Svp+Pd, la piccolissima coalizione

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Arno Kompatscher è stato eletto oggi nuovo presidente della Provincia di Bolzano. Chiusa l’era Durnwalder, alla Svp e al Pd manca il coraggio per imboccare una nuova strada. Questo è il mio discorso di capogruppo dei Verdi del Sudtirolo durante il dibattito sulla fiducia.

Egregio candidato Presidente Arno Kompatscher,

se i Verdi oggi voteranno contro la Sua candidatura, questo non dipenderà dalla nostra volontà, ma dalla vostra.

Siete stati infatti voi a respingere la nostra disponibilità a partecipare a pieno titolo e in pari dignità a una nuova maggioranza formata dalla Svp, dal Pd e dai Verdi del Sudtirolo. In questa nuova maggioranza noi avremmo portato le nostre idee e l’esperienza di 30 anni di opposizione rigorosa e competente in Consiglio provinciale. Chi come noi si è opposto così a lungo al vecchio sistema sa come esso ha funzionato, sa dove sono gli ostacoli al rinnovamento, sa di che cosa dobbiamo liberarci e cosa può essere riformato.

Questa nuova e più larga maggioranza Svp-Verdi-Pd sarebbe stata la prima vera innovazione di un’epoca nuova e avrebbe garantito la svolta politica che molte cittadine e cittadini della nostra provincia si attendono. Sarebbe stata davvero una “grande coalizione” con numeri solidi e un indirizzo politico chiaro.

Voi invece avete detto no, avete fatto i “Nein-Sager”, avete preferito la continuità. Avete preferito chiudervi nel bunker di una piccolissima coalizione dai numeri risicati, la vecchia coalizione che ha perso le elezioni – la Svp avendo perso la maggioranza e il Pd essendo rimasto al palo, dopo aver indicato l’obbiettivo del raddoppio dei seggi grazie a 5 anni di assessorati, si contributi, di cumulo di poltrone e di incarichi. Non avete tratto insegnamenti da questi risultati. Avete preferito ripiegare sull’usato sicuro. Non avete avuto il coraggio del nuovo, ma ripetete il vecchio e logoro schema sperando che stavolta vada meglio.

Noi Verdi abbiamo fatto tutto ciò che potevamo per rendere possibile un’alternativa di governo.

Abbiamo dato credito alla Sua dichiarata volontà, collega Kompatscher, di una svolta nello stile e nei contenuti della politica.

Lei, collega Kompatscher, ha avuto la fortuna e la capacità di diventare in pochi mesi lo schermo su cui tante elettrici e tanti elettori hanno proiettato la propria voglia di un cambiamento profondo nella politica come l’abbiamo conosciuta in questi 25 anni. Noi abbiamo apprezzato e valorizzato queste aspettative. Ci pareva energia positiva che sarebbe stato un delitto sprecare.

Meno arroganza e più ascolto, meno centralismo e più partecipazione, meno affarismo e più bene comune, meno ingiustizie e più pari opportunità, solidarietà invece che legge del più forte, verità invece che bugie, giustizia invece che lobbismo.

Il risultato elettorale ha registrato questo bisogno di svolta: non solo col suo successo in voti, collega Kompatscher, ma soprattutto con la punizione di tutti gli esponenti del vecchio sistema e il drastico ridimensionamento delle categoria e delle lobby, che avevano trasformato il Consiglio provinciale in una giungla di interessi corporativi.

Lei ha davanti a sé un Consiglio provinciale in parte bonificato e rinnovato, con una più forte rappresentanza dei Verdi Grüne Verc, premiati per le nostre battaglie per la trasparenza, la legalità, l’ambiente e la giustizia sociale.

A questo punto una “grande e nuova coalizione” Svp-Verdi-Pd ci è sembrata non solo possibile nei numeri, ma anche lo sbocco naturale della spinta arrivata dai cittadini e delle cittadine. La chance c’era e tutti lo sapevamo. Non avete avuto coraggio.

