La Convenzione senza i Trentini

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Come fu che Bolzano progettò una riforma dello statuto di autonomia infischiandosene di quel che succedeva a Trento. Il direttore del quotidiano l’Adige mi ha chiesto un racconto sui risultati della Convenzione, dal punto di vista dei rapporti col Trentino. L’editoriale è stato pubblicato ieri in prima pagina.

Con un documento approvato da una parte sola, che ha messo in minoranza la delegazione di lingua italiana quasi al completo, la Convenzione per l’autonomia di Bolzano ha negato nei fatti quello che era il suo compito: disegnare una nuova autonomia come patto costituzionale tra cittadine e cittadini di ogni gruppo linguistico, seguendo il metodo dell’intesa e del reciproco rispetto. La Convenzione di metodi ne ha seguito un’altro: quello della maggioranza, che in Sudtirolo diventa facilmente, se non ci si sta attenti, maggioranza etnica. E così è stato.

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Seelenarbeit für die Schublade

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DIARIO DALLA CONVENZIONE – L’intervista al settimanale ff sulla riforma dello Statuto, le promesse non mantenute e che fare, a questo punto, del “Konvent”

ff: Sind Sie eigentlich ein sehr geduldiger Mensch, Herr Dello Sbarba?

Riccardo Dello Sbarba: Ja doch, das bin ich. Warum fragen Sie?

Man muss schon einen sehr langen Atem oder ein gutes Sitzleder haben, Stunden um Stunden in diesem Autonomiekonvent zu sitzen.

Oder aber man muss sehr motiviert sein. Und das bin ich. Ich gebe aber auch zu, dass der Konvent meine Geduld oft strapaziert. Wir Grüne haben immer schon gesagt, dass es eine gute Idee ist, das Autonomiestatut mittels eines Konvents zu reformieren. Wir waren auch die Ersten, die zu Beginn dieser Legislatur einen entsprechenden Gesetzesentwurf eingebracht haben. Im Grunde sagen wir bereits seit 1992, seit der Streitbeilegung, dass es eine dritte Phase der Autonomie braucht. Wir dachten, dass dieser Konvent die Gelegenheit dazu wäre.

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AUTONOMIA, Diario dal Konvent. L’asse Svp-Schützen seppellisce la Convenzione

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Documento conclusivo spostato ancora più a destra nello sprint finale. La bomba dell’autodeterminazione piazzata nel preambolo. Rigettata qualsiasi apertura per la convivenza. Via la Regione e, con essa, i Trentini. Ma non finisce qui: io e la vicepresidente Polonioli presenteremo insieme un documento di minoranza.

Venerdì 16 giugno – “Mi pare che la maggioranza di voi voglia che il termine autodeterminazione compaia esplicitamente nel documento finale. Noi giuristi avevano preferito indicarlo senza citarlo. Però, se volete l’autodeterminazione, allora avrete l’autodeterminazione”: sono passate le nove di sera quando il professor Roberto Toniatti rende esplicita la deriva a cui il Konvent è arrivato.

Nella volata finale l’asse Svp-Schützen si ricompone e sposta ancora più a destra il risultato, nonostante il tentativo del team giuridico (Toniatti, Happacher, Von Guggenberg) di moderare i toni. Il risultato è un documento approvato solo dalla parte tedesca con il dissenso di quasi tutta la parte italiana. Perfino Toniatti, alla fine, dichiarerà di non essere più d’accordo. Peggio di così, la Convenzione non poteva andare.

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AUTONOMIA, Diario dal Konvent – Lettera a Babbo Natale

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La Convenzione si avvia alla conclusione, la maggioranza Svp si sveglia e tira fuori la soluzione finale: l’”autonomia integrale”. Ma per un copia-incolla del programma di partito serviva un anno e mezzo di Konvent?

Venerdì 24 marzo. Per l’ennesima volta si torna a discutere di competenze da trasferire dallo Stato alla Provincia. E’ l’asse verticale dell’autonomia: Bolzano contro Roma. E’ l’unico terreno di gioco in cui la Svp si trova a suo agio. Per capire: su 16 sedute svolte finora, 9 avevano questo ordine del giorno. Tra cui sei sedute di seguito tra novembre 2016 e febbraio 2017. Tutte dedicate all’ “elenco della spesa” da fare a Roma e portare in Sudtirolo. Poi uno si chiede: ma per far questo serve una Convenzione? Non bastavano i tre disegni di legge parlamentare già firmati Zeller? Ma tant’è. Quindi, di nuovo, competenze! Toniatti, von Guggenberg ed Happacher hanno preparato un documento che, scrivono, esprime “il consenso espresso dalla Convenzione”.

 

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AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT”. “Pech gehabt!”

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Scuola bilingue? non se ne parla. Proporzionale, residenza? Nemmeno per sogno. Migranti? Per carità. Dichiarazione etnica? Giù le mani. Quando la Convenzione parla di convivenza, si schiera l’esercito dei “Signornò”.

Venerdì 24 febbraio. La seduta è dedicata alla “Tutela delle minoranze”, che per me significa: quale convivenza? Davanti a ogni partecipante alla Convenzione la segreteria ha messo due documenti: uno presentato da me (che ha anche un titolo: “Per un’autonomia più moderna ed europea”) e l’altro da Laura Polonioli, vicepresidente, giurista e rappresentante del comune di Bolzano. I documenti sono simili, anche se scritti con diverso stile. Altri non ce ne sono. Dunque si discute di questi.

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AUTONOMIA: Diario dal “Konvent” – Statuto sì, Costituzione ni

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Venerdì 2 dicembre 2016 – La Convenzione comincia a prendere le sue prime decisioni. Dal metodo del consenso si passa al principio di maggioranza, mentre il Consiglio provinciale sta per modificare la legge istitutiva.

Dopo due sessioni dedicate ai lavori di gruppo, i e le “conventuali” si ritrovano in plenaria a riferire sul tema “Ampliamento dell’autonomia e competenze”. E’ quello che più sta a cuore a chi concepisce la riforma dell’autonomia ancora come “Kampf gegen Rom”, l’ennesimo episodio della lotta contro Roma. Non che sia cosa da poco, lo riconosco, ma è ancora un ragionamento tutto orientato in verticale, cioè sul tiro alla fune tra Provincia e Stato, molto lontano da quel piano orizzontale dell’autonomia partecipata, del nuovo patto di convivenza tra cittadine e cittadini, che doveva essere la cifra della “terza fase dell’autonomia”. Ma i tempi si sono fatti più duri e spingono a serrare le fila. Così anche il processo partecipativo che doveva animare la Convenzione sbiadisce nel ricordo e piano piano si scivola verso la logica delle maggioranze, mentre in Consiglio provinciale una modifica portata dalla Svp alla legge istitutiva annacqua il prodotto finale del Konvent. Dunque siamo a un momento cruciale. Ma andiamo con ordine.

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AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. La via per l’Europa passa dal referendum

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La Provincia potrà avere un maggiore “potere estero”? Dipende soprattutto da quale Costituzione avrà l’Italia.

21 0TT0BRE 2016 – Il tema stavolta era piuttosto ostico: il potere estero delle province autonome. Quindi l’hanno fatta da padrone le giuriste. Il quadro in sintesi è questo:

  • Lo Statuto non dice nulla sull’Europa, e neppure sull’Euregio. E’ stato scritto in altra epoca. La riforma del 2001 della Costituzione ha dato alle Regioni e Province autonome il potere “nelle competenze loro riconosciute” di attuare direttamente le direttive europee.
  • Ma l’Unione Europea riconosce gli Stati: è attraverso gli stati, per esempio, che anche le regioni sono rappresentate (il Comitato delle Regioni è di 350 membri, ha potere solo consultivo e capo delegazione di ogni nazione – l’Italia ha 20 membri – è il rappresentante del Governo). E’ attraverso gli Stati che una Regione può rivolgersi alla Corte europea, e sono gli Stati che subiscono le procedure di infrazione, anche se riguardano un atto di una loro Regione.

Messa così, quindi, ciccia. Però ovviamente siamo qui per elaborare “visioni” e andare oltre l’esistente è lecito.

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AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. Trentatré in rivolta

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Venerdì 2 settembre 2016 – Seduta bruscamente interrotta alla notizia che i parlamentari Svp (più i trentini) hanno presentato in Parlamento un progetto di riforma della prima parte dello Statuto che nella commissione speciale del Consiglio provinciale ha avuto via libera coi soli voti Svp. “E allora noi che ci stiamo a fare?”. Convenzione al bivio tra rinascita e declino.

