AUTONOMIA, DIARIO DAL “KONVENT”. “Pech gehabt!”

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Scuola bilingue? non se ne parla. Proporzionale, residenza? Nemmeno per sogno. Migranti? Per carità. Dichiarazione etnica? Giù le mani. Quando la Convenzione parla di convivenza, si schiera l’esercito dei “Signornò”.

Venerdì 24 febbraio. La seduta è dedicata alla “Tutela delle minoranze”, che per me significa: quale convivenza? Davanti a ogni partecipante alla Convenzione la segreteria ha messo due documenti: uno presentato da me (che ha anche un titolo: “Per un’autonomia più moderna ed europea”) e l’altro da Laura Polonioli, vicepresidente, giurista e rappresentante del comune di Bolzano. I documenti sono simili, anche se scritti con diverso stile. Altri non ce ne sono. Dunque si discute di questi.

Il “documento Dello Sbarba” contiene otto proposte di modifica dello Statuto (la versione integrale è qui: http://www.verdi.bz.it/per-unautonomia-piu-moderna-ed-europea/):

  1. Fare i conti con la migrazione e riconoscere nello Statuto l’esistenza di nuove comunità minoritarie e inserirle nel sistema di tutela delle diversità che è una colonna dell’autonomia (articolo 2).

  2. Ridurre da 4 a 1 gli anni di residenza necessari per avere il diritto di voto (articolo 25).

  3. Rendere libera almeno la prima dichiarazione linguistica, eliminando le penalizzazioni per chi non la fa tra il 18° e il 19° anno (articolo 20 della relativa norma di attuazione).

  4. Dare base statutaria ai metodi innovativi di apprendimento linguistico, già in corso in molte scuole (articolo 19).

  5. Garantire l’offerta aggiuntiva di una scuola comune plurilingue per chi la vuole, come progetto non solo di apprendimento linguistico, ma di socializzazione in un “Sudtirolo indiviso” (articolo 19).

  6. Sospendere la “proporzionale” ove sia ormai realizzata (salvo la possibilità di ripristinarla in caso di squilibri eccessivi) (articoli 15 e 89).

  7. Almeno la metà dei/delle giudici del TAR deve essere sottratta alla nomina politica e va reclutata con concorso pubblico locale (articoli 90 e 91).

  8. Rendere possibile un uso più esteso della lingua ladina, anche fuori delle valli ladine (articolo 100).

Il “documento Polonioli” contiene cinque proposte di modifica dello Statuto:

  1. Consentire, nell’ambito dell’autonomia scolastica, l’insegnamento delle materie in italiano ed in tedesco su base paritetica (scuola bilingue – articolo 19) con possibilità di reclutare docenti dalle graduatorie di entrambe le Intendenze.

  2. Eliminare gli ostacoli alla libera iscrizione nelle scuole dei diversi gruppi linguistici (con l’abrogazione della norma di attuazione 301/1988 che prevede test linguistici).

  3. Ridurre da 4 a 1 gli anni di residenza necessari per avere il diritto di voto (articolo 25).

  4. Sospendere la “proporzionale” ove sia ormai realizzata (articolo 89 e norma di attuazione 752/1976).

  5. Accoglienza e integrazione delle nuove cittadine e cittadini (articolo 2).

In poche pagine sono rotti tutti i tabù del Sudtirolo: quindi la reazione è prevedibile. E infatti. Alla mia destra (nel senso della sala) parte la salva del gruppone Schützen. Elenco sommariamente una scelta delle argomentazioni:

Martin Feichter (redattore del portale UnserTirol24, comandante della Schütyenkompanie di Ora): “Una cosa è la didattica DELLE lingue, un’altra l’insegnamento NELLE diverse lingue: questo è incompatibile con la tutela della minoranza. Anche la proposta del senatore Palermo è da respingere in toto”.

Wolfgang Niederhofer (portale Brennerbasisdemokratie): “Una scuola bilingue è inammissibile finché la minoranza è dentro uno stato nazionale. Solo se il confine di Salorno avesse lo stesso peso di quello del Brennero (il che equivale a un Sudtirolo indipendente) ci potremmo permettere questa libertà senza cadere nella ideologia neo-liberale”.

