AUTONOMIA, Diario dal Konvent – Lettera a Babbo Natale

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La Convenzione si avvia alla conclusione, la maggioranza Svp si sveglia e tira fuori la soluzione finale: l’”autonomia integrale”. Ma per un copia-incolla del programma di partito serviva un anno e mezzo di Konvent?

Venerdì 24 marzo. Per l’ennesima volta si torna a discutere di competenze da trasferire dallo Stato alla Provincia. E’ l’asse verticale dell’autonomia: Bolzano contro Roma. E’ l’unico terreno di gioco in cui la Svp si trova a suo agio. Per capire: su 16 sedute svolte finora, 9 avevano questo ordine del giorno. Tra cui sei sedute di seguito tra novembre 2016 e febbraio 2017. Tutte dedicate all’ “elenco della spesa” da fare a Roma e portare in Sudtirolo. Poi uno si chiede: ma per far questo serve una Convenzione? Non bastavano i tre disegni di legge parlamentare già firmati Zeller? Ma tant’è. Quindi, di nuovo, competenze! Toniatti, von Guggenberg ed Happacher hanno preparato un documento che, scrivono, esprime “il consenso espresso dalla Convenzione”.

Consenso un cavolo, mi preme di precisare: diciamoci chiaramente che questa è la linea della maggioranza, com’è giusto che sia, ma non pretendete che siamo tutti d’accordo. Infatti, subito poche righe dopo, si afferma che il documento si muove sul concetto di “Vollautonomie”, l’ “autonomia integrale”. Non mi ci vuole molto a cercare sul sito della Svp la stessa parola d’ordine: Die Südtiroler Volkspartei fordert die Vollautonomie, annuncia nel 2012 l’Obmann (allora) Richard Theiner. “E voi volete appiccicare sulla Convenzione il vostro programma di partito alle elezioni del 2013?” chiedo rivolto ai colleghi della Volkspartei. Imbarazzo. Poi ammettono: beh, forse, effettivamente…

Si apre un breve dibattito sulla paternità del concetto. Il professor Toniatti ne rivendica il copyright, annunciando che lui già da tempo all’università di Trento ha fondato un “Laboratorio di innovazione istituzionale per l’autonomia integrale”. Wolfi Niederhofer va più indietro, a metà degli anni ’90: fu la corrente Svp della “neue Mitte” (do you remember?) che faceva capo ad Hosp e Peterlini, ricorda, che coniò questo termine. Comunque sia: adesso è il programma della Svp. A quel punto anche l’Obmann bolzanino Perathoner riconosce che, forse, “si può trovare un’altra formulazione”.

Il documento l’ha scritto Toniatti: si vede dal fatto che la traduzione in tedesco fa acqua da tutte le parti. Nelle 9 pagine c’è una lunghissima lista della spesa, che sarebbe noioso qui elencare: c’è tutto, proprio tutto quel che potete immaginarvi. E quel che non c’è, può essere aggiunto ad libitum: l’autonomia integrale è autonomia totale. Tutte le competenze concorrenti Stato-Provincia diventano esclusive della Provincia e tutte le competenze della Regione passano alla Provincia. Toponomastica, polizia, ordine pubblico, comitato olimpico, passaggio della Rai in toto alla Provincia, appalti, sicurezza sul lavoro, rapporti con l’UE, relazioni internazionali, contratti del settore privato e chi più ne ha più ne metta.

Contenti? No, non tutti. Contento non è per esempio Luis Durnwalder. Per l’ex Landeshauptmann il documento è troppo timido. Trova due volte citata la Regione (per dire che bisogna toglierle tutte le competenze) e si incavola, perché lui la Regione vuole che scompaia. Trova la parola “coordinamento” tra Provincia e Stato, e si incavola ancora di più. Perché lui il “potere statale di coordinamento” non lo accetta né ora né mai. Qui però l’ex principe del Sudtirolo ha preso un abbaglio. Cerco di spiegarglielo come posso: “Guarda Presidente – gli dico – che non c’è scritto che lo Stato ci coordina, ma che Provincia e Stato concordano tra loro le reciproche legislazioni”.

Roberto Toniatti naturalmente lo spiega meglio, e per una volta con grande chiarezza: “Noi possiamo avere tutte le competenze primarie che vogliamo, ma non possiamo scordarci che siamo dentro un ordinamento giuridico unitario che è quello della Repubblica italiana (evidente disappunto dai banchi alla mia destra) e quindi a questo ordinamento almeno ci dobbiamo coordinare”. Toniatti dice che questo si fa con norme di attuazione “obbligatorie”. Poi richiama a un po’ di realismo: “Se voi credete a Babbo Natale, invece di una riforma dello Statuto possiamo anche scrivere una lettera a Babbo Natale. Ma quel che ci scriviamo dentro sarebbe praticabile?”. No, non lo sarebbe. Durnwalder però insite: “Non subito, ma magari tra qualche anno. Non possiamo limitare l’espressione dei nostri desideri!”. Tirare la corda il più possibile, chiedere mille per avere dieci, questo il suo credo.