Lei, collega Kompatscher, voi colleghi e colleghe della Svp e del Pd, questa chance l’avete lasciata cadere.

E una cosa vorrei che fosse chiara: se avete deciso per la “piccola coalizione”, non è dipeso dal programma.

Anzi. Nell’incontro “di sondaggio” che abbiamo avuto, abbiamo registrato numerose convergenze. La prima e più importante: l’autonomia come la scelta giusta, non la seconda ma la prima e unica scelta giusta per la nostra terra e la sua gente, per il nostro passato e il nostro futuro comune in un’Europa dei diritti e della convivenza.

Ma anche su molti altri punti eravamo vicini: trasparenza, partecipazione, nuovo stile, politica sociale, riforma urbanistica, riscrittura del bilancio provinciale e altro ancora. Perfino sull’energia, un argomento a cui tengo molto e su cui ho – diciamo così – idee piuttosto precise, le posizioni tra noi non sembravano lontanissime.

Certo, noi poniamo accenti differenti. Ma, siamo sinceri: su nessun tema eravamo tra noi Verdi e Lei, collega Kompatscher, più distanti di quanto Lei non sia distante da altri e altre esponenti del suo stesso partito.

No, non è sul programma che ci avete detto no. La chiusura è dipesa da puri calcoli di potere sia della Svp che del Pd.

Comincio dalla Svp. La nostra presenza avrebbe segnato un orientamento della giunta che squilibrava gli assetti di potere e i compromessi tra le correnti interne alla Svp. Dava fastidio alle tante persone che dal vecchio regime vogliono traslocare indenni nel nuovo, mantenendo posizioni e potere. Disturbava chi vuol far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. E soprattutto: vi costringeva uscire dall’autosufficienza. Avreste dovuto riconoscere che la Svp non può più pretendere il monopolio della rappresentanza – cosa che le ultime elezioni hanno definitivamente sancito, ma che voi non volete ammettere. Anche Lei, collega Kompatscher, ha detto che per governare vi serviva solo un partner di lingua italiana, perché così vi obbliga lo statuto. Questo è il vecchio ritornello, maa non è più vero. Care colleghe e colleghi della Svp: voi avete perso la maggioranza, non potete più fare da soli, per governare dovete cercare alleati!

Invece insistete nella cocciuta pretesa di mantenere il monopolio del potere e della rappresentanza. Cambiano le facce, ma questa vecchia abitudine vi è rimasta.

E arrivo al Pd. Se sono chiare le ragioni per cui la Svp ha respinto i Verdi, non si capisce perché il Pd non abbia cercato di coinvolgerci rafforzando così l’ala di centro sinistra della coalizione. Appena in febbraio noi Verdi del Sudtirolo abbiamo sostenuto la candidatura Bersani al governo dell’Italia, anche a costo di rompere con i Verdi italiani e trentini, che sostenevano la candidatura alternativa di Ingroia. Potevate quindi considerarci i vostri naturali interlocutori ed alleati. Invece niente: in questi due mesi non ci avete cercato neppure una volta! Dalle elezioni in poi vi siete concentrati esclusivamente sulla difesa dei vostri assessorati, vedendo in noi Verdi solo un possibile concorrente da tenere fuori dalla porta. Anche la vostra battaglia sul secondo assessore italiano in realtà è apparsa come la pretesa di un secondo assessore al Pd e non ha scaldato i cuori di nessuno.

Mi preme ricordare che noi, al contrario, abbiamo sempre considerato il Pd parte essenziale e insostituibile di una nuova coalizione e mai abbiamo parlato di un’alleanza esclusiva Svp-Verdi. Eppure di governi nero-verdi in Europa, e specialmente nell’area tedesca ce ne sono, eccome! C’è nel Tirolo di Günther Platter e Ingrid Felipe, c’è a Salisburgo, c’è a Graz. C’è nel Land dell’Assia in Germania, c’è a Bonn, c’é a Darmstadt, c’è a Oldenburg, c’è a Francoforte!