Ma procediamo con ordine. La seduta di ieri sera aveva come tema le competenze di Stato, Regione e Provincia, in pratica i primi articoli dello Statuto. Il Presidente Tschurtschenthaler ha dato subito la parola all’avvocato e dirigente Svp Christoph Perathoner “poiché lui ha fatto parte di un gruppo di lavoro che ha approfondito la materia”. Il buon Perathoner ha cominciato dicendo che il gruppo di esperti era stato insediato due anni fa dai due presidenti delle giunte Rossi e Kompatscher, aveva affrontato il tema cercando di spostare più poteri possibile in capo alle Province (e alla Regione, ma questo non l’ha detto perché avrebbe fatto infuriare l’agguerrita pattuglia degli Schützen) e che era venuto fuori una specie di promemoria che aveva il consenso – miracolo – di sudtirolesi e trentini. Sono seguiti diversi interventi in una specie di gara a chi aggiungeva competenze in un’autonomia sempre più piena, la “Vollautonomie” tirata in alcuni interventi fino alla semi indipendenza, e in totale controtendenza rispetto alla riforma Boschi Renzi della Costituzione che come noto taglia le gambe alle regioni (e da cui la Svp cerca di salvarsi con l’argomento che, però, il Sudtirolo è diverso). Tutto prevedibile e anche interessante.

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Autonomia copernicana

Intervistando Silvius Magnago, a casa sua
Intervistando Silvius Magnago, a casa sua

L’autonomia ha un futuro? Il mio intervento nel dibattito aperto dal quotidiano Alto Adige (pubblicato il 14 febbraio 2015)

Arno Kompatscher non perde occasione per ammonirci: “Quella dell’Alto Adige non potrà mai essere un’autonomia territoriale”. L’ultima volta in Consiglio provinciale, mentre parlavamo del comune ladino di Voltago Agordino. “Autonomia territoriale? Errore gravissimo!” insisteva Kompatscher. Se qualcuno non lo convince a cambiare idea, una vera riforma dell’autonomia non si farà mai.

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Kompatscher alla prova dei fatti

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IL MIO INTERVENTO NEL DIBATTITO SUL PROGRAMMA DELLA NUOVA GIUNTA PROVINCIALE

Care colleghe e colleghi, egregio Presidente Kompatscher,

nel giorno della sua elezione abbiamo detto che alla sua offerta di dialogo avremmo risposto con un nuovo stile di fare opposizione: una opposizione costruttiva. Meglio detto: una opposizione cooperativa.  Un’opposizione che veda innanzitutto il buono e il condivisibile, ho annunciato una settimana fa. Comincio subito dicendo che del Suo programma, Presidente Kompatscher, noi Verdi potremo sottoscrivere il 90%. Dunque, nel commentarlo, vorrei indicare su alcuni punti il modo di andare avanti, di concretizzare, di realizzare davvero le tante affermazioni di principio che vi sono contenute. E’ sulla realizzazione del programma e sulla coerenza tra gli annunci e le cose fatte che giudicheremo il Suo governo.

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Svp+Pd, la piccolissima coalizione

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Arno Kompatscher è stato eletto oggi nuovo presidente della Provincia di Bolzano. Chiusa l’era Durnwalder, alla Svp e al Pd manca il coraggio per imboccare una nuova strada. Questo è il mio discorso di capogruppo dei Verdi del Sudtirolo durante il dibattito sulla fiducia.

Egregio candidato Presidente Arno Kompatscher,

se i Verdi oggi voteranno contro la Sua candidatura, questo non dipenderà dalla nostra volontà, ma dalla vostra.

Siete stati infatti voi a respingere la nostra disponibilità a partecipare a pieno titolo e in pari dignità a una nuova maggioranza formata dalla Svp, dal Pd e dai Verdi del Sudtirolo. In questa nuova maggioranza noi avremmo portato le nostre idee e l’esperienza di 30 anni di opposizione rigorosa e competente in Consiglio provinciale. Chi come noi si è opposto così a lungo al vecchio sistema sa come esso ha funzionato, sa dove sono gli ostacoli al rinnovamento, sa di che cosa dobbiamo liberarci e cosa può essere riformato.

Questa nuova e più larga maggioranza Svp-Verdi-Pd sarebbe stata la prima vera innovazione di un’epoca nuova e avrebbe garantito la svolta politica che molte cittadine e cittadini della nostra provincia si attendono. Sarebbe stata davvero una “grande coalizione” con numeri solidi e un indirizzo politico chiaro.

Voi invece avete detto no, avete fatto i “Nein-Sager”, avete preferito la continuità. Avete preferito chiudervi nel bunker di una piccolissima coalizione dai numeri risicati, la vecchia coalizione che ha perso le elezioni – la Svp avendo perso la maggioranza e il Pd essendo rimasto al palo, dopo aver indicato l’obbiettivo del raddoppio dei seggi grazie a 5 anni di assessorati, si contributi, di cumulo di poltrone e di incarichi. Non avete tratto insegnamenti da questi risultati. Avete preferito ripiegare sull’usato sicuro. Non avete avuto il coraggio del nuovo, ma ripetete il vecchio e logoro schema sperando che stavolta vada meglio.

Noi Verdi abbiamo fatto tutto ciò che potevamo per rendere possibile un’alternativa di governo.

Abbiamo dato credito alla Sua dichiarata volontà, collega Kompatscher, di una svolta nello stile e nei contenuti della politica.

Lei, collega Kompatscher, ha avuto la fortuna e la capacità di diventare in pochi mesi lo schermo su cui tante elettrici e tanti elettori hanno proiettato la propria voglia di un cambiamento profondo nella politica come l’abbiamo conosciuta in questi 25 anni. Noi abbiamo apprezzato e valorizzato queste aspettative. Ci pareva energia positiva che sarebbe stato un delitto sprecare.

Meno arroganza e più ascolto, meno centralismo e più partecipazione, meno affarismo e più bene comune, meno ingiustizie e più pari opportunità, solidarietà invece che legge del più forte, verità invece che bugie, giustizia invece che lobbismo.

Il risultato elettorale ha registrato questo bisogno di svolta: non solo col suo successo in voti, collega Kompatscher, ma soprattutto con la punizione di tutti gli esponenti del vecchio sistema e il drastico ridimensionamento delle categoria e delle lobby, che avevano trasformato il Consiglio provinciale in una giungla di interessi corporativi.

Lei ha davanti a sé un Consiglio provinciale in parte bonificato e rinnovato, con una più forte rappresentanza dei Verdi Grüne Verc, premiati per le nostre battaglie per la trasparenza, la legalità, l’ambiente e la giustizia sociale.

A questo punto una “grande e nuova coalizione” Svp-Verdi-Pd ci è sembrata non solo possibile nei numeri, ma anche lo sbocco naturale della spinta arrivata dai cittadini e delle cittadine. La chance c’era e tutti lo sapevamo. Non avete avuto coraggio.

Lei, collega Kompatscher, voi colleghi e colleghe della Svp e del Pd, questa chance l’avete lasciata cadere.

E una cosa vorrei che fosse chiara: se avete deciso per la “piccola coalizione”, non è dipeso dal programma.

Anzi. Nell’incontro “di sondaggio” che abbiamo avuto, abbiamo registrato numerose convergenze. La prima e più importante: l’autonomia come la scelta giusta, non la seconda ma la prima e unica scelta giusta per la nostra terra e la sua gente, per il nostro passato e il nostro futuro comune in un’Europa dei diritti e della convivenza.

Ma anche su molti altri punti eravamo vicini: trasparenza, partecipazione, nuovo stile, politica sociale, riforma urbanistica, riscrittura del bilancio provinciale e altro ancora. Perfino sull’energia, un argomento a cui tengo molto e su cui ho – diciamo così – idee piuttosto precise, le posizioni tra noi non sembravano lontanissime.

Certo, noi poniamo accenti differenti. Ma, siamo sinceri: su nessun tema eravamo tra noi Verdi e Lei, collega Kompatscher, più distanti di quanto Lei non sia distante da altri e altre esponenti del suo stesso partito.

No, non è sul programma che ci avete detto no. La chiusura è dipesa da puri calcoli di potere sia della Svp che del Pd.

Comincio dalla Svp. La nostra presenza avrebbe segnato un orientamento della giunta che squilibrava gli assetti di potere e i compromessi tra le correnti interne alla Svp. Dava fastidio alle tante persone che dal vecchio regime vogliono traslocare indenni nel nuovo, mantenendo posizioni e potere. Disturbava chi vuol far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla. E soprattutto: vi costringeva uscire dall’autosufficienza. Avreste dovuto riconoscere che la Svp non può più pretendere il monopolio della rappresentanza – cosa che le ultime elezioni hanno definitivamente sancito, ma che voi non volete ammettere. Anche Lei, collega Kompatscher, ha detto che per governare vi serviva solo un partner di lingua italiana, perché così vi obbliga lo statuto. Questo è il vecchio ritornello, maa non è più vero. Care colleghe e colleghi della Svp: voi avete perso la maggioranza, non potete più fare da soli, per governare dovete cercare alleati!

