine Grüne Sozialpolitik. (Text auf Italienisch und – unten – auf Deutsch). 

1.     Salario minimo garantito: chi lavora deve poter vivere con dignità del proprio lavoro. Va combattuto il fenomeno dei “working poors”. Attraverso la contrattazione decentrata vanno stipulati contratti territoriali che garantiscano un salario equo adeguato al costo della vita della nostra provincia.

2.     Reddito di base e altre prestazioni in denaro: i bisogni fondamentali per una vita dignitosa vanno tutelati per ciascun cittadino e cittadina. A disoccupati/e, studenti/esse, anziani/e, persone che si dedicano alla cura della famiglia va garantito attraverso un assegno della Provincia un introito minimo mensile di 800 euro (indicizzato all’inflazione). Per bambini/e e giovani, l’assegno provinciale va portato a 300 € a persona.

3.     Servizi per la prima infanzia: va garantito per legge che ogni bambino/a la cui famiglia lo desideri riceva un posto nei servizi della prima infanzia (nidi, microstrutture, Tagesmutter) su tutto il territorio provinciale. Per questo la disponibilità di posti va portata dall’attuale 15% all’obbiettivo europeo del 33% sul totale dei bambini/e d 0 a 3 anni.

4.     Servizi  a domicilio: sia nel settore sociale che in quello sanitario, va garantito per legge che ogni persona che desideri e sia in grado di vivere nella propria casa abbia il diritto di ricevere l’assistenza a domicilio di cui ha bisogno. Ciò consente la vita nel proprio ambiente e alleggerisce al contempo il peso sui servizi residenziali e sugli ospedali.

5.     Partecipazione: la politica sociale deve essere fatta a partire dai bisogni e dai desideri delle persone che ne sono utenti. Esse vanno coinvolte nelle decisioni che le riguardano, sostenute nell’auto-aiuto e nell’auto-organizzazione. L’associazionismo e la cooperazione va sostenuta e costituisce, accanto ai servizi del settore pubblico, la seconda colonna di un sistema misto di welfare.

6.     Migrazione: è un fenomeno globale e va affrontato in una dimensione europea. Non ci si può illudere di rinchiudersi in una Fortezza alpina. Parità di diritti per lavoratori/trici migranti, per persone con permessi di soggiorno di lunga durata e per i profughi riconosciuti. Aiuti di prima accoglienza per persone di passaggio.

7.     Sportello unico per il/la cittadino/a: va superata l’attuale frammentazione di prestazioni, fondi ed enti eroganti. Va istituito uno sportello unico a cui una persona, munita del proprio Durp, possa rivolgersi per conoscere i propri diritti di accesso a tutti i servizi e i benefici, siano essi erogati dallo Stato, dalla Regione, dalla Provincia o dai comuni.

8.     Sistema fiscale: vanno ridotte le imposte sui redditi bassi e aumentate quelle sui redditi alti e i patrimoni. Meno imposte sul lavoro, più imposte su consumo e capitale. Tariffe: vanno commisurate ai redditi e ai carichi familiari.

(KT & RDS, 15.10.2013. Karl Tragust, responsabile per le politiche sociali dei Verdi Grüne Verc, Tragust é una delle colonne portanti della politica sociale della Provincia autonoma di Bolzano: giá direttore della “Ripartizione famiglia e politiche sociali” dal 1993 al 2011, é oggi il Presidente della Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico della Provincia.)

1.      Mindestlohn: Das Einkommen aus Arbeit muss ein würdiges Leben und gesellschaftliche Teilhabe ermöglichen. Armut trotz Arbeit muss bekämpft werden. (working poors). Über dezentrale Lohnverhandlungen sollen territoriale Lohnverträge zwischen den Sozialpartnern abgeschlossen werden, welche Löhne und Gehälter garantieren, die den Lebenshaltungskosten dieser Provinz entsprechen.