A Bolzano non abbiamo mai avanzato questa ipotesi: vi abbiamo sempre considerato, cari colleghi del Pd, nostri partner privilegiati. Voi avete fatto il contrario e vi sietepreoccupati solo della vostra poltrona. Avete pensato: meno siamo, più contiamo. Invece vedrete: accadrà e sta già accadendo il contrario!

Stesso discorso, sia chiaro, anche per gli Arbeitnehmer nella Svp: avete visto nei Verdi solo una possibile concorrenza e nella vostra debolezza vi siete impegnati per escluderci. Una politica che non vi porterà da nessuna parte e su cui vi chiediamo di ripensare.

Torno a Lei, collega Kompatscher. Un allargamento ai Verdi della coalizione di governo non è fallita né per la persona del Presidente, né per il programma. E’ fallita perché se alcune facce sono cambiate, il sistema, il partito nelle sue ramificazioni territoriali, il groviglio di interessi e di gruppi di potere che in esso agisce, il blocco sociale costruito in 25 anni di era Durnwalder è cambiato poco o nulla. Per il cambiamento ci vuole più che una tornata elettorale. Il cambiamento non sta alle nostre spalle, ma ancora davanti a noi.

Io non so valutare oggi, collega Kompatscher, se con questa vecchia formula di governo di qui a 5 anni sarà riuscito Lei a cambiare il sistema, o sarà il sistema a cambiare Lei, o addirittura a farle fare un imprevisto capitombolo. Ho l’impressione che ci sia, anche nel suo partito, chi punta a questo: che il suo sia un esperimento dalla vita breve e che tra 5 anni si debba cercare un nuovo Presidente.

Noi ci auguriamo di no. Ci auguriamo che questa sia la legislatura che costruisce le condizioni per una svolta. Faremo di tutto perché tra 5 anni l’Alto Adige Südtirol sia diventato una provincia dove i cittadini e le cittadine siano più partecipi, dove la povertà sia efficacemente combattuta, dove l’ambiente sia più rispettato, dove l’energia sia dei cittadini, dove le persone migranti godano di pieni diritti, dove si viva una migliore convivenza, dove l’autonomia torni ad essere un progetto comune, aperto, europeo.

Noi faremo un’opposizione forte e rigorosa, ma positiva e propositiva e sosterremo tutte le proposte che vanno nella giusta direzione.

Lei ha annunciato un nuovo stile nel fare governo in questa provincia. Ebbene, noi Verdi annunciamo oggi un nuovo stile nel fare opposizione. Che consiste di due impegni:

IL PRIMO: ci impegniamo a valutare, in ogni proposta che verrà dalla maggioranza, innanzitutto i punti d’accordo e solo dopo i punti di disaccordo. Naturalmente cercheremo gestiremo il disaccordo in modo rigoroso, fino in fondo, perché noi l’opposizione la sappiamo fare e l’abbiamo dimostrato. Ma prima cercheremo gli aspetti positivi.

IL SECONDO IMPEGNO: accetteremo ogni possibile occasione di confronto e di collaborazione che ci verrà offerta, a patto naturalmente che le nuove forme di collaborazione siano trasparenti e democratiche, non creino zone grigie, non esautorino il Consiglio provinciale ma lo valorizzino.

Questi sono i nostri impegni, che sono anche l’apertura di una linea di credito nei suoi confronti, egregio candidato Presidente Kompatscher.

Con questo spirito oggi le votiamo contro. Il nostro obbiettivo è preparare la svolta del 2018.