Florian von Ach (Bundesgeschäftsführer degli Schützen): “Quelle di Dello Sbarba e Polonioli sono proposte adatte a questo periodo di carnevale. L’autonomia ha come base l’esistenza di tre gruppi, tre mondi, tre scuole”.

Margareth Lun (Kulturreferentin des Südtiroler Schützenbundes): “Insegno nella scuola media tedesca di Appiano, i nostri alunni faticano a imparare la lingua madre perché partono dal dialetto. Se non imparano l’italiano è perché viene insegnato male, non c’è bisogno di scuole bilingui”.

Ewald Rottensteiner (avvocato): “Per il 95% della popolazione tedesca l’italiano è lingua straniera e così andrebbe insegnata. Non come seconda lingua! Scuole miste? Andate a vedere la Val d’Aosta: lì ormai nessuno parla più francese!”

Toni Tschenett (sindacato etnico ASGB) “Oppure l’Alsazia: lì nessuno parla più tedesco!”

Laura Polonioli ha allegato al suo documento l’indagine di opinione fatta dalla Consulta genitori di Lingua tedesca, di cui si è discusso proprio sabato scorso in un convegno all’Eurac. Hanno risposto 13.000 genitori (tredicimila!) e la richiesta di maggiore bilinguismo era unanime. Alla domanda: che cosa ci vorrebbe per migliorare? Oltre la metà ha risposto “insegnamento delle materie in italiano e inglese” e “scambi con le scuole italiane”; il 20 % addirittura: “accorpamento (Zusammenlegung!) delle scuole italiana e tedesca”. Cioè scuola bilingue. Il 20% dei genitori tedeschi!

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Io ne approfitto per dire che questo Konvent non rappresenta le opinioni della società civile del Sudtirolo.

L’avessi mai fatto. Florian von Ach dice che l’indagine non è rappresentativa, perché le domande erano impostate in modo da suggerire una risposta univoca. Wolfgan Niederhofer che il campione era arbitrario e tutta l’indagine è buona per il bidone delle immondizie (“für die Mülltonne”). Seguono inviti a non farsi prendere dalla Mehrsprachigkeitshysterie“ e che in una „scuola mista“ la „zweite Sprache si trasforma in una Killer-Sprache per la minoranza“. Insomma, muro assoluto.

Sia sulla scuola, sia su tutto il resto. Proporzionale, clausola di residenza, dichiarazione etnica, Tar: non si toccano.

Quello che mi colpisce è che nessuno, su questi temi, avanza altre proposte. Solo no, no e no. Un esercito di “Neinsager”. Così si va avanti per tre ore.

Laura Polonioli riesce a farsi ascoltare quando racconta la sua scelta di mamma: “Potevo iscrivere i miei figli alla scuola tedesca, molte famiglie italiane lo fanno. Però ho voluto rispettare la volontà delle famiglie di lingua tedesca, che vogliono una scuola tedesca”. L’argomento colpisce: non sarà che a forza di vietare la scuola plurilingue, sarà poi la scuola tedesca che lo diventa? Non mi pare che i duri e puri abbiano una risposta.

E la Svp? Maria Hochgruber Kuenzer, della Pusteria, dice no “a qualsiasi esperimento”, che sia scuola o proporz. Magda Amhof, che è stata al convegno della Consulta genitori, apre almeno alle sperimentazioni: anche in una scuola superiore tedesca di Brunico ci sono 4 ore di materie insegnate in inglese e italiano e le famiglie sono felicissime. Quindi nell’ambito dell’autonomia scolastica qualcosa si può fare: ma guai a toccare l’articolo 19 dello Statuto. E niente scuole comune plurilingue. Andreas Widmann insiste nel dire che “sul miglioramento dell’insegnamento linguistico siamo tutti d’accordo”. Già, il problema è come. E se una delle opzione, la scuola bilingue, deve essere vietata.