2.      Grundeinkommen und Grundsicherung: Die BürgerInnen haben Anrecht auf soziale Grundsicherungsleistungen für ein Leben in Würde. Arbeitslose, StudentInnen, Senioren und Menschen, die Familien- und Betreuungsarbeit leisten, haben Anspruch auf eine monatliche Zuwendung von 800.- € (mit Inflationsanpassung). Für Kinder und Jugendliche soll sich die monatliche Leistung auf 300.- € belaufen.

3.      Kleinkinderbetreuungsdienste: Jedem Kind (0 bis 3 J) im ganzen Landesgebiet ist ein Rechtsanspruch auf einen Betreuungsplatz (Kinderhort, Kindertagesstätte, Tagesmutter/-väter) einzuräumen. Die Zielvorgabe von derzeit 15% Betreuungsplätzen (pro 0bis3-Jährige) auf 33% (europäische Zielvorgabe) anheben.

4.      Betreuung zu Hause: sowohl bei den Sozial- als auch bei den Gesundheitsdiensten soll ein Rechtsanspruch auf Betreuung zu Hause festgeschrieben werden. Das ermöglicht den Verbleib in der eigenen Umgebung und entlastet die stationären Dienste inklusive Krankenhäuser.

5.      Partizipation: Sozialpolitik muss von den Sorgen, Bedürfnissen, Nöten und Potenzialen der Betroffenen ausgehen. Sie sind in die Entscheidungen einzubinden und in ihrer Selbsthilfeinitiativen und Selbstorganisation zu unterstützen. Vereine und Genossenschaften sind Ausdruck dieser Eigeninitiative und bilden, noch vor den öffentlichen Trägern, das wichtigste Standbein der lokalen Wohlfahrt.

6.      Migration: Migration ist ein globales Phänomen und im europäischen Geist zu bewältigen. Sich in einer „Alpenfestung“ zu verbarrikadieren bringt nichts. ArbeiterInnen, Personen mit unbefristeter Aufenthaltsgenehmigung und anerkannten Flüchtlingen sind gleiche Rechte mit den StaatsbürgerInnen einzuräumen. Für MigrantInnen mit kurzfristigem Aufenthalt Überbrückungshilfen vorsehen.

7.      Verwaltungsvereinfachung und Einheitsschalter: Die derzeitige Aufsplitterung von Leistungen, Fonds und zuständigen Körperschaften muss überwunden werden. Über Einheitsschalter soll es dem/der Einzelnen möglich sein, umfassende Informationen über die Leistungen des Staates, der Region, des Landes und der lokalen Träger zu erhalten und einfachen Zugang zu den eigenen Ansprüche, Rechten und Dienstleistungen zu haben. (Beispiel EEVE weiterentwickeln)

8.      Steuern: Die unteren Einkommen müssen entlastet, obere Einkommen und Vermögen belastet werden. Ebenso Arbeit steuerliche entlasten, Konsum und Kapital belasten. Bei den Tarifen Einkommen/Vermögen und Familienlasten berücksichtigen.

(KT/RDS 15.10.2013 – Karl Tragust, Leiter des Sozialtischs der Grünen, ist eine der tragenden Säulen der Sozialpolitik des Landes Südtirol: er war von 1993 bis 2011 Direktor der Abteilung für Sozialwesen des Landes und ist heute Präsident der Agentur für soziale und wirtschaftliche Entwicklung der Provinz Bozen).

Democrazia, giustizia, convivenza

i voli che sosteniamo

Le ragioni del voto verde. Il quotidiano Alto Adige mi ha chiesto di spiegare perché votare i Verdi Grüne Vërc il 27 ottobre. Io ho risposto così.

C’è aria di cambiamento, c’è voglia di cambiamento. Una più forte presenza dei Verdi in Consiglio provinciale è la garanzia che il cambiamento promesso non sia di facciata, ma di sostanza.

Chi come me si candida in una lista interetnica come quella dei Verdi-Grüne-Verc ha la rara fortuna di parlare con persone di ogni lingua e cultura in ogni angolo della nostra bella provincia. Tutti e tutte ci chiedono tre cose: più giustizia, più democrazia, più convivenza.