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Toponomastica: lettera aperta al Ministro Del Rio

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Oggi nella mia posta elettronica ho trovato la replica del Ministro – spedita da una sua segretaria, la dott.ssa Luisa Gabbi –  a una mail di un cittadino infuriato dopo aver letto Repubblica (pagine 17: “Alto Adige, la montagna parla solo tedesco”). Ne ho approfittato per dire la mia al Ministro.

Buon giorno dott.ssa Gabbi, e per Suo tramite buon giorno signor ministro Del Rio,

ho ricevuto la vostra replica all’articolo di Repubblica.

Sono Consigliere Regionale del Trentino Alto Adige Südtirol del partito dei Verdi-Grüne-Verc e come può immaginare tengo molto alla convivenza sul nostro territorio. La questione della toponomastica è alimentata artificialmente come conflitto etnico da politici che non hanno migliori argomenti per raccogliere voti. Credo vada applicato il buonsenso e la comprensione reciproca.

Sono stato eletto in una lista interetnica e il mio gruppo consiliare è composto da me, italiano, e il collega Hans Heiss, storico di lingua tedesca. Questo per dirLe che il mio punto di vista non perde mai di vista il punto di vista dell’altro gruppo.

Tuttavia Le posso assicurare che non fa una bella impressione prima sentirsi dire che l’intesa di luglio sul punto toponomastica è “coperta da segreto” e poi dopo un mese dover leggere sui giornali l’elenco di nomi italiani che dovranno essere cancellati.

A parte le reazioni fascistoidi che ci arrivano da persone che non conoscono la situazione, e a parte le esagerazioni dell’articolo di Repubblica (la montagna continuerà a parlare anche italiano) l’elenco delle cancellazioni crea frustrazione e depressione nella popolazione locale di lingua italiana e non crea euforia nel mondo di lingua tedesca, dove per i più la toponomastica non è più un tema e per chi invece ci si è fissato e non molla questa cancellazione è troppo poco.

L’intesa raggiunta non mi pare molto solida. E la questione, ci scommetto, resterà aperta.

Le faccio inoltre anche presente – e tramite Lei al Ministro – una contraddizione che è contenuta nel vostro comunicato e nell’intesa. Scrivete: “…laddove siano riportate in forma monolingue tedesca denominazioni riferite a sentieri, masi, malghe e monti, le medesime denominazioni non si estendono alle località e ai Comuni”.

Dov’è la contraddizione? Le spiego con un esempio. Uno dei comuni dell’alta Val Venosta si chiama Graun, in italiano Curon. E’ molto famoso perché è il comune che fu “spostato” a monte negli anni ’50 quando Edison costruì la enorme diga di Resia, che fece andare sott’acqua il vecchio paese, di cui ora spunta solo il vecchio campanile in mezzo al lago.

Ora, sopra Curon-Graun c’è la “Malga di Curon” che in tedesco si dice “Grauner-Alm”, dove Alm vuol dire malga e quel “er” aggiunto a Graun è il genitivo. “Malga di Curon”, appunto. Stessa cosa per il “Monte di Curon”, più sopra, che in tedesco si chiama “Grauner Berg”.

Ora, secondo l’intesa i toponimi “Malga di Curon” e “Monte di Curon” dovrebbero essere cancellati, restando solo il termine tedesco.

Il primo problema è come la mettiamo col genitivo: si dirà “Monte Grauner” o “Monte Graun”? Ma questa è materia per i grammatici.

Il secondo problema è di coerenza. Poiché il nome “Curon” continuerà a indicare anche in italiano il paese, perché mai questa denominazione non deve essere usata anche negli altri casi in cui ricorre?

Di questo passo in futuro la faccenda potrebbe complicarsi alquanto: abbiamo anche “Seiser Alm”, che in italiano è “Alpe di Siusi”: luogo notissimo in Europa. A qualcuno verrà in mente di proporre un “Alpe di Seis”?

Lo dico per paradosso, ma voglio farLe capire che certe intese sono una cosa a Roma e un’altra se poi calate sul territorio.