Invece insistete nella cocciuta pretesa di mantenere il monopolio del potere e della rappresentanza. Cambiano le facce, ma questa vecchia abitudine vi è rimasta.

E arrivo al Pd. Se sono chiare le ragioni per cui la Svp ha respinto i Verdi, non si capisce perché il Pd non abbia cercato di coinvolgerci rafforzando così l’ala di centro sinistra della coalizione. Appena in febbraio noi Verdi del Sudtirolo abbiamo sostenuto la candidatura Bersani al governo dell’Italia, anche a costo di rompere con i Verdi italiani e trentini, che sostenevano la candidatura alternativa di Ingroia. Potevate quindi considerarci i vostri naturali interlocutori ed alleati. Invece niente: in questi due mesi non ci avete cercato neppure una volta! Dalle elezioni in poi vi siete concentrati esclusivamente sulla difesa dei vostri assessorati, vedendo in noi Verdi solo un possibile concorrente da tenere fuori dalla porta. Anche la vostra battaglia sul secondo assessore italiano in realtà è apparsa come la pretesa di un secondo assessore al Pd e non ha scaldato i cuori di nessuno.

Mi preme ricordare che noi, al contrario, abbiamo sempre considerato il Pd parte essenziale e insostituibile di una nuova coalizione e mai abbiamo parlato di un’alleanza esclusiva Svp-Verdi. Eppure di governi nero-verdi in Europa, e specialmente nell’area tedesca ce ne sono, eccome! C’è nel Tirolo di Günther Platter e Ingrid Felipe, c’è a Salisburgo, c’è a Graz. C’è nel Land dell’Assia in Germania, c’è a Bonn, c’é a Darmstadt, c’è a Oldenburg, c’è a Francoforte!

A Bolzano non abbiamo mai avanzato questa ipotesi: vi abbiamo sempre considerato, cari colleghi del Pd, nostri partner privilegiati. Voi avete fatto il contrario e vi sietepreoccupati solo della vostra poltrona. Avete pensato: meno siamo, più contiamo. Invece vedrete: accadrà e sta già accadendo il contrario!

Stesso discorso, sia chiaro, anche per gli Arbeitnehmer nella Svp: avete visto nei Verdi solo una possibile concorrenza e nella vostra debolezza vi siete impegnati per escluderci. Una politica che non vi porterà da nessuna parte e su cui vi chiediamo di ripensare.

Torno a Lei, collega Kompatscher. Un allargamento ai Verdi della coalizione di governo non è fallita né per la persona del Presidente, né per il programma. E’ fallita perché se alcune facce sono cambiate, il sistema, il partito nelle sue ramificazioni territoriali, il groviglio di interessi e di gruppi di potere che in esso agisce, il blocco sociale costruito in 25 anni di era Durnwalder è cambiato poco o nulla. Per il cambiamento ci vuole più che una tornata elettorale. Il cambiamento non sta alle nostre spalle, ma ancora davanti a noi.

Io non so valutare oggi, collega Kompatscher, se con questa vecchia formula di governo di qui a 5 anni sarà riuscito Lei a cambiare il sistema, o sarà il sistema a cambiare Lei, o addirittura a farle fare un imprevisto capitombolo. Ho l’impressione che ci sia, anche nel suo partito, chi punta a questo: che il suo sia un esperimento dalla vita breve e che tra 5 anni si debba cercare un nuovo Presidente.

Noi ci auguriamo di no. Ci auguriamo che questa sia la legislatura che costruisce le condizioni per una svolta. Faremo di tutto perché tra 5 anni l’Alto Adige Südtirol sia diventato una provincia dove i cittadini e le cittadine siano più partecipi, dove la povertà sia efficacemente combattuta, dove l’ambiente sia più rispettato, dove l’energia sia dei cittadini, dove le persone migranti godano di pieni diritti, dove si viva una migliore convivenza, dove l’autonomia torni ad essere un progetto comune, aperto, europeo.

Noi faremo un’opposizione forte e rigorosa, ma positiva e propositiva e sosterremo tutte le proposte che vanno nella giusta direzione.

Lei ha annunciato un nuovo stile nel fare governo in questa provincia. Ebbene, noi Verdi annunciamo oggi un nuovo stile nel fare opposizione. Che consiste di due impegni:

IL PRIMO: ci impegniamo a valutare, in ogni proposta che verrà dalla maggioranza, innanzitutto i punti d’accordo e solo dopo i punti di disaccordo. Naturalmente cercheremo gestiremo il disaccordo in modo rigoroso, fino in fondo, perché noi l’opposizione la sappiamo fare e l’abbiamo dimostrato. Ma prima cercheremo gli aspetti positivi.

IL SECONDO IMPEGNO: accetteremo ogni possibile occasione di confronto e di collaborazione che ci verrà offerta, a patto naturalmente che le nuove forme di collaborazione siano trasparenti e democratiche, non creino zone grigie, non esautorino il Consiglio provinciale ma lo valorizzino.

Questi sono i nostri impegni, che sono anche l’apertura di una linea di credito nei suoi confronti, egregio candidato Presidente Kompatscher.

Con questo spirito oggi le votiamo contro. Il nostro obbiettivo è preparare la svolta del 2018.

Energia: 10 proposte per uscire dalla palude

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Questo “decalogo” è stato presentato al convegno della CGIL-AGB di Bolzano su “Energia dall’acqua: Gestione trasparente per il bene comune”. Sono intervenuti, nell’ordine: Antonio Filippi, responsabile del settore energia della Cgil nazionale, Riccardo Dello Sbarba, consigliere provinciale, Massimiliano Sturaro, presidente Ae, Wolfram Sparber, presidente Sel, Arno Kompatscher, presidente del Consorzio dei Comuni dell’Alto Adige, Rudi Rienzner, amministratore delegato dell’Unione Energia Alto Adige.

Acqua, bene comune tra sfruttamento e tutela

di Riccardo Dello Sbarba

Consigliere Provinciale dei Verdi Grüne Verc

CINQUE CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

 1. L’acqua è un bene comune. La sua tutela e le forme del suo utilizzo devono essere competenza di istituzioni democratiche dotate di potere legislativo e più vicine possibile alla popolazione. Nel 1999 il D.Lgs. n. 79/1999 (“decreto Bersani”) ha trasferito le competenze alle Regioni e alle Province autonome, attuando la Direttiva 96/1992/CE.

2. Un Piano di Tutela delle Acque rispettoso dei criteri europei. Nel Piano provinciale in vigore la valutazione dello stato dei corpi idrici è stata effettuata in base ad una normativa non corrispondente alla “Direttiva quadro sulle acque” dell’Unione Europea (UE 60/2000, recepita dall’Italia solo nel 2011, cioè dopo la formulazione del Piano provinciale) che impone di raggiungere gli obbiettivi di qualità “buona” nel 2015. Senza un adeguato Piano di Tutela non si può valutare quanto e dove ancora le nostre acque possano sopportare un’ulteriore sfruttamento a scopo idroelettrico.

3. L’acqua è ambiente, cultura, paesaggio: non solo macchina per far soldi. Premiamo chi tutela i fiumi. Produciamo 6.000 GWh e consumiamo 3.000 GWh. Abbiamo oltre 900 concessioni idroelettriche. Solo il 7% dei nostri fiumi e torrenti scorre in condizioni naturali. L’uso idroelettrico peggiora la qualità dei fiumi. Ma la corsa all’oro bianco continua. Come frenarla? La Svizzera garantisce una compensazione per quei comuni e cantoni che decidono di mettere per 40 anni sotto tutela le proprie acque. Il finanziamento viene preso da un fondo alimentato dalle imposte derivanti dalla produzione idroelettrica.

4. Il potere alla Provincia sull’acqua e sulle concessioni non basta di per sé a garantire che tale potere sia esercitato a favore del bene pubblico. Lo scandalo SEL, il più grave della storia dell’autonomia, sta lì a dimostrarlo:

a) le gare non furono falsificate per far vincere il pubblico contro il privato (presente in una sola gara), ma per far vincere la società della Provincia contro le società dei Comuni (presenti in tutte le gare).

b) Furono modificati – rispetto ai progetti vincitori – i relativi disciplinari “in termini ampiamente migliorativi per il concessionario, – scrivono gli inquirenti – anche dal punto di vista del risparmio di spesa, e peggiorativi per l’ente pubblico e la collettività, sia sotto il profilo delle misure di sicurezza, sia sotto il profilo delle prescrizioni da rispettare”.