Edith Ploner ricorda che nelle sue vali ladine la scuola paritetica (fifty/fifty italiano e tedesco) c’è e i ladini sono la popolazione più bilingue del Sudtirolo. Già: allora non basterebbe consentire l’istituzione di scuole paritetiche anche fuori dalle valli ladine? Perché non si può fare lo spiega Christoph Perathoner, Obmann della Svp-Bozen: “I ladini hanno la scuola paritetica per la loro particolare situazione – dice – ma questo modello non è esportabile. La convivenza è un equilibrio sensibile, non possiamo metterlo a rischio. E’ vero, la forma di tutela delle minoranze dello Statuto è un modello difensivo, che i politologi chiamano dissociativo secondo il motto: più ci dividiamo, più ci capiamo. Ma questo ci ha consentito la pace”.

E gli altri italiani? Claudio Corrarati dice che “le imprese vogliono personale bilingue, su come formarlo non mi esprimo, non sono un linguista”. Roberto Bizzo dice che “le norme, come l’articolo 19, non vanno riscritte, ma rilette diversamente” e questo vale anche, e forse soprattutto, per la proporzionale. Laura Senesi (sindacato Uil-Sgk) si pronuncia per la scuola bilingue. Walter Eccli (insegnante in pensione di Salorno) invece è contro: smettiamola di parlare male della nostra scuola, dice, e gli italiani non diano la colpa agli altri se non sono bilingui.

Il professor Roberto Toniatti prende la parola tra gli ultimi. E’ cauto: non vivendo in Alto Adige, dice, non ho esperienza vissuta da portare. Quindi porta la sua dottrina di giurista. Come al solito spiega le cose con una lucidità che può sembrare spietata: “A quanto ho capito, l’articolo 19 non si cambia né oggi né in un prevedibile futuro: ha un valore simbolico”. E continua: qui ci sono due “beni giuridici” in gioco: la libertà di scelta da una parte e la tutela del gruppo. Quale viene prima? Risposta: “In Alto Adige viene prima la tutela del gruppo, perché si tratta di minoranza linguistica”. Di più: poiché è la minoranza linguistica – spiega – che ha portato all’autonomia speciale, è la stessa minoranza linguistica “che ha il diritto di scegliere il sistema”. E il sistema è quello delle scuole separate.

Il professore sarebbe curioso però si conoscere meglio le motivazioni di chi richiede plurilinguismo. Velocemente cerco di spiegargli che le motivazioni sono diverse. Chi punta sull’apprendimento tecnico della seconda lingua, può essere soddisfatto delle sperimentazioni CLIL nelle scuole del proprio gruppo. Ma chi invece desidera per i propri figli una socializzazione in un Sudirolo indiviso allora sogna una scuola comune di tutti, di tutte le lingue, di tutti i gruppi. “Capisco – mi risponde il professore – allora qui la motivazione è la convivenza”. Appunto: figli cresciuti fuori dalla logica del “noi” e del “loro”.

Un bel discorso. Ma è troppo tardi per approfondire. Tre ore sono passate e si tratta di capite come se ne esce. “Beh, ho capito che le nostre proposte sono in minoranza – dico – Quindi la maggioranza faccia il suo documento”. Panico. Chi lo scrive? E soprattutto: che cosa ci deve scrivere? A me sembra che su questa parte il documento di maggioranza potrebbe essere telegrafico: “Non-si-cambia-nulla” (ma mi lascerò stupire quando lo scriveranno).

Post Scriptum. Durante la pausa è sempre bello prendersi a bonarie battute tra contendenti. Ci si lascia andare e così ci si capisce meglio. Riporto uno scambio tra me e un collega dell’ala destra (della tavolata).

Lui: “Du Riccardo, du solltest verstehen, dass die Gemischsprachige Schule für eine Sprachminderheit tödlich ist!”

Io: “Na ja, und wer der Sprachminderheit nicht zugehört? Wie ich, oder die Gemischsprachigen…”

Lui: “Was soll ich dir sagen: Pech gehabt!”

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