AUTONOMIA – Diario dalla “Convenzione”. Trentatré in rivolta

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Venerdì 2 settembre 2016 – Seduta bruscamente interrotta alla notizia che i parlamentari Svp (più i trentini) hanno presentato in Parlamento un progetto di riforma della prima parte dello Statuto che nella commissione speciale del Consiglio provinciale ha avuto via libera coi soli voti Svp. “E allora noi che ci stiamo a fare?”. Convenzione al bivio tra rinascita e declino.

Ma procediamo con ordine. La seduta di ieri sera aveva come tema le competenze di Stato, Regione e Provincia, in pratica i primi articoli dello Statuto. Il Presidente Tschurtschenthaler ha dato subito la parola all’avvocato e dirigente Svp Christoph Perathoner “poiché lui ha fatto parte di un gruppo di lavoro che ha approfondito la materia”. Il buon Perathoner ha cominciato dicendo che il gruppo di esperti era stato insediato due anni fa dai due presidenti delle giunte Rossi e Kompatscher, aveva affrontato il tema cercando di spostare più poteri possibile in capo alle Province (e alla Regione, ma questo non l’ha detto perché avrebbe fatto infuriare l’agguerrita pattuglia degli Schützen) e che era venuto fuori una specie di promemoria che aveva il consenso – miracolo – di sudtirolesi e trentini. Sono seguiti diversi interventi in una specie di gara a chi aggiungeva competenze in un’autonomia sempre più piena, la “Vollautonomie” tirata in alcuni interventi fino alla semi indipendenza, e in totale controtendenza rispetto alla riforma Boschi Renzi della Costituzione che come noto taglia le gambe alle regioni (e da cui la Svp cerca di salvarsi con l’argomento che, però, il Sudtirolo è diverso). Tutto prevedibile e anche interessante.

Poi ho preso io la parola, e ho cercato di attualizzare il discorso di Perathoner. Il lavoro di quella commissione di esperti, ho raccontato, non è rimasto solo un promemoria, ma è diventato un vero e proprio disegno di legge costituzionale di Riforma di alcuni articoli dello Statuto, questo disegno di legge è stato depositato a fine gennaio 2016 in Parlamento su spinta delle due Giunte provinciali, è stato inviato come previsto dai regolamenti ai Consigli provinciali e regionale per acquisirne il parere, e in Consiglio a Bolzano la commissione speciale lo ha esaminato in prima lettura (la seconda la farà il Consiglio in plenaria tra dieci giorni) dando parere positivo coi soli voti della Svp (mi correggo: più Artioli). Ho spiegato che io avevo votato contro non nel merito, ma perché rappresentava uno schiaffo alla Convenzione. Infatti, una volta che il Consiglio provinciale aveva insediato la Convenzione per l’Autonomia per una riforma partecipata e dal basso dello Statuto, era alla Convenzione che andava affidato questo compito e non ai blitz romani di un gruppetto di parlamentari. La destra sudtirolese invece aveva votato contro perché vuole l’abolizione della Regione, mentre Bizzo non aveva partecipato al voto perché era d’accordo con le mie motivazioni, ma (questo non l’ho detto, ma lo dico qui) non voleva mettere in minoranza la Svp. Bizzo ha preso la parola “visto che Riccardo mi tira per i capelli” e ha confermato il tutto, spiegando che in effetti non si può delegittimare così la Convenzione. Dopo Bizzo è intervenuto qualcun altro e tutto pareva filare liscio.

Fino a che non ha chiesto la parola Luis Durnwalder. “Se quello che ha raccontato Dello Sbarba è vero, è gravissimo” ha detto l’ex Landeshauptmann. “Ci fanno lavorare ogni fine settimana alla riforma dell’autonomia e poi loro a Roma presentano un progetto bell’e fatto sulle nostre teste. E’ una presa per i fondelli! Se è così, è inutile andare avanti!”. Nella sala dell’Eurac è calato il gelo. Gli (e le) Svp presenti sono sbiancati in volto, guardandosi in panico cogli occhi persi. Il Presidente – il Tschurtschy intendo, uno che va nel pallone facilmente – ha preso la parola nervosissimo: “Propongo una pausa di 15, anzi no, meglio di 20 minuti”. Così, mentre alcuni si avvicinavano al tavolo dei tramezzini (gommosi come una pallina da tennis) il Tschurtschy ha cominciato a saltare di qua e di là da un capannello Svp all’altro, con rapidi passaggi da Bizzo e dalle due vicepresidenti Polonioli e Ploner.

Alla ripresa della seduta, Tschurtschenthaler ha fatto esplodere la bomba: “Propongo di interrompere immediatamente la seduta”. E perché? “Per verificare col Consiglio provinciale come stanno le cose”. Come se per la verifica non bastasse dare un’occhiata all’ordine del giorno di metà settembre, dove al punto 2 c’è “espressione del parere sul disegno di riforma dello Statuto n. 2220 a firma Zeller e altri”. Confesso che ero sorpreso. Ma come fanno questi qua a cascare così dal pero?