Laura Polonioli dice che il concetto di “autonomia integrale” è politico e non giuridico, quindi lei non lo condivide. Toniatti ne approfitta per chiarire un altro concetto: “Bisogna riconoscere – dice – che l’autonomia speciale non basta più, è un concetto fragile, bisogna andare oltre. L’autonomia integrale è questo andare oltre”. Integrale, per esempio, vuol dire che la legislazione provinciale non deve più essere “in armonia con la Costituzione” (com’è scritto nell’attuale Statuto), ma solo “coi principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale”; non deve rispettare “gli impegni internazionali”, ma solo “il diritto internazionale”. E così via.

Più avanti Niederhofer afferma che il concetto di Vollautonomie deve comprendere anche la possibilità di decidere liberamente sulla appartenenza del Sudtirolo all’Italia. Dall’altro versante, a proposito delle norme di attuazione “obbligatorie di coordinamento” Polonioli chiede che cosa si fa se non si trova l’accordo con lo Stato (per esempio su polizia, ordine pubblico e così via). Risposta di Toniatti: “Allora niente norme di attuazione”. Sì, ma allora le competenze acquisite come si esercitano? Mah, boh, nessuno risponde. Questo il quadro verso cui si avvia a conclusione la Convenzione.

Perché una cosa è chiara, in questa seduta: siamo arrivati all’ultimo tratto dei lavori. La Svp, che è maggioranza numerica del Konvent, si è svegliata dal torpore e tenta di determinare l’ultimo miglio. Il processo partecipativo è fallito, il confronto ormai gira su se stesso, le 9 pagine di Toniatti (che nel Konvent è stato nominato da Bizzo) sono il canovaccio del finale di partita. Con la Vollautonomie.

Così è arrivato anche per me il momento di annunciare che potrei presentare una relazione di minoranza (com’è previsto dalla legge). “Doveva essere una riforma partecipata e dal basso, la firma di un nuovo patto di convivenza tra cittadine e cittadini di ogni gruppo linguistico – dico – e invece siamo rimasti al confronto Provincia-Stato. Sulla convivenza non c’è alcuna svolta”.

Mi riferisco al njet pronunciato dalla maggioranza Svp+Schützen a tutte le proposte di allentamento dei meccanismi di separazione: no alla scuola bilingue, no all’abolizione dei 4 anni di residenza per votare, no alla riforma della proporzionale, no a procedure più democratiche e trasparenti per le norme di attuazione, no alla delega dei poteri ai comuni, no al federalismo interno, no alla democrazia diretta e a quella partecipata, no al ruolo di Bolzano come capoluogo. No, no e no su tutti i punti centrali.

Si può essere d’accordo nello spostare più potere possibile verso la Provincia – concludo – ma ogni passo in questa direzione deve corrispondere a un passo verso più democrazia, più trasparenza, maggiori contrappesi interni, maggior voce in capitolo per i cittadini, maggiore convivenza e minore divisione. Altrimenti al centralismo statale si sostituisce il centralismo provinciale e la cooperazione interetnica viene di nuovo rinviata. Aspetto il documento finale completo, avverto, ma se non ci sono aperture su questi punti, io questa ”autonomia integrale” non la condivido.

AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT”. “Pech gehabt!”

scola

Scuola bilingue? non se ne parla. Proporzionale, residenza? Nemmeno per sogno. Migranti? Per carità. Dichiarazione etnica? Giù le mani. Quando la Convenzione parla di convivenza, si schiera l’esercito dei “Signornò”.

Venerdì 24 febbraio. La seduta è dedicata alla “Tutela delle minoranze”, che per me significa: quale convivenza? Davanti a ogni partecipante alla Convenzione la segreteria ha messo due documenti: uno presentato da me (che ha anche un titolo: “Per un’autonomia più moderna ed europea”) e l’altro da Laura Polonioli, vicepresidente, giurista e rappresentante del comune di Bolzano. I documenti sono simili, anche se scritti con diverso stile. Altri non ce ne sono. Dunque si discute di questi.

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AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” – Statuto sì, Costituzione ni

costituzione

Venerdì 2 dicembre 2016 – La Convenzione comincia a prendere le sue prime decisioni. Dal metodo del consenso si passa al principio di maggioranza, mentre il Consiglio provinciale sta per modificare la legge istitutiva.

Dopo due sessioni dedicate ai lavori di gruppo, i e le “conventuali” si ritrovano in plenaria a riferire sul tema “Ampliamento dell’autonomia e competenze”. E’ quello che più sta a cuore a chi concepisce la riforma dell’autonomia ancora come “Kampf gegen Rom”, l’ennesimo episodio della lotta contro Roma. Non che sia cosa da poco, lo riconosco, ma è ancora un ragionamento tutto orientato in verticale, cioè sul tiro alla fune tra Provincia e Stato, molto lontano da quel piano orizzontale dell’autonomia partecipata, del nuovo patto di convivenza tra cittadine e cittadini, che doveva essere la cifra della “terza fase dell’autonomia”. Ma i tempi si sono fatti più duri e spingono a serrare le fila. Così anche il processo partecipativo che doveva animare la Convenzione sbiadisce nel ricordo e piano piano si scivola verso la logica delle maggioranze, mentre in Consiglio provinciale una modifica portata dalla Svp alla legge istitutiva annacqua il prodotto finale del Konvent. Dunque siamo a un momento cruciale. Ma andiamo con ordine.