PRIMO, PIÙ GIUSTIZIA: nel corso degli anni alcune persone – spesso grazie a potenti “santi in paradiso“ – sono diventate enormemente più ricche, mentre la maggioranza sta diventando più povera. C’è bisogno di maggiore equità. Equità tra le persone, tra i gruppi linguistici, tra città e territorio, tra uomini e donne. La nostra autonomia deve garantire a ogni persone una vita dignitosa. Per questo noi proponiamo una “sicurezza di base” garantita per legge: un reddito minimo garantito, il lavoro, la casa, la salute, l’istruzione sono diritti fondamentali per una buona vita. La città di Bolzano deve essere compensata per i carichi che sopporta e i servizi che offre a tutta la provincia. I soldi per far questo vanno trovati eliminando le troppe spese inutili, come l’aeroporto mangiasoldi usato da pochi e pagato da tutti.

Anche il nostro rapporto con la natura è una questione di giustizia. L’ambiente non è l’opposto dell’economia. E’ economia! Basti pensare al turismo. Noi siamo per un turismo della natura e della cultura, alla portata di tutti. La bellezza del territorio in cui viviamo è fondamentale per la salute del nostro corpo e la rigenerazione del nostro spirito. Difendiamo la natura da chi vuole speculare, cementificare e distruggere. Dobbiamo ridurre lo spreco, rallentare, ritrovare ritmi più umani, riconquistare una vita più semplice ed autentica.

SECONDO, PIÙ DEMOCRAZIA. Che vuol dire più trasparenza. Basta vedere che cosa è successo con lo scandalo dell’energia: questa importante risorsa è stata gestita da un gruppo chiuso di persone che si sentiva onnipotente. Noi consiglieri provinciali Verdi abbiamo scoperchiato lo scandalo SEL. Siamo riusciti a dire la verità ai cittadini e a rimettere in gioco i Comuni, che erano stati espropriati delle loro centrali: a Bolzano e Merano era stata sottratta persino la centrale di Tel, che i due comuni costruirono 120 anni fa! Ora l’energia deve passare ai Comuni, perché l’acqua è un bene di tutti. In ogni settore della vita pubblica serve più trasparenza, più democrazia, più partecipazione, la fine delle cordate, dei privilegi e delle clientele. Va fatto valere il diritto, il merito, la qualità. Sulle scelte più importanti va data la voce ai cittadini e alle cittadine.

TERZO, PIÙ CONVIVENZA. L’autonomia ha compiuto 60 anni, ma noi viviamo ancora in mondi divisi. Eppure in questa terra si incontrano due grandi culture europee, arricchite dalla perla preziosa del ladino. Le persone plurilingui devono essere considerate le piante pioniere della convivenza! Noi vogliamo una scuola indivisa, come esiste già nelle valli ladine, dove bambini di diverse lingue siedano accanto e crescano in amicizia imparando in italiano, tedesco e anche in inglese. L’autonomia va liberata dalle catene etniche che la mortificano. Va ridotto a un solo anno il periodo di residenza per votare, la proporzionale va sospesa, vanno eliminate le penalità che trasformano la dichiarazione linguistica in una spada di damocle, il merito deve contare di più, il bisogno non va sottoposto all’etnia, dobbiamo aprire questa nostra terra all’Europa e farne un modello di pace e di convivenza.

Dai tempi di Alexander Langer noi Verdi abbiamo fatto una politica pulita, al servizio delle persone e dell’ambiente. C’è aria di cambiamento, finalmente. Noi faremo di tutto perché il cambiamento sia vero e non di facciata.

2008-2013: cinque anni per la trasparenza e il bene comune

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La 14a Legislatura è ormai alla fine. Ogni eletto dovrebbe rendere conto a chi l’ha votato di quel che ha fatto in Consiglio provinciale. Oggi abbiamo presentato il rendiconto del nostro lavoro come Gruppo dei Verdi Grüne Verc.