 5. Va operata una netta distinzione di ruoli: alla Provincia la legislazione, ai Comuni la produzione e la distribuzione, quest’ultima ovunque sia possibile in forma cooperativa. L’errore politico fondamentale è stato di aver voluto fare della SEL – che doveva essere solo una piattaforma per coordinare il passaggio delle competenze – un monopolio provinciale dell’energia, in conflitto con le cooperative e le aziende comunali che in Alto Adige avevano una storia centenaria. Meglio sarebbe stato costruire il nuovo soggetto energetico pubblico a partire da questa storia e dalle professionalità esistenti sul territorio.

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CINQUE PASSI PER IL FUTURO DEL SETTORE ELETTRICO

6. Le leggi alla Provincia. La Provincia promulga una legislazione rigorosa che preveda regole obbiettive e trasparenti per le gare pubbliche, con criteri fissati a priori (portate d’acqua, investimenti ambientali, offerte economiche…) concepite in modo tale che – chiunque vinca – comportino il massimo di beneficio per la popolazione, l’ambiente e le pubbliche istituzioni. La Provincia, in base al Piano di Tutela delle acque, bandisce le gare per le concessioni, le assegna e incassa i canoni.

 7. La produzione e la distribuzione ai Comuni. Tornando allo spirito delle “Norme di attuazione in materia di energia” (Dpr 235/1977 come modificato dal DLgs 463/1999), viene stabilito che “sul territorio della provincia di Bolzano sono i Comuni i soggetti pubblici titolari delle attività elettriche come la produzione, l’importazione e l’esportazione, il trasporto, la trasformazione, la distribuzione e la vendita dell’energia elettrica da qualsiasi fonte prodotta”.

 8. I Comuni danno vita a una nuova forma societaria unica su scala provinciale, che coinvolga tutti i Comuni e trovi forme equilibrate e sensate per distribuire tra i Comuni le quote di partecipazione e i benefici. Il Consorzio dei Comuni ha già studiato possibili modelli.

 9. D’intesa con il Consiglio dei Comuni, la Provincia – con un’apposita norma di legge finanziaria – cede gratuitamente le proprie quote in SEL Spa ai Comuni, nelle forme societarie che essi avranno scelto per questo scopo. Tale operazione avviene ovviamente dopo la ri-assegnazione delle 12 concessioni contestate e al netto degli eventuali danni derivanti dalle illegalità passate.

 10. Distribuzione in forma cooperativa. La Provincia avvia una seria verifica su questo modello, insieme al Consiglio dei Comuni e ai soggetti pubblici operanti nel settore energetico. Il modello cooperativo:

a. essendo partecipativo, facilita la promozione di iniziative di riduzione dei consumi;

b. saltando il mercato, consente di fornire agli utenti energia a prezzi inferiore del 30-40%.

Questo piano di riassetto deve essere ben studiato e attuato cui tempi che servono.

Si tratta di un piano per le prossime due legislature.

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Für ein Leben in Würde – Per una vita dignitosa

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Otto proposte per una politica sociale verde. Con Karl Tragust abbiamo sintetizzato e concretizzato il nostro programma sociale e l’abbiamo presentato oggi in una confenenza stampa. 8 Vorschläge für eine Grüne Sozialpolitik. (Text auf Italienisch und – unten – auf Deutsch). 

1.     Salario minimo garantito: chi lavora deve poter vivere con dignità del proprio lavoro. Va combattuto il fenomeno dei “working poors”. Attraverso la contrattazione decentrata vanno stipulati contratti territoriali che garantiscano un salario equo adeguato al costo della vita della nostra provincia.

2.     Reddito di base e altre prestazioni in denaro: i bisogni fondamentali per una vita dignitosa vanno tutelati per ciascun cittadino e cittadina. A disoccupati/e, studenti/esse, anziani/e, persone che si dedicano alla cura della famiglia va garantito attraverso un assegno della Provincia un introito minimo mensile di 800 euro (indicizzato all’inflazione). Per bambini/e e giovani, l’assegno provinciale va portato a 300 € a persona.

3.     Servizi per la prima infanzia: va garantito per legge che ogni bambino/a la cui famiglia lo desideri riceva un posto nei servizi della prima infanzia (nidi, microstrutture, Tagesmutter) su tutto il territorio provinciale. Per questo la disponibilità di posti va portata dall’attuale 15% all’obbiettivo europeo del 33% sul totale dei bambini/e d 0 a 3 anni.

4.     Servizi  a domicilio: sia nel settore sociale che in quello sanitario, va garantito per legge che ogni persona che desideri e sia in grado di vivere nella propria casa abbia il diritto di ricevere l’assistenza a domicilio di cui ha bisogno. Ciò consente la vita nel proprio ambiente e alleggerisce al contempo il peso sui servizi residenziali e sugli ospedali.

5.     Partecipazione: la politica sociale deve essere fatta a partire dai bisogni e dai desideri delle persone che ne sono utenti. Esse vanno coinvolte nelle decisioni che le riguardano, sostenute nell’auto-aiuto e nell’auto-organizzazione. L’associazionismo e la cooperazione va sostenuta e costituisce, accanto ai servizi del settore pubblico, la seconda colonna di un sistema misto di welfare.

6.     Migrazione: è un fenomeno globale e va affrontato in una dimensione europea. Non ci si può illudere di rinchiudersi in una Fortezza alpina. Parità di diritti per lavoratori/trici migranti, per persone con permessi di soggiorno di lunga durata e per i profughi riconosciuti. Aiuti di prima accoglienza per persone di passaggio.

7.     Sportello unico per il/la cittadino/a: va superata l’attuale frammentazione di prestazioni, fondi ed enti eroganti. Va istituito uno sportello unico a cui una persona, munita del proprio Durp, possa rivolgersi per conoscere i propri diritti di accesso a tutti i servizi e i benefici, siano essi erogati dallo Stato, dalla Regione, dalla Provincia o dai comuni.

8.     Sistema fiscale: vanno ridotte le imposte sui redditi bassi e aumentate quelle sui redditi alti e i patrimoni. Meno imposte sul lavoro, più imposte su consumo e capitale. Tariffe: vanno commisurate ai redditi e ai carichi familiari.

(KT & RDS, 15.10.2013. Karl Tragust, responsabile per le politiche sociali dei Verdi Grüne Verc, Tragust é una delle colonne portanti della politica sociale della Provincia autonoma di Bolzano: giá direttore della “Ripartizione famiglia e politiche sociali” dal 1993 al 2011, é oggi il Presidente della Agenzia per lo sviluppo sociale ed economico della Provincia.)

1.      Mindestlohn: Das Einkommen aus Arbeit muss ein würdiges Leben und gesellschaftliche Teilhabe ermöglichen. Armut trotz Arbeit muss bekämpft werden. (working poors). Über dezentrale Lohnverhandlungen sollen territoriale Lohnverträge zwischen den Sozialpartnern abgeschlossen werden, welche Löhne und Gehälter garantieren, die den Lebenshaltungskosten dieser Provinz entsprechen.

2.      Grundeinkommen und Grundsicherung: Die BürgerInnen haben Anrecht auf soziale Grundsicherungsleistungen für ein Leben in Würde. Arbeitslose, StudentInnen, Senioren und Menschen, die Familien- und Betreuungsarbeit leisten, haben Anspruch auf eine monatliche Zuwendung von 800.- € (mit Inflationsanpassung). Für Kinder und Jugendliche soll sich die monatliche Leistung auf 300.- € belaufen.

3.      Kleinkinderbetreuungsdienste: Jedem Kind (0 bis 3 J) im ganzen Landesgebiet ist ein Rechtsanspruch auf einen Betreuungsplatz (Kinderhort, Kindertagesstätte, Tagesmutter/-väter) einzuräumen. Die Zielvorgabe von derzeit 15% Betreuungsplätzen (pro 0bis3-Jährige) auf 33% (europäische Zielvorgabe) anheben.

4.      Betreuung zu Hause: sowohl bei den Sozial- als auch bei den Gesundheitsdiensten soll ein Rechtsanspruch auf Betreuung zu Hause festgeschrieben werden. Das ermöglicht den Verbleib in der eigenen Umgebung und entlastet die stationären Dienste inklusive Krankenhäuser.

5.      Partizipation: Sozialpolitik muss von den Sorgen, Bedürfnissen, Nöten und Potenzialen der Betroffenen ausgehen. Sie sind in die Entscheidungen einzubinden und in ihrer Selbsthilfeinitiativen und Selbstorganisation zu unterstützen. Vereine und Genossenschaften sind Ausdruck dieser Eigeninitiative und bilden, noch vor den öffentlichen Trägern, das wichtigste Standbein der lokalen Wohlfahrt.

