Verdi-Grüne-Vërc: quo vadis?

Forum sul futuro dei Verdi del Sudtirolo

Tra il voto di aprile e quello di ottobre: critiche, analisi, proposte

dolomiten tischler

 

NEWS! Gli ultimi interventi arrivati:

Günther Pallaver (Universität Innsbruck):

Die Vorwürfe Filz, Postenschacher usw sind Ausdruck des Ausgeschlossenseins von politischer Partizipation. Immer mehr BürgerInnen, aber auch Institutionen (Gemeinden) fühlen sich von der politischen Partizipation ausgeschlossen. Aber genau das ist ein grünes Kernthema 

 

Patrick Kofler (Oew Brixen – Helios, Agentur für audiovisuelle Kommunikation):

Zu den Rahmenbedingungen hinzu kommt wohl auch die sich breit machende wirtschaftliche Katerstimmung, ob gerechtfertigt oder nicht. Grüne Themen sind Luxus Themen. Wenn es wirtschaftlich eng wird, gehen die Menschen zu ihren Wurzeln zurück.

 

Brigitte Foppa (Landesbeirat der Eltern für die deutsche Schule):

Se un popolo si muove verso destra, un partito di sinistra lo deve seguire, vendendo una buona parte della propria anima? O deve continuare a lanciare messaggi limpidi e sinceri col rischio grosso di cadere nel (quasi) vuoto?

Francesco Comina (giornalista, Pax Christi):

I Verdi hanno una marcia in più, quella di essere un partito interetnico capace di immergersi nel cuore vero della nostra società che è la vita delle identità in movimento. Hanno alle spalle la lezione di Langer

NEI COMMENTI: Francesco Palermo (Università Verona – Eurac Bolzano), Siegfried Baur (Università Bolzano), Giorgio Mezzalira (storico, editorialista), Marco Boato (ex parlamentare verde), Arnold Tribus (Neue Südtiroler Tageszeitung), Silvia Forti (geologa, Legambiente), Michil Costa (Union Generela di Ladins dles Dolomites), Anna Donati (ex senatrice verde), Luca Fazzi (Università di Trento). E altri sono in arrivo…

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CHIEDERSI PERCHE’ 

Perdere più della metà dei voti non è uno scherzo, a sei mesi dalle elezioni provinciali. E’ vero che a ottobre si gioca tutta un’altra partita, perché un conto è votare Veltroni per farlo governare al posto di Berlusconi, un altro è votare Tommasini, Bizzo e Cavagna per farli governare con la Svp. E un conto è un arcobaleno dell’ultimo minuto, un altro la colomba di Alexander Langer. Tutto vero. Però…

L’elettorato sudtirolese si è preso la sua libertà, non vota più per fedeltà etnica. Splendido. Ma ecco il paradosso: stavolta il libero voto non ha premiato i Verdi. Se era di centrosinistra, è andato al Pd. Se era di protesta, ai Freiheitlichen .

 A ottobre i Verdi-Grüne-Verc si presentano per un Sudtirolo aperto, democratico, plurilingue, equo ed ecologico. Benissimo. Ma non è scontato che chi vuol punire la “casta” non continui a votare Freiheitlichen, che chi vuol impedire che la Svp apra la prossima giunta provinciale ai berlusconiani non torni a votare Pd, che chi vuole fermare lo scivolamento a destra della Sammelpartei non accorra in soccorso degli Arbeitnehmer.

 Dunque la domanda: perché a ottobre è utile (tornare a) votare per i Verdi-Grüne-Verc? Ho chiesto ad alcune persone che ci guardano con critico affetto di aiutarci a rispondere a questa domanda. Pubblico le risposte su questo blog via via che arrivano e invito tutti a partecipare alla discussione.

 

Vedi anche: l’analisi di Franco Bernard (portavoce dei Verdi)

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34 pensieri riguardo “Verdi-Grüne-Vërc: quo vadis?

  1. A. Il tonfo elettorale
    Forse anche in Sudtirolo il voto comincia ad essere mobile. Ma le preoccupazioni maggiori le deve avere la Svp e non i Verdi. Magari sopra al 50% ci ritornano (molti voteranno in nome del partito che difende la minoranza di lingua tedesca – e la destra italiana al governo di certo aiuta) ma il fatto di essere scesi sotto la soglia di guardia rende concretamente possibile l’idea di lanciare la sfida e dà coraggio a chi pensa che potrebbe essere l’inizio della fine dell’arroganza del potere.
    E poi, a dare forza ai Verdi ci sarà anche la possibile rincorsa a destra della Svp.

    B. Blockfrei anche per i Verdi?
    L’alleanza con la Sinistra non paga ed è l’esito in parte scontato di un elettorato sudtirolese di lingua tedesca, sensibile alle tematiche ambientali e insofferente rispetto all’”arroganza” della Svp, quanto rispetto alla sinistra, soprattutto se “radicale”. La storia dei Verdi del Sudtirolo d’altra parte è stata anche la storia di una formazione che dalla politica della Sinistra – l’uso della maiuscola non è casuale e rimanda alla galassia delle sue formazioni grandi e piccole – si è progressivamente emancipata e allontanata.
    La batosta elettorale fa anche capire però:
    1. che la sinistra è sempre di più uno spazio politico da riconiugare e che ha perso le sue connotazioni ideologiche (al netto di chi spera che la rinascita parta dal simbolo della falce e martello);
    2. che c’è un’idea di fare opposizione che segna il passo;
    3. che a sinistra formule politiche, aggregazioni e alleanze sono tutte da re-inventare.
    I Verdi intendono muoversi in questo spazio? C’è di mezzo anche una questione inter-etnica?

    C. Partito territoriale
    Tutti sono alla ricerca del partito territoriale. I Verdi lo sono da sempre, fin dai tempi dell’altro Sudtirolo. Non c’è quindi nessun padre da piangere, nessuna casa che brucia. L’assenza dei Verdi nazionali di certo non taglia le ali alla colomba sudtirolese. … ma sarà uno splendido isolamento?

    Giorgio Mezzalira
    (storico, editorialista)

  2. Ich habe mich, ehrlich gesagt, bereits zu Beginn der Wahlkampagne gewundert, dass die Grünen hier in Südtirol in das politische Bündnis “Regenbogen/Arcobaleno” eingetreten sind.

    Dieses Bündnis ist, wie jeder sehen konnte, stark linksorientiert und hat mich an die “Neue Linke” erinnert, mit der Alexander Langer zum ersten Mal in den Südtiroler Landtag eingezogen ist. Das waren allerdings ganz andere Zeiten.

    In den letzten Jahren haben die Grünen immer mehr Fuß in der deutschen Bevölkerung gefasst, die meiner Meinung nach ein starkes ökologisches und demokratiepolitisches Engagement im Sinne einer stärkeren Bürgernähe und politischen Mitsprache mittragen kann. Es hätte einsichtig sein müssen, dass diese Schichten der Bevölkerung eine konkrete Sachpolitik wünschen und keine diffuse Linkspositionierung. Die Gründe, die Franco Bernard beim Wahlgespräch mit Dr. Daum, Elmar Pichler Rolle, Günther Pallaver und Pius Leitner für den Beitritt zum “Arcobaleno” angegeben hat, waren mehr als dürftig.

    Sicher werden die Grünen der nationalen Föderation der Grünen angehören, das kann aber doch niemals ein ausreichender Grund dafür zu sein, alles das zu tun, was die nationale Föderation tut. Das Ergebnis war ein Absacken auf nationale Prozentzahlen.

    Dass sehr viele Wähler/Wählerinnen in Italien und Südtirol, die üblicherweise Linksparteien wählten, nun den PD gewählt haben, spricht nur von deren politischen Reife, ein zum PDL alternatives Zukunftsprojekt zu wählen.

    Ich bin mir nicht so sicher, dass die Stimmen der grünen Stammwähler, die diesmal den PD gewählt haben, es nicht auch im Herbst bei den Landtagswahlen tun werden. Genauso wie ich nicht glaube, dass jene, die diesmal die Freiheitlichen gewählt haben es im Herbt nicht auch tun werden. Diese Stimmen scheinen mir zumindest teilweise, soweit es nicht Stimmen gegen die Migration sind, keine Rechtsstimmen zu sein, sondern nachhaltige Proteststimmen dagegen, dass nur geschieht, was eine einzige Partei bestimmt und dass Konsenssuche mit den Oppositionsparteien zu wichtigen politischen Sachthemen klein geschrieben wird.

    Mit den Eckzahlen dieses Ergebnisses für die Parlamentswahlen: SVP unter 50%, PD bei 18% könnte sich im Herbst nach den Landtagswahlen zum ersten Mal eine sehr interessante politische Konstellation ergeben: Die Südtiroler Volkspartei müsste zum ersten Mal inhaltlich verbindende Koalitionsgespräche mit einem Koalitionspartner führen, um eine politische Mehrheit im Landtag zu haben. Dass dieser Partner der PD sein könnte, wenn die Ergebnisse im Herbst ähnlich sein werden, ist für mich einsichtig, da damit auch die vom Statut vorgesehene Einbindung der italienischen Sprachgruppe in die Landesregierung gleichzeitig gesichert ist. Ganz abgesehen davon, dass es überhaupt nicht ausgeschlossen ist, dass der PD auch deutschsprachige Kandidaten präsentieren wird.

    Die Grünen und die Bürgerlisten sollten sich als eigenständige Kräfte diesem Zukunftsprojekt der Regierung unseres Landes als dritte Kraft annähern, auch um die sozialpolitische Komponente zu stärken.

    Siegfried Baur
    (Freie Universität Bozen, Fakultät für Bildungswissenschaften)

  3. L’errore dei Verdi sudtirolesi è stato farsi risucchiare nelle logiche nazionali.

    L’elettorato dei Verdi in Provincia di Bolzano poco ha a che spartire con quello di Rifondazione e comunisti italiani.
    Probabilmente diversi voti in periferia sono passati direttamente dai Verdi ai Freiheitlichen, che più efficacemente hanno giocato la partita dell’opposizione, richiedendo trasparenza nella gestione del potere.

    Ora che in politica tutti parlano di federalismo e nessuno lo pratica, i Verdi hanno certo perso un’occasione importante: invece di portare i Verdi nazionali sulle questioni da sempre fondamentali per i Verdi altoatesini, si sono fatti portare sulla piattaforma del partito nazionale.

    Che non si sa nemmeno bene in cosa consista. La capacità di incidere a Bolzano passa probabilmente attraverso una rottura con Roma. Vale per i Verdi, ma anche per gli altri partiti nazionali.