Questi cinque anni sono stati uno dei periodi più sventurati nella storia del Consiglio provinciale, turbati da avvicendamenti di consiglieri/e, polemiche, scandali e una pratica legislativa non di rado disastrosa in questo tramonto dell’”Era Durnwalder”. Ma sono anche stati cinque anni di lavoro straordinariamente serio, anche e a volte non abbastanza valorizzato, di alcuni gruppi consiliari. Il gruppo dei Verdi ha dato un consistente contributo alla valorizzazione del lavoro del Consiglio.

Di più: nell’impegno per la trasparenza ed il bene comune siamo stati spesso in prima linea.

I numeri parlano da soli

Questa la dimensione e la focalizzazione del lavoro del gruppo Verde :

944 interrogazioni ( 491 a risposta orale e 453 a risposta scritta ) alla Giunta provinciale.

13 proposte di legge, una delle quali è stata approvata: è stata la prima volta nella storia del Consiglio che la maggioranza ha accettato una proposta di legge della minoranza .

90 tra mozioni e ordini del giorno, di cui 26 accolti.

Nel complesso, un numero notevole per un gruppo di soli due componenti e una piccola segretaria. Meritano particolare riconoscimento la competenza e l’impegno del Dr. Martin Unterholzner (2007-2013) che, avendo lasciato per subentrare nella gestione del maso paterno, è stato sostituito con grande efficacia dall’aprile 2013 dalla Dr.ssa Serena Rauzi.

Primo compito: controllo e critica

Un compito fondamentale dell’opposizione è il controllo della maggioranza politica: verifica i risultati positivi e negativi della Giunta e ne critica gli errori, gli abusi, le partigianerie. In una democrazia questa funzione, costituzionalmente tutelata, è di fondamentale importanza.

Controllo dei costi

Il controllo dei costi della Giunta è una sfida quotidiana e terribilmente difficile per l’opposizione, quando si tratta di mettere un limite alle troppe spese discutibili. A proposito di sprechi, un paio di esempi per tutti: la costruzione della nuova Funivia del Renon e dei connessi uffici affittati per anni “a vuoto” dalla Provincia, oppure il progetto del nuovo palazzo per uffici provinciali della ripartizione personale, sempre in via Renon a Bolzano, che hanno comportato – come il consigliere Dello Sbarba ha con cura documentato – vantaggi per i privati e oneri per l’ente pubblico.

La catastrofe dell’energia

Un centro della nostra attività di controllo è stato la politica energetica , dove Riccardo Dello Sbarba ha continuato il grande lavoro iniziato da Cristina Kury. L’evento principale sono state le gare delle grandi concessioni ex ENEL alla fine del 2009 , il cui dubbio risultato ci ha spinto a una maggiore vigilanza e controllo. Per raggiungere quest’obiettivo, nonostante la feroce opposizione di SEL sostenuta dall’intera Giunta provinciale, abbiamo dovuto combattere per vie legali fino al Consiglio di Stato per poter avere accesso ai contratti di SEL con ENEL ed EDISON, fino ad allora tenuti segreti, con un successo finale grazie anche all’indispensabile assistenza legale della nostra avvocata Renate Holzeisen. La consegna nelle nostre mani dei contratti SEL nell’aprile 2011 è stato un trionfo della lotta per la trasparenza.

La consegna dei contratti SEL
La consegna dei contratti SEL

La documentazione così “conquistata” ha offerto a Riccardo Dello Sbarba la possibilità di analizzare con precisione gli accordi tra SEL, ENEL e EDISON. Il risultato è stata la diagnosi di un disastro: i concessionari uscenti, nonostante fossero in minoranza nelle nuove società elettriche, sono stati pesantemente favoriti dai contratti – a spese della Provincia, dei contribuenti e soprattutto dei Comuni.

Quando questi risultati sono stati presentati all’opinione pubblica nel novembre 2011 in diverse conferenze stampa, SEL e assessore all’energia Laimer contestarono violentemente le tesi dei Verdi. Ma invano: I bilanci SEL nel 2011 e nel 2012 hanno dimostrato come quei contratti energetici fossero dannosi per la Provincia e per gli stessi Comuni.