6.      Migration: Migration ist ein globales Phänomen und im europäischen Geist zu bewältigen. Sich in einer „Alpenfestung“ zu verbarrikadieren bringt nichts. ArbeiterInnen, Personen mit unbefristeter Aufenthaltsgenehmigung und anerkannten Flüchtlingen sind gleiche Rechte mit den StaatsbürgerInnen einzuräumen. Für MigrantInnen mit kurzfristigem Aufenthalt Überbrückungshilfen vorsehen.

7.      Verwaltungsvereinfachung und Einheitsschalter: Die derzeitige Aufsplitterung von Leistungen, Fonds und zuständigen Körperschaften muss überwunden werden. Über Einheitsschalter soll es dem/der Einzelnen möglich sein, umfassende Informationen über die Leistungen des Staates, der Region, des Landes und der lokalen Träger zu erhalten und einfachen Zugang zu den eigenen Ansprüche, Rechten und Dienstleistungen zu haben. (Beispiel EEVE weiterentwickeln)

8.      Steuern: Die unteren Einkommen müssen entlastet, obere Einkommen und Vermögen belastet werden. Ebenso Arbeit steuerliche entlasten, Konsum und Kapital belasten. Bei den Tarifen Einkommen/Vermögen und Familienlasten berücksichtigen.

(KT/RDS 15.10.2013 – Karl Tragust, Leiter des Sozialtischs der Grünen, ist eine der tragenden Säulen der Sozialpolitik des Landes Südtirol: er war von 1993 bis 2011 Direktor der Abteilung für Sozialwesen des Landes und ist heute Präsident der Agentur für soziale und wirtschaftliche Entwicklung der Provinz Bozen).

Democrazia, giustizia, convivenza

i voli che sosteniamo

Le ragioni del voto verde. Il quotidiano Alto Adige mi ha chiesto di spiegare perché votare i Verdi Grüne Vërc il 27 ottobre. Io ho risposto così.

C’è aria di cambiamento, c’è voglia di cambiamento. Una più forte presenza dei Verdi in Consiglio provinciale è la garanzia che il cambiamento promesso non sia di facciata, ma di sostanza.

Chi come me si candida in una lista interetnica come quella dei Verdi-Grüne-Verc ha la rara fortuna di parlare con persone di ogni lingua e cultura in ogni angolo della nostra bella provincia. Tutti e tutte ci chiedono tre cose: più giustizia, più democrazia, più convivenza.

PRIMO, PIÙ GIUSTIZIA: nel corso degli anni alcune persone – spesso grazie a potenti “santi in paradiso“ – sono diventate enormemente più ricche, mentre la maggioranza sta diventando più povera. C’è bisogno di maggiore equità. Equità tra le persone, tra i gruppi linguistici, tra città e territorio, tra uomini e donne. La nostra autonomia deve garantire a ogni persone una vita dignitosa. Per questo noi proponiamo una “sicurezza di base” garantita per legge: un reddito minimo garantito, il lavoro, la casa, la salute, l’istruzione sono diritti fondamentali per una buona vita. La città di Bolzano deve essere compensata per i carichi che sopporta e i servizi che offre a tutta la provincia. I soldi per far questo vanno trovati eliminando le troppe spese inutili, come l’aeroporto mangiasoldi usato da pochi e pagato da tutti.

Anche il nostro rapporto con la natura è una questione di giustizia. L’ambiente non è l’opposto dell’economia. E’ economia! Basti pensare al turismo. Noi siamo per un turismo della natura e della cultura, alla portata di tutti. La bellezza del territorio in cui viviamo è fondamentale per la salute del nostro corpo e la rigenerazione del nostro spirito. Difendiamo la natura da chi vuole speculare, cementificare e distruggere. Dobbiamo ridurre lo spreco, rallentare, ritrovare ritmi più umani, riconquistare una vita più semplice ed autentica.

SECONDO, PIÙ DEMOCRAZIA. Che vuol dire più trasparenza. Basta vedere che cosa è successo con lo scandalo dell’energia: questa importante risorsa è stata gestita da un gruppo chiuso di persone che si sentiva onnipotente. Noi consiglieri provinciali Verdi abbiamo scoperchiato lo scandalo SEL. Siamo riusciti a dire la verità ai cittadini e a rimettere in gioco i Comuni, che erano stati espropriati delle loro centrali: a Bolzano e Merano era stata sottratta persino la centrale di Tel, che i due comuni costruirono 120 anni fa! Ora l’energia deve passare ai Comuni, perché l’acqua è un bene di tutti. In ogni settore della vita pubblica serve più trasparenza, più democrazia, più partecipazione, la fine delle cordate, dei privilegi e delle clientele. Va fatto valere il diritto, il merito, la qualità. Sulle scelte più importanti va data la voce ai cittadini e alle cittadine.

TERZO, PIÙ CONVIVENZA. L’autonomia ha compiuto 60 anni, ma noi viviamo ancora in mondi divisi. Eppure in questa terra si incontrano due grandi culture europee, arricchite dalla perla preziosa del ladino. Le persone plurilingui devono essere considerate le piante pioniere della convivenza! Noi vogliamo una scuola indivisa, come esiste già nelle valli ladine, dove bambini di diverse lingue siedano accanto e crescano in amicizia imparando in italiano, tedesco e anche in inglese. L’autonomia va liberata dalle catene etniche che la mortificano. Va ridotto a un solo anno il periodo di residenza per votare, la proporzionale va sospesa, vanno eliminate le penalità che trasformano la dichiarazione linguistica in una spada di damocle, il merito deve contare di più, il bisogno non va sottoposto all’etnia, dobbiamo aprire questa nostra terra all’Europa e farne un modello di pace e di convivenza.

Dai tempi di Alexander Langer noi Verdi abbiamo fatto una politica pulita, al servizio delle persone e dell’ambiente. C’è aria di cambiamento, finalmente. Noi faremo di tutto perché il cambiamento sia vero e non di facciata.

2008-2013: cinque anni per la trasparenza e il bene comune

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La 14a Legislatura è ormai alla fine. Ogni eletto dovrebbe rendere conto a chi l’ha votato di quel che ha fatto in Consiglio provinciale. Oggi abbiamo presentato il rendiconto del nostro lavoro come Gruppo dei Verdi Grüne Verc.

Questi cinque anni sono stati uno dei periodi più sventurati nella storia del Consiglio provinciale, turbati da avvicendamenti di consiglieri/e, polemiche, scandali e una pratica legislativa non di rado disastrosa in questo tramonto dell’”Era Durnwalder”. Ma sono anche stati cinque anni di lavoro straordinariamente serio, anche e a volte non abbastanza valorizzato, di alcuni gruppi consiliari. Il gruppo dei Verdi ha dato un consistente contributo alla valorizzazione del lavoro del Consiglio.

Di più: nell’impegno per la trasparenza ed il bene comune siamo stati spesso in prima linea.

I numeri parlano da soli

Questa la dimensione e la focalizzazione del lavoro del gruppo Verde :

944 interrogazioni ( 491 a risposta orale e 453 a risposta scritta ) alla Giunta provinciale.

13 proposte di legge, una delle quali è stata approvata: è stata la prima volta nella storia del Consiglio che la maggioranza ha accettato una proposta di legge della minoranza .

90 tra mozioni e ordini del giorno, di cui 26 accolti.

Nel complesso, un numero notevole per un gruppo di soli due componenti e una piccola segretaria. Meritano particolare riconoscimento la competenza e l’impegno del Dr. Martin Unterholzner (2007-2013) che, avendo lasciato per subentrare nella gestione del maso paterno, è stato sostituito con grande efficacia dall’aprile 2013 dalla Dr.ssa Serena Rauzi.

Primo compito: controllo e critica

Un compito fondamentale dell’opposizione è il controllo della maggioranza politica: verifica i risultati positivi e negativi della Giunta e ne critica gli errori, gli abusi, le partigianerie. In una democrazia questa funzione, costituzionalmente tutelata, è di fondamentale importanza.

Controllo dei costi

Il controllo dei costi della Giunta è una sfida quotidiana e terribilmente difficile per l’opposizione, quando si tratta di mettere un limite alle troppe spese discutibili. A proposito di sprechi, un paio di esempi per tutti: la costruzione della nuova Funivia del Renon e dei connessi uffici affittati per anni “a vuoto” dalla Provincia, oppure il progetto del nuovo palazzo per uffici provinciali della ripartizione personale, sempre in via Renon a Bolzano, che hanno comportato – come il consigliere Dello Sbarba ha con cura documentato – vantaggi per i privati e oneri per l’ente pubblico.