    Francesco Palermo
    (Università di Verona – Accademia Europea di Bolzano)

  4. Grazie Riccardo,
    grazie per aver iniziato a porre quelle domande, che i Verdi devono assolutamente porsi. Spero che anche al vostro interno vi sia finalmente, da parte di tutti, la disponibilitá ad ascoltare e imparare.

    Perché non voglio piú avere la sensazione che i Verdi, il “mio” partito, quello che per me é sempre stato l’unica, vera, sostenibile, godibile, futuribile alternativa allo strapotere della Sammelpartei e a destrosi di ogni genere ed etnia, non si stiano interrogando sul disastroso risultato elettorale del 14 aprile e sulla loro esistenza.
    Perché devo leggere quotidianamente le penose ma marketing-efficaci autocritiche della svp con vari decaloghi di comportamento etico e le vittoriose dichiarazioni di futuri raddoppi dei seggi di Freiheitlichen e Union e cercare disperatamente notizie inesistenti sui Verdi impegnati in un coraggioso e serio dibattito che guardi al futuro?

    Bitte liebe Grüne, sagt mir wie ihr gedenkt, die abgewanderten Stimmen zurückzuerobern.
    Sagt mir, dass ihr ernsthaft über eine Re-Positionierung der Taube diskutiert (ich weiß nicht mehr, wer die Grünen sind: interethnisch? Links? Nur mehr Deutsch? Nur mehr lokal? Was werden wir mit den Bürgerlisten?) und ihr euch auch Gedanken zu einer überzeugenden Kommunikationskampagne macht.
    Sagt mir, dass ihr eine genial durchdachte und von allen geteilte Schritt-für-Schritt Strategie im Sinn habt und ihr nur auf den geeigneten Moment wartet, um damit an die Öffentlichkeit zu gehen.

    Ich möchte wissen, warum es mir nützen soll, euch auch bei den kommenden Landtagswahlen wieder zu wählen.
    Sagt mir, dass ich bald wieder mein Kreuzchen auf die Taube setzen kann und mir mit Recht erwarten darf, mit meiner Stimme auch Erfolg zu haben und zu einer Veränderung beizutragen.

    Wo finde ich sonst meine einzige, wahre, zukunftsorientierte Alternative? Im Partito Democratico?

  5. mi trovo in grandi linee d accordo con i commenti di baur e palermo…..pero´ secondo me un problema per le provinciali esiste e rimane…la quota bzw i voti degli italiani…

    dopo le elezioni di aprile abbiamo capito che con rifondazione e comunisti italiani c´e´ poco da tirare su in campo di voti pero´ che ne pensi di margheri e dei fuoriusciti del pd…2-3 esponenti della cosidetta sinistra democratica potrebbero candidare nella lista grüne-bürgerliste chiaramente senza simbolo…. pero´….come indipendenti…forse si riuscirebbe a tirare su un po` piu´ di voti italiani…..senza turbare il resto della provincia che con la falce e il martello non sono cosi affini….

    diciamo che questa mia argomentazione e´piu che altro molto scietta e senza trascendenze intellettuali cioe´ puramente elettorale

    che ne pensi?
    ciao e auguri

    endy

  6. Non c’è dubbio che si tratti di una sconfitta epocale e che si sia conclusa una fase storica anche per noi. Occorre verificare se sussistano le condizioni e le risorse umane per aprire una fase nuova che passa per un inevitabile azzeramento del gruppo dirigente dei Verdi e per un cambio sostanziale di strategia, inaugurando un dialogo necessario con il Pd.

    La collocazione all’interno della sinistra estrema era ed è risultata politicamente priva di prospettive e elettoralmente suicida per i Verdi. La nascita dei Verdi è legata alla proposta di superare le ideologie politiche ottocentesche, all’insegna della trasversalità e della necessità di fare emergere la questione ecologica, che fino ad allora non aveva assunto centralità nel dibattito politico. Questa sfida aveva avuto un primo risultato positivo con l’entrata dei Verdi in parlamento nell’87, ma soprattutto con le europee dell’89 che avevano visto l’elezione di cinque eurodeputati e il superamento del sei per cento dei voti: il riconoscimento di una forte potenzialità a un soggetto politico aperto, plurale, trasversale, capace di rivolgersi all’intera società.

    Quella configurazione è stata percorsa fino in fondo in maniera credibile e coerente in Austria e in Germania, dove i Verdi sono sopra il 10 per cento, e le alleanze non sono state fatte in relazione a schieramenti precostituiti. In Germania i Verdi sono alleati della Cdu a Francoforte sul Meno e per le prossime elezioni politiche si parla di un’alleanza a livello federale con il partito della Merkel.

    Ovviamente in Italia la prospettiva di un’alleanza con il centrodestra appare irrealistica, ma l’opposizione non deve mai essere pregiudiziale. L’esempio europeo dimostra che Verdi (al governo in sei paesi su 27) e cultura di governo non sono un’antinomia insanabile.

    Si apre una fase transitoria lunga e difficile. La nuova stagione avrà un senso concepirla come servizio a una storia politica che ha venticinque anni e non come distribuzione di posti di potere. Il modello centralistico e la prassi verticista vanno cancellati.

    Quanto agli alleati, credo che la Sinistra Arcobaleno sia un’esperienza conclusa e che vada aperto un confronto seppure critico con il Pd, oltre che con la componente radicale e socialista.
    Naturalmente un confronto senza annessioni né subalternità: del resto nel Pd la questione ecologica è inesistente, con punte di regressione sul terreno dello sviluppo sostenibile, scomparso a favore del tema della crescita.

    Marco Boato (ex parlamentare dei Verdi)

  7. Das Hauptproblem der Grünen liegt darin, dass die Grünen im Augenblick sowohl national als auch lokal an Ausstrahlung verloren haben, es fehlt ihnen an Sexappeal.
    Wer heute in Südtirol das Regime und die Volkspartei tratzen will, der wählt freiheitlich, in der vielleicht irrigen Überzeugung, dass dort die Alternative liege.

    Die Grünen haben zwar auch den transethnischen Traum ausgeträumt, was sich in der immer spärlicheren Präsenz von Italienern in ihren Reihen niederschlägt, darüber kann auch ein Landtagspräsident nicht hinwegtäuschen.
    Man muss einfach registrieren, dass sich die Grünen zu einer deutschen Partei entwickeln.

    Und der Verbund mit den Bürgerlisten wird diesen Trend noch verstärken, auch wenn diese politically correct auch einen italienischen Firmennamen im Logo führen.
    War das Interethnische einst Markenzeichen, so sind die Grünen mittlerweile so interethnisch wie der Partito Democratico oder die Volkspartei, die mehr italienische Wähler hat als die Grünen.

    Aber die Frage, die sich die Grünen stellen müssen, ist die: Warum gehen die Protestwähler zu den Blauen und nicht zu den Grünen?

    Arnold Tribus
    Neue Südtiroler Tageszeitung, 20. April 2008

  8. SULL’INTERETNICITÀ DEI VERDI

    Il problema posto da Arnold Tribus torna regolarmente (vedi anche Lucio Giudiceandrea su http://segnavia.wordpress.com/), mi chiama in causa e dunque provo a dire qualcosa sul tema dell’interetnicità in politica. Il tema complicato e io provo a semplificare, chiedendo scusa in anticipo.

    Interetnica è una politica che si rivolge, rappresenta, cerca di interpretare le aspirazioni di tutti i cittadini di un territorio misto, nelle loro diversità linguistiche e culturali.

    Ci sono due aspetti:
    1. quanto interetnica sia la linea di un partito;
    2. quanto interetnico sia quel partito come strutture, eletti nelle istituzione e base sociale.
    Mi pare che la discussione, quando si dice che “i verdi hanno smesso di sognare interetnico”, verta soprattutto sul punto 2 ed è questo che affronto.

    Da questo punto di vista, chiamerei interetnico quel partito che:
    1. Si rivolge a un elettorato misto, o almeno ci prova;
    2. Prende voti da cittadini/e di tutte le lingue;
    3. Elegge nelle istituzioni rappresentanti di tutte le lingue.
    Ora, mi pare evidente che i Verdi-Grüne-Vërc sono ancora oggi, tra milioni di difficoltà certo, ma sono ancora oggi gli unici che corrispondono a tutti e tre questi criteri. Specialmente il punto 3 è dirimente: in ogni istituzione i Verdi finora sono riusciti ad assicurare rappresentanze miste e questo li distingue da tutti gli altri.

    La Svp e il Pd invece corrispondono forse ai criteri 1 e 2, ma non al criterio 3.
    Infatti, la Svp non elegge rappresentanti italiani (vedi dibattito sul caso Artioli, che per ora resta un’eccezione di un momento eccezionale). La Svp dice di fare una politica a favore di tutti, certo (ma chi potrebbe dire oggi il contrario?) e cerca di prendere voti da tutti i gruppi linguistici perché se “pecunia non olet”, i voti neppure (ma voti italiani alla Svp ce ne sono sempre stati – tra i 4 e i 5 mila, dicono i vecchi del partito – e non è chiaro se oggi siano molto aumentati con “Durni”).

    Anche il Pd fa circolare qualche tedesco tra organi di partito e liste, ma non ha ancora deciso se piazzarli in posti eleggibili, portarli nelle istituzioni e farli contare. Anche questo imporrebbe una revisione della linea fin qui adottata di competere con la destra italiana per occupare la quota italiana nel governo di provincia e comuni. La linea interetnica fu abbandonata dall’allora Pci con le elezioni del 1983 e non più riadottata.

    Dunque, se un partito fa una politica per tutti i gruppi linguistici, non fa che una cosa ovvia nel Duemila. Se prende voti anche da altri gruppi linguistici, non fa che il suo interesse di partito.
    Ma se questo stesso partito elegge poi rappresentanti di un solo gruppo linguistico, ritagliandosi un ruolo come vuole la proporzionale, allora nei fatti riduce gli elettori di altra lingua a portatori d’acqua. Magari volontari e consapevoli, per carità: un elettore tedesco può consapevolmente decidere di dare una mano “agli italiani autonomisti”, oppure un italiano può sostenere il suo “Durni”, ma tutto ciò è un gradino inferiore di interetnicità rispetto al partito che elegge ovunque rappresentanze miste.

    Quando dico che solo i Verdi per ora hanno rappresentanze miste, dico che, primo, compongono liste elettorali davvero miste, dove persone di diversa madrelingua vengono poste in posizioni eleggibili, e, secondo, dico che, se si guarda al complesso, tra provincia comuni ed altro, i Verdi finora sono riusciti ovunque è possibile e ragionevole ad avere gruppi consiliari misti.

    Con questo non voglio dire che i Verdi non abbiano problemi, anzi. Ne hanno. E forse un’altra volta parliamo del primo punto di questo discorso, cioè quello di una linea politica che davvero sia la sintesi di tutti i cittadini di tutte le lingue. A volte ci riusciamo, a volte no.