La clausola con cui la SEL si era impegnata a vincere tutte le concessioni in gara – ancor prima che la gara fosse conclusa – pena il pagamento di penali onerose per sé e per la Provincia, che era al contempo proprietaria e giudice di gara, ha dato alle inchieste della magistratura sulle concessioni falsificate un contesto e una valenza politica che andava ben oltre il singolo atto illegale di qualche “mela marcia”.

Il lavoro nella Commissione di Inchiesta istituita nell’ottobre 2012 ha offerto a Riccardo Dello Sbarba l’opportunità di far confluire le sue scoperte in una dettagliata relazione di minoranza che ora esiste anche in forma stampata e disponibile per l’opinione pubblica.

Oltre al caso SEL, che è stato approfondito in molte discussioni pubbliche e comunicati stampa, il consigliere Riccardo Dello Sbarba è stato richiesto come “consulente politico per l’energia” in diversi casi, come la discussione sulla centrale sul rio Ram, o le centrali Hydros prorogate – per colpa della Provincia – a Brunico, Marlengo e val di Vizze. Se questi comuni riceveranno giustio indennizzi per gli investimenti ambientali ingiustamente perduti si deve anche a una mozione dei Verdi, la nr. 616 del 2013, approvata dal Consiglio.

Anche il caso delle centrali a pompaggio a Renon ( 2009) Nuova Ponente-Laives (2011) o Aldino/ Bronzolo ( 2013) ha richiesto l’intervento del Gruppo Verde, così come la battaglia contro il parco eolico previsto sul Brennero ( dal 2010 ), dove abbiamo fortemente sostenuto le locali iniziative civiche.

Natura e paesaggio, urbanistica

La pressione sulla natura e il paesaggio e le pecche della pianificazione territoriale sono tradizionalmente al centro del lavoro del Gruppo verde.

Abbiamo criticato l’indebolimento degli organi tecnici, quali l’eliminazione della ripartizione “natura e paesaggio” e l’abolizione della Seconda Commissione tutela del paesaggio. In particolare ci siamo dovuti opporre – fin dalla Commissione legislativa in cui sedeva Riccardo Dello Sbarba – alla cosiddetta “piccola riforma urbanistica” ( LP 167/13 ) del giugno 2013, che eliminava il potere pianificatorio dei consigli comunali e delle commissioni edilizie, accelerava pericolosamente le procedure di autorizzazione, dava via libera ai privati sia nelle aree produttive che nelle “zone di recupero” (Lex Benko) . Le nostre numerose proposte, fondate e puntuali, hanno trovato ascolto anche in ambiti SVP e soprattutto tra i difensori della natura e del paesaggio, ma per lo più sono rimaste inascoltate.

Nell’impegno contro le ennesime strade in montagna, come il caso di fama nazionale di Antersasc, ma anche nei casi più piccoli come l’Eisbruggalm a Fundres o il Lagauntal a Senales, i consiglieri provinciali Verdi sono stati dalla parte degli ambientalisti e delle loro organizzazioni .

La battaglia contro la cementificazione dell'Alpe di Siusi
La battaglia contro la cementificazione dell’Alpe di Siusi

Ambiente

Il caso dei costi esorbitanti del termovalorizzatore di Bolzano è stato sempre al centro della critica verde: l’esplosione dei costi da circa 90 a circa 120 milioni di € è stato chiaramente dimostrato grazie alle nostre interrogazioni e fatto conoscere all’opinione pubblica (e alla Corte dei Conti).

Turismo

Nel campo dello sviluppo turistico, il consigliere Hans Heiss, forte della sua appartenenza ad una storica famiglia di albergatori, si è costantemente battuto per un turismo sostenibile e non distruttivo della natura e del paesaggio . Abbiamo criticato duramente la moltiplicazione dei letti e l’eccesso di capacità provocati dai “concetti di sviluppo turistico” adottati da oltre 40 comuni – criticata anche dall’HGV – e abbiamo sostenuto le numerose iniziative civiche che si opponevano ai casi più eclatanti di nuove zone turistiche o grandi campeggi, come Avelengo o Nuova Ponente.