La catastrofe dell’energia

Un centro della nostra attività di controllo è stato la politica energetica , dove Riccardo Dello Sbarba ha continuato il grande lavoro iniziato da Cristina Kury. L’evento principale sono state le gare delle grandi concessioni ex ENEL alla fine del 2009 , il cui dubbio risultato ci ha spinto a una maggiore vigilanza e controllo. Per raggiungere quest’obiettivo, nonostante la feroce opposizione di SEL sostenuta dall’intera Giunta provinciale, abbiamo dovuto combattere per vie legali fino al Consiglio di Stato per poter avere accesso ai contratti di SEL con ENEL ed EDISON, fino ad allora tenuti segreti, con un successo finale grazie anche all’indispensabile assistenza legale della nostra avvocata Renate Holzeisen. La consegna nelle nostre mani dei contratti SEL nell’aprile 2011 è stato un trionfo della lotta per la trasparenza.

La consegna dei contratti SEL
La consegna dei contratti SEL

La documentazione così “conquistata” ha offerto a Riccardo Dello Sbarba la possibilità di analizzare con precisione gli accordi tra SEL, ENEL e EDISON. Il risultato è stata la diagnosi di un disastro: i concessionari uscenti, nonostante fossero in minoranza nelle nuove società elettriche, sono stati pesantemente favoriti dai contratti – a spese della Provincia, dei contribuenti e soprattutto dei Comuni.

Quando questi risultati sono stati presentati all’opinione pubblica nel novembre 2011 in diverse conferenze stampa, SEL e assessore all’energia Laimer contestarono violentemente le tesi dei Verdi. Ma invano: I bilanci SEL nel 2011 e nel 2012 hanno dimostrato come quei contratti energetici fossero dannosi per la Provincia e per gli stessi Comuni.

La clausola con cui la SEL si era impegnata a vincere tutte le concessioni in gara – ancor prima che la gara fosse conclusa – pena il pagamento di penali onerose per sé e per la Provincia, che era al contempo proprietaria e giudice di gara, ha dato alle inchieste della magistratura sulle concessioni falsificate un contesto e una valenza politica che andava ben oltre il singolo atto illegale di qualche “mela marcia”.

Il lavoro nella Commissione di Inchiesta istituita nell’ottobre 2012 ha offerto a Riccardo Dello Sbarba l’opportunità di far confluire le sue scoperte in una dettagliata relazione di minoranza che ora esiste anche in forma stampata e disponibile per l’opinione pubblica.

Oltre al caso SEL, che è stato approfondito in molte discussioni pubbliche e comunicati stampa, il consigliere Riccardo Dello Sbarba è stato richiesto come “consulente politico per l’energia” in diversi casi, come la discussione sulla centrale sul rio Ram, o le centrali Hydros prorogate – per colpa della Provincia – a Brunico, Marlengo e val di Vizze. Se questi comuni riceveranno giustio indennizzi per gli investimenti ambientali ingiustamente perduti si deve anche a una mozione dei Verdi, la nr. 616 del 2013, approvata dal Consiglio.

Anche il caso delle centrali a pompaggio a Renon ( 2009) Nuova Ponente-Laives (2011) o Aldino/ Bronzolo ( 2013) ha richiesto l’intervento del Gruppo Verde, così come la battaglia contro il parco eolico previsto sul Brennero ( dal 2010 ), dove abbiamo fortemente sostenuto le locali iniziative civiche.

Natura e paesaggio, urbanistica

La pressione sulla natura e il paesaggio e le pecche della pianificazione territoriale sono tradizionalmente al centro del lavoro del Gruppo verde.

Abbiamo criticato l’indebolimento degli organi tecnici, quali l’eliminazione della ripartizione “natura e paesaggio” e l’abolizione della Seconda Commissione tutela del paesaggio. In particolare ci siamo dovuti opporre – fin dalla Commissione legislativa in cui sedeva Riccardo Dello Sbarba – alla cosiddetta “piccola riforma urbanistica” ( LP 167/13 ) del giugno 2013, che eliminava il potere pianificatorio dei consigli comunali e delle commissioni edilizie, accelerava pericolosamente le procedure di autorizzazione, dava via libera ai privati sia nelle aree produttive che nelle “zone di recupero” (Lex Benko) . Le nostre numerose proposte, fondate e puntuali, hanno trovato ascolto anche in ambiti SVP e soprattutto tra i difensori della natura e del paesaggio, ma per lo più sono rimaste inascoltate.

Nell’impegno contro le ennesime strade in montagna, come il caso di fama nazionale di Antersasc, ma anche nei casi più piccoli come l’Eisbruggalm a Fundres o il Lagauntal a Senales, i consiglieri provinciali Verdi sono stati dalla parte degli ambientalisti e delle loro organizzazioni .

La battaglia contro la cementificazione dell'Alpe di Siusi
La battaglia contro la cementificazione dell’Alpe di Siusi

Ambiente

Il caso dei costi esorbitanti del termovalorizzatore di Bolzano è stato sempre al centro della critica verde: l’esplosione dei costi da circa 90 a circa 120 milioni di € è stato chiaramente dimostrato grazie alle nostre interrogazioni e fatto conoscere all’opinione pubblica (e alla Corte dei Conti).

Turismo

Nel campo dello sviluppo turistico, il consigliere Hans Heiss, forte della sua appartenenza ad una storica famiglia di albergatori, si è costantemente battuto per un turismo sostenibile e non distruttivo della natura e del paesaggio . Abbiamo criticato duramente la moltiplicazione dei letti e l’eccesso di capacità provocati dai “concetti di sviluppo turistico” adottati da oltre 40 comuni – criticata anche dall’HGV – e abbiamo sostenuto le numerose iniziative civiche che si opponevano ai casi più eclatanti di nuove zone turistiche o grandi campeggi, come Avelengo o Nuova Ponente.

La norma sul “Finanziamento del turismo ” introdotta dalla maggioranza ha trovato il sostegno dei consiglieri Verdi in nome della verità dei costi: la pubblicità turistica e le relative organizzazioni devono essere finanziate dal settore stesso,m come accade in tutti i paesi d’Europa.

Nuovi collegamenti come la pista Ried al Plan de Corones ha visto il gruppo dei Verdi a fianco delle iniziative civiche contro la distruzione della natura, l’assurdità e il prevedibile basso utilizzo delle strutture, chei fatti hanno pienamente confermato. Anche nel caso del collegamento sciistico Elmo-Croda Rossa a Sesto il gruppo verde si è schierato a fianco degli ambientalisti pusteresi.

Trasporti e mobilità

Innanzitutto la lotta contro lo spreco di denaro pubblico gettato nell’aeroporto di Bolzano.

In innumerevoli interrogazioni è stata dimostrato il danno ambientale di questo aeroporto e la catastrofe finanziaria che ha comportato, dimostrando in dettaglio l’esplosione dei costi dovuta all’esercizio e ai progetti di allungamento della pista. La mozione proposta del gruppo verde per uscire da Air Alps è stata approvata nel giugno 2013, ma è rimasta lettera morta, tanto da obbligarci a presentare un esposto alla Corte dei Conti.

Abbiamo anche costantemente posto sotto controllo il Safety Park dimostrando il suo deficit continuo nonostante tutti gli annunci, la violazione degli impegni ambientali che erano stati presi con la popolazione e la sua scarsa efficacia nel ridurre gli incidenti.

Le conseguenze di una mobilità privata incontrollata sono stati criticati ripetutamente portando per esempio i passi di montagna congestionati. In accordo con le organizzazioni ambientaliste abbiamo chiesto la chiusura temporanea dei passi invece che gli inutili pedaggi, linea che ora pare convinca anche la Giunta provinciale. La peste delle moto sulle strade di montagna e il terribile rumore a danno dei residenti sono stati evidenziati in interrogazioni continue e conferenze stampa nei luoghi più colpiti.

Invariato , nonostante i progressi della costruzione, rimane l’atteggiamento critico dei Verdi verso il BBT , il suo senso rispetto all’obbiettivo di ridurre il traffico su strada, la sua fattibilità e la sua finanzi abilità, la mancanza di progetti e investimenti nelle vere priorità che sono le tratte di accesso e le circonvallazioni delle città, a partire da Bolzano. Il consigliere Hans Heiss si è fatto più volte rappresentante in consiglio della protesta e delle proposte della popolazione della val d’Isarco e dell’intero asse del Brennero, soffocata dal traffico autostradale.

Secondo compito: proposte costruttive

Il gruppo verde ha partecipato con proprie proposte al dibattito sulle leggi proposte dalla maggioranza, e ha proposto numerose proprie iniziative istituzionali.

Regolamento interno, riduzione dei costi della politica, eleggibilità

Sulla riforma del regolamento interno i Verdi si sono impegnati alla valorizzazione del lavoro del Consiglio e hanno dato il loro contributo facendo tesoro dell’esperienza di Riccardo Dello Sbarba come Presidente del Consiglio nella 13. Legislatura (2006-2008).