    In questa terra tutto il sistema delle rappresentanze politiche ti spinge alla mono-etnicità: basta che tu ti rilassi, che tu diventi pigro, e il ritrovarsi solo “tra i tuoi” è la cosa più comoda e facile. Tutto spinge in quella direzione. Gli errrori dei Verdi spesso sono errori di pigrizia.
    Per andare contro corrente si fa una fatica bestiale, ti devi inventare la politica ogni giorno e fai mille errori e mille volte inciampi.

    Finisco dicendo che nella critica ai Verdi vedo due atteggiamenti diversi:
    1. C’è chi li critica perché li vuole interetnici e si arrabbia perché non fanno abbastanza
    2. C’è chi, dopo essersi seduto su una sponda sola del fiume, sta lì ad aspettare il cadavere dell’interetnicità dei Verdi pronto a dire: avete visto, lo dicevo io che l’interetnicità non esiste più, è una nostalgia, un mito, un fantasma.

    Questa, per dire, fu la reazione di una persona che stimo moltissimo, Egmont Jenny, il quale gioì nel 2003 quando io non fui eletto perché lo considerava la dimostrazione che l’”Homus interetnicus” non esiste e che i Verdi finalmente si erano rassegnati a diventare un partito tedesco.
    Questi sono due modi ben diversi di parlare dell’interetnicità dei Verdi.

  9. Als ehemaliger Grünenwähler ( ist lage her… da hatte ich noch lange Haare und drei Ohringe ) erlaube ich euch das letzte Wahlprogramm der schweizer Grünen zu zeigen ( da hat ein guter Freund von mir mitgeschrieben ) :

    http://www.gruene.ch/d/politik/pp/2007_wahlplattform_d.pdf
    http://www.gruene.ch/d/portrait/manifest_d.pdf

    Wenn ihr euch das Programm kurz durchschaut, dann wird euch auch bewusst, wieso die Grünen in Italien und Süd-Tyrol son schlecht abgeschlossen haben.

    Hier noch as Programm der Grünen in Österreich :
    http://www.gruene.at/

  10. Con la certezza che la SVP qui in Alto Adige andava sempre in coalizione con il Centro Sinistra, ho sempre sostenuto i Verdi in quanto rappresentano un gruppo serio che veramente fa qualcosa per l’ambiente senza chiedere mai niente in cambio a nessuno. Al livello globale la lotta per l’ambiente deve essere integrata all’interno di una maggioranza.
    E’ il motivo per il quale non mi sono mai “mischiata” alla politica, e come insegnante cerco di fornire il massimo degli strumenti ai ragazzi per essere in grado di costruire un futuro migliore ed ecosostenibile.
    Condivido al massimo le ideologie dei Verdi, ma questa volta c’era una emergenza: fare di tutto per non tornare nelle grinfie di Berlusconi. L’Arcobaleno è stata una genialità last-minute.
    Qui in Alto Adige abbiamo sicuramente dimostrato di avere grandi risorse, forse insieme al PD e parte di quella SVP non berlusconiana, e ce ne sono tanti. Ma nel resto dell’Italia cosa pensano e dove pensano di arrivare?
    E’ questo che mi preoccupa maggiormente. Qualcuno dirà che Berlusconi ha fatto le sue “cavolate personali” e visto che ne è uscito indenne, forse ora vuol fare qualcosa per il suo paese? Io non ci credo.
    Il governo di Prodi ha avuto troppo poco tempo e poi forse ci sono stati alcuni errori.
    Avendo vissuto tanti anni in Francia, la politica italiana mi ha sempre lasciato molto scettica, ed in particolare per quanto riguarda quei famosi favoritismi nel campo professionale.
    Intanto seguo il mio cammino, fondato prevalentemente sulla comunicazione di base sia scientifica che linguistica al fine salvaguardare il nostro ambiente, noi stessi, e le nostre future generazioni.
    Allora sul futuro dei Verdi non so ancora cosa dire. Ma di certo un Verde è riuscito a sensibilizzare i giovani delle scuole più di qualsiasi altro scienziato, politico o professionista. Questo è successo in occasione della Conferenza Interscolastica sul Clima, a fine marzo a Bolzano.
    Dalle relazioni scritte dagli studenti dopo la conferenza è emerso il fatto che l’intervento più coinvolgente in assoluto era quello del Presidente del Consiglio provinciale, Riccardo dello Sbarba. Loro hanno avuto anche il tempo di sviluppare il senso critico grazie all’insegnamento delle Scienze, ma TUTTI hanno espresso un’opinione entusiasta e positiva, convinti che bisogna fare qualcosa e forse siamo ancora in tempo. Questa relazione inoltre ha dato loro uno slancio di ottimismo…..possiamo ancora fare e forse siamo ancora in tempo.
    Abbiamo troppo poco tempo, le curve della CO2 e della temperatura hanno un andamento esponenziale, e noi siamo qui a pensare a cose troppo piccole.
    Il futuro sta nelle mani dei nostri piccoli che saranno decision-makers con spero maggiore consapevolezza dell’evoluzione climatica globale in relazione al fattore antropico.
    Le realtà locali hanno tutte esigenze diverse, ma sarebbe ora che qualcuno si svegliasse e si rendesse conto che anche se le esigenze sono diverse, il pianeta è globalmente minacciato dalla stessa cosa.
    Se vogliamo mantenere la nostra biodiversità per la sopravvivenza delle future generazioni, l’unica via di uscita è quella di rispettare innanzi tutto il nostro ambiente in modo intelligente e responsabile, al fine di rispettare il prossimo fino a noi stessi.

    Silvia Forti
    (geologa, Legambiente).

  11. A me piacciono le grandi opere. Non precisamente quelle sullo stretto e nemmeno quelle ad alta velocità; nel senso che non mi affascinano. A dire il vero non vado nemmeno pazzo per gli scempi nella nostra amata patria.

    Non riesco ad affezionarmi alle gigantesche case di cultura e non mi innamoro degli istituti dove sorgono, chiaramente sovraproporzionati rispetto a quelli che non tanto tempo fa erano idilliaci paesi di montagna e anche rispetto al valore social-culturale che ne esce. Tutte le opere di autoconvincimento sulla non-drammaticità di quegli orribili non-luoghi, di tutto quel che i miei occhi non vorrebbero vedere sono miseramente fallite.

    Sarò franco: trovo perfino disgustoso da parte dei politici l’andare a destra e manca a parlare salutare e tagliare nastri a gogò. Genuflettermi e infinitamente ringraziarli di bucare trapanare costruire e, non poche volte, rovinare quel poco di tradizionale che v’é rimasto non mi convince; esteticamente e tantomeno eticamente. Dovrebbero solo fare il loro dovere, con umiltà e coerenza, con rispetto e responsabilità. Che si gustino qualche tartina in piú anche per me e che alle benedizione delle loro opere s’aggreghino anche loro amen.

    Loro, con o senza benedizione, in questo periodo post-elezioni stanno soffrendo. Stanno male perché sanno che potrebbero gioire a vedere i risultati, guarda caso quelli elettorali. Potrebbero. Invece hanno lavorato tanto, si sono divertiti poco e ora va ancor peggio: é mancata la soddisfazione del risultato da lavoro.
    Gli attrezzi a nostra disposizione, il nostro voto, a completamento delle “loro” opere, questa volta, noi popolo, li abbiamo usati per davvero.

    C’é chi ha perso. Tra di loro anche il grande fratello – senza peraltro che gli amici verdi abbiano vinto. Credo di averne capito il motivo. Loro, i regnanti monarchici, le opere le hanno fatte non di legno di ciliegio, e nemmeno di faggio. Ce l’avevano a disposizione, ma hanno usato cartapesta. Pensavano forse a interpretare Pulcinella? Per anni hanno danzato la tantarella. Noi stavolta non ci siamo uniti al ballo in maschera.

    É mancata la minuziosa scelta della materia prima. La materia prima é quell’unione di valori che stiamo disperatamente cercando nel mondo.
    Che l’abbiano dimenticata in qualche tunnel in costruzione? E noi cosa abbiamo fatto? invece di prendere lo scalpello per riportarli alla realtà abbiamo usato la motosega.
    Propongo di osservarli da vicino i nostri amici politici. Non serve un faro da milioni di kilowatt, -non siamo mica tutti assessori all’ambiente…- basta una candela che ci permetta di scoprirne luci ed ombre.

    Diamo loro la fiducia, vediamoli come nostri collaboratori. Perché la nostra società, alla pari di ogni impresa che si rispetti, con i collaboratori sta in piedi o cade. E poi, a dirla tutta, non possiamo mica avere tutti in casa delle opere di Caravaggio o di Andy Warhol, tanto per essere modernamente classici. Accontentiamoci di qualche bell’acquarello, ma che non siano delle figurine di plastica fatto con lo stampino. In Cina.

    Come forum di osservazione propongo un buon blog. E questo, a differenza di tanti non-luoghi mi sembra per davvero il luogo ideale. Bene, e ora, mettiamoci tutti al lavoro. Loro a modellare la materia prima che crederanno per giusta, noi a valutare l’opera. Le due domande sono: che tipo di opera ci aspettiamo? E se in autunno non ci piace, useremo la lima o l’accetta?

    michil costa, Dolomiti (le originali)
    (presidente della Union Generela di Ladins dles Dolomites)

  12. Caro Riccardo
    sono d’accordo che bisogna ripartire anche dai territori, ma penso che servano anche elaborazioni innovative, che sappiano meglio interpretare la realtà e quindi fornire risposte adeguate ad ogni livello.
    Questo implica grandi cambiamenti per i Verdi, ma sono indispensabili.

    Anche sul piano politico futuro nazionale dei verdi, vorrei che trovassimo un luogo autentico di confronto.
    Ho dato uno sguardo al tuo blog molto interessante.
    Anche io ho scritto a caldo un commento sul mio sito, ma penso che dobbiamo analizzare con ben maggiore serietà quanto è accaduto.

    Avevo accettato una candidatura difficile in Veneto per la Sinistra l’Arcobaleno e in queste settimane di campagna elettorale mi era chiara la grande difficoltà a farci ascoltare ed a chiedere il voto per questa nuova alleanza elettorale e politica.
    Dai nostri esponenti locali dei Verdi (e non solo), da Associazioni, Comitati e numerosi cittadini e cittadine che ci avevano votato nel 2006, mi sentivo rispondere in due soli modi: “ci avete deluso con la vostra esperienza con il Governo Prodi”, “il vostro non è un voto utile per battere le destre”.