La norma sul “Finanziamento del turismo ” introdotta dalla maggioranza ha trovato il sostegno dei consiglieri Verdi in nome della verità dei costi: la pubblicità turistica e le relative organizzazioni devono essere finanziate dal settore stesso,m come accade in tutti i paesi d’Europa.

Nuovi collegamenti come la pista Ried al Plan de Corones ha visto il gruppo dei Verdi a fianco delle iniziative civiche contro la distruzione della natura, l’assurdità e il prevedibile basso utilizzo delle strutture, chei fatti hanno pienamente confermato. Anche nel caso del collegamento sciistico Elmo-Croda Rossa a Sesto il gruppo verde si è schierato a fianco degli ambientalisti pusteresi.

Trasporti e mobilità

Innanzitutto la lotta contro lo spreco di denaro pubblico gettato nell’aeroporto di Bolzano.

In innumerevoli interrogazioni è stata dimostrato il danno ambientale di questo aeroporto e la catastrofe finanziaria che ha comportato, dimostrando in dettaglio l’esplosione dei costi dovuta all’esercizio e ai progetti di allungamento della pista. La mozione proposta del gruppo verde per uscire da Air Alps è stata approvata nel giugno 2013, ma è rimasta lettera morta, tanto da obbligarci a presentare un esposto alla Corte dei Conti.

Abbiamo anche costantemente posto sotto controllo il Safety Park dimostrando il suo deficit continuo nonostante tutti gli annunci, la violazione degli impegni ambientali che erano stati presi con la popolazione e la sua scarsa efficacia nel ridurre gli incidenti.

Le conseguenze di una mobilità privata incontrollata sono stati criticati ripetutamente portando per esempio i passi di montagna congestionati. In accordo con le organizzazioni ambientaliste abbiamo chiesto la chiusura temporanea dei passi invece che gli inutili pedaggi, linea che ora pare convinca anche la Giunta provinciale. La peste delle moto sulle strade di montagna e il terribile rumore a danno dei residenti sono stati evidenziati in interrogazioni continue e conferenze stampa nei luoghi più colpiti.

Invariato , nonostante i progressi della costruzione, rimane l’atteggiamento critico dei Verdi verso il BBT , il suo senso rispetto all’obbiettivo di ridurre il traffico su strada, la sua fattibilità e la sua finanzi abilità, la mancanza di progetti e investimenti nelle vere priorità che sono le tratte di accesso e le circonvallazioni delle città, a partire da Bolzano. Il consigliere Hans Heiss si è fatto più volte rappresentante in consiglio della protesta e delle proposte della popolazione della val d’Isarco e dell’intero asse del Brennero, soffocata dal traffico autostradale.

Secondo compito: proposte costruttive

Il gruppo verde ha partecipato con proprie proposte al dibattito sulle leggi proposte dalla maggioranza, e ha proposto numerose proprie iniziative istituzionali.

Regolamento interno, riduzione dei costi della politica, eleggibilità

Sulla riforma del regolamento interno i Verdi si sono impegnati alla valorizzazione del lavoro del Consiglio e hanno dato il loro contributo facendo tesoro dell’esperienza di Riccardo Dello Sbarba come Presidente del Consiglio nella 13. Legislatura (2006-2008).

Nonostante molte proposte dei Verdi siano state accettate, abbiamo trovato inaccettabile l’eliminazione radicale di molti strumenti a disposizione dell’opposizione e ciò ci ha costretto a un duro confronto con l’ufficio di Presidenza.

Costi della politica: molto è stato fatto grazie all’approvazione di proposte del Gruppo Verde, che ha sostenuto a sua volta le riforme approvate in Consiglio Regionale e che hanno portato a risparmi di oltre il 10% (il nostro obbiettivo era, e rimane, il 20%). L’ adeguamento degli stipendi all’inflazione è stato congelato, i cosiddetti “benefits” (spese di viaggio , autostrada) sono stati ridotti o eliminati del tutto, il vecchio sistema dei vitalizi è stato eliminato.