Nonostante molte proposte dei Verdi siano state accettate, abbiamo trovato inaccettabile l’eliminazione radicale di molti strumenti a disposizione dell’opposizione e ciò ci ha costretto a un duro confronto con l’ufficio di Presidenza.

Costi della politica: molto è stato fatto grazie all’approvazione di proposte del Gruppo Verde, che ha sostenuto a sua volta le riforme approvate in Consiglio Regionale e che hanno portato a risparmi di oltre il 10% (il nostro obbiettivo era, e rimane, il 20%). L’ adeguamento degli stipendi all’inflazione è stato congelato, i cosiddetti “benefits” (spese di viaggio , autostrada) sono stati ridotti o eliminati del tutto, il vecchio sistema dei vitalizi è stato eliminato.

Storica è stata lì’approvazione del nostro disegno di legge sul “Divieto di cumulo di introiti da cariche politiche” ( LP 4/2008 ): è stato il primo disegno di legge di un partito di opposizione approvato a maggioranza nella storia del Consiglio provinciale.

Come membro della Commissione elettorale, Riccardo Dello Sbarba ha istruito la pratica sulla posizione del consigliere Svp Christian Egartner, che è risultato ineleggibile in quanto presidente del consorzio Conbau che riceveva direttamente appalti dalla stessa Provincia, cosa vietata dalla legge elettorale vigente. La sua ineleggibilità, disconosciuta dalla maggioranza, è stata poi confermata in diversi gradi di giudizio (ancora grazie all’avvocata Holzeisen) e ha portato alle sue inevitabili dimissioni nel 2010.

con il comitato Pro Catenaccio
con il comitato Pro Catinaccio

Bilancio e finanze

Nella 3. Commissione legislativa ( Bilancio e Finanze) il consigliere Hans Heiss ha per l’intera legislatura messo a sertaccio i diversi bilanci della Provincia, evidenziando i numerosi sprechi, impegnandosi per il sostegno delle persone più deboli e dei lavoratori e lavoratrici dipendenti (eliminazione addizionale Irpef almeno fino ai 35.000 €) e proponendo a più riprese, con veri e propri elenchi di misure concrete, la ristrutturazione del bilancio provinciale in termini di solidarietà e sostenibilità sociale. In molti casi le sue proposte hanno contribuito a migliorare, almeno un po’ i bilanci annuali.

Politiche sociali e migrazione

Il gruppo Verde ha dedicato particolare attenzione a due importanti leggi di questa legislatura, la legge per “Il sostegno della famiglia” e la Legge “Sull’Integrazione”. Come membro della 4. Commissione legislativa, Riccardo Dello Sbarba ha partecipato intensamente al lavoro preparatorio e nelle audizioni delle parti sociali.

Per la famiglia, con circa 80 emendamenti abbiamo spinto principalmente sul miglioramento della cura della prima infanzia e abbiamo contrastato con successo il tentativo di innalzare l’età minima per l’ammissione agli asili nido, che avrebbe ristretto questo servizio a discapito proprio delle famiglie più fragili e mono-genitoriali. Abbiamo aspramente criticato la scarsa dotazione finanziaria della legge sulla famiglia, purtroppo inascoltati.

Nel dibattito sulla legge sull’immigrazione, il Gruppo Verde è stato l’unico partito a dare un contributo costruttivo, coinvolgendo le persona direttamente interessate: i e le migranti.

L’adozione di questa legge-quadro nell’ottobre 2011, è stata accompagnata da violente polemiche dei partiti di destra tedeschi e italiani che l’hanno utilizzata come una specie di resa dei conti generale contro il fenomeno migratorio e la politica provinciale in questo settore.

Il Gruppo Verde (Riccardo Dello Sbarba come membro della competente Commissione) ha cercato di dare maggiore contenuto a un testo di maggioranza piuttosto vuoto e con numerosi emendamenti abbiamo cercato di fare della legge un efficace strumento di inclusione con poteri certi e responsabilità chiare, prendendo come esempio le migliori leggi per l’integrazione di altre province europee. La maggioranza, che ha partecipato pochissimo all’acceso dibattito che si è svolto sulla legge, ha preferito accontentarsi di una legge debole e poche competenze. Infatti anche oggi la cosiddetta “legge per l’integrazione” rimane sostanzialmente inefficace e riesce a determinare solo marginalmente la politica sulla migrazione.

Istruzione e cultura

L’istruzione (insieme alla sanità) è stato un punto debole del lavoro del Gruppo Verde, che si è coinvolto troppo poco nel confronto sulla riforma dei diversi ordini di scuola e nel difficile dibattito sulla settimana di cinque giorni. Questo è un importante campo di lavoro da recuperare nella prossima legislatura.

Molto più forte è stato l’intervento dei consiglieri in materia d’istruzione universitaria. Hans Heiss ha tenuto sempre sotto controllo lo sviluppo dei corsi di laurea e i costi della Libera Università di Bolzano. E’ preoccupante che dalla fine del 2010 manchi totalmente l’accordo quadro con la provincia di Bolzano. Anche il tentativo di creazione di una Medical School è stato giudicato criticamente.

Dello sviluppo culturale della nostra provincia ci siamo occupati anche dal punto di vista dei Musei. Abbiamo dato un forte contributo all’intenso dibattito sulla memoria in Alto Adige che si è sviluppato negli anni 2009-2011 (monumenti di epoca fascista e loro storicizzazione ) presentando il progetto di legge ” Memoria e Futuro” che è stato approvato in commissione – fatto miracoloso, dato il tema – sia da maggioranza che da opposizione, ma che poi la maggioranza ha preferito lasciare “insabbiato” in Consiglio.

In conclusione, riteniamo di aver lavorato per 5 anni con serietà e rigore, difendendo con tutte le nostre forze la fama di Gruppo consiliare competente e professionale, coerente nell’opposizione come nella proposta.

Speriamo che questo nostro lavoro abbia almeno un po’ contribuito a difendere l’immagine della politica e della democrazia agli occhi delle cittadine e dei cittadini.

Toponomastica: lettera aperta al Ministro Del Rio

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Oggi nella mia posta elettronica ho trovato la replica del Ministro – spedita da una sua segretaria, la dott.ssa Luisa Gabbi –  a una mail di un cittadino infuriato dopo aver letto Repubblica (pagine 17: “Alto Adige, la montagna parla solo tedesco”). Ne ho approfittato per dire la mia al Ministro.

Buon giorno dott.ssa Gabbi, e per Suo tramite buon giorno signor ministro Del Rio,

ho ricevuto la vostra replica all’articolo di Repubblica.

Sono Consigliere Regionale del Trentino Alto Adige Südtirol del partito dei Verdi-Grüne-Verc e come può immaginare tengo molto alla convivenza sul nostro territorio. La questione della toponomastica è alimentata artificialmente come conflitto etnico da politici che non hanno migliori argomenti per raccogliere voti. Credo vada applicato il buonsenso e la comprensione reciproca.

Sono stato eletto in una lista interetnica e il mio gruppo consiliare è composto da me, italiano, e il collega Hans Heiss, storico di lingua tedesca. Questo per dirLe che il mio punto di vista non perde mai di vista il punto di vista dell’altro gruppo.

Tuttavia Le posso assicurare che non fa una bella impressione prima sentirsi dire che l’intesa di luglio sul punto toponomastica è “coperta da segreto” e poi dopo un mese dover leggere sui giornali l’elenco di nomi italiani che dovranno essere cancellati.

A parte le reazioni fascistoidi che ci arrivano da persone che non conoscono la situazione, e a parte le esagerazioni dell’articolo di Repubblica (la montagna continuerà a parlare anche italiano) l’elenco delle cancellazioni crea frustrazione e depressione nella popolazione locale di lingua italiana e non crea euforia nel mondo di lingua tedesca, dove per i più la toponomastica non è più un tema e per chi invece ci si è fissato e non molla questa cancellazione è troppo poco.

L’intesa raggiunta non mi pare molto solida. E la questione, ci scommetto, resterà aperta.

Le faccio inoltre anche presente – e tramite Lei al Ministro – una contraddizione che è contenuta nel vostro comunicato e nell’intesa. Scrivete: “…laddove siano riportate in forma monolingue tedesca denominazioni riferite a sentieri, masi, malghe e monti, le medesime denominazioni non si estendono alle località e ai Comuni”.

Dov’è la contraddizione? Le spiego con un esempio. Uno dei comuni dell’alta Val Venosta si chiama Graun, in italiano Curon. E’ molto famoso perché è il comune che fu “spostato” a monte negli anni ’50 quando Edison costruì la enorme diga di Resia, che fece andare sott’acqua il vecchio paese, di cui ora spunta solo il vecchio campanile in mezzo al lago.