    In Veneto, come poi è stato confermato dai risultati, la Lega andava fortissimo e tutta la campagna è stata contro gli immigranti, contro la casta, Roma ladrona, per il federalismo, sui problemi veri di salari e pensioni minime che non bastano più alle famiglie ed agli anziani.
    E nonostante vi sia una cementificazione dilagante nel territorio veneto e decine di progetti ed infrastrutture devastanti proposti dal presidente della Regione Galan (in genere con il consenso del PD e di Antonio Di Pietro) non siamo riusciti ad imporre nessun tema ambientale.

    Così come quando abbiamo affrontato la piaga della precarietà nel lavoro di oggi, non siamo riusciti ad intercettare quel mondo di giovani e non solo che chiedono maggiori diritti ed un percorso di stabilizzazione professionale.
    Pensavo e speravo che fosse il Veneto ad essere un luogo particolarmente difficile, dove l’aria di destra si respirava al bar, nelle stazioni e sui tanti treni che ho utilizzato per muovermi in campagna elettorale.

    Invece la sonora sconfitta della Sinistra l’Arcobaleno è stata in ogni regione, dal profondo Nord, alle regioni rosse, fino al sud clientelare.

    Siamo stati stritolati secondo me da tre condizioni:
    1. la nostra incapacità di esserci con una proposta credibile e nuova,
    2. la delusione per la nostra esperienza di governo che ha prodotto un serio astensionismo verso di noi,
    3. la martellante campagna del Partito democratico sul voto utile, che ci ha dissanguato del poco che restava, e che coglieva la voglia di semplificazione della proposta politica.

    Certo queste sono solo mie impressioni e sarà bene analizzare con maggiore cura ed analisi che cosa è successo, come è cambiato il mondo e le aspettative delle persone, come siamo diventati una società frammentata ed impaurita dal futuro, come sia potuto accadere che la risposta regressiva e demagogica sia stata quella più attraente per i cittadini e le cittadine italiane.

    Mi auguro che il confronto dentro i Verdi e nelle altre forze politiche che hanno dato vita alla sinistra arcobaleno sia serio e partecipato, con un processo largo e che nasca dai territori, che coinvolga la parte viva e critica che ancora esiste nel nostro Paese, e sia fatto anche di nuove elaborazioni e saperi.

    Invece sono preoccupata delle risposte lampanti quanto banali che in queste ore vengono avanti, sul fallimento del progetto e sul tornare ognuno a casa propria, in fretta, senza nemmeno salutarci.

    Dal 29 di aprile tornerà al Governo del Paese Silvio Berlusconi ed è una pesante sconfitta per i Verdi e gli ambientalisti italiani, anche di quelli che hanno scelto di stare nel PD: torneranno i progetti sbagliati, andrà avanti la scelta del nucleare, la cementificazione del territorio non conoscerà soste, gli inceneritori torneranno ad essere la soluzione al problema rifiuti.

    Noi dovremo tutti insieme organizzare una reazione, nuove elaborazioni e proposte alternative, una rete territoriale capillare e credibile di azioni locali, e dovremo mettere insieme energie e risorse.
    Sento c’è ancora bisogno del Verde in politica, ma solo se ammetteremo la nostra pesante sconfitta e se saremo in grado di elaborare una pagina nuova.

    Anna Donati
    (ex senatrice dei Verdi)

  13. Caro Riccardo
    sono d’accordo con la tua analisi iniziale.

    Ti posso dire perchè avrei oggi grandissime difficoltà io a votare Verdi alle provinciali di ottobre, anche se alle nazionali ho dato il voto a Klaudia Resch.

    In primo luogo come residente a Bolzano non vedo nessuna differenza tra l’azione politica dei rappresentanti verdi in consiglio comunale e gli alleati. I temi che traspaiono sono le pari opportunità, qualche riferimento vago ai diritti, qualcosa genericamente di “sinistra” quando i Verdi sono sempre stati un qualcosa di molto fuori dallo schema classico destra sinistra, molto legato alla storia e alla situazione locale, molto fuori dagli “schemi”.
    A questo punto se proprio dovessi votare sarei portato a farlo per il Pd che porta avanti un programma esattamente identico di alleanza/sudditanza con il partito forte di lingua tedesca ma ha il vantaggio di avere lavorato bene sul marketing. Votare un partito che in consiglio comunale pur avendo i numeri non riesce nemmeno a alzare la voce su temi come la richiesta di asili separati, intitolazioni di Vie a Langer, lobbizazzione selvaggia da parte di SVP e Pd del piano urbanistico lo troverei deprimente.

    In secondo luogo, faccio fatica a capire la linea politica di lungo respiro dei Verdi, i loro tratti distintivi, in che cosa sarebbero sexy come dice Tribus.
    Una volta mi era chiaro e era la critica progettuale a un sistema semi feudale di gestione del potere e di ingabbiamento delle identità etniche. Oggi mi devo confrontare con temi come la battaglia sul tunnel del Brennero o cose che onestamente sento poco vicine alle mie esigenze di crescita di persona senza eccessivi confini o vincoli calati dall’alto.
    Penso peraltro che in provincia di Bolzano le politiche amibentali siano assolutamente migliori che nel resto delle regioni coninanti e che su questo la Svp abbia governato bene.

    In terzo luogo, avrei una grande difficoltà a votare Verde se ci fossero ancora apparentamenti con la sinistra o con singoli esponenti della stessa riciclati che nella loro storia non hanno mai condiviso la linea langeriana del superamento delle gabbie etniche.

    Penso che i Verdi abbiano due grandi problemi: l’identità e il marketing del prodotto. In entrambi i casi vedo grandi difficoltà.

    Un sincero augurio di buon lavoro

    Luca Fazzi
    (Facoltà di Sociologia, Università di Trento)

  14. MA I VERDI HANNO UNA MARCIA IN PIU’

    Caro Riccardo,

    ti confesso fin da subito che l’esito delle ultime elezioni politiche non mi ha sorpreso poi molto. Era in gran parte prevedibile.

    Conoscevamo le forbici, le distanze, le percentuali fra i due schieramenti, sapevamo benissimo il contraccolpo che sarebbe venuto alla sinistra da una configurazione così marcata del bipolarismo, avevamo il sentore del processo innescato dalla visione veltroniana di una politica del partito forte contro i piccoli e si sapeva chiaramente che questa visione non ce l’avrebbe fatta a rimescolare le carte dei consensi a così pochi mesi di distanza dalla crisi del governo Prodi.

    Eppure il risvolto di questa prevedibilità appare, di ora in ora, sempre più complicato e allarmante. Perfino Fini avverte l’anomalia di queste elezioni senza alcuna rappresentanza della sinistra.
    Pigliamocela, se vogliamo, con l’orrenda legge elettorale, pigliamocela con l’informazione di “sistema” che concentra il suo interesse sui due partiti e lascia in ombra gli altri, troviamo ogni scusante ma non possiamo questa volta evitare di fare i conti con gli interrogativi profondi che questo terremoto sta innescando.

    Per esempio, una perdita di realismo della sinistra, o di una parte di essa, che ha continuato a definirsi radicale, antagonista, massimalista, come se il compito della politica fosse semplicemente quello di rompere anziché di costruire, fosse semplicemente quello di affermare un principio dogmatico piuttosto che definire una propria idea con il dialogo e il progetto.

    Per esempio un sentimento esclusivista o inclusivista del sentire politico che ha limitato al massimo la partecipazione di chi non si sente organico ai partiti e rivendica il diritto alla libertà dinnanzi agli apparti.

    A questo proposito mi piace ricordare il contributo che alcuni cattolici hanno portato come indipendenti nella Sinistra durante gli anni Settanta e Ottanta, nomi e volti a cui oggi guardiamo con grande rispetto e nostalgia (La Valle, Masina, Gozzini, Ossicini, Rodotà, Spinelli…).

    C’è poi la perdita di rapporti umani, lo scollamento con le aspettative e gli umori della società, l’incapacità di creare momenti di partecipazione al di là delle feste campestri.
    Questo scollamento della politica ha provocato, dall’altra parte, un processo di erosione attraverso il ricorso all’antipolitica, esasperata a volte anche da importanti punti di riferimento della società civile.
    E così, a fronte della crisi politica nel nostro Paese, è esplosa potente l’illusione che fosse possibile fare senza, ignorare i problemi o accusare la politica tutta intera di essere parte della grande casta (l’astensionismo ha pesato molto “a sinistra”).

    E ora? Che fare? I Verdi? Il Sudtirolo? Non so che cosa succederà nella nostra Heimat. Qui ogni volta che si è gridato alla fine del sistema, il sistema si è riassestato.
    I Verdi hanno una marcia in più, quella di essere un partito interetnico capace di immergersi nel cuore vero della nostra società che è la vita delle identità in movimento.

    Hanno alle spalle la lezione di Langer, l’uomo-ponte che si muoveva fra don Tonino Bello e Chico Mendes, ossia fra i profeti disarmati della Chiesa e i difensori dei diritti umani e ambientali. Forse si potrebbe dire che il futuro dei Verdi sta nel loro passato, ossia nell’idea che la salvaguardia dell’ambiente in questo nostro Paese ha molto a che vedere con il diritto al lavoro, alla casa, alla salute, alla pensione, alla sicurezza. Che è poi quello che chiedono i cittadini alla politica.

    Ma accanto a questo i Verdi dovrebbero impegnarsi per rimettere in moto i muscoli della società civile, offrire risposte politiche alle diffidenze dell’impolitica, mostrarsi un partito aperto, capace di valorizzare le persone impegnate sul territorio.

    Ma ancora una volta ripenso alle parole di Langer dette poco prima di morire: “Dare vita a quella rinascita civile e sociale, ambientale e culturale, alpina ed europea, locale e al tempo stesso solidale col resto del mondo che Bolzano potrebbe degnamente irradiare”.
    In fondo non sta qui la missione dei Verdi in Sudtirolo?

