
Olimpia Carpi, bambina ebrea nata a Bolzano nel 1940, arrestata all'indomani dell'8 settembre 1943 e morta ad Auschwitz nel 1944
ELLECOSTA NON PUO’ FARE IL VICESINDACO DI BOLZANO
CONSIDERAZIONI SU UN CASO CHE NON È CHIUSO
E TRE EDITORIALI CHE HANNO RISVEGLIATO LE COSCIENZE
Ribadisco quel che ho detto in piazza il 25 aprile: non può fare il vicesindaco di una città d’Europa, e di una giunta di centro sinistra, chi rifiuta i valori della Resistenza e della Liberazione (quella vera), chi non guida il corteo a lui affidato sui luoghi della memoria, chi non si presenta al muro dell’ex Lager di Bolzano – parte integrante della macchina di sterminio nazista – per onorarne le vittime, chi giustifica queste sue scelte dicendo che il Sudtirolo fu liberato dai nazisti l’8 settembre 1943 (cui seguì il 9 settembre 1943, giorno in cui fu firmato l’ordine di arresto di tutti gli ebrei del Sudtirolo, che per primi in Italia finirono ai campi di sterminio).
Ellecosta può dire queste cose solo perché – paradosso per lui – il Sudtirolo è in Italia, paese che non ha mai davvero fatto i conti fino in fondo col passato fascista. In Germania ed Austria, per dichiarazioni simili, Ellecosta sarebbe finito sotto processo.
Mi dispiace per il mio sindaco, ma le dichiarazioni di Spagnolli di ieri (”per me non è mai esistito un caso Ellecosta”) e la sua fretta di chiudere la vicenda sono inadeguate alla gravità della situazione e non rispondono al giusto sdegno espresso dall’opinione pubblica. E’ il colmo che la politica sia in questo caso anni luce più arretrata degli organi di informazione, che in questi giorni tengono alta la guardia e segnalano con forza che in una terra come il Sudtirolo esistono limiti che non possono essere superati se non si vuole mettere a repentaglio la convivenza e la coscienza civile.
Penso in particolare a quanto pubblica in questi giorni il quotidiano Dolomiten e il suo Direttore Toni Ebner: loro – eredi di una famiglia di Dableiber – sanno bene quali conseguenze possa avere il veleno sparso da dichiarazioni come quelle di Ellecosta e quanto di “passato che non passa” si nasconda dietro certe frasi.
Dal 25 aprile a oggi Ellecosta ha piccatamente riconfermato le sue affermazioni, salvo piccoli spostamenti di accento. Ma la tecnica del lanciare il sasso e poi nascondere la mano è tipica di queste provocazioni: intanto, chi deve capire ha capito. Intanto, certe cose sono diventate di nuovo “salonfähig”, certe cose di cui finora ci si vergognava si possono di nuovo dire nei salotti buoni. Bisogna ristabilire il limite della decenza.
Per me Ellecosta ha finito di essere vicesindaco della mia città dalla mattina del 25 aprile 2009. E come me la pensa, sono sicuro, la maggioranza delle cittadine e dei cittadini di Bolzano, cui in questi giorni la stampa sia tedesca che italiana dà autorevolmente voce. Il caso non è chiuso. Chiedo al mio sindaco e alla mia amministrazione civica di trarne le conseguenze.
Pubblico di seguito, condividendoli interamente, gli editoriali di Toni Ebner sul Dolomiten e di Mauro Fattor e dello storico Andrea di Michele sull’Alto Adige
Prima però, voglio aggiungere un ultimo punto: esiste anche un “caso Brunico”.
Bisogna infatti interrompere la spirale di provocazioni e controprovocazioni che si è innestata da oltre un anno e che rischia di farci precipitare negli anni peggiori della nostra storia. Il modo in cui il Questore ha gestito la piazza di Brunico è assolutamente inaccettabile. Lo spiegamento di forze dell’ordine (600 uomini) e altre irritanti e inutili misure hanno assunto il sapore di una prova di forza con gli Schützen. Aver lasciato al gruppo Seppi di “onorare” il monumento, isolato dalla sera prima, ricorda i tempi in cui gli apparati dello stato usavano i fascisti come quinta colonna. Uno Stato democratico garantisce il diritto a manifestare e la democrazia e non si comporta come una banda contrapposta all’altra.
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