Tenga anche conto che le 1.526 denominazioni su cui c’è l’accordo non sono tutti i nomi del Sudtirolo! Quelli saranno 400 mila. Questi 1.526 nomi sono quelli che i carabinieri hanno trovato sui cartelli che erano bilingui e che sono stati sostituiti con cartelli monolingui. Per cui l’accordo sui 1.526 non comporta necessariamente l’accordo sugli altri trecentonovantamila e rotti.

Qui ci vorrebbe una legge, e il Consiglio provinciale ha fatto una legge che però il governo ha impugnato.

Io non ho votato a favore di questa legge, nonostante questo posso dirLe che l’unico punto positivo che c’era nella legge era che non si facevano elenchi di nomi da cancellare o mantenere, ma si diceva: facciamo una cartografia ufficiale della Provincia e fissiamo solo i criteri. Poi la cartografia la fa una commissione tecnica.

Si può discutere (e si è discusso e la Svp si è fatta sfuggire per testardaggine l’occasione per trovare un’intesa storica, di cui c’erano tutte le condizioni, non con Roma, ma tra tutti i gruppi linguistici di questo territorio!) sui criteri, sulla composizione della commissione, sui modi in cui la commissione decide, ma la cosa positiva – lo ripeto –  era che era una legge procedurale, che indicava un metodo e non l’elenco dei nomi morti e di quelli sopravvissuti.

Adesso voi da Roma ripartite proprio di lì, dalla lista dei nomi da cancellare e di quelli da mantenere. E noi Consiglieri regionali ce la dobbiamo leggere sui giornali. Mi capirà: non è un bel passo avanti!

Ma questo è sempre il destino degli accordi presi nelle stanze chiuse e lontane, da quattro persone quattro. Non potevate chiedere, che so, magari al Consiglio provinciale, cioè al potere legislativo democraticamente eletto? Non potevate venire a Bolzano e convocarci tutti insieme, tutte le parti politiche, di tutti i gruppi linguistici?

Magari in futuro troverete il modo. Io lo spero.

Cordiali saluti,

Riccardo Dello Sbarba

Consigliere regionale/provinciale dei Verdi-Grüne-Verc del Trentino Alto Adige-Südtirol

Pumpspeicherwerk Branzoll-Aldein. Land und SEL AG: “Weder sinnvoll noch rentabel”.

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Die Sel Ag – vom Land unterstützt –  hat es nie versäumt, in ein rentables Projekt einzusteigen. Wenn heute Sel Ag und Land erklären, das Projekt Pumpspeicherwerk Branzoll-Aldein sei weder sinnvoll noch rentabel, und sie deshalb nichts damit zu tun haben wollen, so spricht das Bände.

Dies hat heute Landesrat Mussner der Grünen Fraktion  in einer schriftlichen Antwort zu einer Anfrage mitgeteilt, die wie im Juli eingebracht haben. Die Antwort haben Abteilungsdirektor Flavio Ruffini und Paul Gänsbacher, Direktor des Amtes für die Umweltverträglichkeitsprüfung, verfasst:

Durch die aktuelle wirtschaftliche Situation sind die Prognosen in Bezug auf die Rentabilität von Pumpspeicherkraftwerken zu diesem Zeitpunkt von großer Unsicherheit geprägt – nicht nur national, sondern auch im ganzen Alpenraum. Besondere Investitionsförderungen oder Anreize für den Bau solcher Anlagen sind weder auf EU-Ebene noch auf nationaler Ebene vorhanden. Seit Jahren verfolgt die SEL AG die Entwicklungen auf dem nationalen und internationalen Energiemarkt mit großer Aufmerksamkeit und hat die Angemessenheit und Machbarkeit von ähnlichen Projekten in Südtirol analysiert. Als Ergebnis dieser Analysen und wegen der oben zitierten Sachlage hat sich die SEL immer entschieden, sich in diesem Moment nicht an derzeit diskutierten Projekten wie jenem auf dem Ritten, jenen in Branzoll oder Aldein zu beteiligen“.