    Francesco Comina
    (Giornalista, Pax Christi)

  15. Dopo due settimane dal voto non ho ancora metabolizzato la sconfitta (ancor più dopo i vari ballottaggi amministrativi). Chi conosce la passione politica sa quanta sofferenza sia nata dopo questo risultato, se non del tutto, in parte imprevedibile. Quanti di noi sono stati pervasi da una sensazione d’irrealtà di cui a stento siamo riusciti a liberarci per la quotidianità delle cose? Dobbiamo sopravvivere….nonostante l’accanimento dei media, …. sopravvivere, volenti nolenti, anche perché non c’è nessuno che si occupi dei risvolti psicologici degli individui sconfitti alle elezioni.
    Perché questa debacle? E’ la sinistra a non avere più spazio? I Verdi dovevano andare da soli, e dove sarebbero arrivati soli? Le analisi di Franco Bernard e Francesco Comina mi sembrano le più azzeccate. Alle loro aggiungerei quella del maestro di vita R.Kapuscinski: Questo vale particolarmente per l’italica gente.
    Le mie considerazioni sono le stesse: oggi gli italiani sono persuasi che chi li lascia o li illuda di poter arricchire sia l’unico modello da imitare e vada premiato. Non importa quanta altra misera, ingiustizia sociale, infelicità, inquinamento ci si lascia dietro. Importanti sono i “schei”(impariamo dai padani) e il potere che da esso ne deriva. I principi etici non contano, oggi si premia l’arroganza.
    La sconfitta va ricercata in questa deriva ideale.
    I verdi, gli operai, il popolo della sinistra non sono passati in massa alla Lega, piuttosto, oso sperare, si siano dirottati verso il PD in funzione antiberlusconiana (leggi voto utile). I margheritini, invece sì, sono transitati in massa a FI e soprattutto nell’UDC squilibrando l’assetto politico.
    Berlusconi, Veltroni sono un unico progetto politico, un unico modo di essere al servizio dell’economia, del mercato. La politica con loro non sarà, ancora di più di una volta, in grado di decidere, saranno i potentati economici a farlo: come negli USA essi stessi saranno la politica.
    Un degrado morale che diventa normalità.
    I singoli elementi della lista-minestrone Arcobaleno potevano risultare gradevoli, abbinati n’è scaturito qualcosa d’indistinto, ma restava l’unico tentativo per esistere e resistere all’omologazione.

  16. I VERDI TRA IL 13 APRILE E IL 26 OTTOBRE

    Quale lista verde per le elezioni di autunno?

    Riflessioni e proposte di Riccardo Dello Sbarba
    Bolzano 28 aprile 2008

    In Sudtirolo le elezioni politiche sono state “primarie” verso le elezioni provinciali. Per la loro vicinanza temporale e per i notevoli movimenti di voti che si sono verificati. Stavolta le politiche influiranno sulle provinciali molto di più che in passato.

    Non è possibile considerare il recente voto politico come una semplice parentesi da chiudere al più presto. Finora è mancata una adeguata reazione da parte dei Verdi al recente terremoto elettorale. Se non siamo in grado di fare un salto di qualità i risultati d’autunno rischiano di essere più deludenti del previsto.

    APPUNTI SUL RISULTATO ELETTORALE

    I Verdi hanno perso oltre 2/3 dei loro voti (6.000 sulle parlamentari del 2006, ma 15.000 sulle provinciali 2003) che sono andati tutti direttamente al PD sull’onda del “voto utile” per far governare l’Italia da Veltroni e non da Berlusconi.

    La Svp ha perso oltre 33.000 sulle parlamentari 2006, 34.000 sulle provinciali 2003, di questi:
    • 13.000 sono andati ai Freiheitlichen più 12.000 a Pöder come voti di protesta contro “la casta”
    • 4.000 al PD come punizione per la scelta “blockfrei” e per far governare l’Italia da Veltroni e non da Berlusconi.

    Questi risultati, proiettati sulle provinciali 2008, danno ai Verdi un solo seggio, 4 ai Freiheitlichen, 2 a Pöder-Klotz, tra 5 e 6 al PD. Bastano queste cifre per capire il terremoto e le prospettive che potrebbero aprirsi.

    Non è possibile mettersi l’animo in pace dicendo che a ottobre si gioca tutta un’altra partita, perché un conto è votare Veltroni per impedire Berlusconi, un altro è votare Tommasini, Bizzo e Cavagna per farli governare con la Svp. E perché a ottobre noi avremo di nuovo la colomba
    Questi argomenti non mi paiono convincenti. Ad aprile i Verdi non sono apparsi un’opzione valida ed utile; non è detto che lo tornino ad essere a ottobre.

    L’elettorato sudtirolese è diventato mobile, si è detto, Ma della mobilità il criterio del voto utile fa parte integrante. Anche quello dei Verdi è un elettorato molto mobile, disposto, come si è visto, a votare un altro partito di centro sinistra se le circostanze lo richiedono.

    E dunque a ottobre non è detto:

    1. Che elettori tedeschi, italiani e ladini di centro sinistra non tornino a votare PD sia per impedire l’annunciata apertura alla destra della giunta provinciale, sia per dare più forza in giunta a un Pd su cui si scommette per cambiare le cose in Sudtirolo e ridimensionare lo strapotere Svp.

    2. Che elettori Svp in uscita per protesta non tornino a votare la destra tedesca contro la Casta, le sue prepotenze e i suoi stipendi.

    3. Che elettori Svp di centro sinistra non tornino a votare Arbeitnehmer per salvare quest’ala del partito.

    Ad ottobre il compito dei verdi è presentarsi come opzione attraente per tre correnti di voto:
    1. l’elettorato di centro sinistra, in gran parte verde, andato al PD in aprile
    2. l’elettorato di centrosinistra della Svp in parte andato al Pd in parte rimasto dentro la Svp ma disorientato.
    3. l’elettorato di protesta anti-casta in uscita dalla Svp.

    L’ordine con cui ho citato queste tre correnti di voto è gerarchico, nel doppio senso: dall’elettorato più contiguo e riconquistabile dai Verdi a quello più distante e di difficile riconquista. Il compito di questa “offerta tripla” che i Verdi devono avanzare all’elettorato è molto difficile per un motivo: se sbagliamo messaggio, rischiamo che quello che diciamo agli uni spaventi gli altri e viceversa.

    Il rischio è rincorrere semplicemente questi voti imitando i loro attuali referenti politici. Se diventiamo troppo “governativi” e “realos” rincorrendo il Pd, non intercettiamo più i voti in uscita dalla Svp; se rincorriamo Pius Leitner sul terreno del populismo, perdiamo totalmente gran parte dell’elettorato verde andato al Pd e non attraiamo i voti Svp di sinistra.

    Occorre dunque una strategia chiara ed equilibrata che riguarda:
    1. i contenuti della nostra presentazione elettorale: i temi e i toni.
    2. la lista: la scelta dei candidati/e.

    SUI CONTENUTI

    1. Sul fronte del voto di centro sinistra andato al Pd (sia dai Verdi che dalla Svp): occorre presentarci come forza “capace di maggioranza”, dunque non come semplice cartello protestatorio e populista, ma come forza in grado di indicare un futuro diverso per questa terra e prenderla nelle sue mani. L’opposizione deve essere una circostanza della politica e non un destino eterno che i Verdi hanno per natura. Vanno privilegiate le proposte realistiche in grado di traghettare il Sudtirolo verso una nuova era facendo tesoro dei risultati raggiunti. I toni devono essere pacati e bisogna assolutamente evitare la polemica personalistica. L’avversario non è nemico, non dobbiamo presentarci come partito che vive sull’immagine del nemico né che ha come unico obbiettivo la polemica anti-Svp. Dobbiamo avere un confronto con la Svp su base di parità, senza alcuna subalternità. Vanno cercati candidati che rappresentano un’esperienza di confronto leale, non minoritario, ma “con la schiena dritta”. Non bisogna invece diventare governativi a tutti i costi, com’è il Pd, perché l’acqua che smuoveremmo andrebbe comunque al loro mulino. Tra l’imitazione e l’originale, la gente sceglie l’originale.

    2. Sul fronte del voto di protesta: occorre portare la protesta contro “la casta” dal piano degli stipendi (che esiste, ma non è la cosa più importante) al piano della DEMOCRAZIA. Solo così ci distingueremo dai Freiheitlichen i quali, bisogna esserne consapevoli, hanno occupato il tema del populismo perché appartiene loro fin dall’origine. Non dobbiamo concorrere con loro sul populismo, perché l’acqua che smuoveremmo andrebbe comunque al loro mulino. Tra l’imitazione e l’originale, la gente sceglie l’originale.

    SULLA LISTA

    L’alleanza con le Bürgerlisten è strategica e preziosa, ma comporta anche una ipoteca sulla lista, sia come numero di candidature a noi disponibili (una ventina invece di 35), sia come caratterizzazione. Le BLC infatti hanno già una loro caratterizzazione politica, noi dovremo chiarire qual è e assumerci il compito di compensare e coprire altri spazi. Raddoppiare la funzione delle BLC, con nostri candidati della stessa area politica, non servirebbe a aumentare i voti della lista.

    • Caratterizzazione politica delle BLC.
    Le liste civiche coprono soprattutto il tema della democrazia, della lotta alle lobbyes, della polemica contro lo strapotere Svp e contro la “Casta”, dal paese fino in Provincia. Sono il Davide contro Golia. Dunque il loro messaggio è strettamente concorrenziale a quello dei Freiheitlichen e della destra tedesca, però su un piano democratico, aperto, rivolto al futuro e con un discorso fatto in nome dei diritti dei cittadini e non di una lotta di un ceto politico rampante (quello della destra tedesca) contro un altro ceto politico in questo momento dominante ma decrepito.
    Le BLC sono l’anticorpo democratico sia allo strapotere Svp sia al populismo dei Leitner e dei Pöder. Le BLC hanno la credibilità e il mandato popolare per offrire una sponda al voto di protesta in uscita dalla Svp e noi difficilmente potremmo offrire candidati altrettanto efficaci e credibili. Dunque dall’area analoga alle BLC non c’è molto da aggiungere, a meno che non abbiamo candidati che, pur con la stessa radice e caratterizzazione, allargano l’area già occupata dalle BLC.

    • Caratterizzazione politica dei candidati in quota verde.
    Non tanto raddoppiare il ruolo delle BLC, quanto rivolgersi all’area del voto di centro sinistra, sia quello già andato al PD sia quello disponibile ad abbandonare la Svp.
    La caratterizzazione politica dovrebbe rispondere a quanto detto sopra: questi elettori vogliono una forza politica orientata al futuro, non populista, che non vive esclusivamente grazie al Feinbild-Svp, in grado di assumersi responsabilità ma non in modo subalterno, in grado di guardare al mondo e non solo all’ombelico-Sudtirolo, una forza di respiro europeo e non provinciale, una forza la cui competenza fondamentale sono le tematiche ambientali, ma che le sa articolare fino a comprendere il tema della giustizia sociale (nesso risorse-povertà), della democrazia (nesso ambiente-partecipazione), della responsabilità verso il pianeta (nesso cambio climatico-diseguaglianza tra popoli).