Storica è stata lì’approvazione del nostro disegno di legge sul “Divieto di cumulo di introiti da cariche politiche” ( LP 4/2008 ): è stato il primo disegno di legge di un partito di opposizione approvato a maggioranza nella storia del Consiglio provinciale.

Come membro della Commissione elettorale, Riccardo Dello Sbarba ha istruito la pratica sulla posizione del consigliere Svp Christian Egartner, che è risultato ineleggibile in quanto presidente del consorzio Conbau che riceveva direttamente appalti dalla stessa Provincia, cosa vietata dalla legge elettorale vigente. La sua ineleggibilità, disconosciuta dalla maggioranza, è stata poi confermata in diversi gradi di giudizio (ancora grazie all’avvocata Holzeisen) e ha portato alle sue inevitabili dimissioni nel 2010.

con il comitato Pro Catenaccio
con il comitato Pro Catinaccio

Bilancio e finanze

Nella 3. Commissione legislativa ( Bilancio e Finanze) il consigliere Hans Heiss ha per l’intera legislatura messo a sertaccio i diversi bilanci della Provincia, evidenziando i numerosi sprechi, impegnandosi per il sostegno delle persone più deboli e dei lavoratori e lavoratrici dipendenti (eliminazione addizionale Irpef almeno fino ai 35.000 €) e proponendo a più riprese, con veri e propri elenchi di misure concrete, la ristrutturazione del bilancio provinciale in termini di solidarietà e sostenibilità sociale. In molti casi le sue proposte hanno contribuito a migliorare, almeno un po’ i bilanci annuali.

Politiche sociali e migrazione

Il gruppo Verde ha dedicato particolare attenzione a due importanti leggi di questa legislatura, la legge per “Il sostegno della famiglia” e la Legge “Sull’Integrazione”. Come membro della 4. Commissione legislativa, Riccardo Dello Sbarba ha partecipato intensamente al lavoro preparatorio e nelle audizioni delle parti sociali.

Per la famiglia, con circa 80 emendamenti abbiamo spinto principalmente sul miglioramento della cura della prima infanzia e abbiamo contrastato con successo il tentativo di innalzare l’età minima per l’ammissione agli asili nido, che avrebbe ristretto questo servizio a discapito proprio delle famiglie più fragili e mono-genitoriali. Abbiamo aspramente criticato la scarsa dotazione finanziaria della legge sulla famiglia, purtroppo inascoltati.

Nel dibattito sulla legge sull’immigrazione, il Gruppo Verde è stato l’unico partito a dare un contributo costruttivo, coinvolgendo le persona direttamente interessate: i e le migranti.

L’adozione di questa legge-quadro nell’ottobre 2011, è stata accompagnata da violente polemiche dei partiti di destra tedeschi e italiani che l’hanno utilizzata come una specie di resa dei conti generale contro il fenomeno migratorio e la politica provinciale in questo settore.

Il Gruppo Verde (Riccardo Dello Sbarba come membro della competente Commissione) ha cercato di dare maggiore contenuto a un testo di maggioranza piuttosto vuoto e con numerosi emendamenti abbiamo cercato di fare della legge un efficace strumento di inclusione con poteri certi e responsabilità chiare, prendendo come esempio le migliori leggi per l’integrazione di altre province europee. La maggioranza, che ha partecipato pochissimo all’acceso dibattito che si è svolto sulla legge, ha preferito accontentarsi di una legge debole e poche competenze. Infatti anche oggi la cosiddetta “legge per l’integrazione” rimane sostanzialmente inefficace e riesce a determinare solo marginalmente la politica sulla migrazione.

Istruzione e cultura

L’istruzione (insieme alla sanità) è stato un punto debole del lavoro del Gruppo Verde, che si è coinvolto troppo poco nel confronto sulla riforma dei diversi ordini di scuola e nel difficile dibattito sulla settimana di cinque giorni. Questo è un importante campo di lavoro da recuperare nella prossima legislatura.