Tschurtschenthaler, Amhof, Hochgruber Kuenzer non siedono anche loro in Consiglio? Non sapevano? Non hanno letto i giornali che ne hanno parlato appena qualche mese fa? E non basta quanto confermato da Bizzo, che del Consiglio è presidente? E Perathoner, che era nel gruppo di lavoro, proprio non sapeva? Effettivamente sembra di no: “Ma sei sicuro che non si tratta di un vecchio testo del 2013?” mi domanda. No, no, è di fine gennaio 2016, lo informo. Ma come, ma come… Questa Svp è sconcertante. La mano destra non sa quel che fa la sinistra. Il partito sembra quasi dissolto, nessuno ha il timone in mano, il vecchio partito di raccolta ha lasciato il campo a tribù l’una contro l’altra armata. Con parecchi che cercano di rottamare anzitempo il rottamatore Kompatscher. In più, Durnwalder ha il suo conto in sospeso con Kompatscher & co. (Zeller compreso) e non si fa sfuggire occasione per dargli una zampata. Anche la destra sudtirolese può avere la tentazione di far saltare una Convenzione che considera un diversivo rispetto alla strada maestra dell’indipendenza.

Ma come si dice: ogni crisi è anche un’occasione. La Convenzione si sente presa per i fondelli dalla stessa politica che l’ha insediata e che ora battezza una riforma fatta senza neanche informarla. E reagisce con una levata d’orgoglio. Tutto dipende da quel che succederà nei prossimi giorni. Fortunatamente la prossima seduta della Convenzione è convocata per venerdì 9 settembre, ancora prima del Consiglio provinciale del 13 che dovrà dare il suo parere sulla riforma Zeller & co. La Presidenza della Convenzione non potrà che tornare confermando che sì, effettivamente la legge è stata presentata. A quel punto la Convenzione potrebbe avere uno scatto d’orgoglio e chiedere al Consiglio di confermare che è a Bolzano, nell’Autonomie-Konvent, che si riforma lo Statuto, e non a Roma nei corridoi del Palazzo. E il Consiglio, il martedì 13, potrebbe trarne le conseguenze, dando fiducia alla Convenzione. Se accadrà, la Convenzione acquisterà per la prima volta forza e autorevolezza; se non accadrà, allora c’è il rischio del declino. “Non possiamo essere trattati come la buca della sabbia per far giocare i bambini” ripetevano diversi componenti del Konvent. Appunto: fuori dalla buca!

Per la cronaca, il dibattito sulle competenze c’è stato e su alcuni punti anche approfondito. Il pattuglione di Schützen e affini ha provato a reinterpretare la Vollautonomie della Svp come Sudtirolo senza Italia con proposte tipo una mini-corte costituzionale ad hoc per il Sudtirolo costituita metà da giudici statali e metà provinciali, oppure la proposta di limitare i vincoli per l’autonomia alle sole norme UE e non più nemmeno alla Costituzione italiana, e così via. “E’ più facile ottenere la secessione che chiedere all’Italia di disattivare la Costituzione” li ha avvertiti Perathoner – lui rideva, loro ridevano, ma ho avuto come l’impressione che ridessero, lui e loro, per motivi diversi.

Io ho posto il tema della Commissione dei Sei, che sforna a più non posso norme di attuazione che stanno al di sopra delle leggi ordinarie. Finito di attuare il “Pacchetto”, ho detto, la Commissione dei Sei si è trasformata in macchina di produzione di norme dell’autonomia. Ma questa commissione è un luogo chiuso, affatto trasparente, che risponde solo al potere esecutivo: il governo a Roma e le due giunte a Trento e Bolzano. Le norme di attuazione diventano decreti, con valore semi-costituzionale. Una legislazione per decreto che non ha alcuna legittimazione democratica. Se si vuole mantenere in funzione la Commissione dei Sei, bisogna almeno che le norme di attuazione, prima di essere approvate, vengano esaminate pubblicamente nel Consiglio provinciale. Mi ha risposto Bizzo: ma la Commissione dei 6 è il luogo d’intesa tra governi!. Sì, gli ho detto, ma anche i decreti-legge del governo nazionale devono essere ratificati almeno ex post dal Parlamento! Anche Perathoner ha detto la sua: per la tutela delle minoranze ci vuole rapidità di reazione, la Commissione dei Sei è un organismo snello, non si può aggiungere ulteriore burocrazia! “Non burocrazia, ma de-mo-cra-zia!” gli ho ribattuto. E così via. Poco dopo sarebbe scoppiata la bomba della sospensione della seduta, ma spero che tutto ciò “non venga perduto come lacrime nella pioggia”. Cara Convenzione, non è “tempo di morire”. E’ tempo di riprendersi il proprio ruolo. (Chi ha visto “Blade Runner” capisce il virgolettato).

Per chi vuole informarsi sul disegno di legge costituzionale n. 2220 firmato Zeller , Berger , Palermo , Fravezzi , Panizza , Laniece, Tonini e Battista: “Modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol in materia di competenza legislativa esclusiva della regione e delle province autonome di Trento e di Bolzano”. Qui la legge: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/46436.pdf Qui la delibera approvata dalla commissione speciale che verrà discussa il 13 in Consiglio provinciale: http://www.consiglio-bz.org/it/banche-dati-raccolte/deliberazioni_legislatura-15.asp?somepubl_action=300&somepubl_image_id=414127

 

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