    Una forza in grado di esprimere candidati da diverse aree sociali e politiche:
    1. le battaglie ambientali, ovviamente
    2. Heimatspflege, Denkmalspflege, Landschaftspflege
    3. il pacifismo,
    4. l’accoglienza degli immigrati,
    5. la cooperazione internazionale equa e solidale,
    6. il sindacato,
    7. il Sudtirolo multilingue – le battaglie per la scuola bilingue
    8. i diritti civili (nuove forme di famiglia ecc…)
    9. i diritti delle donne
    10. il sapere, la scuola, la ricerca, l’università
    11. le professioni
    12. l’imprenditoria sostenibile e responsabile
    13. la salute e la sanità
    14. il mondo del sociale e chi vi opera
    15. il mondo del volontariato
    16. l’arte, la musica, lo spettacolo
    17. l’autonomismo democratico, riformatore, europeo
    18. il Sudtirolo giovane………..

    Tre condizioni importanti:

    1. le donne: la lista deve essere 50/50. NON E’ PENSABILE UN GRUPPO CONSILIARE VERDE DI TUTTI UOMINI.

    2. le lingue. Almeno 2 ladini, almeno 1/3 di persone riconosciute come espressione del Sudtirolo italiano. NON E’ PENSABILE UN GRUPPO CONSILIARE VERDE MONOLINGUE.

    3. i territori. La lista nel suo complesso (BLC comprese) deve offrire uno specchio del Sudtirolo così com’è, con tutta la sua complessità territoriale armonicamente combinata. L’attuale gruppo consigliare tribolare (Bz, Me, Bx-Br) è un buon esempio di questa armonizzazione. NON E’ PENSABILE UN GRUPPO CONSILIARE VERDE DI UN SOLO BEZIRK.

    Attraverso la lista noi diamo il primo e più importante messaggio politico ai nostri elettori.
    Dunque bisogna avere l’ambizione di
    1. guardare fuori di noi e
    2. prendere il meglio per rappresentare il meglio di quel che c’è in Sudtirolo.

    Come sempre le elezioni sono un’occasione non per confermare l’esistente, ma per andare oltre, più oltre possibile, la nostra ombra attuale.
    La proporzione di 2/3 di candidati “esterni”, anche nella quota verde, potrebbe essere un segnale di rinnovamento che suscita sorpresa e restituisce attrattività alla nostra proposta.

  17. Testo di R.Kapuscinski non trascritto nel blog 16: Spesso in politica vince chi veramente deciso a vincere a qualunque costo, senza scrupoli etici, senza pietà. In politica occorrono decisioni, grinta, aggressività. La gente avverte d’istinto, riconosce al volo chi vuole fortemente il potere. Soggiace all’ipnosi…..Gli uomini vogliono arrendersi al più forte, e così sentirsi più forti anch’essi.

  18. Carissimi,
    Sono ratlos.

    Stavo provando una mia analisi ma poi ho visto sul giornale i festeggianti a roma, con le braccia tese e le teste rasate e ho pensato che non avremo mai niente da dare a queste persone. Come non avremo mai niente da dare alla gente che qui vota freiheitlichen. Possiamo fare una bella operazione di immagine (anzi, dovremo fare), trovare persone, stili, toni nuovi, diffondere allegria e ottimismo (anche se non saprei da dove prendere entrambi in questo momento)… provare a zapaterizzarci insomma.

    Ma le persone che vogliono una politica giocata sui più bassi istinti (paura, odio, esclusione, sfruttamento, egoismo), noi non le beccheremo mai.
    Sono sconsolata, non perche la gente non ha votato a sinistra, ma perche questo risultato elettorale mi ha fatto capire in quale società sto vivendo attualmente. Peraltro bastava tenere aperte di più le orecchie, sul treno al mattino ad esempio, quando la gente parla degli immigrati che occupano il sedile due file più in là (oltre la “fascia di sicurezza” fra i sudtirolesi e gli africani).

    No, a questo tipo di elettore-elettrice non avremo mai niente da dare (a loro ci penseranno i pahl, gli atz, le mair ecc), ma il problema resta ed è, secondo me, banalmente rissumibile in questa domanda:
    Se un popolo si muove verso destra, un partito di sinistra lo deve seguire, vendendo una buona parte della propria anima?
    O deve continuare a lanciare messaggi limpidi e sinceri col rischio grosso di cadere nel (quasi) vuoto?

    È veramente un dilemma e per quello sono ratlos.
    Perche per me la prima ipotesi non è proponibile e la seconda è destinata a perdere e se si perde, la propria idea ha ancora meno possibilità di riuscire.

    Allora possiamo provare un’altra prospettiva, meno drastica e più pragmatica:
    Restando fedeli ai propri principi, Chi si PUO provare a conquistare comunque? il cerchio si stringe, anzi, si è già stretto.
    Oltre ai verdi che non si sono ancora stufati di esserlo, gli intellettuali, le femministe e al popolo dei gemischte, vedo:
    > arbeitnehmerInnen frustrati dal loro partito e dai suoi meccanismi di potere
    > veltroniani transitori pentiti (chè tanto il voto utile non è servito a un bel niente)
    > persone dell’ormai sinistra extraparlamentare
    > elettori di protesta di vario genere, contro la svp ma non razzisti e/o walschenfeindliche.

    Forse non sono neanche pochi, adesso che provo ad elencarli (peraltro la mia lista è la versione maccheronica della lista di riccardo, gell?) e quindi forse vale lo stesso la pena pensare a cosa si può proporre a queste persone.
    Di sicuro c’è bisogno di un messaggio forte, selbstbewusst, orgoglioso (ricordo la cosa più bella detta nella battaglia elettorale passata, da angelucci: “volevamo ridare l’ONORE agli elettori di sinistra”), concreto, maturo, giovane, … di sinistra, di solidarietà sociale, di sostenibilità.

    Ma soprattutto un messaggio vero e unico. Uno in cui credere e in cui si vede che quelli che lo portano avanti, credono, come GRUPPO. Secondo me ci vuole una COSA ecosociale, forte, seria e BELLA.

    Qualcosa che attrae perche esprime spirito di futuribilità e voglia di fare. Se ho imparato qualcosa dalla lezione PD è proprio che le persone ormai credono solo in qualcosa di compatto e “forte”.
    Per quello a me questa idea di una lista cosi “zusammengeschustert” (scusate) mi inquieta un po. troppi simboli, troppa volontà di mettere insieme elettorati diversi. Non so, non mi ispira.

    Ma io non sono stratega e rifletto bene in gruppo e non da sola. Proverò a “pensare avanti”, come dicono i simpatici italiani tirolesi (che sarebbe anche bello riconquistare!), come so che fate anche voi!

    cari saluti
    brigitte

  19. Parlamentswahlen und Grüne

    Die Parlamentswahlen sind sowohl auf regionaler wie auf nationaler Ebene denkbar schlecht ausgegangen.
    Wer führt jetzt auf beiden Ebenen die ökologischen, sozialen und interethnischen Themen weiter.

    Auf nationaler Ebene müsste dies wohl der PD sein. Auf regionaler Ebene könnten oder sollten die Grünen auf Grund der sichtbaren Erfolge von oppositionellen Rechtskreisen – sprich Freiheitliche und Union – die Stärkung reiner Bürgerlisten oder einer ausschließlich interethnischen Bürgerpartei sich neu überlegen . Und dies mit einem neuen Logo und neuen klar definierten Inhalten.

    Bezogen je auf die Städte wie auf die Landgemeinden – denn hier und dort sind die Themen und die Probleme jeweils unterschiedlich – mit dem Vorteil derer Kenntnis seitens bereits bestehender Bürgerinitiativen und Bürgerkommites mit entsprechenden Themen.

  20. Hallo,

    Hier einige kurze Überlegungen zum “Wahldebakel”, auch, der Grünen bei den letzten Parlamentswahlen. Es war, wie immer, multifaktoriell. D.h. es wird schwierig sein den einen, ausschlaggebenden, Grund für die Niederlage zu finden.

    Ich möchte also erstmal mit den Rahmenbedingungen beginnen:

    ÜBERREGIONAL: Die Grünen in Österreich und v.a. in Deutschland machen nicht gerade rosige Zeiten durch; sie sind praktisch von der Bildfläche verschwunden. Ohne den alten Leitwolf hört man nur mehr von ihnen, wenn der Kampf zwischen Fundis und Realos (wiedermal) tobt.
    Der Zustand der Grünen im deutschsprachigen Raum beeinflusst den Zustand der Grünen in Südtirol mehr als gemeinhin angenommen. Das ist zumindest meine Meinung.

    LIVELLO NAZIONALE: È da anni ormai che i Verdi a livello nazionale perseguono una strategia kamikaze in termini sia di contenuti che di comunicazione.

    Nel 2002 mi trovavo in Colombia con Grazia Francescato. Mi sono permesso di criticare la loro campagna elettorale per le politiche del 2001. “Non mi meraviglio che sia andata male, se sui vostri manifesti mettete ogni sorta di verdura biologica, invece di presentarvi come persone (candidati) integre”, le ho detto in faccia.
    Non l’ha mica presa bene, eh! Uguale!

    Già allora la differenza fra ideologia (sono i contenuti che contano) e la realtà (è sempre e principalmente l’essere umano che comunica, molto prima dei contenuti) era abissale.

    Quando poi salì al potere Pecoraro-Scanio ed i suoi Pecoraro Boys il principio fu rovesciato.
    L’unica cosa visibile dei verdi era la faccia di Alfonso, che perse tutti i contenuti verdi lungo il cammino. Il problema è ed era che Alfonso Pecoraro Scanio e integrità non sono proprio due cose compatibili.

    Dass er dann die Grünen noch in diese radikal-linke Ecke zwang, erschien wohl vielen Südtiroler Grünen (da kommen doch die meisten aus der bürgerlichen Mitte, oder?) als absurd. Als dann die gewohnte weißen Taube auf grünem Hintergrund aus dem Listenzeichen einem undefinierbaren, retrograden Regenbogen weichen musste, war der Gnadenstoss wohl geschwungen.

    Zu den Rahmenbedingungen hinzu kommt wohl auch die sich breit machende wirtschaftliche Katerstimmung, ob gerechtfertigt oder nicht. Grüne Themen sind Luxus Themen. Wenn es wirtschaftlich eng wird, gehen die Menschen zu ihren Wurzeln zurück.

    SÜDTIROL: Seit dem Tod von Alexander Langer mangelt es in Südtirol an einer integrativen Leader-Figur im grünen Lager. Das muss ich leider klar sagen. Unsere Landtagsabgeordneten sind sehr kompetent (Kompliment!), die Sprecher der Landes- und Ortsgruppen machen eine gute Arbeit.
    Doch fehlt leider der Leithammel, der es schafft die fachliche i-Tüpfelarbeit und die Streitlust der meisten in politische Visionen umzuwandeln. Und den, oder die, braucht’s einfach.