Molto più forte è stato l’intervento dei consiglieri in materia d’istruzione universitaria. Hans Heiss ha tenuto sempre sotto controllo lo sviluppo dei corsi di laurea e i costi della Libera Università di Bolzano. E’ preoccupante che dalla fine del 2010 manchi totalmente l’accordo quadro con la provincia di Bolzano. Anche il tentativo di creazione di una Medical School è stato giudicato criticamente.

Dello sviluppo culturale della nostra provincia ci siamo occupati anche dal punto di vista dei Musei. Abbiamo dato un forte contributo all’intenso dibattito sulla memoria in Alto Adige che si è sviluppato negli anni 2009-2011 (monumenti di epoca fascista e loro storicizzazione ) presentando il progetto di legge ” Memoria e Futuro” che è stato approvato in commissione – fatto miracoloso, dato il tema – sia da maggioranza che da opposizione, ma che poi la maggioranza ha preferito lasciare “insabbiato” in Consiglio.

In conclusione, riteniamo di aver lavorato per 5 anni con serietà e rigore, difendendo con tutte le nostre forze la fama di Gruppo consiliare competente e professionale, coerente nell’opposizione come nella proposta.

Speriamo che questo nostro lavoro abbia almeno un po’ contribuito a difendere l’immagine della politica e della democrazia agli occhi delle cittadine e dei cittadini.

Centrale a pompaggio: UN FLOP CLAMOROSO

FLOP CENTRALE

Gran pubblicità, grandi promesse, poi il flop. Il progetto della centrale privata tra Bronzolo e Aldino è fortunatamente archiviato. Ciò che ha messo la parola fine al progetto è stato soprattutto fa il voto contrario dell’intero consiglio comunale di Aldino/Aldein, una settimana fa.

Il progetto aveva perso ogni credibilità agli occhi dello stesso sindaco, che all’inizio era cautamente favorevole. I promotori non sono riusciti a convincere la popolazione, nonostante avessero fatto di tutto per esaltare i vantaggi e minimizzare i rischi. Ora preferiscono battere in ritirata, cercando di dare la colpa a qualcun altro in una conferenza stampa durante la quale hanno addirittura citato i post comparsi su questo blog.

In merito a quanto affermato dai rappresentati della società Iters Srl, che hanno annunciato di voler per propria volontà rinunciare al progetto di centrale a pompaggio a Bronzolo e Aldino, mi preme chiarire quanto segue:

  1. I promotori del progetto hanno avuto ampie possibilità di illustrarlo all’opinione pubblica e alla popolazione dei due comuni interessati. Al progetto sono state dedicate intere (a volte doppie) pagine sui quotidiani locali, assemblee popolari molto partecipate con sindaci e amministratori locali, moltissimi incontri con categorie economiche ed operatori del settore.
  1. In questo confronto pubblico noi Verdi abbiamo esposto in forma democratica e documentata, e con uno spazio di gran lunga inferiore a quello dei promotori, alcune considerazioni critiche sui punti che ci apparivano più discutibili: da un lato l’impatto ambientale (il prelievo di milioni di litri d’acqua dalla falda), dall’altro la convenienza economica dell’opera.
  1. Al contempo, come Gruppo Verde in consiglio provinciale abbiamo presentato un’interrogazione all’assessore all’energia per conoscere il suo parere. A tale interrogazione l’assessore ha risposto che:
    1. “le previsioni relative alla redditività di tali centrali a pompaggio sono caratterizzate in questo momento da grandi incertezze”,
    2. “non esistono stimoli di investimento particolari che possano incentivare la costruzione di simili impianti”
    3. “la Sel Spa è sempre arrivata alla conclusione di non partecipare in questo momento a progetti come quelli in discussione al Renon, a Laives/Bronzolo o ad Aldino”.

Se oggi i promotori annunciano di rinunciare di propria volontà al progetto, prima ancora che esso sia stato presentato agli uffici tecnici provinciali, vuol dire che le criticità dell’opera sono risultate talmente chiare anche ai promotori da convincerli a non insistere oltre.

rinunciando al loro progetto, i promotori dimostrano di essere i primi a non crederci più.

Buon gusto vorrebbe che non cercassero di dare la colpa a qualcun altro.