Fazit: Sel Ag und Land bestätigen unsere Zweifel an der Rentabilität des Projekts für ein privates Pumpspeicherkraftwerk, welches bereits in Leifers und auf dem Ritten abgelehnt wurde und eine Investition von 500 Millionen Euro erfordert. Diese Zweifel haben wir in unserer Anfrage im Detail erläutert.

Dazu muss hinzugefügt werden, dass dieses Projekt eine erhebliche Umweltbelastung für das betroffene Gebiet darstellt: Das Versorgungswasser wird nicht aus dem Fluss, sondern aus der Grundwasserquelle, die auch für Wasserleitungen und Brunnen benutzt wird, geholt. Dabei wird eine enorme Menge von 830.000 m³ Wasser entnommen, was für eine Region, die bereits unter großen Wasserversorgungsproblemen leidet, eine ernste Gefahr für das hydrogeologische Gleichgewicht darstellt.

Der einzige Vorteil, den das Unternehmen Iters Gmbh den betroffenen Gemeinden versprochen hat, ist ein kleiner Teil der Einnahmen. Wenn aber, wie das Land sagt, die Rentabilität dieses Werkes durch große Unsicherheiten geprägt ist, werden all diese Versprechungen in Rauch aufgehen.

Genug Gründe, um das Projekt zu archivieren und nicht mehr darüber zu reden!

Centrale a pompaggio tra Bronzolo e Aldino. Provincia e SEL Spa: “Né ragionevole, né redditizia”.

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Da quando esiste, la SEL Spa non si è mai lasciata scappare nessun progetto redditizio nel campo dell’energia e – sostenuta dalla Provincia – ha voluto in tutti i modi entrarci. Che ora Provincia e SEL dichiarino di non voler avere nulla a che fare col progetto di centrale a pompaggio tra Aldino e Bronzolo dimostra come questo progetto sia privo di senso.

L’importante notizia è stata comunicata al Gruppo Verde in Consiglio provinciale dall’assessore Mussner, in una risposta redatta dal direttore di Ripartizione Flavio Ruffini e dal direttore dell’Ufficio per la Valutazione dell’Impatto Ambientale Paul Gänsbacher, a una interrogazione da noi presentata in luglio.

Questo il testo della risposta dell’assessore:

Il quadro economico attuale e le previsioni relative alla redditività di tali centrali a pompaggio sono caratterizzate in questo momento da grandi incertezze e non solo per quanto riguarda la situazione nazionale ma anche per tutto l’arco alpino. Non esistono, né a livello comunitario, né a livello nazionale stimoli di investimento particolari che possano incentivare la costruzione di simili impianti.

Già da anni la SEL Spa segue molto attentamente gli sviluppi sul mercato energetico nazionale e internazionale e si è interessata particolarmente ad analizzare anche la ragionevolezza e la fattibilità di simili progetti in Alto Adige. In seguito a queste analisi e a causa dei motivi sopraccitati, la SEL è sempre arrivata alla conclusione di non partecipare in questo momento a progetti come quello in discussione al Renon, a Bronzolo o ad Aldino.”

Dunque SEL e Provincia confermano i nostri dubbi sulla redditività di una simile centrale che comporta un investimento di 500 milioni di euro. Questi dubbi li avevamo espressi dettagliatamente nella nostra interrogazione.

La centrale comporta inoltre un notevole impatto ambientale: dovrebbe essere totalmente in caverna, con 14 chilometri di tunnel scavati nella montagna, e dovrebbe utilizzare 830.000 m3 di acqua (equivalenti a 830 milioni di litri) che verrebbe prelevata dalla falda, mettendo seriamente a rischio l’equilibrio idrogeologico dell’area interessata.