    Che i Verdi in Sudtirolo (o Alto Adige??) poi abbiano perso il loro carattere interetnico è purtroppo un dato di fatto e naturalmente ha costato voti. Gli italiani non votano verde.

    È probabile che anche le campagne elettorali per il comune di Bolzano (dove la maggior parte degli italiani vivono) abbiano lasciato il segno.
    Non è proprio pensabile che l’elettorato (che mica è stupido) possa avere fiducia in un movimento che nonostante condivida gli stessi valori si divida in frazioni sempre più piccole. Qui forse viene a mancare la fiducia di base.

    Erschwerend war die kurze Wahlkampfzeit. Zu kurz, um neue Kandidaten aufzubauen. Hier hätte man wohl eine Christine Kury oder einen Hans Heiss ins Rennen schicken müssen. Der allgemein schlaffe Wahlkampf aller Parteien oder Listen, mit Ausnahme der Freiheitlichen, ist an mir fast unbemerkt vorbeigegangen.

    Robert Hochgruber und Claudia Resch konnten in dieser kurzen Zeit kein genügend starkes Profil entwickeln.
    Was zum Teil auch mit vielen, meiner Meinung nach, verwaschenen und realitätsfernen Aussagen zusammenhängt. Mit besonderem Augenmerk für das Thema Immigration kann man heutzutage sicher nicht mehr nur auf Weltbild- oder Grundwerte-Niveau argumentieren. Es fehlen hier konkrete und dezidierte Handlungsansätze.

    Letztendlich wurde mir kein realistischer und gangbarer Weg vermittelt, wie die Grünen, deren Grundwerte ich mehrheitlich (nicht alle!) teile, die Zukunft in den Griff bekommen wollen. Wohlgemerkt, auch intern.

    Quindi, lasciando da parte tutto il contesto, che i Verdi locali non potevano influenzare, secondo me gli errori principali sono stati fondamentalmente i candidati in sé (abbastanza sconosciuti; non potevano funzionare in questa campagna così corta) e la mancante concretezza su temi che altri sono riusciti presentnare in modo effettivo e quindi efficiente in termini di voti.

    Ich weiß, kritisieren ist immer leicht. Diese Kritik ist aber als konstruktiv anzusehen, da ich euch zwar mit kritischem, aber doch herzlichem Auge verfolge.

    Patrick Kofler
    (Oew Brixen – Helios, Agentur für audiovisuelle Kommunikation)

  21. Leggendo queste pagine, le interessanti analisi di Riccardo, altri commenti, sia su questo blog che su blog affini, mi viene un dubbio:
    E se il percorso dei Verdi fosse ormai giunto al suo capolinea? Ogni storia ha il suo corso, un inizio e una fine. E se fossimo arrivati alla frutta?
    Leggendo queste pagine, sento gente “ratlos”, alla ricerca di qualcosa che non sa bene cosa, che brancola un po’ nel buio, trascinata soprattutto da una forte nostalgia per qualcosa che è stato.
    Leggo ancora la nostalgia di Alex Langer, ma Alex Langer è morto 13 anni fa, si è tolto la vita perché non vedeva più un futuro.
    Leggo ancora la nostalgia della battaglia delle gabbie etniche, ma quella battaglia aveva un senso in quel preciso momento storico, che fa parte del passato. Anche se di fatto poco è cambiato, sono cambiati i tempi, i modi, è cambiata la gente, forse anche i desideri.
    Leggo uno scalpitare di chi non si vuole rassegnare, di chi pensa di dover andare avanti a tutti i costi, senza sapere bene dove.
    Ma leggo anche un po’ di rassegnazione.
    Non sento l’entusiasmo, non sento la convinzione di chi sta percorrendo una strada con la certezza che sia quella giusta.
    Io amavo la colomba che volava in alto, per guardare oltre le montagne, per allargare gli orizzonti, per respirare aria più fresca, per sentirsi più libera. Ora la sento volare bassa, mescolarsi tra i piccioni che vedono sempre la stessa piazza. A me manca moltissimo quell’aria fresca, quel volo libero, quell’orizzonte ampio, ma non so se i Verdi saranno in grado di restituirmi tutto ciò.
    Viele wollen noch die Kurve kratzen, la sterzata giusta per ritrovare la retta via, aber vielleicht ist es einfach an der Zeit, Platz zu machen. Forse è ora di lasciare un vuoto, che possa poi essere riempito da forze nuove che nascono dal basso con lo slancio di chi vuole e sa di poter volare alto. Forse.

  22. Leggo ancora la nostalgia di Alex Langer, ma Alex Langer è morto 13 anni fa, si è tolto la vita perché non vedeva più un futuro. (smilla)

    Io amavo la colomba che volava in alto, per guardare oltre le montagne, per allargare gli orizzonti, per respirare aria più fresca, per sentirsi più libera. (smilla)

    Io spero fortemente che i Verdi (anche nazionali) riprendano in mano – e nel loro cuore – lo spirito di Alexander Langer. (C. Ferdigg)

    E’ davvero interessante constatare quanti diversi punti di vista vi siano non solo all’interno dei Verdi, ma persino all’interno di un(a) Verde.

  23. penso che alla fine comunque le bürgerlisten riescano a salvare il risultato di questa aggregazione elettorale che spero non rimanga solo elettorale ma che si sviluppi in direzione anche programmatica (si collabora gia tanto…per fortuna)

    che i verdi si facciano sentire di piu´ sui media…c´e´bisogno di una campagna piu´aggressiva….chiaramente non piu´populista… ma pero´piu´aggressiva, piu´puntata su temi sociali, scuola, casta, traffico, spartizione poltrone svp

    il contatto e il lavoro sul territorio, anche grazie alle BLC sara´ essenziale!

    (il mea culpa svp dopo la batosta elettorale sa di marcio e di doppia morale.voglioni metterci una pezza….smascheriamoli!) i vari unterberger, durnwalder, zeller i loro affari li fanno lo stesso)…..

    possibili pericoli per me sono la rassegnazione sia dei dirigenti ma anche degli elettori verdi…. spero che si possa rialzare la testa….

  24. Ora le BürgerlisteCiviche si presentano all’opinione pubblica con una conferenza stampa da professionisti ed un programma di tutto rispetto. Ció che passa é un messaggio rassicurante, caloroso e futuribile: un messaggio di chi vuole stare dalla parte della gente e sa quello che vuole.

    Ma é anche un messaggio che rimarca in modo univoco l’indipendenza sia programmatica che politica delle BürgerlisteCiviche, non vi é parola di un’alleanza con i Verdi, anzi.

    Was bereits vor Monaten als eine beschlossene und von allen Beteiligten mit Überzeugung mitgetragene Sache galt, scheint wieder in Frage gestellt. “Die Buergerlisten werden aller Voraussicht nach gemeinsam mit den Gruenen zur Wahl antreten – entsprechende Gespraeche sind noch im Gange” so eine Pressemeldung von gestern.

    Es tut mir weh (und vielleicht nicht nur mir) zu sehen, dass die Grünen wieder hinten nachhinken, dass sie fast dankbar sein müssen, wenn nun die Bürgerlisten “aller Voraussicht nach” doch noch mit ihnen ein Bündnis eingehen werden, was sicher mit einigen Konzessionen mehr verbunden sein wird.

    Ho nostalgia dei Verdi autorevoli, che sanno il fatto loro, aperti a veri orizzonti e forti di tutte le intelligenze che sono in mezzo a loro.

  25. Alle provinciali sarà tutta un’altra storia..sicuro. Specialmente se l’Svp continua su questa strada…come psiegheranno ai loro elettori che a Roma stanno insieme a Cuffaro e Andreotti. E intanto il Dolomiten scrive che l’Italia è una Bananen Republik…e il gruppo in Senato come si chiamerà Bananen gruppe? Bisogna picchiare duro e i risultati arriveranno …basta sconti…cattivi…tanto ormai non c’è niente da perdere

  26. Fürchtet Euch nicht!
    Über das schlechte Abschneiden der Parlamentswahlen möchte ich hier nicht viele Worte verlieren. Wichtig ist nach vorne zu blicken, ganz nach dem Motto: vorwärts, und niemals vergessen.

    Dennoch muss vom Wahlergebnis im April ausgegangen werden, um den “humor” der WählerInnen einfangen zu können.
    Das Ergebnis wird eingekleidet in die Vorwürfe von politischem Filz, Postenschacher, Arroganz der Macht usw. Wenn wir diese Vorwürfe in ihre Einzelteile zerlegen, kommen wir auf eine Reihe von Themen, die eigentlich zu den Kernthemen der Grünen zählen.

    1) Die Vorwürfe Filz usw sind Ausdruck des Ausgeschlossenseins von POLITISCHER PARTIZIPATION.
    Von der Systemtheorie her wissen wir, dass politische Systeme einer Legitimation bedürfen. Diese besteht im Bereich des input und des output.
    Der output (Leistungen usw) stimmt (auch nicht mehr immer), aber es gibt vor allem Defizite beim input, bei der politischen Partizipation.
    Immer mehr BürgerInnen, aber auch Institutionen (Gemeinden) fühlen sich von der politischen Partizipation ausgeschlossen. Aber genau das ist ein grünes Kernthema. Direkte Partizipation der BürgerInnen und Partizipation aller Sprachgruppen stehen heute ganz vorne im Ranking der Bedürfnisse der BürgerInnen.
    Auch die Bürgerinitiativen, die Bürgerlisten sind Ausdruck dieser Bedürfnisse und Defizite. Hier sind die Grünen eine wichtige gesellschaftliche Koalition eingegangen. Früher hätten wir noch von einem “sozialen Block” gesprochen. Tempi passati.
    Zur Partizipation der Sprachgruppen. Dies betrifft vor allem die Italiener im Lande, auch die Ladiner. Hier müssten die Grünen etwas nachjustieren und das Thema stärker einbringen. Durchlässigkeit des Systems nach oben, Proporz usw
    Resümierend: Partizipation der BürgerInnen und der Sprachgruppen ist ein Kernthema, das zusammen mit den Bürgerlisten valorisiert gehört.

    2) Die Dekonstruktion der Vorwürfe bringt uns auch zur SOZIALEN AUSGESCHLOSSENHEIT, zum Mangel an sozialer Partizipation. Über die sozialen Probleme, die es in unserem Lande gibt, berichtet uns die Caritas zur Genüge. Auch hier haben die Grünen ein großes Argumentationspotential.