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AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. La via per l’Europa passa dal referendum

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La Provincia potrà avere un maggiore “potere estero”? Dipende soprattutto da quale Costituzione avrà l’Italia.

21 0TT0BRE 2016 – Il tema stavolta era piuttosto ostico: il potere estero delle province autonome. Quindi l’hanno fatta da padrone le giuriste. Il quadro in sintesi è questo:

  • Lo Statuto non dice nulla sull’Europa, e neppure sull’Euregio. E’ stato scritto in altra epoca. La riforma del 2001 della Costituzione ha dato alle Regioni e Province autonome il potere “nelle competenze loro riconosciute” di attuare direttamente le direttive europee.
  • Ma l’Unione Europea riconosce gli Stati: è attraverso gli stati, per esempio, che anche le regioni sono rappresentate (il Comitato delle Regioni è di 350 membri, ha potere solo consultivo e capo delegazione di ogni nazione – l’Italia ha 20 membri – è il rappresentante del Governo). E’ attraverso gli Stati che una Regione può rivolgersi alla Corte europea, e sono gli Stati che subiscono le procedure di infrazione, anche se riguardano un atto di una loro Regione.

Messa così, quindi, ciccia. Però ovviamente siamo qui per elaborare “visioni” e andare oltre l’esistente è lecito.

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AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. Trentatré in rivolta

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Venerdì 2 settembre 2016 – Seduta bruscamente interrotta alla notizia che i parlamentari Svp (più i trentini) hanno presentato in Parlamento un progetto di riforma della prima parte dello Statuto che nella commissione speciale del Consiglio provinciale ha avuto via libera coi soli voti Svp. “E allora noi che ci stiamo a fare?”. Convenzione al bivio tra rinascita e declino.

Ma procediamo con ordine. La seduta di ieri sera aveva come tema le competenze di Stato, Regione e Provincia, in pratica i primi articoli dello Statuto. Il Presidente Tschurtschenthaler ha dato subito la parola all’avvocato e dirigente Svp Christoph Perathoner “poiché lui ha fatto parte di un gruppo di lavoro che ha approfondito la materia”. Il buon Perathoner ha cominciato dicendo che il gruppo di esperti era stato insediato due anni fa dai due presidenti delle giunte Rossi e Kompatscher, aveva affrontato il tema cercando di spostare più poteri possibile in capo alle Province (e alla Regione, ma questo non l’ha detto perché avrebbe fatto infuriare l’agguerrita pattuglia degli Schützen) e che era venuto fuori una specie di promemoria che aveva il consenso – miracolo – di sudtirolesi e trentini. Sono seguiti diversi interventi in una specie di gara a chi aggiungeva competenze in un’autonomia sempre più piena, la “Vollautonomie” tirata in alcuni interventi fino alla semi indipendenza, e in totale controtendenza rispetto alla riforma Boschi Renzi della Costituzione che come noto taglia le gambe alle regioni (e da cui la Svp cerca di salvarsi con l’argomento che, però, il Sudtirolo è diverso). Tutto prevedibile e anche interessante.

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Autonomia copernicana

Intervistando Silvius Magnago, a casa sua
Intervistando Silvius Magnago, a casa sua

L’autonomia ha un futuro? Il mio intervento nel dibattito aperto dal quotidiano Alto Adige (pubblicato il 14 febbraio 2015)

Arno Kompatscher non perde occasione per ammonirci: “Quella dell’Alto Adige non potrà mai essere un’autonomia territoriale”. L’ultima volta in Consiglio provinciale, mentre parlavamo del comune ladino di Voltago Agordino. “Autonomia territoriale? Errore gravissimo!” insisteva Kompatscher. Se qualcuno non lo convince a cambiare idea, una vera riforma dell’autonomia non si farà mai.

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Kompatscher alla prova dei fatti

nuova giunta prov

IL MIO INTERVENTO NEL DIBATTITO SUL PROGRAMMA DELLA NUOVA GIUNTA PROVINCIALE

Care colleghe e colleghi, egregio Presidente Kompatscher,

nel giorno della sua elezione abbiamo detto che alla sua offerta di dialogo avremmo risposto con un nuovo stile di fare opposizione: una opposizione costruttiva. Meglio detto: una opposizione cooperativa.  Un’opposizione che veda innanzitutto il buono e il condivisibile, ho annunciato una settimana fa. Comincio subito dicendo che del Suo programma, Presidente Kompatscher, noi Verdi potremo sottoscrivere il 90%. Dunque, nel commentarlo, vorrei indicare su alcuni punti il modo di andare avanti, di concretizzare, di realizzare davvero le tante affermazioni di principio che vi sono contenute. E’ sulla realizzazione del programma e sulla coerenza tra gli annunci e le cose fatte che giudicheremo il Suo governo.

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