L’unico vantaggio che la società Iters srl, titolare del progetto, ha promesso ai due comuni è una piccola quota sui ricavi dell’impianto, da divedere in due. Ma se, come dice la Provincia, la redditività di queste centrali è caratterizzata da grandi incertezze”, tutte queste promesse vanno in fumo.

Motivi più che sufficienti per archiviare il progetto e non parlarne più.

AIR ALPS: consegnato l’esposto alla Corte dei Conti

AIR ALPS - esposto alla Corte dei Conti - Dello Sbarba e Heiss 033

QUESTA MATTINA ABBIAMO CONSEGNATO ALLA CORTE DEI CONTI IL NOSTRO ESPOSTO SULLA PERDITA DA PARTE DI REGIONE E PROVINCIA DI 6 MILIONI DI EURO NELL’AVVENTURA AIR ALPS. QUESTO IL TESTO

Alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti Viale Druso 36/a 39100 Bolzano

Esposto

L’Air Alps va in liquidazione e i 6 milioni investiti da Provincia e Regione vanno in fumo. Possibile danno erariale.

 I sottoscritti Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss, consiglieri della Provincia autonoma di Bolzano, espongono quanto segue.

Il 20 agosto 2013 i responsabili di Air Alps hanno comunicato ufficialmente la messa in liquidazione della compagnia aerea. E’ un esito ampiamente prevedibile, vista la storia fallimentare di questa società.

Provincia e Regione tra il 2005 e il 2006 (quando Presidente di entrambe le giunte era Luis Durnwalder) vi hanno investito 6 milioni di euro prelevati dalle tasse dei cittadini. La Provincia, tramite STA, investì 4.470.000 € (oggi la partecipazione è del 4,58%); la Regione 1,5 milioni di euro (partecipazione dell’1,8%). A questo denaro vanno aggiunti circa 4 milioni di euro pagati dalla Provincia ad Air Alps dal 2012 al 2013 per il volo Bolzano-Roma.

L’avventura in Air Alps si è rivelata una catastrofe finanziaria per Provincia e Regione. Per scongiurarla noi Verdi per anni abbiamo chiesto con forza – già con una mozione del lontano 2009 (nr. 127: “Uscire subito da Air Alps.”) che i due enti uscissero il prima possibile da questa società, in modo da mettere al riparo il denaro pubblico dalle conseguenze di una probabile messa in liquidazione. Infine due nostre mozioni di analogo contenuto sono state approvate a grande maggioranza dal Consiglio Regionale il 14 maggio 2013 (mozione nr. 54 del 2013) e dal Consiglio Provinciale il 5 giugno 2013 (mozione nr. 643 del 2013).

Non ci risulta che le Giunte provinciale e regionale abbiano dato seguito alle mozioni approvate. Ora Provincia e Regione vedono entrambe andare in fumo il proprio investimento, come socie di una compagnia in liquidazione e rischiano anche di dover contribuire – per la propria quota – al risarcimento dei debitori.

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L’Autonomia: più diritti, o più cubature?

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SFIDA AD ARNO KOMPATSCHER. Con le norme urbanistiche “made in Südtirol” approvate in parlamento siamo alla solita musica: deroghe e regali di cubature per i costruttori, meno luce e aria per i comuni cittadini. Il tutto difeso dall’attuale Presidente del Consorzio dei Comuni e (probabile) futuro Landeshauptmann. Ma se lui è il “nuovo”, come può continuare sulla stessa strada del “vecchio”?

(Intervento pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige del 13 agosto 2013)

Arno Kompatscher si preoccupa per chi ha realizzato „centinaia di edifici negli ultimi vent’anni“ in violazione delle norme statali sulle distanze minime. Io mi preoccupo molto di più delle migliaia di persone vicine e confinanti che si sono viste spuntare davanti al naso palazzi e condomini che hanno rubato loro aria, luce e panorama e hanno diminuito il valore della loro casa.

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