    3) FREIDEN unter den Sprachgruppen. Dieses Thema ist nicht obsolet geworden. Frieden hängt wiederum mit politischer Partizipation zusammen. Etwa, wenn es darum geht, nach eigenen Vorstellungen an Schulmodellen partizipieren zu können, oder grundsätzlich, wenn es darum geht, die Autonomie zu reformieren, etwa im Sinne von mehr Partizipation im doppelten Sinne, der BürgerInnen und der Sprachgruppen – wobei die Reformvorschläge auf Übergänge der Kooperation gerichtet sein sollten, nicht auf die ethnisch getrennte Partizipation, die gibts nämlich auch. Aber da bring ich Eulen nach Athen.

    Nota bene: Über allen Formen der (Defizite an) Partizipation legt sich die Ökologie.

    Auch zu den Personen darf etwas gesagt werden.
    1) Partizipation: Da sind die Grünen und die Bürgerlisten gut drauf. Ausgewogenheit zwischen Peripherie und Zentrum ist wichtig. Das gilt auch für die Sprachgruppen im Zentrum, aber vor allem bei jenen in der Peripherie, gerade dort. Vergessen wir nicht die neuen BürgerInnen. Klare Worte dazu!
    2) Soziale Ausgeschlossenheit: Hier sollten Personen aller Sprachgruppen eingebunden werden, die diese Sozialkompetenz aufweisen.
    3) Frieden und Ökologie: da findet ihr die Antworten auch ohne mich. Es gibt genug Personen, die dazu etwas sagen können und die zum Sympathiekreis der Grünen gehören.

    Pakte und Allianzen:
    Vom sozialen Block haben wir gesprochen. Es ist zu überlegen, ob anstatt eines “patto con gli italiani” nicht ein “Pakt der Sprachgruppen und Generationen” geschlossen wird.

    Zu den Allianzen:
    Ich habe innerhalb meiner Parteienfamilie keine Berührungsängste. Aber vielleicht andere. Zu überlegen ist, ob es variable Allianzen geben soll. Da muss die Befindlichkeit der AkteurInnen und der WählerInnen berücksichtigt werden, die ich zu wenig kenne.

    Zur Interethnizität:
    Die Grünen sollen sich nicht von anderen hertreiben lassen, ob sie interethnisch sind, oder nur partiell, proportional, unterrepräsentiert oder was weiss ich. Die Frage der Interethnizität ist eine gelebte Realität, die subjektiv und objektiv stimmig sein muss. Die Interethnizität drückt sich in der Politik und in den Politikfeldern aus, nicht in Zuschreibungen durch die Medien.

    Günther Pallaver, Universität Innsbruck

  27. La ringrazio per avermi dato le cordinate su cui poter dibattere.
    Tuttavia non capisco perchè non parlarne anche qui.
    Dopotutto Lei è dei verdi.
    E Lei ha pure una carica in Consiglio Provinciale.
    Non andrà mica a censurare temi interessanti come quello di marini, che comunque riguarda anche la pulizia dell’ambiente (politico) ?

  28. Ecco, qui è il luogo più adatto a parlarne, anche se forse, per parlarne seriamente, occorrerà più tempo.

    Confesso di essere ancora molto turbato da quanto è successo e non doveva assolutamente succedere. Il voto ai Verdi è sempre stato innanzitutto un voto etico, per una politica pulita in Sudtirolo. La gente non ci votà nè perché diamo contributi, nè perché diamo favori.

    Dunque solo gli elettori e le elettrici del 26 ottobre ci daranno la risposta alla domanda su quanto questa vicenda ha danneggiato l’immagine dei Verdi in Sudtirolo.
    Io spero che le persone si ricordino di chi siamo, di chi siamo stati e di come ci siamo comportati.

    E considerino questa vicenda un errore di ingenuità e buonafede da parte di chi lo ha proposto nella nostra lista, cioè le BürgerListeCiviche, un movimento aggregatosi da poco, con grande esperienza nei comuni, ma forse ignaro delle trappole della politica a livello provinciale.

    Ho apprezzato moltissimo il modo in cui Elda Letrari, Christoph Senoner e gli altri candidati e candidate delle “civiche” con loro, hanno reagito a questa vicenda, decidendo subito l’esclusione di Marini dalla lista e ammettendo sinceramente l’errore.

    Resta il problema di come si selezionano i candidati e le candidate in questa fase di degrado della politica. Non ci si può illudere che il degrado non sia un rischio che riguarda tutti.
    E resta da comprendere la profondità di questo degrado. E’ enorme. Come la distanza tra cittadini/e e politica e politici. E’ una cosa che in questi anni ho avvertito sempre di più come piaga aperta sulla pelle, e contro la quale non abbiamo ancora trovato una medicina.

  29. Caro Riccardo, alla piaga aperta del distacco fra cittadini e politici voi avete contribuito trasformando il partito in una confederazione di intellettuali, di “besserwisser” e di persone, almeno a Bolzano, poco vicine alla gente se non che con atteggiamento di quelli che hanno la ragione in tasca.
    Forse potrebbe andare bene per una associazione che promuove il bilinguismo o per fare sensibilizzazione alle pari opportunità o ad un nuovo femminismo del terzo millennio oppure per confezionare pacchetti di buone intenzioni e proposte ecologiste.
    Cercare inoltre di comporre le liste con tanta gente, presa un pò a casaccio, distribuita con il bilancino fra donne, uomini e diverse lingue ed etnie più per principio che per vero impegno politico mi è sempre parsa una forzatura anche quando ne feci parte.
    Le ultime vicende del candidato bolzanino inquisito dimostrano come manchino nel vostro partito le persone che conoscano Bolzano e i suoi abitanti. Una conferma che non basta essere bio o geo o verde o rosa per fare politica come dovrebbe fare un movimento ambientalista.
    Il fondo, voi come gli altri partiti, lo dovete ancora toccare, sarebbe bello se provaste ad appoggiarvici senza rompervi le gambe! Un modo sarebbe non scaricare la colpa su quelli che dici ignari e poco navigati dei paesi e delle liste, ma assumendosi in primis le responsabilità di questo che tu giustamente chiami degrado della politica. Secondo me sono i partiti che sono degradati. la politica vera fatta di impegno civico quotidiano, di informazione non solamente elettoralistica, di modestia e di ascolto sarebbe la medicina che non avete trovato, verdi o d’altri colori che sia.
    Ti ringrazio dell’ ospitalità.
    Teresa

  30. Cara Teresa,
    ti ringrazio per quello che hai scritto. In poche righe hai toccato tantissimi temi e non su tutti sono capace, ora, di dire qualcosa.
    Sento il degrado della politica, questa è la prima cosa.
    La seconda è che questo degrado colpisce tutti i partiti e tutto il sistema della rappresentanza. La politica istituzionale si è separata ed ha assunto logiche proprie e spesso autoreferenziali. Fin qui siamo d’accordo. Ti chiedo solo di non fare di tutt’erba un fascio: c’è politico e politico. C’è chi gestisce il sistema di potere e chi ne sta fuori. C’è chi comanda e chi si oppone. C’è chi vuole le cose come sono e chi vuole cambiare. Non sono tutti uguali.

    Altre due considerazioni:
    1. Purtroppo la politica istituzionale non è un meccanismo che gira a vuoto, anzi: lì si prendono le decisioni più importanti, che condizionano la vita quotidiana delle persone. Quindi in qualche modo bisogna farci i conti.
    2. Non c’è una società “buona” che si contrappone a una politica “cattiva”. Il degrado investe entrambi i livelli. Le proteste e le mobilitazioni di tante persone disinteressate e di buona volontà si piegano rapidamente su sé stesse se non trovano referenti istituzionali. Ho passato diversi giorni, in diversi momenti, in val di Susa. La forza di quel movimento era avere dentro i sindaci, era tenere il nesso istituzioni-movimenti. E c’è sempre stata una parte del movimento che invece voleva la rottura, che diceva: quelli lì vanno a sedersi ai tavoli istituzionali e ci tradiranno. Ebbene, la rottura c’è stata e questo ha indebolito tutti, sia i movimenti che le istituzioni (anche i sindaci). Alle ultime elezioni la tradizionalmente rossa Val di Susa è stata conquistata dal centro destra.
    E la destra di Berlusconi, cioè la peggiore che da 60 anni abbiamo conosciuto, ha vinto in un’Italia che applaudiva Beppe Grillo (anch’io ero lì ad applaudirlo l’ultima sua volta a Bolzano ed ho applaudito anche il gruppo dei grillini locali).
    Se è andata così, qualcosa non andava.

    Dunque, se il degrado investe sia le istituzioni politiche che la società, o se ne esce bene entrambi , o se ne esce a pezzi entrambi e vince chi del degrado si alimenta.

    Sul caso del candidato. Io ti dico la verità: mi sento parte lesa. Molto, moltissimo lesa.
    Se le accuse sono vere – come parrebbe dalle informazioni sull’inchiesta – allora vuol dire che c’è un disonesto che ha tentato di intrufolarsi tra i Verdi. Non so con quali scopi e mi piacerebbe saperlo.
    E’ stato per fortuna scoperto e subito cacciato, ma ha comunque fatto un danno enorme, di cui penso dovrebbe rispondere.
    C’è da ringraziare la Guardia di Finanza che ci ha liberato di questa persona.

    Per intrufolarsi, si è presentato alle Liste Civiche (era tra i loro 15 candidati, tanti spettavano loro secondo l’accordo per l’alleanza elettorale) che sono, nella dimensione provinciale, un movimento giovane, di quelli che sono molto vicini alla “società civile” (e non è un paradosso che proprio passando dalla porta della “società civile” il disonesto abbia cercato di infettare noi Verdi, partito che tu descrivi così “separato dal mondo”?).
    C’è stato un errore madornale di mancato controllo, e questo i rappresentanti delle Liste Civiche l’hanno francamente ammesso. Il mancato controllo ovviamente riguarda in seconda battuta anche noi Verdi. Nessuno è immune dal possibile degrado: questo aspetto l’abbiamo ignorato e la lezione deve servirci per il futuro.

    Questa persona io non l’avevo mai vista nè sentita. Non so se tu lo conoscevi, se avevi informazioni su di lui. Non credo che se non conosci una persona così vuol dire che non conosci Bolzano. Siamo caduti dalle nuvole. E tu dirai: ben detto, siete tra le nuvole!

    Cara Teresa,
    noi abbiamo fatto una piccola strada assieme, poi tu e altre persone ne hanno presa una propria che io seguo da lontano. Mi piace quel che fate, quello che scrivete. Non sempre sono d’accordo, ma vi rispetto profondamente. Spesso ci troviamo negli stessi luoghi negli stessi momenti nelle stesse battaglie, anche se con ruoli diversi. Non guardiamoci in cagnesco.
    Gli avversari sono altri, fuori da noi. Noi e voi, invece, o vinciamo insieme o insieme andiamo a gambe all’aria.
    Grazie di nuovo del tuo intervento,
    Riccardo

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