Ora, sopra Curon-Graun c’è la “Malga di Curon” che in tedesco si dice “Grauner-Alm”, dove Alm vuol dire malga e quel “er” aggiunto a Graun è il genitivo. “Malga di Curon”, appunto. Stessa cosa per il “Monte di Curon”, più sopra, che in tedesco si chiama “Grauner Berg”.

Ora, secondo l’intesa i toponimi “Malga di Curon” e “Monte di Curon” dovrebbero essere cancellati, restando solo il termine tedesco.

Il primo problema è come la mettiamo col genitivo: si dirà “Monte Grauner” o “Monte Graun”? Ma questa è materia per i grammatici.

Il secondo problema è di coerenza. Poiché il nome “Curon” continuerà a indicare anche in italiano il paese, perché mai questa denominazione non deve essere usata anche negli altri casi in cui ricorre?

Di questo passo in futuro la faccenda potrebbe complicarsi alquanto: abbiamo anche “Seiser Alm”, che in italiano è “Alpe di Siusi”: luogo notissimo in Europa. A qualcuno verrà in mente di proporre un “Alpe di Seis”?

Lo dico per paradosso, ma voglio farLe capire che certe intese sono una cosa a Roma e un’altra se poi calate sul territorio.

Tenga anche conto che le 1.526 denominazioni su cui c’è l’accordo non sono tutti i nomi del Sudtirolo! Quelli saranno 400 mila. Questi 1.526 nomi sono quelli che i carabinieri hanno trovato sui cartelli che erano bilingui e che sono stati sostituiti con cartelli monolingui. Per cui l’accordo sui 1.526 non comporta necessariamente l’accordo sugli altri trecentonovantamila e rotti.

Qui ci vorrebbe una legge, e il Consiglio provinciale ha fatto una legge che però il governo ha impugnato.

Io non ho votato a favore di questa legge, nonostante questo posso dirLe che l’unico punto positivo che c’era nella legge era che non si facevano elenchi di nomi da cancellare o mantenere, ma si diceva: facciamo una cartografia ufficiale della Provincia e fissiamo solo i criteri. Poi la cartografia la fa una commissione tecnica.

Si può discutere (e si è discusso e la Svp si è fatta sfuggire per testardaggine l’occasione per trovare un’intesa storica, di cui c’erano tutte le condizioni, non con Roma, ma tra tutti i gruppi linguistici di questo territorio!) sui criteri, sulla composizione della commissione, sui modi in cui la commissione decide, ma la cosa positiva – lo ripeto –  era che era una legge procedurale, che indicava un metodo e non l’elenco dei nomi morti e di quelli sopravvissuti.

Adesso voi da Roma ripartite proprio di lì, dalla lista dei nomi da cancellare e di quelli da mantenere. E noi Consiglieri regionali ce la dobbiamo leggere sui giornali. Mi capirà: non è un bel passo avanti!

Ma questo è sempre il destino degli accordi presi nelle stanze chiuse e lontane, da quattro persone quattro. Non potevate chiedere, che so, magari al Consiglio provinciale, cioè al potere legislativo democraticamente eletto? Non potevate venire a Bolzano e convocarci tutti insieme, tutte le parti politiche, di tutti i gruppi linguistici?

Magari in futuro troverete il modo. Io lo spero.

Cordiali saluti,

Riccardo Dello Sbarba

Consigliere regionale/provinciale dei Verdi-Grüne-Verc del Trentino Alto Adige-Südtirol

AIR ALPS: consegnato l’esposto alla Corte dei Conti

AIR ALPS - esposto alla Corte dei Conti - Dello Sbarba e Heiss 033

QUESTA MATTINA ABBIAMO CONSEGNATO ALLA CORTE DEI CONTI IL NOSTRO ESPOSTO SULLA PERDITA DA PARTE DI REGIONE E PROVINCIA DI 6 MILIONI DI EURO NELL’AVVENTURA AIR ALPS. QUESTO IL TESTO

Alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti Viale Druso 36/a 39100 Bolzano

Esposto

L’Air Alps va in liquidazione e i 6 milioni investiti da Provincia e Regione vanno in fumo. Possibile danno erariale.

 I sottoscritti Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss, consiglieri della Provincia autonoma di Bolzano, espongono quanto segue.

Il 20 agosto 2013 i responsabili di Air Alps hanno comunicato ufficialmente la messa in liquidazione della compagnia aerea. E’ un esito ampiamente prevedibile, vista la storia fallimentare di questa società.

Provincia e Regione tra il 2005 e il 2006 (quando Presidente di entrambe le giunte era Luis Durnwalder) vi hanno investito 6 milioni di euro prelevati dalle tasse dei cittadini. La Provincia, tramite STA, investì 4.470.000 € (oggi la partecipazione è del 4,58%); la Regione 1,5 milioni di euro (partecipazione dell’1,8%). A questo denaro vanno aggiunti circa 4 milioni di euro pagati dalla Provincia ad Air Alps dal 2012 al 2013 per il volo Bolzano-Roma.

L’avventura in Air Alps si è rivelata una catastrofe finanziaria per Provincia e Regione. Per scongiurarla noi Verdi per anni abbiamo chiesto con forza – già con una mozione del lontano 2009 (nr. 127: “Uscire subito da Air Alps.”) che i due enti uscissero il prima possibile da questa società, in modo da mettere al riparo il denaro pubblico dalle conseguenze di una probabile messa in liquidazione. Infine due nostre mozioni di analogo contenuto sono state approvate a grande maggioranza dal Consiglio Regionale il 14 maggio 2013 (mozione nr. 54 del 2013) e dal Consiglio Provinciale il 5 giugno 2013 (mozione nr. 643 del 2013).

Non ci risulta che le Giunte provinciale e regionale abbiano dato seguito alle mozioni approvate. Ora Provincia e Regione vedono entrambe andare in fumo il proprio investimento, come socie di una compagnia in liquidazione e rischiano anche di dover contribuire – per la propria quota – al risarcimento dei debitori.

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AIR ALPS IN LIQUIDAZIONE: in fumo 6 milioni di denaro pubblico

Immagine

UN CASO DA CORTE DEI CONTI – Nonostante il fallimento fosse annunciato, la Giunta Provinciale e la Giunta Regionale non hanno mai attuato la mozione dei Verdi – approvata a grande maggioranza dai due Consigli – per uscire immediatamente dalla fallimentare compagnia aerea. E ora Provincia e Regione vedono andare in fumo i 6 milioni investiti e rischiano anche di dover contribuire al risarcimento dei debitori. Un caso di cui deve occuparsi la Corte dei Conti!

Ieri i responsabili di Air Alps hanno comunicato ufficialmente la messa in liquidazione della compagnia aerea. E’ un esito ampiamente prevedibile, vista la storia fallimentare di questa società.

Provincia e Regione tra il 2005 e il 2006 (quando Presidente di entrambe le giunte era Luis Durnwalder) vi hanno investito 6 milioni di euro prelevati dalle tasse dei cittadini. La Provincia, tramite STA, investì 4.470.000 € (oggi la partecipazione è del 4,58%); la Regione 1,5 milioni di euro (partecipazione dell’1,8%). A questo denaro vanno aggiunti circa 4 milioni di euro pagati dalla Provincia ad Air Alps dal 2012 al 2013 per il volo Bolzano-Roma.

L’avventura in Air Alps si è rivelata una catastrofe finanziaria per Provincia e Regione. Per scongiurarla noi Verdi per anni abbiamo chiesto con forza che i due enti uscissero il prima possibile da questa società, in modo da mettere al riparo il denaro pubblico dalle conseguenze di una probabile messa in liquidazione. La nostra richiesta, tradotta in due mozioni, è stata infine approvata a grande maggioranza dal Consiglio Regionale il 14 maggio 2013 e dal Consiglio Provinciale il 5 giugno 2013.

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L’Autonomia: più diritti, o più cubature?

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SFIDA AD ARNO KOMPATSCHER. Con le norme urbanistiche “made in Südtirol” approvate in parlamento siamo alla solita musica: deroghe e regali di cubature per i costruttori, meno luce e aria per i comuni cittadini. Il tutto difeso dall’attuale Presidente del Consorzio dei Comuni e (probabile) futuro Landeshauptmann. Ma se lui è il “nuovo”, come può continuare sulla stessa strada del “vecchio”?

(Intervento pubblicato sul Corriere dell’Alto Adige del 13 agosto 2013)

Arno Kompatscher si preoccupa per chi ha realizzato „centinaia di edifici negli ultimi vent’anni“ in violazione delle norme statali sulle distanze minime. Io mi preoccupo molto di più delle migliaia di persone vicine e confinanti che si sono viste spuntare davanti al naso palazzi e condomini che hanno rubato loro aria, luce e panorama e hanno diminuito il valore della loro casa.

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